Partiamo dai fatti: domenica sera, appena staccato dal lavoro, erano circa le otto, mi sono diretto verso casa. Ancor prima di imboccare la strada statale in direzione Ancona, però, ho notato che su di essa c'era una lunga fila di macchine ferme, che non scorreva; dopo un po' di attesa, avendone la possibilità, ho perciò girato la macchina, scegliendo di percorrere un'altra strada, molto più lunga ma che almeno non presentava il traffico fermo. La scelta si è rivelata giusta, col senno di poi: mio padre, che era stato in gelateria ma se ne era andato abbastanza prima di me, è infatti arrivato una mezz'ora abbondante dopo di me, essendo rimasto imbottigliato nell'ingorgo causato, ora lo sappiamo, da un brutto incidente automobilistico che ha causato anche un decesso.
Cosa c'entra il giornalismo? La stessa domenica sera, dopo cena, mi sono messo alla ricerca delle cause dell'ingorgo, e le ho trovate in questo articolo del Corriere Adriatico (ne ho anche fatto una copia su Freezepage, per essere sicuro che non lo rimuovano come tanti fanno spesso in questi casi, anche se ne dubito): eppure, qualcosa non tornava, dalla notizia. In essa viene affermato che l'incidente è avvenuto sotto la galleria Valteara, ma ciò non corrisponde alla realtà: difatti rispetto all'uscita di Genga, dove sono uscito, la galleria Valterara è in direzione Fabriano, non nella direzione Ancona, altrimenti la coda sarebbe stata nell'altra direzione, ed io non avrei dovuto cambiare strada. Non è una svista involontaria, inoltre: gli 846 metri sono proprio quelli della galleria Valteara, mentre la galleria Colle Saluccio, quella vera sotto la quale ha avuto luogo l'incidente, è molto più corta, perciò l'errore è stato proprio in maniera convinta e volontaria. Il fatto peggiore è un altro, però: se infatti dare una notizia "fresca" e che potrebbe essere anche parzialmente sbagliata a caldo può anche avere un senso, non è accettabile però che ad oggi la notizia non sia stata corretta, ma anzi l'informazione erronea si sia perpetuata anche in una news successiva (freezepage); ancor peggio è che l'altro quotidiano locale della zona, il Resto del Carlino, non solo non abbia sbugiardato i concorrenti, ma anzi gli abbia copiato in toto la notizia sbagliata (freezepage).
A questo punto, qualcuno di voi forse si chiederà: ma in fondo lo sbaglio è relativo ad un dettaglio infinitesimo, perché accanirsi così? In primis, perché questo non è un errore isolato, ma si sentono ogni giorno di errori, sviste e bufale finite sui giornali. In secondo luogo, io credo che la questione sia molto importante: la nostra conoscenza dei fatti dipende infatti dai giornalisti, che hanno quindi una responsabilità enorme sulle loro spalle. Per questo, non si possono permettere di sbagliare nemmeno un dettaglio così banale, men che meno se si tratta di un'informazione facilmente verificabile come questa (bastava andare sul luogo, non serviva altro). Oltre a questo, trovo fastidioso che al mio minimo errore in gelateria io perda clienti e quindi guadagni, mentre i giornalisti, privilegiati se possono vivere solo di scrittura, non fanno uno sforzo in più per la correttezza pure se il loro lavoro è ben più facile di quello della maggioranza degli altri; ancor più fastidioso è inoltre il fatto che mentre io con Heavy Metal Heaven (o anche con questo blog) non vedo nemmeno il becco di un quattrino, nonostante l'impegno che ci metto per evitare gli errori e rendere il tutto rigoroso, i giornalisti non ci mettano altrettanto impegno, nonostante siano pagati per farlo. E' qualcosa che mi indigna abbastanza: al contrario di alcuni ridicoli movimenti politici (non faccio nomi ma avete capito), io credo che il lavoro dei giornalisti sia importantissimo, fondamentale, per questo dovrebbe essere fatto con più rigore e con meno superficialità; altrimenti, come suggerivo implicitamente nello scorso articolo sul giornalismo, l'Ordine dei Giornalisti non ha alcun senso, e sarebbe meglio che il titolo di giornalista fosse dato a gente che si dimostra col tempo affidabile e competente, e non semplicemente a chi ha sborsato per fare il corso e superare l'esame.
martedì 17 giugno 2014
Ancora sul giornalismo
venerdì 13 giugno 2014
Broken glass
Nuova settimana, nuovo racconto, anche se questo rispetto a quello della scorsa settimana è nuovo di zecca. E' una novella molto breve, con cui ho partecipato ad un altro mini-contest su un forum, e l'ho scritto intenzionalmente come presa in giro ironica ad uno dei "fenomeni" usciti negli ultimi decenni. Per il resto, non vi dico altro; spero soltanto che vi piaccia!
Broken glass
Broken glass
Il silenzio
della ore piccole della notte era infranto solo dal lieve rumore prodotto dalle
dita di Max che si muovevano rapide sulla tastiera del computer. Tutto era
cominciato tre giorni prima: stava scandagliando la rete come spesso faceva,
alla ricerca di nuove cospirazioni smascherate da quei pochi ricercatori della
verità onesti e non al soldo dei governi, quando si era imbattuto in due
articoli che lo avevano colpito. Parlavano di due argomenti molto diversi,
eppure l’uomo aveva notato subito alcune somiglianze, e man mano che
approfondiva, gli sembrava sempre più chiaro ci dovesse essere un collegamento
tra quei fatti apparentemente slegati. I tasselli del puzzle andarono tutti al
loro posto man mano che ricercava nuove prove, e l’uomo scriveva febbrilmente
da ormai quasi un’ora: troppo clamorosa era la sua scoperta per rimandare la
sua pubblicazione al giorno successivo.
“Finalmente
il Nuovo Ordine Mondiale creato dai Rettiliani e l’illusione di massa perpetrata
attraverso le grandi industrie farmaceutiche con cui esso controlla il mondo
verranno definitivamente messi a nudo, e nessuno potrà fare niente impedirlo!”
si disse con soddisfazione mentre scriveva le ultime parole dell’articolo sul gigantesco
complotto da lui scoperto, prima di prendersi una pausa dal computer.
