martedì 1 ottobre 2019

"Dare al pubblico ciò che vuole"

Se ti è mai capitato di studiare marketing anche a un livello base, avrai sicuramente sentito parlare di un concetto come "bisogna dare al pubblico ciò che vuole". È anche ovvio: come materia, il marketing è proprio l'arte di intercettare i desideri delle persone e andar loro incontro. Ma è un principio che funziona anche per le arti propriamente dette? In molti sono pronti a giurare di sì; per quanto mi riguarda, però, la risposta è negativa.

Alcuni sostengono che un'opera per essere valida deve nascere dall'animo dell'artista. Per me non è necessario: credo però che anche nelle espressioni artistiche più "leggere", come per esempio il cinema di massa, ci sia bisogno di focalizzarsi e lavorare bene su un'opera per renderla di qualità. Mentre chi lascia da parte questa cura per concentrarsi solo su dinamiche commerciali molto spesso tende a perdersi.

Si potrebbe quasi definire la "prima legge del pubblico"
come in fisica: tutto ciò che il pubblico vuole scontenterà
il pubblico quando lo otterrà!
Ok, ci sono casi in cui ciò non avviene: come già raccontato un paio di settimane fa, un telefilm come Strangers Things è stato creato appositamente per soddisfare la nostalgia del pubblico. E a questa serie TV si può imputare tutto, tranne che non sia ben congegnata e non svolga appieno questo suo scopo. 

Nella maggior parte dei casi, però, operazioni simili non hanno grande successo. Penso per esempio ai tanti seguiti e remake di vecchi film che oggi fioccano da Hollywood: sono pellicole fatte senza volontà e senza qualsivoglia intento artistico, ma solo per riportare i fan degli originali al cinema. E spesso sono proprio i vecchi fan a criticarli e a stroncarli. 

Un esempio su tutti? I nuovi film di Star Wars. Realizzati con il chiaro intento di far dimenticare agli amanti della saga (per me troppo fanatici e criticoni, e lo dico da grande fan di Star Wars) la deludente trilogia prequel, stanno raggiungendo un importante traguardo: la gente sta rivalutando la trilogia prequel!

Non poteva che essere altrimenti, del resto. Anche la trilogia prequel potrà avere tutti i difetti del mondo, ma ciò non toglie che sia stata realizzata con l'intento di fare qualcosa di nuovo e diverso. Che sia stato un tentativo fallito o meno (per me non lo è, ma chiunque è libero di avere la propria idea), rimane comunque più onesto di un film come Il Risveglio della Forza, un episodio ruffiano che copia i primi film della saga in maniera evidente. E che anche per questo è (giustamente) criticato.

Non parliamo poi di un esempio ancor più lampante di ruffianeria come sono le ultime stagioni di Game of Thrones. È un'idea ormai diffusa nel web che, dopo aver superato il punto in cui sono fermi i libri di George Martin, gli autori invece di creare una buona storia hanno cercato di accontentare gli spettatori e i lettori, per esempio inserendo la storia Jon/Daenerys (non è che uno dei tanti casi). Risultato: alla fine hanno tirato fuori stagioni che non piacciono a nessuno, come dimostra senza lasciar spazio a dubbi la celebre petizione che vorrebbe un nuovo finale. 

Insomma, se insegui il pubblico, finisci per scontentarlo. Sembra un controsenso, ma non lo è, perché basta chiedersi: in fondo, chi è il pubblico? Si tratta di un gruppo eterogeneo, formato da persone diversissime con milioni di opinioni, gusti, orientamenti diversi. Interpretarlo come un tutt'uno è sbagliato, come lo è cercare una maggioranza al suo interno: anche in una maggioranza possono esserci miriadi di minoranze, e basta una sfumatura per farle uscire dal gruppo. 

Al massimo puoi puntare a un certo target, questo sì: proprio questo, con intelligenza, riesce a fare Stranger Things, che si rivolge solo e soltanto ai nostalgici degli anni ottanta (e sono tanti). Il problema sorge invece quando uno vorrebbe piacere a tutti, o fare scelte che accontentino ogni proprio fan: non in tutti i casi, ma spesso si finisce per scontentare tutti e non piacere a nessuno.

Paradossale? Io non direi: dopotutto, se uno pensa al pubblico lo immagina come un "fruitore medio", che però non esiste: come già detto, è un'entità mutevole, impossibile da considerare tutta. Ma soprattutto, il pubblico intuisce se un prodotto è poco coraggioso, e spesso non gli interessano opere banali, simili a quanto hanno visto in precedenza. Almeno, non di solito.  

Del resto, le opere che preferiamo, che emozionano di più non sono quelle che ci danno esattamente ciò che ci aspettiamo: al contrario, spesso le troviamo piatte. A rimanerci più in mente sono invece quelle che riescono a sorprenderci, a stupirci, a darci qualcosa che nessun altro ha saputo darci fin'ora. Insomma, il concetto è chiaro: non devi dare al pubblico ciò che vuole, ma ciò che non sa ancora di volere!

