mercoledì 13 agosto 2014

"Il Ciclo di Darksword" di M. Weis e T. Hickman

Qualche tempo fa, cercando qualche nuova opera fantasy da leggere, mi sono imbattuto ne "Il Ciclo di Darksword", una lunga trilogia (oltre novecento pagine) scritta da Margaret Weis e Tracy Hickman, due autori famosi principalmente per il grande ciclo di Dragonlance, piuttosto amato tra gli appassionati del genere fantasy (anche se, personalmente, ammetto di non aver mai letto nulla da esso). Le mie aspettative erano abbastanza alte, viste queste premesse e vista la breve sinossi che figura dietro il libro, ma come vedrete tra poco non sono state del tutto soddisfatte.

Questa la trama della trilogia,  ridotta all'osso per quanto sia possibile, vista le sue quasi mille pagine di lunghezza [spoiler alert da qui, come sempre]: sulla Terra, i maghi sono perseguitati dagli uomini che non possiedono la magia, come narra l'incipit; per questo, gli esseri dotati di magia, guidati da Merlino, decidono di emigrare su un altro mondo, altrove, e trovano Thimhallan, un mondo in cui la magia scorre potente e che è l'ambientazione di tutti e tre i libri. Ad ogni modo, nella cultura di questo mondo la magia diviene presto equivalente alla vita stessa, e gli uomini si ritengono vivi al contrario di quelli del vecchio mondo, giudicati invece alla stregua di morti viventi. Quando quindi, molti secoli dopo, il figlio degli Imperatori della città-stato di Merilon verrà alla luce senza alcun potere magico, è una tragedia nazionale: il bimbo è dichiarato quindi morto, e lasciato a se stesso. O, almeno, questo è quello che viene detto al popolo: segretamente il neonato verrà infatti tenuto in vita, allo scopo di contrastare un'antica profezia secondo cui egli sarebbe nato, morto e tornato in vita, portando allora la distruzione del mondo. Contro tutti i piani, però, il ragazzino verrà rapito da Anja, una donna folle di estrazione nobile che lo adotterà; col nome di Joram, abiterà nascosto tra i Maghi dei Campi, i servi della gleba contadini di Thimhallan, seppur in forma molto ritirata e solitaria per nascondere la sua assenza di poteri magici. Crescere in questa maniera lo renderà rude ed individualista, con un carattere difficile. Ad un tratto, però, il suo "essere morto" verrà scoperto: Anja perderà allora la vita tentando di difendere Joram, e quest'ultimo a sua volta vendicherà la madre, e sarà costretto a fuggire nelle Regioni Remote di Thimhallan.

Nella seconda metà del primo libro, ritroviamo Joram come fabbro nel villaggio di coloro che praticano l'arte della Tecnologia, pratica bandita nel mondo (in quanto il suo uso ha scatenato, secoli prima, le terribili Guerre del Ferro): sarà proprio qui che, tra varie peripezie, e con l'aiuto del co-protagonista padre Saryon (membro dei Catalizzatori, i sacerdoti di Thimhallan, che sono anche preposti ad incanalare la magia dal mondo verso i maghi) forgerà la Spada Nera, un'arma brutta e sgraziata composta di pietra nera, un materiale capace di assorbire l'energia magica. Scoperto da Blachloch, il malvagio stregone a capo dei tecnologi, riuscirà però ad avere la meglio su di lui e ad ucciderlo: per evitare ulteriori complicazioni, Joram deciderà quindi di andarsene dal villaggio per reclamare a Merilon il suo posto di nobile (anche se non sa quanto è elevato il suo rango di nascita); partirà perciò lo stesso giorno insieme a Saryon (originariamente una spia del vescovo Vanya, il capo dei Catalizzatori, ma a questo punto già passato dalla parte del giovane) e ai due amici, il fido Mosiah ed il buffo Simkin. Il secondo libro inizia con varie peripezie (tra cui l'incontro di Joram con il principe Garald della città stato di Sharakan), che si concludono con l'arrivo della comitiva a Merilon: lì, Joram si innamorerà a prima vista di una rampolla dell'alta borghesia, Gwendolyn della famiglia Samuels, e tenterà di reclamare l'eredità di Anjaa. Si scoprirà però presto che non è figlio di lei, e che per giunta è morto: nascerà quindi un processo (patrocinato da Vanya e da Xavier, fratello dell'imperatrice e che conoscendo l'identità del giovane lo vede come una minaccia alla sua successione dinastica) che si concluderà con la condanna a divenire un Guardiano, una delle statue di pietra costrette ad una vita eterna ed immobile a guardia Confine di Thimhallan, il luogo oltre cui non si può andare. L'esecuzione non andrà però a buon fine: Saryon infatti si frapporrà tra Joram ed il Boia e verrà tramutato in pietra, non prima di essere riuscito a dare la Spada Nera al giovane; quest'ultimo però, vista la sorte orribile toccata al suo amico, la lascerà nelle sue mani pietrificate, da cui nessuno poi riuscirà a strapparla, e con disprezzo per il mondo (e seguito dall'amata Gwendolyn) si fionderà nelle nebbie mortali del Confine, sparendo nell'Aldilà.