Dieci minuti
dopo, Max tornò nuovamente alla scrivania. Rilesse con molta calma l’articolo,
in cerca di errori, ma non ve ne erano: era perfetto, la cosa migliore che
avesse mai scritto per il suo blog “La Verità dietro l’Inganno”.
“E’ ora di
pubblicare” pensò infine; subito dopo il silenzio venne d’improvviso squarciato
da un fortissimo rumore di vetri rotti proveniente dal bagno, che lo fece spaventò
a morte.
“Cos’è
stato?” pensò l’uomo, il cuore in gola. Il silenzio era già tornato a dominare,
ma passò qualche lungo minuto prima che Max si decidesse a muoversi.
“Forza, hai
sfidato senza paura le scie chimiche uscendo di casa, puoi affrontare anche questo” si disse tra se per farsi
coraggio, alzandosi lentamente dalla sedia. Percorse il breve corridoio con
angoscia crescente ad ogni passo; arrivato alla porta del bagno, dopo un
profondo sospiro ne socchiuse la porta. Le luci erano spente, ma un certo
chiarore filtrava dai lampioni lì fuori, e nella semioscurità Max scorse un
grosso oggetto che giaceva sulle piastrelle al centro della stanza.
“Mio dio, è
sicuramente una granata o una bomba al gas nervino… possibile che il Nuovo Ordine
Mondiale mi abbia scoperto ancor prima di rivelare la verità?” sussurro piagnucolando.
Per un minuto rimase a fissare sgomento l’oggetto, paralizzato dalla paura, ma
nulla accadde. Cautamente, allora, facendosi forza, fece un passo in avanti,
pronto al minimo segnale di pericolo a darsela a gambe; tuttavia di nuovo niente
si mosse. Seppur l’agitazione fosse ancora tanta, l’uomo continuò ad avanzare
verso l’oggetto misterioso, finché esso fu a portata di braccio; facendo allora
appello a tutto il suo coraggio, Max lentamente lo raccolse in mano.
“Forse è difettosa”
pensò ad alta voce, mentre ormai rapidamente la tensione gli veniva meno,
sostituita dalla curiosità: fu allora che decise di accendere la luce. Appena
vide che cos’era in realtà ciò che aveva infranto la sua finestra, qualcosa
scattò dentro la sua mente: forse tutta la storia dei complotti, del Nuovo
Ordine Mondiale, di Big Pharma e delle scie chimiche era andata veramente
troppo oltre, forse erano tutte grandissime stupidaggini che di sicuro non
valevano tutta quella paura. L’angoscia lo abbandonò del tutto, sostituito
dalla stanchezza pesante di quei tre giorni passati praticamente insonni, così Max
decise di andare a letto seduta stante; mentre usciva dal bagno, con noncuranza
lasciò così lì la semplice, comunissima pietra che aveva infranto la sua finestra
ed il foglio di carta in cui era
arrotolata, in cima al quale stava scritto:
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giovedì 5 giugno 2014
Fuori
Vi ricordate quel concorso intitolato "Distopie Impure" a cui vi ho detto di aver partecipato qualche mese fa? Ebbene, ieri l'organizzazione del concorso, con questo post, ha annunciato il suo annullamento ufficiale: motivo di ciò è il fatto che ventisei dei trenta racconti giunti agli organizzatori non sarebbero distopie (il mio compreso, ovviamente). Ciò che penso a riguardo: probabilmente gli organizzatori hanno un concetto di distopia molto più restrittivo di quello inteso comunemente, e che la causa di questo "fallimento" è che non hanno saputo comunicare ciò che volevano realmente (linkando per esempio la pagina wikipedia che descrive il "senso allargato" di questo sottogenere letterario), altrimenti non si spiega come ci siano state ventisei (e non una o due) defaillance del genere. Inoltre, ho il sospetto, seppur non fondatissimo, che il mio racconto non sia stato effettivamente considerato non distopico, ma proprio non sia affatto arrivato ai destinatari, e che quindi io di fatto non abbia nemmeno partecipato a questo contest: ho chiesto anche lumi, in proposito, in tempi non sospetti, ma non mi è stato risposto, alla fine.
Un disastro e un'ingiustizia, quindi? Forse, ma a questo punto non ha più importanza, e non è del resto minimamente nelle mie intenzioni mettermi a contestare il risultato. Mi sento però di pubblicare il racconto con cui ho (forse) partecipato, visto che secondo me comunque merita: si intitolato Fuori e potete leggerlo e scaricarlo come pdf a questo indirizzo (la password per accedere al documento è: Satana666). Diversamente dal solito, giunti a questo punto,non vi parlerò di come sia il racconto: vi basti sapere che è il mio scritto fin'ora più ambizioso; inoltre, cosa anche più importante, la sua storia mi ha appassionato a tal punto mentre lo mettevo a punto che ho deciso di proseguirla, scrivendo altri racconti in modo da creare un collage che poi andrà a formare una storia unitaria (che poi verrà proposta per essere pubblicata). Anche più che negli altri casi, per tutto questo, il mio invito è a leggerlo, e magari a farmi sapere se vi è piaciuto o meno: spero quindi che lo farete numerosi!
mercoledì 28 maggio 2014
26
Oggi con tutto quello che ho avuto da fare quasi me ne scordavo, ma sono ancora in tempo per un ora. Con oggi sono 26 anni. Troppi, davvero troppo, sto veramente diventando troppo vecchio :D .
martedì 20 maggio 2014
L'irrazionalità del "grillismo"
C'è una cosa che, man mano che si avvicinano le elezioni europee, mi allarma: l'incoscienza, l'irrazionalità e l'ignoranza sempre più intense e fanatiche che vedo in chi si propone come sostenitore di Beppe Grillo e del Movimento a 5 Stelle. Per me è veramente assurdo ed inconcepibile, infatti, di come dei messaggi terribili, pieni di odio, ma anche semplici concetti non atroci ma soltanto idioti siano recepiti tranquillamente da persone in apparenza anche intelligenti, ed anzi esaltate come qualcosa di assolutamente giusto e razionale, e venga invece "redarguito" (usiamo questa parola, va) chi invece giustamente critica o si indigna davanti alle parole forti del leader e degli esponenti del Movimento.
