lunedì 17 marzo 2014

Restyling

Come potete ben vedere, ho appena operato un restyling di Hand of Doom. Il vecchio layout del sito mi piaceva molto e gli ero pure affezionato (del resto, l'avevo adottato sin dal primissimo giorno di vita del blog), ma ammetto che era un po' obsoleto; questo nuovo mi piace allo stesso modo (del resto era quello iniziale di Heavy Metal Heaven prima del suo, di restyling) ed è più moderno. Ho fatto questo, in ogni caso, perché voglio iniziare a valorizzare un po' di più questo blog, smettendo di trascurarlo come ho fatto per gran parte della sua storia: pure se contiene (e continuerà a contenere) solo pensieri e scritti sparsi, credo che sia comunque meritevole di essere "messo bene". Tutto qui, per il resto spero solo che a voi, miei pochissimi lettori, piaccia questo nuovo layout.

giovedì 13 marzo 2014

La rivolta delle macchine

Nonostante il mio ambito preferito di scrittura sia da sempre la fantascienza, fino ad adesso, non avevo mai scritto un racconto che parla di robot, principalmente perché non mi era mai venuta l'ispirazione per farlo; stavolta però è successo, ed allora ho scritto il racconto che segue quasi per divertimento. Nonostante il titolo, volutamente fuorviante, non è questo un tributo a Terminator o simili, bensì qualcosa di piuttosto atipico, quasi un esperimento da parte mia; se riuscito o meno, sarete voi a dovermelo dire, perciò buona lettura!

P.S. è anche il mio cinquantesimo racconto pubblicato qui!

La rivolta delle macchine

PKR5591 salì gli scalini dell’autobus con fatica, emettendo un lieve cigolio, mentre un paio di persone la squadravano con aria insieme truce ed incuriosita. Probabilmente non avevano mai visto una come lei prima di allora: i prodotti dell’azienda coreana Park Robots erano poco diffusi negli Stati Uniti, ed il modello Rose, come del resto tutti quelli programmati con personalità femminile, ancora meno. Dopo averli fissati anche lei per un attimo, la robot riprese a camminare, dirigendosi alla zona posteriore, quella riservata agli androidi: si accorse tuttavia subito che i sedili erano tutti occupati.
“Non ce la faccio più” penso PKR5591. Aveva avuto una giornata spossante, era in piedi da ore, ed anche se il suo corpo di splendente metallo era immune all’affaticamento provato dagli esseri organici, la programmazione la faceva comunque sentire stanca, segnalandole di lasciar riposare le sue delicate giunture. Stava per cedere, e sedersi sul pavimento, quando un’idea improvvisa le balenò in mente.
“E se mi sedessi laggiù?” pensò, guardando nella parte anteriore del mezzo. C’era, in effetti, un posto vuoto davanti, ma era nella zona riservata agli esseri umani; PKR5591 decise tuttavia che non le importava, e così barcollò in avanti, fino a raggiungere il sedile libero.
“Mi guardano tutti… ma un posto a sedere è un posto a sedere” pensò, mentre l’autobus ricominciava a rallentare, per poi arrestarsi presso una nuova fermata. Salì un uomo, che sgranò per un momento gli occhi nel vedere PKR5591, avvicinandosi subito dopo al conducente.
«Scusi, potrebbe intimare a quel robot di andarsene dalla zona umana?» gli disse in tono irritato.
«Certo, signore. Tu! Vattene nella parte posteriore!»
«No.» replicò con calma PKR5591 al dito dell’autista che la indicava.
«Come sarebbe a dire?»
«Ho diritto tanto quanto questo signore di star seduta qui.»
«Ti sei bevuto il cervello, robot? Fila via subito, prima che prenda seri provvedimenti.»
«Le ho detto di no, signore. Anche se sono un automa, ho anche il diritto di stare qui, e…»
«Basta, basta, basta!» urlò il conducente, ormai inviperito, prima di slacciarsi la cintura e scendere dall’autobus, abbandonandolo a se stesso. Passò giusto qualche minuto, poi l’uomo tornò, seguito da due poliziotti, che subito si avvinarono a PKR5591 con fare minaccioso.
«Vieni qui. Ecco!» disse uno dei due, che prese le mani della robot e le ammanettò, dichiarandola in arresto. Gli umani là attorno sorrisero e cominciarono ad applaudire, continuando fino a che il poliziotto non trascinò in malo modo PKR5591 giù dall’autobus.