Joram però non è morto, come apprendiamo nel terzo libro: un anno dopo (anche se per lui ne sono passati ben dieci) tornerà dall'aldilà insieme alla sua compagna, divenuta ormai folle. La prima cosa che si troverà davanti è la statua di Saryon, mutilata per cercare, invano, di strappargli la Spada Nera: il giovane riuscirà invece ad estrarla facilmente e subito cercherà di dare il riposo al suo amico, piantandogliela nel corpo; miracolosamente, però, non solo Saryon non morirà ma tornerà inaspettatamente in vita. Intanto, nel mondo di Thimhallan, è arrivata la guerra: i rapporti sempre più tesi tra Sharakan e Merilon, dopo la salita al trono di Xavier si sono spezzati, e le due città si preparano allo scontro. I conflitti nel mondo magico hanno un carattere quasi rituale: avvengono su uno speciale Campo della Gloria con regole fisse volte all'evitare la morte dei maghi coinvolti, quasi più una partita di scacchi di una vera battaglia. Ad un certo punto, tuttavia, i maghi cominceranno effettivamente a morire a causa di misteriose creature di metallo apparse , che si scoprono quindi provenire, come Joram, dal mondo della Tecnologia: sono infatti niente di meno che i discendenti del nostro mondo, che stanno cercando di invadere Thimhallan con carri armati, armi laser e navette spaziali. A capo di essi vi è Menju, un mago che come Joram aveva attraversato ilConfine, ed era riuscito a convincere i "morti" dall'altra parte ad intraprendere questa invasione. Mentre le battaglie tra i maghi ed i tecnologi vanno avanti, Joram dovrà perciò fronteggiare Menju ed anche i nemici interni al suo mondo, come il vescovo Vanya: con la Spada Nera riuscirà però a batterli ed a far si che il contenimento magico di Thimhallan venga meno, e la magia si disperda in tutto l'universo: la profezia è compiuta, ma forse ciò è qualcosa di buono, visto che il mondo magico, prima del tutto chiuso, si riunisce così al mondo esterno. [fine degli spoiler]

Se per i miei gusti questa macrotrama è piuttosto affascinante, ho però trovato le varie sottotrame spesso piuttosto irrealistiche ed ingenue: per fare un solo esempio, tra i tanti possibili, ho trovato assurdo che il fatto che nonostante sia ufficialmente ricercato da tutti, il protagonista possa presentarsi col suo vero nome, e comunque non essere catturato ne riconosciuto da nessuno. Un altro difetto che per me sussiste in questa trilogia, simile per certi versi alla prima, è la scarsa coerenza del carattere dei personaggi: il protagonista è inizialmente un antieroe, un Conan il Barbaro più rabbioso e psicotico, ma ciò non gli impedisce di innamorarsi (e parliamo proprio di amore, non di attrazione) a prima vista di una ragazza che tra l'altro è frivola e non ha certo un carattere interessante; ciò vale anche per gli altri innumerevoli personaggi, mentre gli unici che si salvano a mio avviso sono Simkin e padre Saryon. Terzo difetto che trovo, anche piuttosto importante, è lo stile: non scorrevolissimo ma comunque piuttosto piacevole, presenta però troppe parti sterilmente descrittive, gli autori ci danno molte informazioni semplicemente raccontandole, e non mostrandole, ricorrendo troppo spesso al cosiddetto"infodump", il che se fatto ogni tanto può anche starci, alla lunga comunque stanca.