Tralasciando paragoni scomodi con dittatori e "lupare bianche", ecco un esempio secondo me abbastanza calzante di questo fatto: Grillo continua a dire che se il Movimento a 5 Stelle vincerà le elezioni europee, Renzi dovrà dimettersi e si formerà un governo guidato proprio dal suo partito. Non succederà mai, ma ammettiamo che accada: come pensa di farlo funzionare, questo governo? Ci sono due cose (o almeno quelle legali sono solo due) che può fare:
- potrebbe cercare consensi all'interno del parlamento, per formare una maggioranza: del resto la politica è soprattutto questo, la ricerca di un compromesso. Un alleanza col PD, almeno su alcuni punti, sembra fattibile (meno con Forza Italia, ma non si può mai dire); tuttavia, potrebbe veramente il partito di Grillo, che vive da anni sull'antipolitica, formare una coalizione con qualcuno di questi, che fino a qualche giorno prima è stato avversato tanto, col conseguente danno d'immagine? Teoricamente anche si, visto che sempre in linea di principio il M5S serve solo il paese e non ha altro interesse, ma visti i precedenti mi pare alquanto improbabile. Un'altra strada sarebbe cercare una coalizione che comprenda tutti i partiti minori ed escluda solo PD e FI, ma sarebbe poi impossibile governare (credo proprio che una maggioranza che vada dalla Lega a Sinistra Ecologia e Liberta passando per i partiti di Monti ed Alfano imploderebbe in meno di un secondo); e, a parte questo, non si riuscirebbe comunque a raggiungere la maggioranza, né al Senato (senza PD e FI ci sono 153 parlamentari, dove la maggioranza è 161) né tantomeno alla Camera (servono 316 voti per avere la maggioranza, e senza i due partiti suddetti ce ne sono appena 269).
- potrebbe non cercare alcuna maggioranza, e presentare un governo in solitaria, il che però significa, prima di poter nascere effettivamente come governo, di dover passare per la fiducia del parlamento. Ovviamente questa non avrà mai luogo: solo i membri del M5S voterebbero la fiducia, con numeri ovviamente di molto insufficienti a garantire al governo una maggioranza, ed il governo morirebbe prima ancora di nascere.
Se non impossibile, insomma, un governo a Cinque Stelle sembra quantomeno improbabile, eppure gran parte dei suoi sostenitori sembra convinto del contrario, ed anzi è disposto a credere che dopo queste elezioni (che ovviamente non cambieranno una virgola della situazione politica italiana, ma solo di quella europea) la "vecchia politica" verrà definitivamente accantonata. Come è possibile?
E qui torniamo appunto al punto di partenza: è possibile perché non abbiamo altro che un mix letale ignoranza e fanatismo. Non è di questo che abbiamo bisogno per diventare un grande paese: abbiamo necessità al contrario di puntare sulla razionalità e sulla cultura, e soprattutto di smettere di ascoltare tutta questa genere che urla (e non parlo solo di Grillo, che è solo il caso più eclatante, ma di gran parte dei nostrani politici) e cominciare a pensare con la propria testa. Spero quindi che succeda, in un futuro si spera il più presto possibile, che i grillini (che non ritengo stupidi, ben inteso, solo ingenui e mal guidati) possano capire dell'assurdità di quanto sta accadendo e fare marcia indietro. Sveglia! (cit.)
P.S. probabilmente il post necessitava di un maggior approfondimento, ma il tempo è quello che è, quindi scusate se è forse troppo stringato.
Tralasciando paragoni scomodi con dittatori e "lupare bianche", ecco un esempio secondo me abbastanza calzante di questo fatto: Grillo continua a dire che se il Movimento a 5 Stelle vincerà le elezioni europee, Renzi dovrà dimettersi e si formerà un governo guidato proprio dal suo partito. Non succederà mai, ma ammettiamo che accada: come pensa di farlo funzionare, questo governo? Ci sono due cose (o almeno quelle legali sono solo due) che può fare:
- potrebbe cercare consensi all'interno del parlamento, per formare una maggioranza: del resto la politica è soprattutto questo, la ricerca di un compromesso. Un alleanza col PD, almeno su alcuni punti, sembra fattibile (meno con Forza Italia, ma non si può mai dire); tuttavia, potrebbe veramente il partito di Grillo, che vive da anni sull'antipolitica, formare una coalizione con qualcuno di questi, che fino a qualche giorno prima è stato avversato tanto, col conseguente danno d'immagine? Teoricamente anche si, visto che sempre in linea di principio il M5S serve solo il paese e non ha altro interesse, ma visti i precedenti mi pare alquanto improbabile. Un'altra strada sarebbe cercare una coalizione che comprenda tutti i partiti minori ed escluda solo PD e FI, ma sarebbe poi impossibile governare (credo proprio che una maggioranza che vada dalla Lega a Sinistra Ecologia e Liberta passando per i partiti di Monti ed Alfano imploderebbe in meno di un secondo); e, a parte questo, non si riuscirebbe comunque a raggiungere la maggioranza, né al Senato (senza PD e FI ci sono 153 parlamentari, dove la maggioranza è 161) né tantomeno alla Camera (servono 316 voti per avere la maggioranza, e senza i due partiti suddetti ce ne sono appena 269).
- potrebbe non cercare alcuna maggioranza, e presentare un governo in solitaria, il che però significa, prima di poter nascere effettivamente come governo, di dover passare per la fiducia del parlamento. Ovviamente questa non avrà mai luogo: solo i membri del M5S voterebbero la fiducia, con numeri ovviamente di molto insufficienti a garantire al governo una maggioranza, ed il governo morirebbe prima ancora di nascere.
