giovedì 26 marzo 2020

"Il cimitero di Praga": quando è meglio scrivere un saggio che un romanzo

Forse a volte può non sembrare, ma per quanto riguarda gli hobby culturali mi piace variare, e cerco sempre di non fossilizzarmi su qualcosa di fisso. La letteratura non fa eccezione: se qualcuno può pensare che io sia solo un fan "hardcore" della fantascienza e disprezzi tutto il resto, non potrebbe essere più fuori strada. Sì, amo la fantascienza, ma non per questo ignoro tutto il resto: per esempio, ti stupiresti se ti dicessi che apprezzo molto l'opera di Umberto Eco?

Fin'ora, ho letto ogni suo libro (romanzi soprattutto, ma anche alcuni saggi) che mi sia capitato a portata di mano: peraltro, nessuna di queste letture mi è apparsa meno che interessante. O meglio, così è stato finché, nelle scorse settimane, non ho letto Il cimitero di Praga: per la prima volta, mi sono ritrovato a non apprezzare qualcosa scritto dal celebre autore piemontese.

martedì 24 marzo 2020

Il pubblico e l'impoverimento culturale

Negli ultimi tempi, tutti noi non abbiamo fatto altro che pensare, parlare e scrivere dell'emergenza coronavirus. Comprensibile, visto che è un grosso problema e crea disagi, piccoli o grandi, più o meno a chiunque; tuttavia, finché l'epidemia non passerà, nulla di ciò che possiamo dire cambierà le cose. Perché non pensare ad altro, mi sono chiesto quindi? Dopotutto, ci sono tante altre cose che accadono nel mondo: per esempio, proprio oggi in Italia è arrivato Disney+.

In quanto fan di Star Wars ansioso di vedere The Mandalorian e altre serie TV di questo universo, non ci ho pensato due volte a fare il pre-abbonamento in sconto diversi giorni fa. Ma non è solo Star Wars: nonostante il costo superiore alla media, l'offerta di Disney+ è così ampia e interessante che ne vale la pena. Nonostante questo, l'ho fatto senza grande entusiasmo nei confronti dell'azienda che rappresenta. 

martedì 17 marzo 2020

Il piacere di stare a casa

Forse (e dico forse, eh!) sarai a conoscenza del fatto che oggi, in Italia, stiamo vivendo una gravissima crisi sanitaria dovuta all'epidemia di coronavirus. Una crisi che, a parte lo scherzo per sdrammatizzare, è vissuta con insofferenza da maggior parte delle persone. Un po' (ma non troppo) è così anche per me; i miei motivi però non sono gli stessi che, in apparenza, affliggono la maggioranza.

Come ho già raccontato negli scorsi post, una crisi sanitaria del genere non è bella se sei ipocondriaco come me. Inoltre, visto che anni fa ne ho avuti di simili con la mia attività, capisco benissimo i problemi economici dei piccoli imprenditori, e mi dispiace per loro. Ma c'è un altro tipo di sofferenza che invece non riesco proprio a concepire: quella di chi lamenta i fastidi della reclusione forzata a cui il coronavirus ci ha costretti.

martedì 10 marzo 2020

Un pericolo molto peggiore del coronavirus

Oggi nel mio calendario editoriale per Hand of Doom c'era fissato un post diverso da questo. Tuttavia, arrivato a oggi (mentre scrivo, è domenica), mi sono reso conto di non aver voglia di cominciare un post su un argomento di cultura che, per quanto interessante, si concilia poco con le preoccupazioni di questi ultimi giorni. Cosa mi preoccupa? Il coronavirus, ovviamente.