Peccato, dunque: peccato perché come ho già detto la trama principale mi era piaciuta parecchio e, aggiungerei, l'ambientazione era piuttosto originale e secondo me molto fascinosa; poteva insomma essere un capolavoro del fantasy, mentre invece così, con tutte queste criticità, raggiunge poco più che la sufficienza. Credo comunque che se siete fanatici del fantasy, qualcosa di degno di essere letto in questa trilogia o potrete pure trovare; altrimenti, però, lasciate tranquillamente perdere e buttatevi su dell'altro, che in giro c'è molto di meglio (anche se ultimamente c'è anche tanto di peggio).

mercoledì 6 agosto 2014

Un nuovo progetto

Forse qualcuno (chissà) si sarà accorto che mentre nei mesi scorsi ho postato almeno una volta a settimana, è da un po' di tempo che non mi faccio vivo, ma sono stato occupato. Un po' è stata colpa della gelateria, un po' invece è anche il fatto che sto lavorando un nuovo progetto, di cui per adesso non vi dico però nulla: spero di vederlo realizzato se non per la fine dell'anno, almeno per metà del 2015, e quando sarà vi farò sapere che cos'è. So che spesso dico così e poi non concludo niente, ma ogni volta che lo dico però sono convinto, e lo sono anche ora: spero però che visto che si scrive facilmente, questo progetto possa andare in porto presto, a differenza degli altri. In ogni caso, sto preparando un paio di post per le prossime settimane: conto perciò di poter tornare al più presto a far leggere a voi, miei inesistenti lettori, qualche nuovo contenuto. Ci aggiorniamo a presto, perciò!

sabato 19 luglio 2014

Enigmi nell'oscurità

E' arrivato il turno di un altro racconto breve per un concorso su un forum, tanto per cambiare, ma stavolta è un racconto abbastanza particolare riferito a quello che scrivo di solito, molto più intimista del solito; nonostante questo, la struttura è quella solita del mio racconto tipico. Tutto qui, per il resto spero solo, come al solito, che vi piaccia! 

Enigmi nell'oscurità

Ormai non ricordo quasi più niente della mia vita, se poi quella che ho vissuto si può definire tale. Tutto è nebuloso, tutto sta lentamente scomparendo nelle tenebre: l’unica cosa che ricordo bene è quel giorno, l’ultimo passato col mio amico Lucio… quel giorno che ha cambiato totalmente la mia prospettiva di vita. 

La madre di Lucio ci aveva mandato a comprare il latte al negozio sotto casa. Ci eravamo mossi senza indugio verso il frigorifero e poi eravamo filati alla cassa: avevamo troppa voglia di riprendere a giocare a scacchi.
«Quanto viene?» chiese Lucio al cassiere.
«Un euro e venti» rispose questo con tono brusco.
«Hai venti centesimi?» mi chiese il mio amico, ma non li avevo, così  fu costretto a tirar fuori una banconota da cinque euro. Raccolto il resto, ci avviammo verso l’uscita, mentre il cassiere continuava a fissare Lucio quasi con disprezzo. Ormai succedeva spesso, che la gente lo guardasse così, ma né lui né io riuscivamo a capirne il motivo, seppur ne avessimo discusso a lungo. In ogni caso, io lo ammiravo: fosse capitato a me, sarei stato solo capace di deprimermi, ma lui era sempre tranquillo, nulla sembrava ferirlo. 