Se non impossibile, insomma, un governo a Cinque Stelle sembra quantomeno improbabile, eppure gran parte dei suoi sostenitori sembra convinto del contrario, ed anzi è disposto a credere che dopo queste elezioni (che ovviamente non cambieranno una virgola della situazione politica italiana, ma solo di quella europea) la "vecchia politica" verrà definitivamente accantonata. Come è possibile?
E qui torniamo appunto al punto di partenza: è possibile perché non abbiamo altro che un mix letale ignoranza e fanatismo. Non è di questo che abbiamo bisogno per diventare un grande paese: abbiamo necessità al contrario di puntare sulla razionalità e sulla cultura, e soprattutto di smettere di ascoltare tutta questa genere che urla (e non parlo solo di Grillo, che è solo il caso più eclatante, ma di gran parte dei nostrani politici) e cominciare a pensare con la propria testa. Spero quindi che succeda, in un futuro si spera il più presto possibile, che i grillini (che non ritengo stupidi, ben inteso, solo ingenui e mal guidati) possano capire dell'assurdità di quanto sta accadendo e fare marcia indietro. Sveglia! (cit.)
P.S. probabilmente il post necessitava di un maggior approfondimento, ma il tempo è quello che è, quindi scusate se è forse troppo stringato.
martedì 6 maggio 2014
Giorni di gloria
In queste ultime settimane, ho avuto così tanto da fare per la gelateria che non ho avuto molto tempo per fare altro: ecco perché ho latitato, anche e soprattutto qui, su queste pagine. Come vi avevo promesso, però, avrei comunque postato un nuovo racconto e adesso il momento è giunto: eccolo qui a voi. Anche questo racconto è stato scritto per un contest in un forum, come tanti altri, anche se rispetto agli ultimi è più lungo; è inoltre un racconto abbastanza classico per il mio genere di scrittura. Senza anticiparvi di più, vi lascio direttamente al racconto, con l'unica speranza che vi piaccia!
Giorni di gloria
“Oggi sarà il mio giorno di gloria” pensò Odan Orius, guardando il suo gemello Todan quasi con sfida mentre il gruppo di caccia avanzava lungo la strada. Erano nati nello stesso momento, loro due, ma non potevano essere più diversi: tanto suo fratello era alto e di bell’aspetto, quanto lui era basso e brutto. A causargli i problemi maggiori però era come ciò si ripercuoteva nel rapporto con la sua famiglia: mentre Todan era stimato, tanto da esser stato portato a cacciare già a quindici anni, Odan veniva sempre per secondo, ed aveva dovuto aspettare la maturità per poterlo fare. Il giorno che aveva tanto atteso era però arrivato: si era per la prima volta unito al gruppo di caccia capeggiato da suo padre Wodan.
“Ti dimostrerò che sono io il migliore, padre, nonostante tutto” si disse tra se il giovane, prima di tornare a concentrarsi sulla strada.
Dopo un’ora di cammino, il gruppo si fermò. Si trovavano al limitare di un bosco di bassi alberi e davanti a loro si apriva una vasta pianura erbosa, dove un ampio branco di Ensen pascolava placidamente insieme a qualche grosso Rinok.
«Quello laggiù andrà benissimo.» disse Wodan Orius, indicando un piccolo Ensen dall’aspetto malaticcio. Odan capì subito che la scelta era stata fatta per favorirlo: se non fosse stato il suo esordio come cacciatore, forse ne avrebbero attaccato uno più grande, o avrebbero addirittura affrontato il rischio delle corna del Rinok; stavolta non contava la quantità di carne, ma solo fargli fare esperienza.
“Dimostrerò il mio valore anche se la preda è facile” si esaltò il giovane, mentre il gruppo, acquattato nell’erba alta, si avvicinava di soppiatto. Erano quasi nelle vicinanze della preda scelta, quando dal bosco alle loro spalle venne un forte rumore, come di un grosso ramo che si spezzava. Gli Ansen alzarono la testa, ed in un attimo si misero a correre, mentre dall’intrico degli alberi, ruggendo, si precipitava fuori un Drago di Terra, la bocca aperta che lasciava vedere i terribili denti.
«Via! Via!» gridò Wodan Orius a pieni polmoni, e in un attimo il gruppo di caccia si disperse in tutte le direzioni; Odan tuttavia rimase in piedi immobile dov’era, spinto da una forza arcana dentro se, venuta da chissà dove. Il Drago lo avvistò, e subito cominciò ad avvicinarsi con fare minaccioso: in brevissimo, gli fu addosso.
“Ora!” pensò il giovane, e si mosse fulmineo proprio un attimo prima che le fauci si chiudessero dove si trovava; quindi, con un repentino scatto, si volse all’indietro, scagliando una freccia dritta nell’occhio del mostro. Il Drago ululò rialzando la testa, poi si girò, cercando di inquadrare il suo nemico con l’unico occhio rimastogli.
“Proprio ciò che volevo!” pensò Odan lasciando partire la seconda freccia, che ancora colpì in pieno l’obiettivo, facendolo nuovamente ruggire di dolore.
«Ehi, enorme idiota! Sono qui, perché non vieni a prendermi!» gridò il giovane al gigantesco animale accecato, che subito si buttò rabbiosamente al suo inseguimento, seguendo la voce che continuava a stuzzicarlo. Odan lo condusse fino al limitare della foresta, dove cominciò a zigzagare tra gli alberi; in breve, il Drago si scontrò contro un tronco, e cadde a terra pesantemente. Il giovane gli fu allora subito sopra, e lo colpì violentemente con l’ascia alla gola ed alla testa, ferendolo finché non smise di muoversi: solo allora uscì dalla sorta di trance in cui era piombato, e la prima cosa che udì furono le urla entusiaste dei suoi compagni, che tutto attorno lo applaudivano ed acclamavano con vigore.
“Ora non sarò più secondo né a Todan né a nessun’altro” pensò il giovane, esultante.