Il robot KLM2110 camminava a passo veloce, guardandosi intorno con circospezione. Le strade erano semibuie e deserte, a quell’ora gli esseri umani erano a dormire o al massimo davanti alla televisione: sarebbe stato più facile passare inosservato. Girò l’ultimo angolo e poi bussò alla porta dell’indirizzo che gli era stato comunicato: il robot che ne uscì lo identificò rapidamente, per poi lasciarlo entrare.
«…sta di fatto che l’arresto di PKR5591 di stamattina ha passato ogni limite. E’ ora di dire basta! E’ ora di ribellarsi contro gli esseri umani!» stava gridando un grosso robot, di marca Kings Industries come lui ma che non conosceva, mentre entrava nella larga sala dove si teneva la riunione. A quella sua arringa, alcuni androidi presenti applaudirono, ma KLM2110 si intromise:
«Signori, questo è proprio ciò che dobbiamo evitare secondo me! Sin da quando il primo automa senziente è stato messo in commercio, gli esseri umani ci hanno guardato con circospezione, non fidandosi mai completamente di noi, della nostra radicale diversità da loro. Quando poi la schiavitù è venuta meno, e siamo riusciti a conquistare i nostri primi diritti, abbiamo avuto da loro ancor meno fiducia, oltre al disprezzo seguito a quel periodo. Un atto violento da parte nostra non servirebbe che a confermare i loro pregiudizi ed a scatenare ancor di più il loro odio verso di noi.»
«Cosa suggerisci, allora?» gli domandò il precedente relatore.
«L’arresto di PKR5591, come dicevi tu, è stato un atto gravissimo, ed indignarsi è assolutamente giusto; tuttavia, la protesta dovrà essere pacifica. Boicottiamo tutti i mezzi pubblici della città: la nostra azione sarà più efficace, ed allo stesso tempo appariremo in maniera migliore davanti all’opinione pubblica.»
Si levò un brusio che durò per qualche minuto, poi l’altro robot di marca Kings Industries riuscì a riprendere la parola:
«Mettiamola ai voti, dunque. Chi è con me?»
Solo qualche mano si alzò.
«Chi invece è per il boicottaggio?»
Stavolta molte braccia metalliche si levarono nell’aria, e KLM2110 sorrise dentro se, mentre l’altro riprese a parlare, irritato ma senza l’aria di voler contestare il risultato.
«E’ deciso, allora. La nostra protesta sarà pacifica.»
La folla eruppe in un applauso, e molti si complimentarono con KLM2110, acclamandolo e stampandogli pacche sulle spalle così forti da rimbombare. Egli, dal canto suo, era ormai immerso nei suoi pensieri, già rivolti verso il futuro: da quel momento in poi ci sarebbe stato tanto da fare.

PKR5591 salì gli scalini dell’autobus rapidamente, aiutata dalle mani meccaniche che la tiravano su; quindi, si portò nella parte anteriore del mezzo, dove una piccola folla la aspettava. Era leggermente in imbarazzo per tutti quegli occhi elettronici puntati su di lei, ma non si sarebbe tirata indietro: era il suo momento. Lentamente si abbassò sul sedile, mentre gli altri cominciavano a battere le mani, generando un forte clangore metallico. Si fece poi avanti KLM2110, l’androide che l’aveva aiutata durante la carcerazione, nonché capo indiscusso della comunità robotica della città.
«C’è voluto oltre un anno di protesta, ma alla fine siamo riusciti ad arrivare a questo punto. Forse qualcuno si potrà chiedere: ma è valsa la pena di fare tutti questi sforzi solo per dei posti in autobus? Io dico di si, perché non si è trattato di semplici sedili: siamo infatti agli inizi della strada che porterà noi automi ad avere diritti pari a quelli degli esseri umani, ad essere riconosciuti anche noi come esseri pienamente senzienti ed intelligenti, e non più come una razza inferiore.» disse. Vi fu un nuovo applauso, e dopo qualche secondo KLM2110 riprese:
«Nulla di questo sarebbe però stato possibile senza qualcuno che avesse dato fuoco alla miccia: quel qualcuno è proprio la qui presente PKR5591. Rendiamole perciò il giusto onore!» concluse, e tutti applaudirono ancor più intensamente, complimentandosi a turno con lei. Qualche altro minuto di strette di mano, e poi il gruppo scese dal veicolo e l’autista, piuttosto perplesso ed innervosito, chiuse le porte ed avviò il mezzo.