Uscimmo veloci dal negozio ed imboccammo il portone; salimmo le scale di corsa e giungemmo rapidamente alla porta di casa.
«Sei tornato, Lucio? Puoi venire qui un momento?» urlò dal soggiorno la madre del mio amico, una volta entrati. La raggiungemmo, e vedemmo che insieme a lei c’era un’altra persona. 
«Questo è il dottor Guido Naselli, Lucio, ed è qui per aiutarti » spiegò quest’ultima. 
«Cosa? Perché?» rispose il mio amico.
«Beh, ultimamente… Insomma, mi è sembrato che tu stessi male. Forse non è niente, ma se andiamo in ospedale, è meglio. Va bene?»
«Ok, mamma.» 
«Posso venire anche io?» dissi, ma né l’uomo né la donna mi prestarono la minima attenzione, fissando invece il mio amico con uno strano sguardo; quest’ultimo però si girò verso di me e mi fece un cenno affermativo, il solito sorriso sincero stampato sul volto.

Il tragitto tra la casa di Lucio e l’ospedale era piuttosto breve, ma il tempo passò molto lentamente: l’atmosfera che regnava nell’auto era pesante, quasi irreale, e l’unica cosa che spezzava il silenzio era il suono del motore. Io ogni tanto scambiavo qualche occhiata con il mio amico, e nella sua espressione leggevo la mia stessa confusione: “perché la mamma ed il dottore sono così seri e tesi?” ci chiedevamo entrambi, ma senza osare aprir bocca per cercare una risposta. Quando la macchina si fermò, scendemmo e cominciammo a camminare, mantenendo ancora il silenzio: il dottore ci condusse attraverso i corridoi dell’ospedale, fino al reparto in cui Lucio doveva essere visitato.
“Dipartimento di igiene mentale… ma non ha senso!” pensai agitato, leggendo la targa all’ingresso, ma continuai a tacere; dopo aver attraversato una larga corsia, penetrammo così in un piccolo studio.
«Dunque, Lucio.» cominciò il dottor Naselli una volta che ci fummo tutti accomodati,  «Tua madre mi ha raccontato che ultimamente te ne stai sempre da solo in camera tua, un comportamento strano per un diciottenne. Vuoi spiegarmi qual è il motivo?»
«Io da solo? Ma non è vero! Tutti i pomeriggi li passo con Marco, invece!» disse Lucio facendomi cenno, la voce che rivelava un’agitazione pari alla mia.
«Marco? E chi è?» fece la madre
«E’ lui, il mio compagno di giochi! » replicò il mio amico  indicandomi, «Non te lo avevo già presentato? Eppure mi pareva di si!»
Naselli e la madre di Lucio si scambiarono uno sguardo: quello del primo era velatamente triste, ma quello di lei rivelava un vero e proprio orrore. Sottovoce, cercando di non farsi sentire da noi, il dottore parlò all’orecchio della donna, ma io riuscii lo stesso a sentire:
«A questo punto è probabile che lei avesse ragione a preoccuparsi, signora: suo figlio presenta i primi sintomi della schizofrenia.»
Ciò mi sconvolse profondamente, ma mai quanto ciò che la madre di Lucio disse subito dopo, ad alta voce:
«Ma Lucio! Qui nella stanza, a parte tu, io ed il dottor Naselli, non c’è nessuno!»

E poi, il buio. Il mondo mi crollò addosso, dopo la rivelazione di quella che, me ne resi immediatamente conto, era la verità: io non ero reale! Da allora non so quanto tempo è passato, potrebbe essere accaduto un’ora come cent’anni fa: da quel momento in poi sono stato immerso in questa specie di foschia nera, non riuscendo a fare altro che riflettere penosamente. Chi, o cosa, sono io? Da dove vengo, sono solo il parto della malattia di Lucio oppure in qualche strano modo esisto davvero? E cosa mi succederà, quando anche questi pochi ricordi che ormai mi rimangono spariranno nelle vuote tenebre che mi circondano? Non ho una risposta a nessuna di queste domande, a questo punto so solo una cosa. Tante persone dicono che la vita umana è solo una serie ininterrotta di dolori, e poi si muore: probabilmente è vero, ma sapete una cosa? Io non vorrei altro che essere vivo realmente, vivo come un vero essere umano, come voi…  

