sabato 26 novembre 2011

Aurora

Dopo diverse settimane di lavoro (almeno due, quelle passate dal mio ultimo post qui, peraltro di scarno contenuto) abbastanza intenso, sono riuscito ad ultimare il sesto capitolo del mio romanzo, dal titolo "Aurora". Sto incontrando più difficoltà del previsto, e penso ci vorrà ancora molto tempo per vederlo ultimato. Come al solito, chi volesse il capitolo come i cinque precedenti, può liberamente chiedermeli.

Aggiornamento: il capitolo è disponibile a questo indirizzo

sabato 12 novembre 2011

Era ora!

Questo governo, che ci ha regalato perle quali "Eluana poteva avere ancora figli" e tante altre stupidaggini, discriminazioni nei confronti di stranieri, gay, non-cristiani e portatori di handicap, comportamenti moralmente ed eticamente sbagliati e cattivo gusto a più non posso, oggi, 12/11/11 è oramai finito (anche se non c'è ancora l'ufficialità, ma presto ci sarà). Sono contento, e con me milioni di italiani; e non poteva esserci notizia più bella, dopo quella della reunion dei Black Sabbath di ieri, per me. Era ora!

giovedì 10 novembre 2011

A quando la liberazione?

No, non mi sono dimenticato del mio blog, anche se è un po' che non ci posto; ma ho avuto un periodo intenso, e non ho potuto produrre niente da pubblicare. Ora ho scritto un paio di poesie, oltre ad aver quasi ultimato il sesto capitolo del mio romanzo e ad un paio di racconti che col tempo posterò. Per adesso, però, godetevi questa mia poesia triste, che non sarà nulla di che ma mi pare caruccia, pur essendo della solita tristezza che tanto mi affligge in questi mesi. Spero che vi piaccia.

A quando la liberazione?

Ogni dì che passa
La mia anima piange
E il mio cuor, sì sensibile
Sempre più greve sento

Tanto disperato son
Che la notte, prima di dormir
Invoco la morte su di me,
Che mi liberi dal dolore
E prenda la mia esistenza
Che non vivo, ma subisco
Ogni giorno di più.

Ma ogni nuova mattina
Mi risveglio, e maledico
Questa vita che non mi lascia
Riposare in pace

lunedì 24 ottobre 2011

Immobile allo scorrere del tempo

La prima cosa che volevo esprimere con questo post era un sentito ringraziamento, verso tutti quelli che hanno reso possibile questo risultato: raggiunto (e superato) il numero 3000 di visite, in due anni e mezzo mi sembrano non poche, per un piccolo blog come il mio personale. Grazie davvero a tutti. In secondo luogo, vorrei esprimere il mood triste di queste brutte giornate (con tutto quello che sta capitando, a me ma soprattutto nel mondo, e basta aprire un sito qualunque di notizie per rendersene conto) con una poesia che ho scritto qualche tempo fa e che non parla di attualità, ma della mia "condizione". E' la solita poesia triste, spero che piaccia a tutti voi miei lettori.

Immobile allo scorrere del tempo

Davanti allo schermo
Di un computer, stanotte
Come inebetito me ne sto
E guardo il tempo scorrere

Tante storie mi passano accanto
Bellissime, di amicizia, di sorrisi,
Di felicità, d’amore, ma è come se
Io fossi dentro una bolla senz’età:

Da essa vorrei uscire sempre,
Vorrei conoscer gioia e vero amore
Ma per qualche ragione che non so
Posso solo rimanere qui a guardar

Così tante ragnatele crescono
Su di me, mentre invecchio,
Non aspettando ormai altra cosa
Che la fine ultima dei tempi

sabato 22 ottobre 2011

I figli di Ade

Come promesso, ecco il racconto di cui parlavo tempo fa. Dopo aver letto questo post sull'ottimo blog "Fuffologi e creduloni.... Se li conosci non ti uccidono", ho ideato questo racconto, di fantascienza e con richiami steampunk. Spero sia di gradimento per i miei lettori.