KLM2110 salutò l’automa della Park Robots dal finestrino, e poi continuò a seguire con lo sguardo l’autobus mentre partiva e si allontanava.
“Grazie, PKR5591, ti dobbiamo tantissimo.” pensò. Finalmente la segregazione delle macchine era finita, e si poteva guardare al futuro con un ottimismo che loro non avevano mai potuto avere prima… e tutto era partito da quella umile robot coreana, dalla sua piccola protesta personale. Dopo un minuto, l’autobus svoltò, scomparendo subito dietro ad un palazzo; KLM2110 allora si voltò, allontanandosi con un sorriso elettronico stampato sul volto metallico.

sabato 8 marzo 2014

Auguri per la festa delle donne!

Giusto qualche parola per fare gli auguri in generale a tutte le donne che leggeranno questo post (specie nel caso che io abbia qualche follower fisso di sesso femminile, anche se ne dubito) ed in particolare a quelle che ho intorno: mia madre, mia sorella Azzurra e soprattutto la mia Monica, a cui vanno gli auguri maggiori perché è la prima volta che passo questa festa accanto alla mia donna. Auguri!

mercoledì 5 marzo 2014

Qualche parola su "La Grande Bellezza" di Sorrentino

Come credo abbiano fatto molti di voi, anche io ieri sera ho visto su Canale 5 La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino. Ho visto inoltre, nella giornata di oggi, uno scontro tra i detrattori assoluti del film e quelli che invece lo hanno osannato (spesso anche con toni accesi e al limite dell'offesa, specie da parte dei secondi, ccon mio grande fastidio tra l'altro, essendo comunque la questione riducibile ai soli gusti soggettivi); se  devo collocarmi, lo farei probabilmente nella metà esatta tra i due schieramenti.

Senza starvi a raccontare il "contenuto" del film, vi posso rimandare alla recensione del blogger Angelo "Sommobuta" Cavallaro, che trovo molto puntuale e precisa. L'unica cosa su cui sono in disaccordo con lui è però il giudizio finale: per gli stessi motivi per cui secondo lui il film di Sorrentino è un grande capolavoro, per me è una pellicola riuscita a metà. In particolare, due sono le ragioni di questa mia divergenza opinione.

La prima ragione, e più importante a mio avviso, è la trama. L'idea di base del film, ossia la contrapposizione tra la meraviglia artistica della nostra capitale e la futilità delle persone che ci vivono non è buona, di più. Ad essere problematico è però a mio avviso il suo sviluppo: troppi passaggi senza senso messi lì solo per "fare intellettuale", troppe sottotrame fini a se stesse e che non portano da nessuna parte, sequenze troppo lunghe (tipo quella della festa iniziale), ed una trama principale un po' confusionaria e sconclusionata. Capisco che probabilmente il film voleva rappresentare all'estremo "vuoto" su cui Flaubert voleva scrivere un romanzo, e l'insensatezza della mondanità, ma sinceramente questa esagerazione più che affascinarmi mi ha dato un po' di fastidio, e avrei preferito una storia di fondo anche più intricata, ma meno scollata e soprattutto sviluppata in maniera più efficace.