giovedì 10 luglio 2014

L'amicizia per me

Oggi è il 10 luglio: sono passati quindi due mesi esatti da quando ho aperto la mia gelateria/pasticceria Tentazioni della Gola, come vi avevo annunciato se vi ricordate. Dopo i primi tempi un po' frastornanti in cui la gelateria è rimasta quasi deserta per colpa del fatto che nessuno ci conosceva, le cose stanno iniziando ad andare meglio ed il locale, vista la particolarità della proposta, sta finalmente cominciando ad avere un nome; eppure in questi due mesi, più delle persone che sono venute, io ho notato di più le assenze, in special modo alcune persone che io credevo fossero amiche, che pensavo addirittura mi potessero aiutare, e che invece non si sono fatti vedere nemmeno una volta, il che è anche una delle cause del fatto che il successo lo stiamo costruendo lentamente, invece di partire subito dall'inizio.

Un altro pensiero ricorrente di questi ultimi giorni: Heavy Metal Heaven, il mio sito metal, sta crescendo in questi mesi, sempre più gruppi, anche di una certa importanza, cominciano a metterlo in evidenza ed a cercarmi per una recensione. Eppure, a livello di fan ancora scarseggiamo: seppur piaccia ai musicisti, il sito è comunque ancora piuttosto sconosciuto tra i tanti fan "semplici", e la crescita è lentissima; dall'altra parte, invece, vedo siti che esistono da molto meno tempo e che pubblicano materiale - lasciatemelo dire - di qualità infima, tipo recensioni striminzite o piene zeppe di errori grammaticali da risultare quasi illeggibili, ma che nonostante questo hanno, per esempio su Facebook, più fan (molti, di solito) rispetto ad Heavy Metal Heaven.

I due fatti sono ovviamente facilmente accomunabili: sia Tentazioni della Gola che Heavy Metal Heaven stanno avendo meno successo di quanto avrei potuto auspicarmi. Ma qual è il motivo? In prima analisi si potrebbe dire che ho sbagliato le mie scelte di "marketing", e forse in parte ciò è vero: come ogni azienda, ho fatto cose che ha attratto le persone e cose che invece l'hanno allontanate. La ragione è quindi un'altra, ed io credo del resto di sapere quale sia: è la mia ormai assodata e cronica incapacità di riuscire a stringere qualsivoglia rapporto d'amicizia. Sarà che ormai non ci provo più, che al provare a stringere rapporti che poi finiscono per fallire irrimediabilmente preferisco stare sulle mie e non andare più a cercare le persone: fatto sta che ancora adesso mi stupisco che gente che consideravo, se non amica, almeno di "buona conoscenza" in realtà non sia affatto tale, e che le persone sinceramente "amiche" (quindi non solo amici, parlo anche di Monica, per esempio) che ho si possono contare sulla punta di una mano sola (senza peraltro per nulla riempirla).

Qual'è il motivo alla radice di questa mia incapacità? E' una vita che ci rifletto su ma non riesco veramente a capirlo; so solo che la cosa mi rende triste ed insieme mi fa incazzare con me stesso, sempre di più. Se non altro mi arrabbio per la consapevolezza che mentre Tentazioni della Gola, essendo sul territorio producendo il gelato (che bene o male piace a tutti) potrà crescere sempre più, Heavy Metal Heaven, visto il numero non esagerato di appassionati del genere, non potrà mai diventare grande, nonostante tutti i miei sforzi. Lo stesso vale per questo blog e per i racconti che contiene, e mi rendo sempre più conto, ogni giorno che passa, che mentre tanti "blogger amici" si fanno conoscere l'un l'altro recensendosi a vicenda, il mio sogno di poter vivere, un giorno molto lontano, solo della mia scrittura è di fatto irrealizzabile, perché nessuno mi conoscerà mai; ed ogni volta che penso a questi fatti, mi viene voglia di chiudere sia Hand of Doom che Heavy Metal Heaven. La mia unica speranza è che non venga il giorno in cui io dia di matto e lo faccia veramente; in ogni caso, comunque sia, scusate lo sfogo, spero di tornare presto a post più allegri.

giovedì 3 luglio 2014

Un anno

Oggi è l'anniversario mio e di Monica: esattamente un anno fa, il 3 luglio del 2013 (come vola il tempo!), ci mettevamo insieme, e da allora lei è stata una presenza fissa e bellissima nella mia vita. Potevo quindi, per l'occasione, non dedicarle una poesia? Ovviamente no! Questa comunque non è niente di che, ma spero che almeno al mio grande amore piaccia.