Come scrivevo la scorsa settimana, sono un tipo piuttosto ipocondriaco: già i primi contagi mi hanno messo in allarme, e ora che l'epidemia si sta allargando a macchia d'olio, non vivo benissimo. Però è anche vero che, alla mia età, è improbabile che io possa avere problemi gravi se fossi infettato: in effetti, non è questo a disturbarmi di più. Quando invece i tanti piccoli e grandi atti di incoscienza che vedo intorno a me.

giovedì 5 marzo 2020

"I testamenti": come coniugare commercialità e ispirazione

Nel post della scorsa settimana, se ricordi, ti raccontavo di come (almeno secondo me) un'opera creata con lo scopo esclusivo di vendere non debba essere per forza scadente o senz'anima. Era un post ponderato, sì, ma non è che ci ho pensato giorno e notte: credimi se ti dico che è solo una coincidenza se, in questo periodo, mi sono ritrovato a leggere un romanzo che conferma in pieno quella tesi. Parlo de I testamenti, di Margaret Atwood.

Recente seguito del suo acclamatissimo Il racconto dell'ancella, scritto negli anni ottanta, è un romanzo con un indubbio spirito commerciale. L'autrice canadese avrà avuto pure l'ispirazione dalla sua parte, non lo metto in dubbio; tuttavia, sono sicuro quasi al cento percento che avrà anche subito molte pressioni per scriverlo, visto il recente successo del primo libro e della serie televisiva che ne hanno tratto. Eppure, il risultato non è un libro insulso fatto solo per essere comprato da chi ha amato il primo; per fortuna, è invece tutto il contrario.

martedì 3 marzo 2020

Il potere (distruttivo) della mente

Oggi, tre marzo, è il compleanno di mia sorella. Anche per questo, martedì scorso è tornata qui nelle Marche da Verona, dove studia, per passare questa occasione in famiglia; niente di strano se vivessimo una situazione normale. Purtroppo però, questa non lo è affatto: come forse (e dico forse, eh!) saprai, questi giorni per l'Italia sono quelli dell'emergenza coronavirus.  Un'emergenza che tra l'altro potrebbe mettere a rischio la mia salute, essendo uscito da poco da una brutta bronchite.

Visto che lei è giovane e quindi di rischi ne aveva ben pochi, mi sono subito chiesto: non poteva rimanere in Veneto? Io sono convinto che sì, sarebbe stato meglio.  Ma non voglio lamentarmi di questo: dopotutto nonostante il rischio che abbiamo corso, non credo proprio di essere infetto. Anche se la mia ipocondria non è d'accordo con me su questo.

martedì 25 febbraio 2020

Quanto conta la commercialità di un'opera?

"Commerciale": nella nostra lingua, solo poche parole riescono a essere più controverse. Di solito, nella mia esperienza ho visto darle soprattutto un'accezione negativa, con molte persone che cercano di rifuggire dalle opere così bollate, di qualsiasi natura siano (libri, film, album, eccetera). Ma, dall'altro lato, so anche dei tanti, tantissimi che invece amano solo ciò che è "da grande pubblico", e snobbano tutto il resto. Quali dei due è l'approccio più giusto?

Per quanto mi riguarda, nessuno dei due: sono entrambi estremismi, e in quanto tali entrambi sbagliati. Perché basta un po' di apertura mentale per accorgersi di un fatto fondamentale: non è detto che un'opera molto di nicchia debba essere per forza valida. Come non è detto che una fatta soltanto per essere venduta alla maggior parte del pubblico sia per forza scadente.

giovedì 20 febbraio 2020

La dieta e la forza di volontà

Sono quasi sicuro che sarà capitato anche a te: tra le tante pubblicità che subisci tuo malgrado navigando su internet, qualche volta gli occhi ti saranno caduti su una che promuove una qualche dieta. E magari, ti sarai stupito dei toni entusiastici che annunci simili presentano, del tipo "eccezionale, perdi cinque chili al mese". Così entusiastici da sembrare molto irrealistici: almeno, questo è l'effetto che ha sempre fatto a me, oltre a trovarle del tutto inutili.

Se è vero che per molte sfida nella vita serve il giusto metodo, per quelle semplici come il proprio peso corporeo bastano un po' di buon senso e soprattutto la giusta forza di volontà per farcela. Lo ammetto, è facile dire così ma molto più difficile attuarlo davvero; tuttavia, per fortuna io ci riesco. Ed è per questo che, senza seguire nessuna di quelle diete (né nessun altra), in un mese esatto - per la precisione, dal sette gennaio al sette febbraio- ho perso davvero quei cinque chili.