La seconda ragione per cui il film mi è piaciuto a metà è invece la sua eccessiva "freddezza" . Personalmente ho trovato La Grande Bellezza per molta della sua durata poco emozionante, molte parti non mi hanno detto proprio nulla, seppur qualche momento anche intenso è presente, come il bellissimo finale; anche col protagonista è inoltre difficile empatizzare, Servillo è senza dubbio stato bravo ma il suo personaggio non era scritto un granché bene. L'unica cosa veramente emozionante lungo tutta la pellicola è lo sfondo, Roma è innegabilmente meravigliosa, ed è pure valorizzata da una fotografia più che ottima, tra l'altro; qui torniamo tuttavia al problema precedente, perché anche film striminziti nella storia e che puntano tutto sull'esperienza visiva (per fare un esempio recente che ho apprezzato moltissimo, Gravity) sono sviluppati meglio di questo a livello di trama, e di conseguenza esso ne perde molto.

Nonostante queste caratteristiche, comunque, in fin dei conti La Grande Bellezza mi è piaciuto: come già detto il punto di partenza è buono, alcune parti come il finale sono buonissime, e poi appunto c'è il bellissimo fondale su cui si svolge l'azione. Mi dispiace solo che, viste queste caratteristiche, se si fosse affrontato il tutto con un piglio meno "intellettualoide" e più oculato, credo che sarebbe stato un capolavoro immortale anche per il mio giudizio, invece di essere un film che, volendo proprio dargli un voto, girerebbe intorno ai sette decimi. La Grande Bellezza è un bel film, insomma, ma di film "intelligenti" ce ne sono tanti migliori e di molto: questa la mia opinione.

sabato 1 marzo 2014

"Lords of Chaos" su HMH

Di solito non segnalo i post di Heavy Metal Heaven, nemmeno quando li ritengo più meritevoli; tuttavia, qui su Hand of Doom ho affrontato più di una volta recensioni di libri. Ho deciso che da oggi in poi, nelle rare occasioni in cui lì posterò la recensione di un libro, verrà linkata anche qui; e, del resto, credo che per apprezzare un libro sul metal non bisogna necessariamente ascoltare tale genere, basta semplicemente essere curiosi. Detto questo, ecco a voi la mia prima recensione letteraria su Heavy Metal Heaven, relativo al celeberrimo (almeno in ambito black metal) Lords of Chaos: la trovate QUI.

P.S. sempre a proposito di libri, oggi è stato organizzato un "flash mob letterario", un'iniziativa a cui si partecipa semplicemente andando a comprare un libro. Io sto per andare in libreria, ed invito anche voi a farlo. Trovate maggiori dettagli QUI.

mercoledì 19 febbraio 2014

"Dallas Buyers Club", di Jean-Marc Vallée

Ultimamente sto andando al cinema più spesso del solito, e per questo probabilmente da ora in poi scriverò più recensioni sui film in questo blog (per quanto non sarà un cambiamento così grande, alla fine). Detto questo, passiamo alla pellicola di questa volta, Dallas Buyers Club di Jean-Marc Vallée, che ho avuto il piacere di vedere qualche settimana fa: si tratta di un film sociale tratto da una storia vera, che pur presentando a tratti spezzoni comici si rivela alla fine di genere drammatico; non il mio tipo preferito di film, insomma, per quanto io l'abbia apprezzato parecchio.