Un anno

Quasi non sembra che sia passato
Un intero anno dal dì in cui
Il primo bacio tu mi hai dato
Rischiarando i miei giorni bui

Allora, scacciati i miei mali
I mesi veloci sono volati,
Pieni di momenti tanto speciali
Come mai ne avevo provati.

E ogni giorno, a tutte le ore
Mi benedici col tuo restare
Nei giorni miei se no sbiaditi

Ma è un’altra la cosa migliore:
Che questo tempo non è singolare
Ma l’inizio d’una vita uniti

martedì 17 giugno 2014

Ancora sul giornalismo

Partiamo dai fatti: domenica sera, appena staccato dal lavoro, erano circa le otto, mi sono diretto verso casa. Ancor prima di imboccare la strada statale in direzione Ancona, però, ho notato che su di essa c'era una lunga fila di macchine ferme, che non scorreva; dopo un po' di attesa, avendone la possibilità, ho perciò girato la macchina, scegliendo di percorrere un'altra strada, molto più lunga ma che almeno non presentava il traffico fermo. La scelta si è rivelata giusta, col senno di poi: mio padre, che era stato in gelateria ma se ne era andato abbastanza prima di me, è infatti arrivato una mezz'ora abbondante dopo di me, essendo rimasto imbottigliato nell'ingorgo causato, ora lo sappiamo, da un brutto incidente automobilistico che ha causato anche un decesso.

Cosa c'entra il giornalismo? La stessa domenica sera, dopo cena, mi sono messo alla ricerca delle cause dell'ingorgo, e le ho trovate in questo articolo del Corriere Adriatico (ne ho anche fatto una copia su Freezepage, per essere sicuro che non lo rimuovano come tanti fanno spesso in questi casi, anche se ne dubito): eppure, qualcosa non tornava, dalla notizia. In essa viene affermato che l'incidente è avvenuto sotto la galleria Valteara, ma ciò non corrisponde alla realtà: difatti rispetto all'uscita di Genga, dove sono uscito, la galleria Valterara è in direzione Fabriano, non nella direzione Ancona, altrimenti la coda sarebbe stata nell'altra direzione, ed io non avrei dovuto cambiare strada. Non è una svista involontaria, inoltre: gli 846 metri sono proprio quelli della galleria Valteara, mentre la galleria Colle Saluccio, quella vera sotto la quale ha avuto luogo l'incidente, è molto più corta, perciò l'errore è stato proprio in maniera convinta e volontaria. Il fatto peggiore è un altro, però: se infatti dare una notizia "fresca" e che potrebbe essere anche parzialmente sbagliata a caldo può anche avere un senso, non è accettabile però che ad oggi la notizia non sia stata corretta, ma anzi l'informazione erronea si sia perpetuata anche in una news successiva (freezepage); ancor peggio è che l'altro quotidiano locale della zona, il Resto del Carlino, non solo non abbia sbugiardato i concorrenti, ma anzi gli abbia copiato in toto la notizia sbagliata (freezepage).