Ecco perché nella realizzazione di un'opera, di qualsiasi tipo essa sia, l'impegno più grande dovrebbe essere nel renderla originale, ma soprattutto di alto livello. Magari ci riesci, magari no: tuttavia, se vuoi riuscire a creare qualcosa di interessante, è la strade migliore, forse addirittura l'unica. E se poi vuoi proprio pensare al pubblico, pensa a come potresti sorprenderlo o addirittura sconvolgerlo: se invece punti a renderlo contento, allora forse l'arte non fa per te!

La domanda: anche per te un'artista non dovrebbe mai andare incontro a ciò che vuole il pubblico?

6 commenti:

  1. È un argomento complesso.
    Ad esempio, Diabolik: io mi aspetto -e voglio- che lui riesca nel colpo e alla fine si baci con Eva, pure se il titolo dell'albo è "la morte definitiva di Diabolik".
    Non lo considero piatto, anche se mi aspetto determinate cose.
    Ecco perché dico che è un discorso complesso: di nicchie, di rapporto con l'utente finale, quasi un gioco di ruolo.
    Certo, come te odio le opere senz'anima.
    Ma quelle NON vengono mai premiate.

    Moz-

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    1. Attenzione, però: stai mischiando due cose diverse. Anche io guardando Star Wars mi aspetto duelli di spade laser e la forza, e non è questo che mi delude in un film della saga. Non so come sia Diabolik, ma immagino che quello che descrivi sia una sorta di elemento distintivo di quel fumetto: posso comprendere allora perché vuoi vederlo e perché ti accontenta che ci sia.

      Ciò che intendevo io con "accontentare il pubblico" era qualcosa più a livello di trama: se fai succedere qualcosa che già ti aspetti, lì può non piacerti. Per esempio, se Diabolik si togliesse dai guai in ogni avventura usando lo stesso stratagemma, immagino darebbe fastidio anche a te, no? Tra le altre cose, anche questo intendevo con "cose che accontentano il pubblico". Questo, e in più quelle opere che cercano di fare le ruffiane in maniera più esplicita, fino al punto di dare fastidio :) .

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  2. Come dici tu, "ciò che vuole il pubblico" è poco più di un'idea, non certo una realtà. Secondo me il problema non è tanto andare incontro al pubblico o non farlo, quanto evitare di usare le storie come una ricetta per ottenere ciò che si vuole, ovvero - di solito - copie vendute e successo. Sono buone cose entrambe, se sono nelle tue corde; altrimenti diventano per forza fallimentari, nella soddisfazione personale e nei risultati.

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    1. Esatto, proprio questo volevo dire - e forse nel post non l'ho sottolineato abbastanza: se vuoi fare un'opera perché hai la volontà di farla, poi successo e vendite possono arrivare oppure no. Ma se la scrivi solo per vendere, è molto difficile farlo: o ti studi davvero bene la tua nicchia, o fallisci. Senza una spinta onesta dietro, non vedo come potrebbe essere altrimenti :) .

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  3. Beh ma arte è una cosa, fare un buon prodotto, magari di intrattenimento, è un'altra. L'arte è qualcosa che deve stupire, comunicare, rompere le palle, turbare e molte altre cose che fanno sì che uno guardi, senta, ecc. l'opera non tanto per piacere ma per avere una idea nuova, per capire cose, per riflettere. E quindi l'arte non può seguire le masse.
    Invece fare una cosa di intrattenimento è tutt'altro e quindi la si deve fare per un pubblico. E ci vuole molto lavoro anche lì, perché non è così facile fare le cose fatte bene e che siano di buon intrattenimento e comunque non ci si può esimere dal tenere a mente il pubblico di riferimento.
    comunque in qualche caso, credo sia possibile fare una cosa di intrattenimento che arrivi pure a diventare arte.

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    1. Sinceramente, io vedo molto più sfumato il confine tra arte e intrattenimento - che a sua volta può essere visto come una forma d'arte. Insomma, come dici anche tu, giustamente per riuscire a intrattenere ci vuole molta abilità, e non basta solo fermarsi a "il pubblico vuole questo, allora glielo do". Certo, se uno vuole arrivare al grande pubblico un po' di conformismo è necessario, non dico di no: nel post non voglio negare questo fatto. Dico soltanto che per sfondare davvero, dietro anche all'intrattenimento più frivolo che puoi immaginare ci deve essere anche ispirazione, altrimenti non si va lontano :) .

      Comunque ti vorrei ringraziare: mi ha dato un ulteriore spunto di riflessione per un post (proprio su intrattenimento e vera arte) che pubblicherò tra alcune settimane :) .

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