Il gruppo tornò al villaggio proprio mentre il Sole tramontava dietro la montagna sovrastante. Quando la gente vide la testa del Drago caricata su uno dei carri, lo stupore fu grande: la notizia si diffuse rapidamente, e la piazza dove la carovana si era fermata si riempì velocemente di una folla festante.
«Silenzio, stolti! » fece ad un tratto una voce, tanto alta da sovrastare il vociare. Il silenzio calò, mentre Tharen Gomier, lo sciamano del villaggio, avanzava, esprimendosi ancora a voce alta:
«La cattura di questo Drago è un sacrilegio nei confronti degli dei, e voi non dovreste celebrarla! Tornate alle vostre case, se non volete che la morte cali su di voi stasera stessa!»
“Non hai mai azzeccato una profezia in vita tua, come pretendi che ti crediamo?” pensò Odan, imitato dai suoi concittadini che cominciarono a ridere ed a sbeffeggiare lo stregone a gran voce.
«Fate come volete!» urlò Gomier arrabbiato, abbandonando la piazza. La festa proseguì ancora a lungo nonostante il freddo sopraggiunto col tramonto, facendosi sempre più animata e rumorosa. La carne del Drago era cotta, ed Odan stava per prenderne la prima fetta, quando sentì un lieve rumore sopra di se.
“Cos’è?” si chiese, ma guardandosi attorno vide che nessuno se ne era accorto.
“Me lo sarò immaginato” pensò, ma dopo qualche secondo né avverti un altro. Ne arrivò poi un altro ancora, sempre più forte finché un possente schianto zittì la folla, che si volse allora a guardare verso l’alto, proprio dove la montagna aveva improvvisamente cominciato a precipitare a valle. Per un momento il tempo sembrò fermarsi, poi il panico colse la gente, che cominciò a fuggire in tutte le direzioni; Odan tuttavia rimase fermo.
“E’ troppo veloce, scappare è inutile” realizzò, mentre per la paura le piume gli si arruffavano dalla testa alla punta della coda; poi il fronte della frana lo raggiunse, ed il suo mondo sprofondò nell’oblio.
“Oggi sarà il mio giorno di gloria” pensò il paleontologo Malcolm Yard guardando la folla di giornalisti raccolta nella sala conferenze. Erano tutti lì per lui, per quella sua scoperta epocale che avrebbe rivoluzionato totalmente la visione umana della storia del mondo.
“Altro che l’Archaeopteryx!” si disse compiaciuto, proprio mentre il suo collega Kyle Jansen concludeva il suo intervento introduttivo:
«… senza ulteriore indugio, passo quindi la parola allo scopritore. Signore e signori, il professor Malcolm Yard!»
Il paleontologo si alzò, e dopo che il breve applauso fu terminato, attaccò col discorso:
«Grazie mille, Kyle. La maggior parte delle persone tende a pensare ai dinosauri come ai grandi e mansueti giganti erbivori e ai letali carnivori, grandi come il Tirannosauro o piccoli come i Velociraptor che siano; in realtà però questo gruppo di rettili presentava una grande varietà di forme. Una di queste, sconosciuta se non ad esperti ed appassionati, era il Troodon, un piccolo dinosauro carnivoro parente dei Raptor, anche se rispetto a questi ultimi presentava una struttura fisica più particolare: possedeva mani parzialmente prensili, occhi posizionati frontalmente e soprattutto una scatola cranica molto grande in proporzione. Per queste sue caratteristiche, sono stati molti nella storia i paleontologi che hanno fantasticato sul Troodon, immaginando che una sua possibile evoluzione potesse diventare qualcosa di simile ad un “rettile umanoide”; era questo tuttavia più un gioco intellettuale che altro, anche perché di questa evoluzione non era mai stata trovata nessuna prova. O almeno, ciò era vero fin’ora: il mio team ha infatti scoperto, nel corso dei tre anni di scavi intrapresi nei dintorni di Belt, Montana, una nuova specie di dinosauro, che abbiamo battezzato “Homodon”. E’ un evoluzione del Troodon che ne presenta intatte alcune caratteristiche, come la lunga coda e le poderose zampe posteriori, ma ne ha altre ancor più vicine all’Homo Sapiens, come le mani del tutto simili alle nostre, se si eccettuano gli artigli appuntiti, un muso più schiacciato ed una capacità cranica praticamente pari alla nostra. Già di per se, questa scoperta sarebbe di grandissimo spessore, ma c’è un particolare che la porta ad un livello superiore: insieme a vari esemplari della specie abbiamo infatti rinvenuto questo.»
Il paleontologo prese un telecomandino e schiacciò un pulsante: le luci si abbassarono, e subito dopo sullo schermo bianco alle sue spalle comparve un’immagine. Un intenso brusio invase la sala per alcuni secondi, poi Yard riprese:
«Ebbene si, è proprio ciò che sembra: gli scheletri fossili sono sparsi tra i resti di un vero e proprio insediamento. Eravamo scettici anche noi, in principio, sul fatto che l’abitato fosse correlato proprio coi dinosauri, ma la datazione con gli isotopi radioattivi non mente, e la verifica incrociata con etnologi, storici e paleoantropologi ci ha confermato che questo tipo di costruzioni non appartiene né agli indiani né tantomeno a qualsiasi altra cultura nota. Insomma, non è una burla e non è un’improbabile sovrapposizione di strati geologici: gli Homodon avevano una civiltà, forse primitiva ma pur sempre una civiltà, il che cambia per sempre la nostra concezione dell’unicità umana. Ad ogni modo, era una società di cacciatori-raccoglitori, avevano probabilmente una lingua ed erano sufficientemente intelligenti da adottare strategie di caccia complesse: insieme ai loro resti abbiamo trovato difatti addirittura quelli smembrati di un Tirannosauro. Questa è, insomma, la prima civiltà aliena a quella umana, ed il bello è che non l’abbiamo trovata su qualche pianeta lontano ma proprio qui, sulla Terra: è proprio questa l’eccezionalità della scoperta. Detto questo, passerei a parlare dei dettagli di quanto rinvenuto, ma se avete qualche domanda, preferirei prima ascoltarla.»