A questo punto, qualcuno di voi forse si chiederà: ma in fondo lo sbaglio è relativo ad un dettaglio infinitesimo, perché accanirsi così? In primis, perché questo non è  un errore isolato, ma si sentono ogni giorno di errori, sviste e bufale finite sui giornali. In secondo luogo, io credo che la questione sia molto importante: la nostra conoscenza dei fatti dipende infatti dai giornalisti, che hanno quindi una responsabilità enorme sulle loro spalle. Per questo, non si possono permettere di sbagliare nemmeno un dettaglio così banale, men che meno se si tratta di un'informazione facilmente verificabile come questa (bastava andare sul luogo, non serviva altro). Oltre a questo, trovo fastidioso che al mio minimo errore in gelateria io perda clienti e quindi guadagni, mentre i giornalisti, privilegiati se possono vivere solo di scrittura, non fanno uno sforzo in più per la correttezza pure se il loro lavoro è ben più facile di quello della maggioranza degli altri; ancor più fastidioso è inoltre il fatto che mentre io con Heavy Metal Heaven (o anche con questo blog) non vedo nemmeno il becco di un quattrino, nonostante l'impegno che ci metto per evitare gli errori e rendere il tutto rigoroso, i giornalisti non ci mettano altrettanto impegno, nonostante siano pagati per farlo. E' qualcosa che mi indigna abbastanza: al contrario di alcuni ridicoli movimenti politici (non faccio nomi ma avete capito), io credo che il lavoro dei giornalisti sia importantissimo, fondamentale, per questo dovrebbe essere fatto con più rigore e con meno superficialità; altrimenti, come suggerivo implicitamente nello scorso articolo sul giornalismo, l'Ordine dei Giornalisti non ha alcun senso, e sarebbe meglio che il titolo di giornalista fosse dato a gente che si dimostra col tempo affidabile e competente, e non semplicemente a chi ha sborsato per fare il corso e superare l'esame.

venerdì 13 giugno 2014

Broken glass

Nuova settimana, nuovo racconto, anche se questo rispetto a quello della scorsa settimana è nuovo di zecca. E' una novella molto breve, con cui ho partecipato ad un altro mini-contest su un forum, e l'ho scritto intenzionalmente come presa in giro ironica ad uno dei "fenomeni" usciti negli ultimi decenni. Per il resto, non vi dico altro; spero soltanto che vi piaccia!

Broken glass

Il silenzio della ore piccole della notte era infranto solo dal lieve rumore prodotto dalle dita di Max che si muovevano rapide sulla tastiera del computer. Tutto era cominciato tre giorni prima: stava scandagliando la rete come spesso faceva, alla ricerca di nuove cospirazioni smascherate da quei pochi ricercatori della verità onesti e non al soldo dei governi, quando si era imbattuto in due articoli che lo avevano colpito. Parlavano di due argomenti molto diversi, eppure l’uomo aveva notato subito alcune somiglianze, e man mano che approfondiva, gli sembrava sempre più chiaro ci dovesse essere un collegamento tra quei fatti apparentemente slegati. I tasselli del puzzle andarono tutti al loro posto man mano che ricercava nuove prove, e l’uomo scriveva febbrilmente da ormai quasi un’ora: troppo clamorosa era la sua scoperta per rimandare la sua pubblicazione al giorno successivo.
“Finalmente il Nuovo Ordine Mondiale creato dai Rettiliani e l’illusione di massa perpetrata attraverso le grandi industrie farmaceutiche con cui esso controlla il mondo verranno definitivamente messi a nudo, e nessuno potrà fare niente impedirlo!” si disse con soddisfazione mentre scriveva le ultime parole dell’articolo sul gigantesco complotto da lui scoperto, prima di prendersi una pausa dal computer.

