martedì 21 febbraio 2017

Trasloco

Qua e là nella blogosfera, ogni tanto mi è capitato di leggere delle difficoltà che si possono incontrare quando si cambia casa. Nei racconti dei vari blogger che si trovano a traslocare, ho visto quanto è stressante e quanta energia si deve impiegare in questi casi. Era qualcosa che pur accettando senza scetticismo non riuscivo a capire del tutto. Almeno fino a questi ultimi giorni.

Se pensate che sia pesante cambiare casa, provate infatti a spostare un'azienda. In questo periodo praticamente non ho pensato ad altro. Il problema non è tanto prendere le cose dal punto A e portarle al punto B. Più che altro, il vero inferno è la montagna di carte, cartine e cartacce richieste dalla burocrazia italiana e il gran numero di preparativi da fare in generale per preparare il nuovo locale allo scopo.

venerdì 17 febbraio 2017

L'empatia del blogger letterario

Per chi vorrebbe essere - o è già - un blogger, oppure uno scrittore, l'empatia è fondamentale. Si tratta di un'idea che ho da parecchio tempo, ma non ci avevo mai scritto un articolo, almeno fino a qualche settimana fa, quando ho buttato giù una specie di flusso di coscienza proprio sull'argomento. Mi è venuto fuori un post un po' contorto ma il cui argomento, secondo me, poteva essere molto interessante.

Così, dopo le solite decine di revisioni, ho deciso di regalare l'articolo in questione a Chiara Solerio del blog Appunti a Margine - che del resto si occupa spesso del lato più emotivo della scrittura. E così l'articolo, intitolato "L'empatia del blogger letterario", ha visto la luce ieri, nel suo abituale aggiornamento del giovedì. Se vi va di dargli un'occhiata, siete ovviamente i benvenuti. Buona lettura!

martedì 14 febbraio 2017

"Anathem" di Neal Stephenson

Si dice a volte che la fantascienza sia un genere molto sterile. Che sia solo viaggi in astronave, battaglie con pistole laser, robot e giù di lì. Ovviamente, gli autori di queste uscite sono sempre persone che hanno una conoscenza del genere almeno scarsa. Se così non fosse, saprebbero che la situazione è molto diversa.

Da una parte, è vero che esistono romanzi (ma anche fumetti e film, la questione non si lega solo alla letteratura) leggeri, di puro intrattenimento. Tuttavia, ci sono altre sfumature: esistono per esempio tantissimi romanzi "medi", che legano intrattenimento a messaggi più profondi - del resto, molto spesso la fantascienza è ambientata nel futuro ma parla del giorno d'oggi. E poi, ci sono romanzi di una profondità estrema: è il caso di Anathem di Neal Stephenson.

venerdì 10 febbraio 2017

Una bella soddisfazione

Se seguite Hand of Doom da almeno qualche mese, vi ricordate sicuramente del concorso #noiumani, indetto dal social network Penne Matte. Nella seconda metà dell'anno scorso, ne ho parlato estesamente in un articolo dove ho esternato i miei dubbi sulla peculiarità del concorso. Eppure, nonostante le mie perplessità avevo deciso lo stesso di partecipare: ho così postato il mio racconto, come vi avevo detto in un post successivo.

Lo scorso trentuno dicembre il concorso è finito, e la giuria ha cominciato il suo lavoro. Poco più di un mese dopo, nella giornata di lunedì, sono stati pubblicati i risultati: è stato allora che ho scoperto che il mio racconto Viale della vittoria è arrivato settimo. Può sembrare un risultato non eccezionale, ma lo è se considerate che in gara c'erano centosessantadue racconti (sì, li ho contati!). Ed è ancora più importante sapendo che nell'antologia del concorso saranno pubblicati i primi dieci classificati.

martedì 7 febbraio 2017

Gli 8 difetti tipici delle mie prime stesure

Vi ricordate il post di venerdì scorso, quello scritto di getto e senza revisioni - realizzato così per partecipare all'iniziativa #imieiprimipensieri di Chiara Solerio? Come ho scritto, è stato un esperimento fatto per il gusto di farlo. Devo confessare che prima di scriverlo mi aspettavo che fosse qualcosa di divertente ma un po' fine a sé stesso.

Per questo, sono rimasto sorpreso quando quel post si è rivelato utile per sviluppare alcune riflessioni. Soprattutto, mi ha aiutato a pensare ai difetti più comuni che si possono trovare nelle prime stesure di un mio testo qualunque - che sia un articolo, una recensione, un racconto. Visto che mi sembra interessante, mi sono chiesto: perché non scrivere un articolo più sistematico sull'argomento? E così eccoci qui.

venerdì 3 febbraio 2017

#imieiprimipensieri

Con questo post, partecipo all'iniziativa "i miei primi pensieri" lanciata da Chiara Solerio del blog Appunti a Margine. Si tratta in poche parole di stabilire un certo lasso di tempo (io ho scelto dieci minuti) e almeno per quella durata scrivere di getto, senza poi tornare a rivedere quello che si è scritto. Ciò che leggete di seguito è il mio esperimento: farlo è stato strano ma piacevole, anche se ho trovato qualche difficoltà - e adesso mi sto mordendo le mani per non correggere altro che questo paragrafo. In ogni caso, buona lettura!

Quando ho letto l'idea di Chiara sul suo blog, ero un po' scettico. Io sono un fan della revisione a tutti i costi. Non pubblicherei mai un post, su questo blog o altrove, che non fosse rivisto, reso più scorrevole e più affilato da una robusta revisione.

martedì 31 gennaio 2017

Per chi si deve scrivere

Per chi si scrive? Dietro a questa domanda, semplice e in apparenza banale, si nasconde un mondo. Penso infatti che chiunque si sia mai cimentato in maniera seria con la scrittura, prima o poi si sia scontrato con questo dilemma, e sa che non c'è una risposta facile. Solo con esperienza e riflessione si può riuscire a trovare una propria posizione sensata.

Come di certo saprete, esistono principalmente due scuole di pensiero rispetto a questa domanda. La prima sostiene che bisogna scrivere soprattutto per sé stessi: se poi si piace anche ad altre persone, sarà stato un processo spontaneo, non cercato. L'altra invece sposa la posizione opposta: bisogna farlo per il pubblico. In fondo scrivere è in primis comunicare: se non lo si fa verso altri, che senso ha?

venerdì 27 gennaio 2017

Your Name. di Makoto Shinkai

Come sapete se non mi seguite da ieri, sono un accanito lettore, ascoltatore di musica e, perché no, anche un discreto cinefilo - magari non un esperto, ma mi piace andare al cinema di tanto in tanto. E visto che sono una persona di manica larga, in tutti e tre i campi ho trovato spesso opere che mi sono piaciute al punto da considerarle veri e propri capolavori.

Tuttavia, le opere che sono riuscite a cambiarmi dentro, nel profondo, sono state molte di meno. Negli ultimi anni, poi, le posso contare sulle dita di una mano (forse perché ormai resto impressionato meno facilmente). Eppure, ogni tanto mi succede ancora di rimanere estasiato, a volte in maniera inaspettata. È quel che è successo lo scorso mercoledì, quando sono andato a vedere Your Name. (sì, il punto finale fa parte del titolo), film d'animazione del regista giapponese Makoto Shinkai