Molte mani si levarono nell’aria, e un fitto vociare riempì la sala.
“Ho proprio colto nel segno!” gioì tra se Yard mentre cominciava a rispondere, senza rendersi conto che una delle sue affermazioni non era corretta. Nessuno avrebbe mai saputo che il Tirannosauro, o meglio il Drago di Terra, era stato ucciso da Odan l’Homodon, nessuno avrebbe conosciuto la sua impresa solitaria: ma per lui era lo stesso giunto un secondo giorno di gloria, come parte di una scoperta fondamentale di un’altra razza intelligente, vissuta ben sessantacinque milioni di anni dopo.
Giorni di gloria
“Oggi sarà il mio giorno di gloria” pensò Odan Orius, guardando il suo gemello Todan quasi con sfida mentre il gruppo di caccia avanzava lungo la strada. Erano nati nello stesso momento, loro due, ma non potevano essere più diversi: tanto suo fratello era alto e di bell’aspetto, quanto lui era basso e brutto. A causargli i problemi maggiori però era come ciò si ripercuoteva nel rapporto con la sua famiglia: mentre Todan era stimato, tanto da esser stato portato a cacciare già a quindici anni, Odan veniva sempre per secondo, ed aveva dovuto aspettare la maturità per poterlo fare. Il giorno che aveva tanto atteso era però arrivato: si era per la prima volta unito al gruppo di caccia capeggiato da suo padre Wodan.
“Ti dimostrerò che sono io il migliore, padre, nonostante tutto” si disse tra se il giovane, prima di tornare a concentrarsi sulla strada.
Dopo un’ora di cammino, il gruppo si fermò. Si trovavano al limitare di un bosco di bassi alberi e davanti a loro si apriva una vasta pianura erbosa, dove un ampio branco di Ensen pascolava placidamente insieme a qualche grosso Rinok.
«Quello laggiù andrà benissimo.» disse Wodan Orius, indicando un piccolo Ensen dall’aspetto malaticcio. Odan capì subito che la scelta era stata fatta per favorirlo: se non fosse stato il suo esordio come cacciatore, forse ne avrebbero attaccato uno più grande, o avrebbero addirittura affrontato il rischio delle corna del Rinok; stavolta non contava la quantità di carne, ma solo fargli fare esperienza.
“Dimostrerò il mio valore anche se la preda è facile” si esaltò il giovane, mentre il gruppo, acquattato nell’erba alta, si avvicinava di soppiatto. Erano quasi nelle vicinanze della preda scelta, quando dal bosco alle loro spalle venne un forte rumore, come di un grosso ramo che si spezzava. Gli Ansen alzarono la testa, ed in un attimo si misero a correre, mentre dall’intrico degli alberi, ruggendo, si precipitava fuori un Drago di Terra, la bocca aperta che lasciava vedere i terribili denti.
«Via! Via!» gridò Wodan Orius a pieni polmoni, e in un attimo il gruppo di caccia si disperse in tutte le direzioni; Odan tuttavia rimase in piedi immobile dov’era, spinto da una forza arcana dentro se, venuta da chissà dove. Il Drago lo avvistò, e subito cominciò ad avvicinarsi con fare minaccioso: in brevissimo, gli fu addosso.
“Ora!” pensò il giovane, e si mosse fulmineo proprio un attimo prima che le fauci si chiudessero dove si trovava; quindi, con un repentino scatto, si volse all’indietro, scagliando una freccia dritta nell’occhio del mostro. Il Drago ululò rialzando la testa, poi si girò, cercando di inquadrare il suo nemico con l’unico occhio rimastogli.
“Proprio ciò che volevo!” pensò Odan lasciando partire la seconda freccia, che ancora colpì in pieno l’obiettivo, facendolo nuovamente ruggire di dolore.
«Ehi, enorme idiota! Sono qui, perché non vieni a prendermi!» gridò il giovane al gigantesco animale accecato, che subito si buttò rabbiosamente al suo inseguimento, seguendo la voce che continuava a stuzzicarlo. Odan lo condusse fino al limitare della foresta, dove cominciò a zigzagare tra gli alberi; in breve, il Drago si scontrò contro un tronco, e cadde a terra pesantemente. Il giovane gli fu allora subito sopra, e lo colpì violentemente con l’ascia alla gola ed alla testa, ferendolo finché non smise di muoversi: solo allora uscì dalla sorta di trance in cui era piombato, e la prima cosa che udì furono le urla entusiaste dei suoi compagni, che tutto attorno lo applaudivano ed acclamavano con vigore.
“Ora non sarò più secondo né a Todan né a nessun’altro” pensò il giovane, esultante.
Il gruppo tornò al villaggio proprio mentre il Sole tramontava dietro la montagna sovrastante. Quando la gente vide la testa del Drago caricata su uno dei carri, lo stupore fu grande: la notizia si diffuse rapidamente, e la piazza dove la carovana si era fermata si riempì velocemente di una folla festante.
«Silenzio, stolti! » fece ad un tratto una voce, tanto alta da sovrastare il vociare. Il silenzio calò, mentre Tharen Gomier, lo sciamano del villaggio, avanzava, esprimendosi ancora a voce alta:
«La cattura di questo Drago è un sacrilegio nei confronti degli dei, e voi non dovreste celebrarla! Tornate alle vostre case, se non volete che la morte cali su di voi stasera stessa!»
“Non hai mai azzeccato una profezia in vita tua, come pretendi che ti crediamo?” pensò Odan, imitato dai suoi concittadini che cominciarono a ridere ed a sbeffeggiare lo stregone a gran voce.
«Fate come volete!» urlò Gomier arrabbiato, abbandonando la piazza. La festa proseguì ancora a lungo nonostante il freddo sopraggiunto col tramonto, facendosi sempre più animata e rumorosa. La carne del Drago era cotta, ed Odan stava per prenderne la prima fetta, quando sentì un lieve rumore sopra di se.
“Cos’è?” si chiese, ma guardandosi attorno vide che nessuno se ne era accorto.
