martedì 10 maggio 2016

Due anni di sfiducia

Oggi, dieci maggio, non è solo il compleanno di Monica - ma colgo lo stesso l'occasione per farle tantissimi auguri! - è anche il secondo anniversario dell'apertura della nostra gelateria. Non è una coincidenza: abbiamo cominciato apposta oggi, per aggiungere una ricorrenza felice a un'altra che lo era già. O almeno, doveva essere felice: all'inizio, con il locale speravamo di raggiungere l'indipendenza economica al più presto. E, perché no, di coltivare rapporti coi nostri clienti, di conoscere persone, di scoprire nuove opportunità, e così via.

A due anni di distanza, dopo due stagioni (e mezza) di esperienza, la nostra visione si è del tutto ribaltata. Abbiamo constatato in primis che, tra il mutuo e le tante spese, ancora non siamo indipendenti. Questo però è il minimo: anche se non abbiamo visto molti soldi, siamo stati sempre accorti. Così, siamo riusciti a pagare tutto senza troppi salti mortali e senza doverci ulteriormente indebitare. Il problema principale non è legato alla sfera economica, ma a qualcosa di ben più alto: riguarda la mia visione del mondo. Per farla breve, in questi due anni ho perso ogni briciolo di fiducia che avevo negli esseri umani.

Non sono mai stato, in realtà, una persona molto fiduciosa nel prossimo. Un po' di misantropia l'ho avuta sempre, e i tanti avvenimenti negativi della mia vita di sicuro non hanno migliorato questa tendenza, anzi. Queste situazioni in cui mi sono trovato hanno avuto luogo però in piccole cerchie. Che si sia trattato di episodi di cyber bullismo, di fallimenti con l'altro sesso oppure di liti che hanno interrotto delle amicizie, le persone coinvolte erano sempre poche. Così quando succedeva qualcosa di brutto, mi buttavo giù molto, ma poi pian piano tornavo a rialzarmi. Non frequentavo più chi mi aveva causato del dolore, e potevo cercare altri interlocutori altrove. Più in generale, nel corso degli anni ho potuto scegliere le persone da frequentare e quelle che invece non mi piacevano.

Da due anni a questa parte non è più possibile, ovviamente. Sono costretto ad avere a che fare con un mucchio di clienti, persone alla cui gran parte non mi avvicinerei nemmeno a un chilometro, se fossi libero di farlo. Non ho mai sopportato le persone maleducate, arroganti, ignoranti, stupide, analfabete: purtroppo però non ho scelta, me le devo sorbire in ogni singolo giorno in cui vado a lavorare. Pensate che io esageri? Credetemi, non è così. In due anni me ne sono accadute di tutti i colori: richieste impossibili, lamentele sui prezzi o sulla qualità del lavoro, atti di maleducazione al limite con la denuncia, il lasciare una sporcizia al limite del vandalismo e tanto altro, quasi ogni giorno. Vi ricordate la lista che ho scritto due anni fa, sui peggiori clienti in assoluto di un locale? In realtà c'è molto altro, tant'è che sto valutando, tra qualche mese, di scrivere un articolo aggiuntivo, con altri dieci casi umani del genere.

Quest'immagine non c'entra molto col tema del post
ma ho voluta metterlo lo stesso perché è bellissima!
Questo per quanto riguarda la clientela: non parliamo poi dei vicini, quelli che vivono nel palazzo sopra alla gelateria. Tra le lotte con loro per buttare l'immondizia (manco i loro cassonetti profumino!) a quelle col ristorante che il palazzo ospita di fianco a noi - e che, con mia gioia sadica, a forza di cercare di farci concorrenza è fallito lo scorso anno - non è stata una vita facile. Io e Monica siamo così stanchi di questa situazione che stiamo valutando seriamente un trasferimento della gelateria in un'altra collocazione. Ma io ormai non ho molte speranze: anche nella nuova location, i vicini saranno odiosi nei nostri confronti nello stesso modo.

