Questo l'ho scritto ad agosto, mentre facevo la fila dal medico (sì, il mio medico ha dei tempi abissali, sono riuscito a cominciarlo e a finirlo mentre aspettavo lì). È uno dei miei racconti brevi, surreali e fulminanti: in questo caso, ironizza sul fatto che molti scrittori alle prime armi non abbiano la più pallida idea su come far parlare i propri personaggi.
![]() |
Non avevo la più pallida idea di che foto mettere per questo racconto. Ma la prima regola di internet (se non sai cosa mettere, metti un gatto) mi ha salvato! |
Furto d'auto
«Mio gentile
amico, nella sincera speranza di non disturbarla, la inviterei a guardare in
codesta direzione» disse Pippo, strappandolo dai suoi pensieri. Gigio alzò lo
sguardo e fissò il punto verso cui il suo compare aveva fatto un cenno con la
testa. E non poté fare a meno di spalancare la bocca.
«Poffarbacco,
che damerino!» esclamò, mentre i suoi occhi studiavano la figura dell’uomo
dall’altra parte della strada. Indossava un frac molto elegante, con le code
che spuntavano da dietro le gambe, e un paio di pantaloni, entrambi neri.
Completavano il quadro una blusa bianca con un elaborato colletto, un’esplosione
di pizzo tra le due coste della giacca, e un ricco bastone da passeggio con
rilucenti intarsi di pietre preziose.
Anche sopra
alle spalle faceva una gran figura: non solo indossava un lucente cilindro
nero, sotto cui spuntavano ciuffi di capelli biondi ordinati al millimetro –
come gli eleganti baffi, del resto. A colpire erano soprattutto il bocchino con
cui fumava la sigaretta e il monocolo che gli copriva l’occhio destro.
«Per
l’appunto! Dove mai crederà di recarsi, così indumentato?» sputò fuori Pippo, brusco.
«Laggiù,
posso arguire ragionevolmente» rispose lui, indicando la zona di parcheggio
accanto al marciapiede. Poco lontano, nella direzione in cui l’uomo si stava
muovendo, era parcheggiata una massiccia Rolls-Royce blu scuro. Proprio in quel
momento, la sua intuizione fu confermata dall’uomo stesso, che alzò la mano e
col comando a distanza aprì le portiere.
«Lei che ne
dice? Può darsi che sia confacente ai nostri scopi?» chiese Pippo.
«Caro mio,
la mia risposta al suo interrogativo non può che essere affermativa, invero.
Venga»
«Prego, dopo
di lei» lo invitò l’altro. Insieme, si mossero veloci: attraversarono la strada
e poi ad ampi passi percorsero il marciapiede. Raggiunsero la Rolls-Royce
proprio mentre l’uomo apriva la portiera posteriore e gettava all’interno il
bastone: uno sguardo d’intesa, poi agirono.
«Scusateci,
distinto signore, ma devo pregarvi di volgervi verso di noi e quindi di permanere
immoto, se permettete. Mi spiace, ma state per venir derubato da parte mia e
del mio stimato collega» esordì Gigio, mentre alzava la canna della pistola.
L’uomo elegante si girò, e sembrò del tutto spaesato: solo dopo un lungo
momento comprese ciò che stava succedendo. Aprì la bocca, poi la richiuse:
sembrava quasi una buffa imitazione di un pesce rosso in una boccia, e Gigio
non poté fare a meno di sorridere.
«Per
piacere, chiudete codesta portiera, quindi spostatevi di un passo verso tergo» ordinò
ancora, perentorio. L’uomo si rabbuiò: sembrava sul punto di ribellarsi, ma poi
si bloccò e obbedì.
«Eccellente.
E ora se permettete, vi inviterei a tendere nella direzione del sottoscritto il
vostro mazzo di chiavi, in modo tale che io ed il compare meco si possa
appropriarsi del suo veicolo»
«Ma…» aprì
finalmente bocca l’uomo elegante, con un filo di voce.
«Prego,
nessuna obiezione, egregio signore» lo interruppe Pippo ad alta voce, anche lui
con la pistola puntata verso l’uomo. «Non costringete due gentiluomini come noi
ad adoperarsi in una maniera poco cortese e indegna nei confronti di vossia.
Giacché, dovete sapere, se la vostra condotta risulterà ammodo, noialtri ne
abbiamo punto l’intenzione.»
L’uomo
sbiancò davanti all’allusione di Pippo, e la sua rassicurazione successiva non cambiò
la situazione. In quel momento fu scosso da forti brividi: sembrava quasi sul
punto di svenire. Invece, con quello che sembrò uno sforzo immane, alzò un
braccio tremante e consegnò le chiavi a Gigio.
«Eccellente.
I miei più vivi ringraziamenti: voi avete agito in una maniera oltremodo gentile
e disponibile» disse, un ampio sorriso stampato in volto. Intanto, Pippo aveva
già aperto la portiera: in quel momento, salutò l’uomo con educazione, poi se
la richiuse alle spalle.