“Me lo sarò immaginato” pensò, ma dopo qualche secondo né avverti un altro. Ne arrivò poi un altro ancora, sempre più forte finché un possente schianto zittì la folla, che si volse allora a guardare verso l’alto, proprio dove la montagna aveva improvvisamente cominciato a precipitare a valle. Per un momento il tempo sembrò fermarsi, poi il panico colse la gente, che cominciò a fuggire in tutte le direzioni; Odan tuttavia rimase fermo.
“E’ troppo veloce, scappare è inutile” realizzò, mentre per la paura le piume gli si arruffavano dalla testa alla punta della coda; poi il fronte della frana lo raggiunse, ed il suo mondo sprofondò nell’oblio.
“Oggi sarà il mio giorno di gloria” pensò il paleontologo Malcolm Yard guardando la folla di giornalisti raccolta nella sala conferenze. Erano tutti lì per lui, per quella sua scoperta epocale che avrebbe rivoluzionato totalmente la visione umana della storia del mondo.
“Altro che l’Archaeopteryx!” si disse compiaciuto, proprio mentre il suo collega Kyle Jansen concludeva il suo intervento introduttivo:
«… senza ulteriore indugio, passo quindi la parola allo scopritore. Signore e signori, il professor Malcolm Yard!»
Il paleontologo si alzò, e dopo che il breve applauso fu terminato, attaccò col discorso:
«Grazie mille, Kyle. La maggior parte delle persone tende a pensare ai dinosauri come ai grandi e mansueti giganti erbivori e ai letali carnivori, grandi come il Tirannosauro o piccoli come i Velociraptor che siano; in realtà però questo gruppo di rettili presentava una grande varietà di forme. Una di queste, sconosciuta se non ad esperti ed appassionati, era il Troodon, un piccolo dinosauro carnivoro parente dei Raptor, anche se rispetto a questi ultimi presentava una struttura fisica più particolare: possedeva mani parzialmente prensili, occhi posizionati frontalmente e soprattutto una scatola cranica molto grande in proporzione. Per queste sue caratteristiche, sono stati molti nella storia i paleontologi che hanno fantasticato sul Troodon, immaginando che una sua possibile evoluzione potesse diventare qualcosa di simile ad un “rettile umanoide”; era questo tuttavia più un gioco intellettuale che altro, anche perché di questa evoluzione non era mai stata trovata nessuna prova. O almeno, ciò era vero fin’ora: il mio team ha infatti scoperto, nel corso dei tre anni di scavi intrapresi nei dintorni di Belt, Montana, una nuova specie di dinosauro, che abbiamo battezzato “Homodon”. E’ un evoluzione del Troodon che ne presenta intatte alcune caratteristiche, come la lunga coda e le poderose zampe posteriori, ma ne ha altre ancor più vicine all’Homo Sapiens, come le mani del tutto simili alle nostre, se si eccettuano gli artigli appuntiti, un muso più schiacciato ed una capacità cranica praticamente pari alla nostra. Già di per se, questa scoperta sarebbe di grandissimo spessore, ma c’è un particolare che la porta ad un livello superiore: insieme a vari esemplari della specie abbiamo infatti rinvenuto questo.»
Il paleontologo prese un telecomandino e schiacciò un pulsante: le luci si abbassarono, e subito dopo sullo schermo bianco alle sue spalle comparve un’immagine. Un intenso brusio invase la sala per alcuni secondi, poi Yard riprese:
«Ebbene si, è proprio ciò che sembra: gli scheletri fossili sono sparsi tra i resti di un vero e proprio insediamento. Eravamo scettici anche noi, in principio, sul fatto che l’abitato fosse correlato proprio coi dinosauri, ma la datazione con gli isotopi radioattivi non mente, e la verifica incrociata con etnologi, storici e paleoantropologi ci ha confermato che questo tipo di costruzioni non appartiene né agli indiani né tantomeno a qualsiasi altra cultura nota. Insomma, non è una burla e non è un’improbabile sovrapposizione di strati geologici: gli Homodon avevano una civiltà, forse primitiva ma pur sempre una civiltà, il che cambia per sempre la nostra concezione dell’unicità umana. Ad ogni modo, era una società di cacciatori-raccoglitori, avevano probabilmente una lingua ed erano sufficientemente intelligenti da adottare strategie di caccia complesse: insieme ai loro resti abbiamo trovato difatti addirittura quelli smembrati di un Tirannosauro. Questa è, insomma, la prima civiltà aliena a quella umana, ed il bello è che non l’abbiamo trovata su qualche pianeta lontano ma proprio qui, sulla Terra: è proprio questa l’eccezionalità della scoperta. Detto questo, passerei a parlare dei dettagli di quanto rinvenuto, ma se avete qualche domanda, preferirei prima ascoltarla.»
Molte mani si levarono nell’aria, e un fitto vociare riempì la sala.
“Ho proprio colto nel segno!” gioì tra se Yard mentre cominciava a rispondere, senza rendersi conto che una delle sue affermazioni non era corretta. Nessuno avrebbe mai saputo che il Tirannosauro, o meglio il Drago di Terra, era stato ucciso da Odan l’Homodon, nessuno avrebbe conosciuto la sua impresa solitaria: ma per lui era lo stesso giunto un secondo giorno di gloria, come parte di una scoperta fondamentale di un’altra razza intelligente, vissuta ben sessantacinque milioni di anni dopo.
giovedì 24 aprile 2014
Tentazioni della Gola
Come già vi avevo preannunciato qualche settimana fa (precisamente con questo post), io e Monica stiamo aprendo una gelateria/pasticceria: si chiamerà "Tentazioni della Gola", e l'inaugurazione è prevista per il prossimo 10 maggio. Visto che questo non è un blog di pubblicità, e non voglio fare una "marchetta", trovate tutte le informazioni che potete desiderare sul blog ufficiale del locale o sulla sua pagina Facebook; non siete obbligati a fare nulla, ma ogni forma di supporto sarà ben gradita, perciò vi ringrazio in anticipo se riuscirete anche solo a venire a prendere un gelato da noi!
