giovedì 15 novembre 2018

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Perplesso per il titolo di questo articolo? Spiazzato? O addirittura infastidito? Non ti preoccupare: è un effetto voluto, che sono andato a cercare. L'ho fatto per un semplice motivo: se hai provato una di queste tre sensazioni, sei riuscito a immedesimarti in ciò che sento io spesso io di fronte a un fenomeno analogo: quello dell'abuso di puntini di sospensione all'interno della comunicazione digitale.

Tra i tanti orrori grammaticali che si trovano in giro per il web, quello dei puntini di sospensione è il morbo più diffuso in assoluto. Sono forse alla pari con le "d" eufoniche messe a caso, ma non ne sono sicuro: direi che i puntini sono ancora più frequenti. Ed è inutile sottolineare il perché questo non piaccia a un perfezionista pignolo come me, che cura ogni suo contenuto anche in fatto di precisione formale: forse dovrei lasciar perdere, ma mi dà proprio fastidio.

martedì 13 novembre 2018

Videogame e pregiudizi

Forse lo avrai letto altrove - o forse no, visto che la notizia non è girata molto: la scorsa settimana Carlo Calenda, esponente politico del PD ed ex-ministro, ha portato avanti per alcuni giorni una campagna su Twitter. Di norma non ne parlerei, visto che ho escluso la politica da Hand of Doom: neanche stavolta, in effetti, mi sbilancio sul personaggio o sul suo partito. Ma in questo caso non posso astenermi dal dire che Calenda ha scritto delle solenni stronzate scempiaggini, che ho trovato molto fastidiose. Del resto mi toccano da vicino, visto che il bersaglio della sua campagna sono i videogame.

Le sue affermazioni mi hanno irritato, ma non stupito: sono le ultime di una lunga serie che va avanti da decenni. Da chi addita i videogiochi come la fonte di tutti i mali (droga, perdizione, alienazione e tanto altro) a chi addirittura li accusa di essere alla radice di alcune stragi nelle scuole, questo genere di intrattenimento ha sempre avuto una cattiva fama. Sbagliata, ovviamente.

giovedì 8 novembre 2018

"I Medici" e la storia (sbagliata) del Rinascimento

Forse non ne ho mai parlato molto su queste pagine, ma la storia è una dei campi del sapere che apprezzo di più. Non l'ho mai studiarla in maniera "professionale", ma al liceo mi piaceva già molto: da lì ho preso ad appassionarmi, a leggere articoli e pagine Facebook che ne parlano, o a guardare documentari sull'argomento. È proprio per questo che, l'anno scorso, ho cominciato a guardare I Medici, la serie televisiva sull'omonima famiglia fiorentina protagonista del Rinascimento. E che quest'anno sto proseguendo nella visione con la seconda stagione.

Non è malaccio come telefilm: la trama spesso ha i tempi giusti e a volte presenta bei risvolti, o scene che colpiscono. Ma oltre ai pregi ci sono anche diversi punti deboli: per esempio, penso ad alcune forzature nella trama o alle inutili scene di sesso che ammorbano ogni serie simile dal Trono di Spade in poi. Ma sono sciocchezze in confronto a quello che per me è il difetto principale de I Medici: la sua scarsa plausibilità storica.

martedì 6 novembre 2018

Le domande esistenziali di un autore

Come dicevo in un post di qualche settimana fa, troppo egocentrismo, specie se nelle interazioni col prossimo, può essere negativo. Tuttavia, ogni essere umano è un po' egocentrico a modo suo: per esempio io lo sono parecchio, non posso negarlo, specie per quanto riguarda Hand of Doom. Cerco di non esagerare, ma è anche vero che mi piace molto parlare di me stesso. Ed è per questo che ho deciso di aderire a un altro meme simile a "il punto della situazione", di due settimane fa.