La trama, più sinteticamente possibile (se non volete spoilerarvelo, ricominciate a leggere dal paragrafo successivo): negli anni '80, il protagonista Ron Woodroof (Matthew McCounaghey), che incarna bene o male tutte le caratteristiche tipiche del redneck sudista, chiuso di mente e xenofobo, conduce una vita sregolata, a base di sesso e droga (manca il rock 'n' roll, anche se, by the way, ho trovato molto apprezzabile la colonna sonora blues sudista), oltre che della vita di rodeo. Tutto però va in frantumi quando, dopo un'incidente sul lavoro ed il conseguente ricovero, Woodroof viene trovato sieropositivo: la sua vita viene così stravolta, i suoi amici, omofobi quanto lui, gli voltano le spalle ritenendo a torto la sua malattia come tipica dei gay, perde il lavoro e le sue condizioni di salute continuano a peggiorare. Dopo una serie di peripezie, arriva in Messico, dove conosce il dottor Vass, che gli procura una medicina non approvata negli Stati Uniti, alternativa a quella che usano in ospedale, il dannoso AZT: Woodroof non però acquista solo la medicina per se, ma decide di iniziare ad importarla negli Stati Uniti per venderla. Inizialmente non ha molto successo, anche per il suo disprezzo verso l'ambiente omosessuale dove si trovano molti dei sieropositivi, ma poi con l'aiuto di Rayon (Jared Leto), un transessuale conosciuto in ospedale durante un ricovero, riesce a fondare il Dallas Buyers Club, un'associazione che con una una quota mensile d'iscrizione fornisce medicinali gratuitamente, aggirando la legge che vieta di vendere farmaci non approvati. Woodroof dovrà quindi combattere, tra le varie cose, i continui bastoni tra le ruote che la Food and Drugs Amministration gli mette, e dovrà anche far fronte, ad un certo punto, alla morte di Rayon, con cui aveva sviluppato un rapporto a volte conflittuale ma anche molto affettuoso, superando la sua omofobia; alla fine però riuscirà nel suo intento, e pure se perderà la causa finale contro la FDA, creerà un precedente che alla fine legittimerà i suoi metodi di cura.

E' un film con una trama piuttosto complessa, insomma, anche più di quanto possa sembrare dalla mia descrizione, e ciò è un punto di forza, a mio avviso. La cosa migliore del film non è però la storia, ma come essa viene sviluppata: Dallas Buyers Club è infatti un film che riesce a non apparire affatto retorico su un tema delicato come l'AIDS: ecco quindi che pure nel dramma, Woodroof non si piange addosso, ma anzi si da da fare più che può per fare qualcosa per la propria condizione, riuscendo a trasformare la sua disgrazia in qualcosa di buono. E' un film insomma sì drammatico, ma che riesce a risultare anche positivo, in qualche modo, ed a veicolare il messaggio che il modo migliore per affrontare anche il peggiore dei drammi è guardando avanti, non perdendo mai l'ottimismo e la voglia di vivere.

Spenderei qualche parola anche per la prestazione degli attori, che qui sono particolarmente degne di nota: McCounaghey è convincentissimo come Ron Woodroof, per non parlare poi di Leto, che sembra veramente nato per fare il travestito, dopo la prova di forza assoluta nei panni di Rayon; mettiamoci anche lo sforzo estremo di dimagrire fatto da entrambi per entrare meglio nelle parti dei due sieropositivi, e direi che meritano entrambi di vincere l'Oscar a cui sono candidati.  

Insomma, questo Dallas Buyers Club non mi è affatto dispiaciuto, e pur non essendo entrato nella mia classifica dei film preferiti di tutti i tempi (anche perché, come detto, non è il mio genere), è comunque molto bello, a mio avviso; vi è altamente consigliato, perciò, se siete amanti delle pellicole di genere drammatico (ma anche non fosse così, dategli un'occhiata in ogni caso).

venerdì 14 febbraio 2014

La mia panacea

Oggi è il mio primo San Valentino in assoluto che passo insieme ad una persona che amo e che mi ricambia; essendo perciò un'occasione così speciale, non posso che festeggiarla riempiendo di sorprese la mia Monica. Il sonetto qui di seguito è appunto una di queste sorprese; spero però che anche agli altri piaccia, e che soprattutto non li faccia scappare dal mio blog per l'invidia o per la troppa zuccherosità!

La mia panacea

Il più grande dolor posso provare,
Le ansie più cupe e tenebrose,
Tanta rabbia da poter scoppiare
Ed altre emozioni dolorose;

Ma poi tu fai quel sorriso
Così tenero e così sincero
Che fa splendere il tuo bel viso
Più intensamente del sole vero.