I figli di Ade

Su Hold, il maggiore satellite del gigante gassoso Fold, viveva, tanto tempo fa, la razza cosciente degli Holdiani. Erano un popolo pacifico, unito tutto da una sola lingua, da una cultura e da alti valori che tutti condividevano. Erano molto avanzati, da tutti i punti di vista: avevano delle macchine a vapore che non inquinavano, basate sul surriscaldamento del metano da liquido a gassoso tramite reazioni chimiche che non contaminavano il pianeta in alcun modo, visto che lo scarto ultimo di produzione era la stessa ammoniaca così presente già della loro aria. Non erano però solo sviluppati sul profilo tecnologico, ma anche su quello culturale: nessun conflitto di classe vi era mai stato, il progresso scientifico aveva aiutato gli Holdiani a non essere più soggetti al lavoro manuale, e ora si dedicavano in ogni modo alla cultura, alla scienza e alle arti, in un fervore intellettuale enorme. Anche sotto il profilo sociale erano alquanto progrediti: non esistevano più guerre, tutti i conflitti si risolvevano con le parole, invece che con le armi. Non solo, nemmeno il crimine esisteva più: vivevano tutti in benessere, in pace e in equilibrio con la natura, e nessuno si sarebbe mai azzardato a compiere la benché minima mancanza di rispetto verso il prossimo. Il satellite Hold viveva così tanto in armonia con se stesso, che dai suoi abitanti veniva chiamato anche “Devilmen” ossia pianeta paradisiaco (da “devilm”, che in Holdiano era il paradiso, e da “en” che in quel linguaggio significava appunto “pianeta”).

Purtroppo, però, gli Holdiani vivevano in un sistema stellare ancora in pieno sviluppo, dove i pianeti esterni cambiavano orbita ad ogni incontro ravvicinato, causando molti problemi anche ai pianeti interni. Per esempio, il terzo pianeta interno, il roccioso Valen aveva subito un impatto da un grandissimo asteroide che gli aveva staccato una parte. la quale ora gli orbitava intorno come un anello di detriti, non dissimile da quelli che possedeva il pianeta Fold; e il quinto pianeta interno, Garen, era finito distrutto dalle innumerevoli collisioni e dall’influenza di Golen, il sesto pianeta ma primo dei gassosi, nonché più massiccio dell’intero sistema, diventando una gigantesca fascia di asteroidi intorno agli altri quattro pianeti rocciosi; e questa fascia, subendo sempre l’influenza di Golen, causava altri pericoli di impatto agli altri pianeti esterni. Erano tutti pianeti disabitati, certo, troppo caldi per avere metano allo stato liquido, e quindi inadatti alla vita, o almeno alla forma in cui si erano sviluppati gli Holdiani, che pure erano molto adattabili, e si trovavano bene lungo la loro orbita seppure fosse piuttosto eccentrica, lungo il suo percorso ellittico.