Questo è stato lanciato da Sandra Faè sul suo blog I libri di Sandra; io però l'ho scoperto grazie a Cristina M. Cavaliere che l'ha ripreso sul suo Il manoscritto del cavaliere. Mi è piaciuto subito per la sua semplicità apparente: in fondo, bisogna solo rispondere a tre domande: "chi siamo?", "dove andiamo?" e "perché scriviamo?". Ma anche così, le risposte possono essere interessanti.

giovedì 1 novembre 2018

Voci nel buio

Sui social è tutto un continuo pavoneggiarsi, mettersi in mostra, cercare di dimostrarsi migliore degli altri, imporre il proprio ego e così via. A me capita davvero di rado di farlo, anche perché ho una bassa sopportazione per chi lo fa di continuo, specie se con intenzioni frivole (tipo i selfie a raffica che urlano "guardate come sono palestrato/come mi sono truccata da gnoccona oggi": e 'sti cazzi non ce li metti?). Ma come si dice a Roma, quanno ce vo' ce vo'.

Ed ecco perché oggi devio dalla solita programmazione di Hand of Doom per segnalarti che il mio racconto Pranzo di Natale è tra i vincitori del concorso horror Voci nel Buio, bandito da Catnip Edizioni.  Forse avrai letto la notizia qualche giorno fa se mi segui su Facebook - o se segui la casa editrice. Ma ho aspettato oggi per scriverne anche qui sul blog perché l'antologia è uscita ufficialmente ieri, nel giorno di Halloween: se ti interessa, la trovi qui qui in versione Kindle

martedì 30 ottobre 2018

Scrittore: intrattenitore o impegnato?

È una domanda che nelle ultime settimane ha girato parecchio il web: molti blogger (anche con un certo seguito) le hanno dedicato un post, o anche più. Tutti a chiedersi: un artista - e in particolare uno scrittore - deve essere solo un intrattenitore o può/deve impegnarsi anche in questioni politiche, morali, e schierarsi in maniera netta anche a costo di perdere qualche sostenitore?

Di solito non seguo questo genere di mode della blogosfera, ma l'argomento mi interessa: ho perciò deciso di dare anche il mio (assolutamente non richiesto) contributo. Cosa ne penso quindi? Uno scrittore deve intrattenere o impegnarsi? La mia risposta è, semplicemente: perché non entrambi! E questo riguarda, in particolare, dovrebbe soprattutto farlo attraverso le sue opere.

giovedì 25 ottobre 2018

Il racconto dell'ancella: quando il finale è insoddisfacente

Se mi segui da almeno un po', sono sicuro che non ti stupirà sapere che amo i romanzi distopici. Nel corso degli anni ne ho letti parecchi: è per questo che di recente mi sono ritrovato a leggere Il racconto dell'ancella, romanzo di Margaret Atwood uscito nel 1985 ma che oggi vive una seconda giovinezza grazie alla serie TV di successo che ne è stata tratta. 

Leggendolo, ho anche capito le ragioni di questo successo. In un periodo in cui le donne vedono i propri diritti negati, la teocrazia maschilista e radicale descritta al suo interno colpisce con forza. Come colpisce lo stile dell'autrice canadese, spigoloso e quasi stridente, ma che ben si sposa con l'atmosfera cupa e inquietante del romanzo. C'è però un particolare che mi ha lasciato molto insoddisfatto: sto parlando del finale

martedì 23 ottobre 2018

Lode ad Alberto Angela

È un fatto ben noto: gli italiani non sono persone acculturate. E non è un pregiudizio: se non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, visto che esistono molti nostri conterranei eruditi, la maggior parte non lo è. Basta andare sui social per capirlo: gli strafalcioni partono dalla grammatica, ma il peggio sono gli errori (anzi, gli orrori) di carattere scientifico, storico, culturale e di altri tipi ancora che puoi trovare ovunque. E in generale, non è un caso se la locuzione "italiano medio" è sinonimo di "sempliciotto".

Ma di chi è la responsabilità di questa situazione? Alcuni (anzi molti) intellettuali puntano il dito proprio contro il "popolino", che sarebbe incompatibile con qualsiasi tipo di istruzione. E visto che sia la cultura classica che quella scientifica sono materie complesse e troppo elevate a livello intellettuale, sarebbe impossibile semplificarle in una maniera comprensibile dall'uomo comune. Ma è davvero così? No, non lo è, e per dimostrare il contrario bastano due parole: Alberto Angela.