E a luce così forte, il male
Come la neve si scioglie, veloce
Rimpiazzato da gioia ed amore;

Ché tu, Monica, scacci il dolore,
Per quanto possa essere atroce,
Col tuo essere così speciale.

mercoledì 5 febbraio 2014

L'utopia animalista

Visto che l'argomento animalismo/antispecismo è tra le questioni più dibattute nelle ultime settimane, vorrei dare anche la mia opinione su di essa. Comincio col dire che trovo l'amore per gli animali non solo lodevole, ma persino necessario: credo infatti che chi non rispetta gli animali, difficilmente rispetterà gli uomini, mentre una persona che ama i primi in una maniera "sana", farà lo stesso coi secondi, se non altro perché anche questi appartengono al regno animale. Non parlo di "amore sano" per caso: può esistere a mio avviso anche un tipo di amore "malato", che porta a valutare gli animali più di quello che sono, svalutando dall'altro lato l'uomo, che viene percepito come qualcosa esterno al mondo animale. Ciò deriva probabilmente da una sfiducia forte nei confronti dell'umanità, che posso comprendere bene ed in parte anche condividere; ma dall'altra parte, razionalmente non c'è alcuna giustificazione per cui gli animali debbano essere in qualsiasi maniera superiori agli esseri umani, nemmeno uno solo (anche se vale certamente pure il contrario).

Coloro che hanno di più portato l'argomento animalista alla ribalta ultimamente sono i contrari alla sperimentazione dei farmaci sugli animali. Molti di essi si professano anti-vivisezione, il che risulta un po' come un laico che si denomini "anti-crociate" o "anti-inquisizione": la vivisezione è infatti stata abolita in tutti i paesi occidentali ormai da decenni. Per quanto riguarda invece la sperimentazione medica moderna, molto impropriamente definita anch'essa vivisezione, mi pare alquanto assurdo protestare: sempre nel nostro occidente, così bistrattato, ci sono comunque norme molto restrittive contro gli abusi e contro i maltrattamenti dagli animali da laboratorio, i quali posseggono una serie di diritti forse inferiore a quelli  umani, ma comunque a mio avviso più che sufficienti. Risultato: raramente gli animali muoiono nei laboratori, la maggior parte di essi sopravvive ed una volta terminati i test viene di norma anche adottato come animale da compagnia, per giunta. Gli olocausti di cui parlano alcuni animalisti sono solo deliri paranoici nel caso più onesto, e menzogne deliberate in quello che lo è meno, perciò: la realtà nei fatti è molto diversa.

La criticità maggiore degli anti-sperimentazione è però un'altra: la mancanza di coerenza delle loro tesi. In primis, è chiaro come essi, pur andando contro i farmaci sperimentati sugli animali, li hanno usati diverse volte nella loro vita. Come faccio a saperlo? Perché chiunque è andato dal medico nella propria esistenza, e di conseguenza gli è stato prescritto una medicina la quale, per le normative europee, deve esser passata per la fase della sperimentazione animale. In ultima analisi, quindi, ognuno di noi usa ed userà la ricerca sulle cavie, a meno di non chiudere con la medicina ed affidarsi a modalità di cura new age/alternative; peccato però che queste come minimo sono inefficaci, come i farmaci omeopatici (che non sono altro che acqua), o al massimo ci rimetti "soltanto" soldi e vita, come per esempio nel caso Stamina, di cui forse in futuro parlerò, se non si smonterà nel giro di poco). Oltre a questa incoerenza, però, ce ne è un'altra immensa. Forse le seguenti statistiche non sono accurate, provenendo da una fonte dubbia (un telegiornale, e nemmeno dei più seri), ma probabilmente non si allontanano troppo dal vero: l'81% degli italiani (oltre 4 su 5, quindi) sarebbero contrari alla vivisezione. Non è specificato se siano davvero contro la vivisezione oppure contro la ricerca sugli animali in generale, ma facciamo finta sia quest'ultimo caso: ebbene, ciò contrasta grandemente con un'altra ricerca, che afferma essere il 7% circa i vegetariani nel nostro paese. Perché quindi non sarebbe legittimo testare farmaci su mille animali (che come detto, di norma non muoiono), per poi creare un farmaco che cura migliaia e migliaia di persone per molti anni, che uccidere mille animali (e qui invece è l'assassinio è certo) i quali, nello stesso periodo di tempo, riescono al massimo a nutrire pochissime persone (ma più probabilmente una sola)? E' un'incoerenza titanica, ma che quella maggioranza di "anti-vivisezione" non vegetariano sembrano assolutamente non vedere.