In un certo momento, la biologia degli Holdiani fece un balzo incredibile in avanti. Moltissimi esperimenti erano falliti, ma i biologi Holdiani credevano fermamente nella loro riuscita; e finalmente, nell’anno 8034 del loro calendario (dove un anno corrispondeva ad una rotazione del pianeta Fold intorno al sole), riuscirono a creare una forma di vita nuova, che non si era mai visto prima. Questo essere vivente, un semplicissimo batterio, non era basato sul silicio, come erano loro, ma sul carbonio. Per questo si pensava che quella forma di vita avrebbe potuto proliferare di più, in ambienti ricchi di quell’elemento, come potevano essere i pianeti rocciosi, dall’atmosfera di biossido di carbonio. Non solo: quegli esseri viventi avevano bisogno di un ambiente in cui la vita Holdiana non poteva sopravvivere, con temperature altissime e soglie di radioattività minime rispetto a quelle di Hold, e avevano bisogno di ossido di idrogeno invece che di metano, per raffreddarsi e per le loro funzioni biochimiche. Pochi anni dopo, tuttavia, vi fu, all’improvviso, un’altra la scoperta scientifica, astronomica in questo caso, che catturò l’attenzione di tutto il pianeta: ci sarebbe stato un nuovo passaggio ravvicinato tra Fold e Golen, causato dall’impatto di quest’ultimo con un asteroide gigantesco, grande quasi quanto uno dei pianeti rocciosi interni. In questo incontro ravvicinato, il sistema si sarebbe stabilizzato del tutto, portando tutti i pianeti esterni, da Golen fino al lontano Nelen, ad avere un’orbita quasi circolare; ma purtroppo questo avrebbe avuto il costo di mettere il pianeta Fold su un’orbita parabolica, che l’avrebbe portato a uscire dal sistema in via definitiva. La prospettiva era quindi terribile: per non morire, tutto quanto era presente sul satellite Hold doveva essere trasportato altrove, su una delle lune di Golen o in un luogo analogo. Purtroppo, però, non c’era abbastanza energia per farlo, l’unica forma di cui gli Holdiani disponevano era quella del vapore di metano, insufficiente per far volare nello spazio anche un solo Holdiano con velocità di fuga, figurarsi il trasferimento di un’intera civiltà o addirittura di un intero ecosistema. Eppure, qualcosa si poteva far uscire dalla densa atmosfera, anche se di scarsa massa, al massimo di peso equivalente a qualche chilo. I biologi più eminenti di Hold, venuti a conoscenza di questa possibilità, decisero di portare la nuova forma di vita fuori dal pianeta, e possibilmente depositarla in un luogo dove essa avrebbe potuto vivere da sola. C’era, nel sistema, un posto del genere, anzi due: Valen e Solen, due pianeti molto simili per caratteristiche. Sarebbero stata la culla ideale per quella nuova forma di vita, creata in laboratorio, e che necessitava quel calore che solo in un pianeta rovente come Valen, o uno poco più freddo ma con una densa atmosfera come Solen avrebbe potuto dar loro.

Il giorno prestabilito arrivò rapido, e due piccole navicelle a vapore si sollevarono piano da terra e superarono la velocità di fuga, dirette ai due pianeti con il loro preziosissimo carico. Poi, dopo pochissimi giorni Holdiani, Golen si avvicinò, e sparò via Fold dal sistema solare. Dopo qualche anno, il popolo Holdiano si preparò a ibernare se stesso e tutta la natura di Hold, in attesa di eventuali passaggi vicino ad altre stelle, una possibilità improbabile ma presente. Gli astronomi uniti ai biologi, però, in attesa dell’ibernazione, continuavano a guardare ancora al sistema solare interno, dove era stata spedita la vita, in attesa di vedere come si sarebbe evoluta la cosa. In diversi secoli, poterono ammirare la vita germogliare sia su Valen che su Solen; ma quest’ultimo venne colpito improvvisamente da una cometa, in un impatto che gli fece perdere gran parte della massa e per questo anche l’atmosfera; e la vita non poté che scomparire. Ma dall’altra parte, intorno a Valen, l’anello si era compattato in un grandissimo satellite, che ora proteggeva il pianeta dagli impatti degli asteroidi; e la vita lì proliferava benissimo, anche meglio che su Solen, come non si era mai visto in nessun luogo. Così, con la consapevolezza che la vita sarebbe proseguita almeno su un pianeta del sistema, gli Holdiani si ibernarono, in attesa di uno sperato disgelo dopo gli eoni di viaggio libero nello spazio che li aspettava.