Davanti a tutto questo, forse una persona normale potrebbe tirare avanti, senza farsi tante problemi. Io però sono sempre stato diverso, troppo sensibile nei confronti delle ingiustizie, e anche un po' permaloso. Sono anche abbastanza maturo da non scatenare litigi: specie coi clienti, sarebbe soltanto controproducente. Di solito, uso più o meno il metodo con cui affronto i troll online: mi dimostro calmo, gentile e imperturbabile, senza scompormi neanche davanti ai comportamenti più maleducati.

C'è però una differenza fondamentale: mentre su internet riesco davvero a ridere di chi prova a insultarmi, dal vivo essere trattato male mi disturba profondamente. Sarà perché da qualche tempo vedo la rete come qualcosa di meno vero rispetto alla "vita reale", sarà perché in fondo amo di più curare i blog che fare il gelataio, un lavoro che proprio non mi rappresenta, sarà per qualche altro motivo, ma so solo che la conseguenza è uno stress incredibile. Uno stress, peraltro, che mi tengo dentro, che non so sfogare, che mi devasta nel profondo. È proprio per questo che, in questi due anni, ho perso ogni forma di fiducia e di affetto per il prossimo. Riesco ad apprezzare solo alcune cerchie di persone (si, voi lettori di Hand of Doom siete una di quelle - e non lo dico per "leccaculismo"!); delle altre però proprio non voglio sentire parlare.

Insomma, oggi ho poco da festeggiare - a parte, ovviamente, il compleanno di Monica. Pensando alla gelateria, di sicuro non faccio i salti di gioia. È un posto di lavoro ingrato, nel quale di sicuro non mi sento realizzato. Si, ci sono anche lati del mio lavoro che apprezzo: per esempio, mi diverto a scrivere le ricette dei gelati, compito in cui sembra io sia anche piuttosto bravo. Più in generale, sogno un giorno di avere abbastanza soldi per allargarmi, fare l'imprenditore a tempo pieno e non dover più essere costretto al contatto col pubblico. Prima che succeda - se mai succederà - sarò però costretto a incontrare persone con cui non vorrei aver nulla a che fare. E visto che non ci vorrà poco, oggi non gioisco più di tanto.

La domanda: tu che ne pensi dell'intera questione? Se vuoi, comunque, puoi dirmi come vivi tu il tuo rapporto con il tuo lavoro e i suoi problemi.

6 commenti:

  1. Il mondo vero è quello che vivi ogni giorno con Monica (auguri). Il web è poca cosa, non sa di gelato. Ne avresti però di storie da raccontare,

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    1. Sono perfettamente d'accordo. È proprio per questo che se arriva un troll a dar fastidio qui non mi fa nulla, mentre se arriva un cliente maleducato mi prudono le mani :D .

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  2. Vieni a contatto con tante persone, è normale incontrare di tutto di più! La tipologia umana è talmente varia, dal super maleducato al super signore e tutti a gustare il tuo gelato (che dev'essere buono!).
    Trasferisci su carta ogni cosa che ti accade nel locale, secondo me verrebbero fuori delle storielle niente male!

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    1. Si, è vero che ci sono anche persone educate. Diciamo però che per quantità le persone maleducate battono le persone educate dieci a uno, più o meno :D .
      Mi è difficile trasferire su carta tutto quello che mi succede in gelateria. Non solo perché di solito scrivo fantascienza, quindi non sono le storie a cui sono abituato. Soprattutto, però, il problema è che ho una memoria selettiva che mi fa dimenticare i clienti peggiori. Conosco le tipologie di clienti, ma quello che succede tendo a rimuoverlo, quindi non saprei più raccontare una singola storia. Sarà che sono cose talmente brutte che non ci voglio più ripensare :D !

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    2. Fantascienza? Quali migliori alieni di quelli che per il 90% frequentano il tuo locale! ;)

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    3. Potrebbe non essere una cattiva idea, questa. Vedrò se riuscirò a farci un racconto :D .

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