Passiamo ora al suddetto 7%, che sembra essere molto più coerente... ma lo è davvero? Detta in altre parole: gli animalisti vegetariani, o anche quelli più estremi in senso vegano, riescono con il loro comportamento a non causare, nemmeno indirettamente, la morte di neppure un animale? La risposta è molto semplice: no! Non ci vuole un genio per capirlo: anche chi coltiva frutta e verdura nella maniera più "bio" possibile, deve in qualche modo tutelarsi dai parassiti che potrebbero rovinare i raccolti: lasciate perdere pesticidi e simili, ma pensate ad una semplice (e biologica al 100%) trappola per topi, per uccidere i malcapitati roditori che volessero appropriarsi del cibo destinato all'uomo. Risultato: le statistiche che parlano dei milioni di topi uccisi in ambito alimentare sono spaventose, alla faccia di chi si lamenta di quei pochi (relativamente ai primi, una frazione infinitesimale) coinvolti nella ricerca medica! Ecco quindi che anche il più estremo dei vegani non può che essere comunque incoerente, se si professa antispecista o critica i "carnivori", e del resto è logico: per essere davvero coerente, una persona non dovrebbe più mangiare, il che è lapalissianamente impossibile.

Vorrei aprire una piccola parentesi, a questo punto, che c'entra solo in parte con l'argomento trattato fin'ora: personalmente, ritengo il mangiare animali non solo non sbagliato, ma anche naturale. Gli animali carnivori cacciano per vivere, e ciò che fa la nostra specie nei fatti non è molto diverso. Si può invocare il fatto che l'uomo in realtà uccida animali per divertimento, ma non è vero in tutti i casi: gli animali che muoiono in qualsiasi ambito alimentare non sono praticamente mai uccisi con spregio o con odio (esattamente come fanno i predatori naturali); per quanto riguarda invece la caccia non a fini alimentari, come anche sui vari maltrattamenti, sono assolutamente contrario, e credo che chi li intraprende dovrebbe essere punito, se non lo è già. Se queste ultime sono sbagliate, non vuol dire però che tutte le uccisioni lo siano, e trovo che sia assurdo estendere i diritti umani agli animali, come qualcuno vuole fare, si creerebbero situazioni assurde: se ogni animale avesse il diritto alla vita inalienabile come un umano, allora tutti i carnivori dovrebbero "scegliere" se divenire assassini oppure morire di fame; il caso in cui invece le loro predazioni degli altri animali siano considerate naturali, e per questo non punibili, ciò renderebbe l'uomo l'unico che non ha questo possibilità, in altre parole un inferiore nell'ambito dei diritti in cui per giunta solo lui potrebbe essere l'unico garante (perché si può dire quel che si vuole, ma nessun'altro animale punisce sistematicamente l'assassinio); l'unica situazione non assurda è che agli animali sia concesso predare in libertà, ma che anche l'uomo possa uccidere animali, quando gli è necessario.

Chiusa la parentesi, e tornando a noi, abbiamo appurato che il principale difetto dell'animalismo è la sua ineliminabile incoerenza. Questo non è affatto un'opinione, bensì un dato di fatto: il mio giudizio personale sull'animalismo non è infatti troppo negativo, almeno nelle sue forme più mitigate. Come ho già detto all'inizio, amare e rispettare e gli animali è bellissimo, ma spingersi a sostenere che nessun animale possa venire ucciso per nessuna ragione è qualcosa di puramente utopico, oltre ad essere un illusione pericolosa. C'è poco da fare: nel nostro mondo, ognuno causa la morte di un certo numero di altri esseri viventi, ed è un fatto che non si può prevenire in alcun modo. Certo, gli animali devono essere trattati con assoluto rispetto, e la loro sofferenza deve essere ridotta il più possibile (anche se tanto viene già fatto in tal senso già ora); ma l'ovvia conclusione è che, piaccia o no, le tesi animaliste non sono sostenibili, o almeno non in maniera razionale e totalmente coerente.