giovedì 26 marzo 2020

"Il cimitero di Praga": quando è meglio scrivere un saggio che un romanzo

Forse a volte può non sembrare, ma per quanto riguarda gli hobby culturali mi piace variare, e cerco sempre di non fossilizzarmi su qualcosa di fisso. La letteratura non fa eccezione: se qualcuno può pensare che io sia solo un fan "hardcore" della fantascienza e disprezzi tutto il resto, non potrebbe essere più fuori strada. Sì, amo la fantascienza, ma non per questo ignoro tutto il resto: per esempio, ti stupiresti se ti dicessi che apprezzo molto l'opera di Umberto Eco?

Fin'ora, ho letto ogni suo libro (romanzi soprattutto, ma anche alcuni saggi) che mi sia capitato a portata di mano: peraltro, nessuna di queste letture mi è apparsa meno che interessante. O meglio, così è stato finché, nelle scorse settimane, non ho letto Il cimitero di Praga: per la prima volta, mi sono ritrovato a non apprezzare qualcosa scritto dal celebre autore piemontese.

Romanzo controverso, è stato criticato con forza da più parti per l'antisemitismo feroce che contiene, espresso dal protagonista come da tanti altri personaggi. Ammetto che, a lungo andare, è fastidioso e persino inquietante, ma della stessa inquietudine che, in forma diversa, puoi provare leggendo un buon horror.

Mettendoci anche che, essendo il romanzo ambientato in determinati ambienti dell'ottocento, ne emerge un ritratto realistico di quelli che erano i pregiudizi dell'epoca, non è proprio questo a darmi fastidio. Più che le sue tematiche o le idee su cui si basa, il difetto vero de Il Cimitero di Praga è piuttosto la storia stessa, e come è scritta.

Già il fatto che Eco perda decine e decine di pagine a descrivere le pietanze che il protagonista mangia o vorrebbe mangiare mi ha fatto storcere non poco il naso. Lo stesso vale per i tanti "spiegoni" presenti qua e là, in cui il personaggio di turno racconta al protagonista (e al lettore) le sue idee, spesso senza che questo sia utile ai fini della trama. Ma il problema più grosso sono proprio i personaggi.

A parte il protagonista, infatti, quasi tutti gli altri sono intercambiabili, non hanno la minima caratterizzazione che li distingua l'uno dall'altro: devo ammettere che addirittura durante la lettura ho cominciato a confondere alcuni di essi! Ciò accade in particolare nella seconda metà del romanzo, quando il protagonista va in Francia, e comincia a incontrare un antisemita dietro l'altro, e ognuno sostiene le stesse idee, con giusto minime variazioni.

E pensare che la prima parte, incentrata invece sul lato oscuro del Risorgimento, era partita così bene; la seconda invece è molto monotona. E lo è anche se, nonostante tutto, la grande cultura storica, letteraria e filosofica di Eco continua a brillare. Come in altri casi nei suoi libri, mi sono ritrovato ad approfondire gli eventi storici di cui l'autore parla, e a interessarmi al periodo di cui racconta, in questo caso l'ottocento. Ma stavolta, la sua bravura nel creare simili suggestioni non basta.

Sì, che l'antisemitismo ottocentesco non fosse altro che un riciclare storie e letteratura popolare è molto, molto interessante; tuttavia, come base per costruire una storia in questo caso non ha funzionato. Sono infatti convinto che se Eco avesse raccontato questo fatto e presentato gli stessi personaggi (che per gran parte sono realmente esistiti) in un saggio, invece che in un romanzo, sarebbe stato molto più efficace, vista anche la sua bravura con questo mezzo letterario.

Così com'è, invece, Il cimitero di Praga è un esercizio di stile non del tutto riuscito. Un esercizio di stile, lo ammetto, che non mi è dispiaciuto del tutto: come detto ha i suoi pregi, e certi passaggi sono più che interessanti. Tuttavia, sapendo che era di Umberto Eco, mi aspettavo un po' di più da lui: ritrovarmi invece con un libro solo sufficiente, e non bello come gli altri mi ha parecchio deluso.

2 commenti:

  1. Mai letto nulla di Umberto Eco, ma se dovessi leggere qualcosa di suo leggerei un saggio. Ho però paura che i suoi libri abbiano troppi riferimenti culturali, che siano cioè troppo complessi per chi non ha una laurea in lettere. Ma a questo punto, se dovessi cominciare, non leggerei "Il cimitero di Praga". Tu cosa consigli per iniziare?

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    1. Ciao, benvenuto su questo blog ^_^
      Per quanto riguarda il tuo consiglio, è vero che i suoi libri hanno diversi riferimenti culturali; tuttavia, io riesco lo stesso a leggere, con la mia cultura da liceo, quindi forse non serve una cultura così alta.

      Comunque come libri per cominciare con Eco, come saggio potrei consigliarti "Storie delle terre e dei luoghi leggendari": non è molto difficile da leggere e contiene un sacco di informazioni interessanti. Per quanto riguarda i romanzi, se vuoi invece puoi provare con "Numero Zero": ad alcuni non è piaciuto ma io l'ho apprezzato, e per giunta è scritto in maniera molto semplice. Anche "Baudolino" lo è, seppur sia un romanzo storico e ha diversi riferimenti, che però non lo rende illeggible, secondo me. E poi dopo questi due ovviamente c'è Il Nome della Rosa: è un po' difficilotto, ma vale la pena impegnarsi per leggerlo :) .

      Ecco, questi sono i miei consigli. Spero ti siano utili ^^.

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