Scusate in ogni caso per questo post solo promozionale: vi prometto che per farmi perdonare, a breve arriverà un nuovo racconto!
Scusate in ogni caso per questo post solo promozionale: vi prometto che per farmi perdonare, a breve arriverà un nuovo racconto!
sabato 19 aprile 2014
La trilogia di "Hunger Games", di Suzanne Collins
Qualche settimana fa, ho letto tutti e tre i libri di Hunger Games, uno di fila all'altro; invece di fare il solito articolo su un libro solo, stavolta ho quindi deciso di farne solo uno per tutti e tre.
Glisserò sulla trama, a differenza delle altre volte: analizzando una saga comunque non breve e piena di particolari, la sintesi verrebbe troppo lunga (ci ho provato, ed è effettivamente così). Qualche accenno sull'ambientazione però ci vuole: la trilogia è ambientata in un futuro post apocalittico dove gli Stati Uniti sono stati sostituiti dalla nazione di Panem, che è divisa nei suoi dodici settori ed ha come governante la centrale Capital City; quest'ultima organizza anche gli Hunger Games, reality show che ricordano la profonda sconfitta dei settori contro di essa e servono a catalizzare l'attenzione, distraendo la gente dalla povertà e dalla mancanza di libertà. Gli Hunger Games funzionano così: ogni settore fornisce due persone, i "tributi", per i giochi (la protagonista, Katniss Everdeen, è proprio un tributo del settore 12), i quali poi nell'arena in cui il tutto si svolge si uccideranno a vicenda, finché non ne rimarrà uno solo. L'ambientazione è insomma suggestiva e particolare, di fantascienza distopica, qualcosa perciò di molto in linea con i miei gusti, come potete ben capire.
Il particolare che più salta agli occhi dei romanzi, è però lo stile della Collins. Tutti e tre i libri sono infatti narrati in prima persona da Katniss, per giunta al tempo presente ("io faccio questo", per intenderci), il che all'inizio mi ha un po' spiazzato; una volta fattoci il callo, però, i libri scorrono molto velocemente, visto che sono comunque scritti con uno stile basilare, leggibile da chiunque. Questo stile è messo al servizio di una trama, ben congegnata e con poche contraddizioni logiche, il cui punto di forza è il suo essere apparentemente semplice ma in realtà molto dettagliata, oltre che realistica: ecco quindi che la protagonista negli Hunger Games non deve solo combattere con gli altri, ma è importante anche l'approvvigionamento di cibo e di acqua. Dall'altra parte, la saga ha anche qualche difetto: forse la Collins è un po' ingenua in certi frangenti, e forse nel terzo libro (che nonostante ciò è il mio preferito dei tre) a volte sembra pure un po' frettolosa, ansiosa di terminare; tutto ciò a mio avviso non compromette tuttavia il valore dell'opera, non troppo, almeno.
La trilogia di Hunger Games non è un capolavoro della letteratura, o qualcosa di memorabile, insomma; è però una buona e veloce lettura di fantascienza, ambientata in un mondo affascinante e che risulta non solo interessante ma anche lontano cento miglia dagli altri "casi letterari per ragazzi" che a volte gli vengono accostati (niente a che vedere con Twilight, insomma). Se volete una lettura sci-fi godibile, senza alti contenuti letterari, insomma essa fa proprio al caso vostro!
Glisserò sulla trama, a differenza delle altre volte: analizzando una saga comunque non breve e piena di particolari, la sintesi verrebbe troppo lunga (ci ho provato, ed è effettivamente così). Qualche accenno sull'ambientazione però ci vuole: la trilogia è ambientata in un futuro post apocalittico dove gli Stati Uniti sono stati sostituiti dalla nazione di Panem, che è divisa nei suoi dodici settori ed ha come governante la centrale Capital City; quest'ultima organizza anche gli Hunger Games, reality show che ricordano la profonda sconfitta dei settori contro di essa e servono a catalizzare l'attenzione, distraendo la gente dalla povertà e dalla mancanza di libertà. Gli Hunger Games funzionano così: ogni settore fornisce due persone, i "tributi", per i giochi (la protagonista, Katniss Everdeen, è proprio un tributo del settore 12), i quali poi nell'arena in cui il tutto si svolge si uccideranno a vicenda, finché non ne rimarrà uno solo. L'ambientazione è insomma suggestiva e particolare, di fantascienza distopica, qualcosa perciò di molto in linea con i miei gusti, come potete ben capire.
Il particolare che più salta agli occhi dei romanzi, è però lo stile della Collins. Tutti e tre i libri sono infatti narrati in prima persona da Katniss, per giunta al tempo presente ("io faccio questo", per intenderci), il che all'inizio mi ha un po' spiazzato; una volta fattoci il callo, però, i libri scorrono molto velocemente, visto che sono comunque scritti con uno stile basilare, leggibile da chiunque. Questo stile è messo al servizio di una trama, ben congegnata e con poche contraddizioni logiche, il cui punto di forza è il suo essere apparentemente semplice ma in realtà molto dettagliata, oltre che realistica: ecco quindi che la protagonista negli Hunger Games non deve solo combattere con gli altri, ma è importante anche l'approvvigionamento di cibo e di acqua. Dall'altra parte, la saga ha anche qualche difetto: forse la Collins è un po' ingenua in certi frangenti, e forse nel terzo libro (che nonostante ciò è il mio preferito dei tre) a volte sembra pure un po' frettolosa, ansiosa di terminare; tutto ciò a mio avviso non compromette tuttavia il valore dell'opera, non troppo, almeno.
La trilogia di Hunger Games non è un capolavoro della letteratura, o qualcosa di memorabile, insomma; è però una buona e veloce lettura di fantascienza, ambientata in un mondo affascinante e che risulta non solo interessante ma anche lontano cento miglia dagli altri "casi letterari per ragazzi" che a volte gli vengono accostati (niente a che vedere con Twilight, insomma). Se volete una lettura sci-fi godibile, senza alti contenuti letterari, insomma essa fa proprio al caso vostro!
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