mercoledì 26 maggio 2010

La scomparsa di Morfeo

Dopo molto che non ne scrivevo uno, ecco a voi un racconto inedito (mentre un altro è in preparazione). Il genere è il solito, fantascienza apocalittica, ma in più dentro ci ho messo la mia ormai debilitante insonnia. Potrà sembrare esagerato ciò che succede per colpa della mancanza di sonno continuata, ma vi posso assicurare che essendoci dentro a me ciò che ho scritto sembra tutto fuorché assurdo. Spero comunque che sia di vostro gradimento, il racconto.

La scomparsa di Morfeo

Il piccolo gruppetto di astrofili sulla collinetta scrutavano il cielo con il loro piccolo ma potente telescopio newtoniano, in cerca magari di qualche cometa, o di qualche altro oggetto interessante. Sarebbe stata la cosa più emozionante per loro tornare a casa consapevoli di aver scoperto qualcosa di nuovo; perciò, a turno, guardavano nell'obiettivo, muovendo lentamente lo strumento in una piccola area del cielo. E ad un tratto la scoperta avvenne: uno degli appassionati riuscì finalmente ad inquadrare una piccola zona di forma grosso modo apparentemente circolare e di colore grigio scuro in mezzo al panorama stellato, un oggetto che non era riportato su nessuna delle carte in loro possesso. Possibile che avesse scoperto una nebulosa oscura sconosciuta? L'astrofilo ovviamente non poteva saperlo, così dopo aver avvertito i suoi compagni di ciò che aveva visto, prese il cellulare, e compose il numero dell'osservatorio.

Occorsero pochi giorni di osservazione per capire la natura dell'oggettino scoperto per caso dagli astrofili: si trattava proprio di una nebulosa oscura, relativamente piccola (nemmeno mezzo anno luce di raggio) ma anche molto vicina al sistema solare. La scoperta più sensazionale era però il fatto che la nube si avvicinava ad una velocità estremamente alta alla Terra, ed ecco perché era diventata “visibile” solo poco tempo prima la sua scoperta (o meglio, aveva cominciato a risaltare sullo sfondo stellato come macchia scura). La velocità di avvicinamento era la cosa che colpiva di più: era prossima alla velocità della luce, ma tuttavia, come attratta da una massa invisibile, sembrava quasi rallentare il suo moto man mano che si dirigeva verso il sistema solare, anche se in maniera estremamente progressiva. La scoperta venne divulgata, e per qualche tempo non interessò la popolazione terrestre se non i membri della comunità scientifica e astronomica in particolare. Poi, però, passarono molti anni, e alla fine tutti poterono ammirare quella nebulosa, che da macchietta visibile solo con un telescopio si era trasformata in una grande chiazza scura (che si andava schiarendo lentamente, però, man mano che veniva illuminata dal Sole avvicinandosi ad esso) che più passava il tempo più copriva la volta celeste. La rotta era quella di collisione: e, dopo molto tempo dalla sua scoperta, alla fine la nube entrò nella parte interna del sistema solare, invadendo le orbite dei pianeti interni. La visione che si presentò alle persone fu allora insieme meravigliante ma anche spaventevole, in qualche modo: il cielo era diventato di un uniforme colore beige scuro, mentre il Sole non si vedeva più, ma appena si intuiva dietro alla coltre gassosa. Che cosa sarebbe successo, poi? Il pianeta sarebbe stato disturbato in qualche modo dalla nebulosa? Gli astronomi non sapevano dirlo con certezza, visto che non era mai stato osservato (ne simulato in alcun modo, data l’impensabilità della “collisione”) prima un fenomeno del genere.

La situazione non durò a lungo: La quasi totalità delle polveri venne risucchiata dal Sole, e così lo spazio compreso nell'orbita della Terra, come del resto quello che c'era fino a ben oltre il pianeta Nettuno, torno ad essere praticamente vuoto. Tuttavia, successe un fenomeno assolutamente imprevisto ed eccezionale, che stupì perfino gli astronomi: la parte più esterna della nube, che era di forma pressoché sferica, invece di allontanarsi rapidamente dal Sole o caderci dentro, cominciò, in uno strano gioco di meccanica celeste, ad orbitare intorno alla stella, ormai troppo lenta per sfuggire alla forza gravitazionale del sole. Come risultato, l'intero sistema fu come racchiuso in questo guscio di polveri e gas, quasi come intrappolato; e la visione che si aveva dalla Terra era insieme affascinante e sconcertante. La nube esterna non si era minimamente dissolta, era ancora molto densa, ed essendo anche di albedo molto alto, ossia molto chiara, rifletteva molto la luce solare: come risultato, anche la più buia notte senza Luna era invece comunque in una sorta di crepuscolo etereo, mentre le stelle erano totalmente invisibili dietro alla coltre della nebulosa, e i pianeti risaltavano solo perché erano di poco più luminosi dello sfondo chiaro. L'unico “buco” nella nube era quello che indicava il punto dove il Sole era penetrato, ma era comunque ben poca cosa a quella distanza, mentre il resto del cielo era colorato del pallido beige che la polvere dava loro. Gli astronomi erano sconfortati: non si era mai vista una cosa del genere, in centinaia di anni, nessuna nube con quella composizione e con quel comportamento era mai stata osservata in una qualsiasi parte dell’universo; ma la cosa che più preoccupava loro era il fatto che la nube non consentisse più l'osservazione degli oggetti celesti. E a ragione: in pochi anni, i telescopi diventarono completamente inutili, e gli astronomi furono disoccupati.

