martedì 7 aprile 2015

La fatica di essere un blogger

Tra gli utenti di internet, una quota piuttosto ampia (direi anche la maggioranza, seppur mi manchino le prove scientifiche per affermarlo con certezza) sostiene che il blogging "non sia un lavoro" e che sia assurdo affermare il contrario: motivo di ciò è che tutti, a detta di queste persone, condurre un blog sarebbe semplice, perché basterebbe scrivere "quattro cazzate ogni tanto" per farlo. Ovviamente queste idee provengono da chi non ha mai scritto per un blog: la realtà è infatti ben diversa.

Come si può definire la parola "lavoro"? Io spesso quando uso questo termine intendo il processo attraverso cui si produce un prodotto, qualsiasi esso sia (quindi anche di un post di un blog, per rimanere in tema), ma a quanto pare la maggior parte delle persone non concorda con me: nell'uso comune difatti lavorare indica non solo la fatica in sé ma anche il guadagno monetario che ne consegue. Se usiamo quest'ultimo significato del termine, allora tenere un blog non è in effetti un lavoro, almeno nella maggior parte dei casi (escludendo quei professionisti che riescono a campare col blogging, anche se comunque non sono poi molti, almeno in Italia). Che sia o meno lavoro, però, quel che è certo è che scrivere dei post un minimo argomentati e buoni da leggere richieda almeno una buona dose di impegno. Si, ma quanto?

La mia personale risposta è: molto. Un esempio sono le recensioni di Heavy Metal Heaven: chi mi segue anche lì sa bene quanto siano approfondite e lunghe, anche se forse è meno intuitivo capire quanto tempo esse richiedano. La genesi di una recensione che deve uscire di lunedì è in realtà piuttosto lunga (tralasciando poi la fase di ascolto ed assorbimento, che è quella di gran lunga maggioritaria): la primissima bozza incompleta la butto giù infatti addirittura il mercoledì precedente, completando poi il tutto il giovedì, e proseguendo con una-due revisioni al giorno fino alla pubblicazione definitiva. Tutto questo impegno serve non solo a correggere gli eventuali errori di grammatica, ma anche e soprattutto a rendere il testo più coerente, logico e scorrevole, insomma ad arrivare al livello di qualità che mi vanto modestamente di mantenere: sono sicuro infatti che senza questo "di più" non avrei nemmeno il piccolo seguito che faticosamente mi sono conquistato fin'ora. Per quanto riguarda invece Hand of Doom, di solito i post "ordinari" richiedono meno fatica (anche se per i racconti vale più o meno la stessa cura delle recensioni, se non addirittura di più), ma comunque diverse revisioni sono necessarie: è anche questo il motivo per cui, per esempio, se per mezza settimana non sono stato in condizioni di salute ottimali, il solito post del martedì salta. Sarò strano? A dire il vero non credo proprio, visto che avendo letto post simili scritti da altri blogger, la mia non è una pratica unica, ma sembra molto, molto diffusa, seppur con le dovute differenze. Tutti infatti tendono ad avere una gran cura dei propri contenuti, ed in generale vedo un perfezionismo molto diffuso, nella blogosfera italiana.

Tutto questo discorso vale comunque solo per il solo lavoro di scrittura, ma nella vita di un blogger che si voglia definire almeno un minimo "professionale" c'è molto altro: l'impostazione delle varie sezioni dello stesso blog in maniera strategia, il marketing, la cura dei social network, l'intrattenere rapporti più o meno stretti con altri blogger, il lavoro di documentazioni e così via, tutti impegni che richiedono altra fatica. Gestire un blog, anche piccolo come Hand of Doom, è insomma una continua sfida, che richiede tempo e soprattutto tanta, tanta dedizione: altro che le "quattro cazzate" di cui sopra!

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