La conferenza stampa era una di quelle epocali, la scoperta scientifica era immensa. Gli scienziati avevano lavorato per anni ed anni, ma infine erano riusciti a capire, attraverso simulazioni sempre più complesse, come aveva dovuto essere il sistema solare all’inizio dei suoi tempi. Dopo secoli, ora, finalmente la simulazione era praticamente perfetta; e la scoperta più grande era che c’era stato un altro pianeta gassoso nel sistema, che poi era stato espulso dal sistema da un incontro ravvicinato con Giove, e vagava ora per il cosmo, libero. A quel pianeta, gli scienziati avevano dato il nome di Ade: e anche se non si poteva osservare, essendo ormai, in quattro miliardi di anni, andato perduto nelle immensità dell’universo, era ormai una realtà scientifica il fatto che questo pianeta era esistito, nelle prime fasi di vita del sistema solare. Era una scoperta straordinaria, che eclissava anche quella, di qualche anno prima, che la vita in un certo momento era germogliata anche su Marte, prima che questo pianeta perdesse l’atmosfera. Eppure nessuno, nemmeno il più fantasioso dei biologi poteva sapere qual’era la verità: che la razza umana non si era sviluppata da batteri nati sulla Terra, ma che la loro forma di vita era figlia di un popolo molto più antico, gli Holdiani, che avevano donato loro la vita prima di un viaggio verso l’ignoto. Avessero potuto vedere cosa la loro forma di vita cellulare era diventata su quello che loro chiamavano Valen! Ne sarebbero stati orgogliosi, ma purtroppo erano sempre più lontani, ibernati e eternamente in viaggio nello spazio, sulla loro luna che, congelata, continuava a ruotare intorno al pianeta Ade, che loro avevano, eoni prima, chiamato Fold. Così il genere umano andò avanti, e proseguì il corso della sua storia, senza mai riuscire a capire da dove la vita fosse veramente venuta, per tutti i millenni successivi.

lunedì 17 ottobre 2011

Sulle violenze di questi giorni

In questi giorni si sente spesso parlare delle violenze che l'altroieri hanno sconquassato Roma, violenze come in nessun altra parte in Europa, seppur anche lì gli "indignati" hanno manifestato. Vorrei dire la mia: son dalla parte degli indignati ma contro la distruzione dei negozi. Riesco benissimo a capire che ci possa essere rabbia, anche tanta, verso la corruzione e la decadenza dei costumi dei nostri politici e verso l'economia, anche io sono esasperato, e credo che moltissimi siano come me. Tuttavia, dar fuoco alle macchine, o sfondare le vetrine dei negozi non è certo una forma di protesta accettabile, come anche la violenza, che è in ogni caso inaccettabile. Nemmeno la violenza verbale dei politici, che pure è tanta, può giustificare la violenza vera, semmai si risponde ad essa con la stessa violenza verbale, contestando anche con rabbia ma senza distruggere. Per questo, non posso che schierarmi dalla parte di quelli che vogliono quei violenti in carcere, ma anche da quella di chi vuole, in maniera non violenta, contestare il potere di questi anni decadenti.

martedì 11 ottobre 2011

Contro la legge bavaglio

Come ho scritto in un precedente messaggio, sono assolutamente contrario alla legge bavaglio, perché potrebbe essere deleteria per la nostra libertà di scrittura qua, in internet, e non solo: se verrà approvata, l'informazione non sarà più libera. Dite allora "no" alla legge bavaglio, firmate questa petizione, e mettiamocela tutta perché questi pochi politici ignoranti non condizionino più la nostra vita.

domenica 9 ottobre 2011

Inverno per sempre

Intanto che aspettate l'arrivo del racconto (sta arrivando, promesso), ho scritto un altro paio di poesie tristi, e stasera, tra nostalgia e noia, ne voglio condividere un'altra con voi. Questa mi è stata ispirata in parte dall'opera "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco" di George R. R. Martin, che consiglio caldamente a tutti di leggere per la sua bellezza; e null'altro, se non che spero che non vi sia di peso continuare a leggere certe poesie ma anzi le apprezziate.

Inverno per sempre

“L’inverno sta arrivando”
Diceva un vecchio motto
Di una casata ormai sbandata,
Spazzata via, tanto che
Nessuno ne serba il ricordo.

E così è stata la mia vita,
Dopo una breve estate,
Sì troppo corta, invero,
Nel mio spezzato cuore
Ormai l’inverno è tornato
E sembra vi resterà in eterno.

Ed ora solo ghiaccio puro
E il freddo più intenso
Qui dominano senza confine.
Nulla più di vivo c’è ormai,
Solo desolazione e morte.