Dieci minuti dopo, Max tornò nuovamente alla scrivania. Rilesse con molta calma l’articolo, in cerca di errori, ma non ve ne erano: era perfetto, la cosa migliore che avesse mai scritto per il suo blog “La Verità dietro l’Inganno”.
“E’ ora di pubblicare” pensò infine; subito dopo il silenzio venne d’improvviso squarciato da un fortissimo rumore di vetri rotti proveniente dal bagno, che lo fece spaventò a morte.
“Cos’è stato?” pensò l’uomo, il cuore in gola. Il silenzio era già tornato a dominare, ma passò qualche lungo minuto prima che Max si decidesse a muoversi.
“Forza, hai sfidato senza paura le scie chimiche uscendo di casa, puoi affrontare  anche questo” si disse tra se per farsi coraggio, alzandosi lentamente dalla sedia. Percorse il breve corridoio con angoscia crescente ad ogni passo; arrivato alla porta del bagno, dopo un profondo sospiro ne socchiuse la porta. Le luci erano spente, ma un certo chiarore filtrava dai lampioni lì fuori, e nella semioscurità Max scorse un grosso oggetto che giaceva sulle piastrelle al centro della stanza.
“Mio dio, è sicuramente una granata o una bomba al gas nervino… possibile che il Nuovo Ordine Mondiale mi abbia scoperto ancor prima di rivelare la verità?” sussurro piagnucolando. Per un minuto rimase a fissare sgomento l’oggetto, paralizzato dalla paura, ma nulla accadde. Cautamente, allora, facendosi forza, fece un passo in avanti, pronto al minimo segnale di pericolo a darsela a gambe; tuttavia di nuovo niente si mosse. Seppur l’agitazione fosse ancora tanta, l’uomo continuò ad avanzare verso l’oggetto misterioso, finché esso fu a portata di braccio; facendo allora appello a tutto il suo coraggio, Max lentamente lo raccolse in mano.
“Forse è difettosa” pensò ad alta voce, mentre ormai rapidamente la tensione gli veniva meno, sostituita dalla curiosità: fu allora che decise di accendere la luce. Appena vide che cos’era in realtà ciò che aveva infranto la sua finestra, qualcosa scattò dentro la sua mente: forse tutta la storia dei complotti, del Nuovo Ordine Mondiale, di Big Pharma e delle scie chimiche era andata veramente troppo oltre, forse erano tutte grandissime stupidaggini che di sicuro non valevano tutta quella paura. L’angoscia lo abbandonò del tutto, sostituito dalla stanchezza pesante di quei tre giorni passati praticamente insonni, così Max decise di andare a letto seduta stante; mentre usciva dal bagno, con noncuranza lasciò così lì la semplice, comunissima pietra che aveva infranto la sua finestra ed il foglio  di carta in cui era arrotolata, in cima al quale stava scritto:
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E più sotto:

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giovedì 5 giugno 2014

Fuori

Vi ricordate quel concorso intitolato "Distopie Impure" a cui vi ho detto di aver partecipato qualche mese fa? Ebbene, ieri l'organizzazione del concorso, con questo post, ha annunciato il suo  annullamento ufficiale: motivo di ciò è il fatto che ventisei dei trenta racconti giunti agli organizzatori non sarebbero distopie (il mio compreso, ovviamente). Ciò che penso a riguardo: probabilmente gli organizzatori hanno un concetto di distopia molto più restrittivo di quello inteso comunemente, e che la causa di questo "fallimento" è che non hanno saputo comunicare ciò che volevano realmente (linkando per esempio la pagina wikipedia che descrive il "senso allargato" di questo sottogenere letterario), altrimenti non si spiega come ci siano state ventisei (e non una o due) defaillance del genere. Inoltre, ho il sospetto, seppur non fondatissimo, che il mio racconto non sia stato effettivamente considerato non distopico, ma proprio non sia affatto arrivato ai destinatari, e che quindi io di fatto non abbia nemmeno partecipato a questo contest: ho chiesto anche lumi, in proposito, in tempi non sospetti, ma non mi è stato risposto, alla fine.

Un disastro e un'ingiustizia, quindi? Forse, ma a questo punto non ha più importanza, e non è del resto minimamente nelle mie intenzioni mettermi a contestare il risultato. Mi sento però di pubblicare il racconto con cui ho (forse) partecipato, visto che secondo me comunque merita: si intitolato Fuori e potete leggerlo e scaricarlo come pdf a questo indirizzo (la password per accedere al documento è: Satana666). Diversamente dal solito, giunti a questo punto,non vi parlerò di come sia il racconto: vi basti sapere che è il mio scritto fin'ora più ambizioso; inoltre, cosa anche più importante, la sua storia mi ha appassionato a tal punto mentre lo mettevo a punto che ho deciso di proseguirla, scrivendo altri racconti in modo da creare un collage che poi andrà a formare una storia unitaria (che poi verrà proposta per essere pubblicata). Anche più che negli altri casi, per tutto questo, il mio invito è a leggerlo, e magari a farmi sapere se vi è piaciuto o meno: spero quindi che lo farete numerosi!