«Mi duole
annunciarle che è venuto il tempo degli addii. Io parimenti le porgo i miei più
sentiti saluti, egregio signore!» disse Gigio, mentre si metteva in moto.
Qualche veloce passo per aggirare il cofano, poi entrò di scatto in macchina
dal lato del guidatore.
«Perdindirindina!
Non avrei mai immaginato che questa ruberia si sarebbe consumata in una guisa
così agevole» esultò Pippo.
«Neppur io,
mio caro collega. Abbiam agito in maniera straordinaria in questa prodigiosa
circostanza, nevvero?» sorrise Gigio, poi girò la chiave e partì. La macchina
sgommò, tagliando la strada a un camioncino che sopraggiungeva, poi prese
velocità, mentre l’uomo elegante diventava sempre più piccolo nello specchietto
retrovisore.
Il telefono
squillò ancora, e ancora, un suono che echeggiava per tutta la centrale come se
urlasse con rabbia: ormai non poteva più far finta che non esistesse. Un
sospiro, poi con lenti passi l’agente Lucia Brasca aggirò la scrivania e alzò
la cornetta.
«Pronto,
polizia. Chi parla?»
«Pronti? So’
l’arciduca Giangaleazzo Maria Rigoberto Agilulfo Plantageneto d’Asburgo-Lorena-Hohenzollern
Rhompee-Kaiser!» rispose una voce baritonale con un forte accento e un chiaro
tono arrabbiato.
«Come ha
detto, scusi?» chiese Lucia, confusa.
«Ah, lassa
perde. Chiamo perché m’hanno rubbato la machina»
«Le hanno
rubato la macchina? Ho capito bene, signore?»
«E che, non
te ce fa le recchie? ‘na poliziotta che ce sente non ce la potevano mette a
risponne al telefono? Comunque shi: m’hanno rubbato la machina.»
«Che auto
era? Mi può dare i suoi dati?»
«Una
Ross-Reus blu. Ross come Julian Ross, quello de Holly e Benji, e Reus come
Marco Reus, ‘l calciatore crucco. Hai scritto?»
«Ehm, sì. E
i dati? La targa, per esempio?»
«Non me
ricordo ‘a targa. Ma che è? Uno mo deve pure ‘rcordasse ‘a targa? E che cazzo!»
si arrabbiò l’uomo. E Lucia dovette fermarsi, prima di lasciarsi uscire una
rispostaccia – “sì: uno intelligente
dovrebbe!” pensò.
«Almeno mi
può dire chi è stato a rubarle l’auto?»
«Du’ tizi
co’ vestiti tutti zozzi e rovinati: du’straccioni, ‘nsomma. Me sa pure che era
pure mezzi stranieri»
«Come fa a
dirlo?»
«È che
parlava ‘na lingua strana… tipo co’ qualche parola d’italiano in mezzo, ma io n’capivo
gnente. Ho capito solo che je dovevo da’ le chiavi e gliel’ho datte: me puntava
contro ‘na pistola. Ma più de questo n’so.»
«D’accordo.
Mi può dire dove si trova, così mandiamo una squadra a prelevarla? La portiamo
in centrale, così può spiegarci meglio l’accaduto: sa, farlo al telefono è un
po’ difficile» sospirò lei – “così almeno sarai il problema di qualcun altro” aggiunse
tra sé.
«Come? Me
fai portà in centrale?»
«Esatto.»
«Ma come te
permetti!» esplose lui. «M’hanno rubbato la machina e invece che i ladri me
porti a me in centrale? Ma lo sai chi sò? Io sò l’arciduca! Come te permetti!»
«Ma
signore…»
«”Ma” un
cazzo! Vaffanculo, testa de cazzo incompetente!» sbraitò lui.
«Mi scusi,
ma…» esordì lei, con un tono duro. Ma non servì a niente: nel suo orecchio non
era rimasto altro che un rapido “tu-tu-tu”.
“Sì, proprio
“un arciduca” doveva essere!” si disse, sbuffando, mentre riattaccava anche lei.
In un attimo, la sua mente cominciò a volare: immaginò l’uomo con cui aveva
parlato con un aspetto trasandato, vestito con una semplice t-shirt bianca
chiazzata e due jeans lisi. Per una buffa coincidenza, era l’esatto aspetto di
Gigio, invece che del suo interlocutore.
“Non so chi
è stato, se un cretino oppure uno che mi ha preso in giro” concluse tra sé. “Di
sicuro però era un cafone, e mezzo analfabeta per giunta: certo non un arciduca!”
Aho! Ser Mattia, io leggebbi il suo codesto scritto ma non capirebbi in che cotanto idioma li personaggi parlassero.
RispondiEliminaMa se lo saprei lo dicessi!
E come disemo noiantri aRroma: se sentimio! (dotta citazione da "Aristogatti, se la memoria mia non me facebbe scherzi)
XD
EliminaComunque i due ladri parlano in italiano forbito. Mentre l'arciduca parla un gergo misto italiano-marchigiano :D .