Presto, però, sulla Terra successe qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato, e che sembrava stranamente collegato alla nebulosa, anche se non si scoprì mai quale legame occulto ci fosse tra i due fatti. In maniera estremamente lenta, ma costante, ogni singolo uomo si accorse che più passava il tempo e meno riusciva a dormire, anche coloro che di solito non avevano problemi di insonnia. In un primo momento si diede la colpa di questo al chiarore notturno, che interferiva con i bioritmi degli uomini. Poi però la teoria venne accantonata, visto che gli animali non sembravano affatto soffrirne, anche se in teoria anche loro avrebbero dovuto subire gli effetti della luce nottura; e comunque lo stesso fenomeno si manifestava anche tra le persone delle popolazioni che abitavano sopra il Circolo Polare Artico, che erano abituate, per giorni o addirittura mesi, al Sole di mezzanotte, ben più luminoso del riverbero causato dalla nebulosa. Si cercò allora una causa fisica: analisi mediche, biochimiche, neurologiche, e qualsiasi altra analisi clinica non diede alcun esito, semplicemente non c'era motivo perché le persone non riuscissero a dormire, e che il fenomeno fosse condiviso da tutti. Anche le analisi ambientali non diedero frutti, non c’era nulla che non andava, aria ed acqua non erano alterate, sembrava tutto normale; e l’unica altra cosa da fare, analizzare la composizione della nebulosa, era impossibile, poiché essa era troppo lontana per essere raggiunta. Non sembrava esserci nessuna causa all’insonnia: eppure, essa c’era e aumentava di mese in mese, e nel giro di qualche anno nessuno, sulla Terra, riuscì a dormire per più di un ora a notte. L’atmosfera, in quei tempi, si faceva sempre più pesante sulla Terra. Le persone tendevano sempre più ad isolarsi in un loro mondo interiore, allucinate come erano dalla mancanza di sonno e dalla stanchezza mentale, ma anche fisica, che sempre di più l’assenza di sonno causava loro. Più si andava avanti, poi, e più la gente era in preda al malessere del non sonno, malessere che si esplicava in un’irritabilità estrema e in comportamenti che definire lunatici è dire poco. Cominciarono allora screzi tra persone, prima come piccoli litigi, quasi come ce ne erano prima; ma poi la violenza dilagò, ovunque nel mondo. Le forze dell’ordine prima tentarono di arginare l’escalation: ma anche i poliziotti erano umani, e finirono per non interessarsi più all’ordine pubblico minimamente, indifferenti a tutto, quando non commettevano di persona atrocità di sorta. E così, nel mondo, ovunque, dilagarono violenza e morte, mentre la civiltà non esisteva più:ogni uomo e ogni donna ormai pensava solo a soddisfare il proprio ego e i propri piaceri, visto che la sofferenza che l’insonnia estrema causava loro non gli permetteva nemmeno di formulare un pensiero che andassero un minimo oltre le funzioni primarie dell’organismo, mentre i pochi che riuscivano a restare lucidi e a controllarsi dovevano subire l’orrida situazione soffrendone moltissimo, e arrivando infine al suicidio, quando il dolore non era più sopportabile. Le peggiori nefandezze furono compiute: stupri, omicidi a sangue freddo, torture gratuite e immotivate. A nessuno importava più di nulla, il malessere da insonnia era troppo forte.

Questa situazione terrificante non durò a lungo, giusto qualche anno, ma ciò che successe poi fu ancora più orribile. L’uomo più potente del mondo, il presidente della Lega Internazionale della Terra, che fino a quel momento era riuscito a rimanere ragionevole, sopportando il dolore del non-sonno, perse il senno, e ordinò il lancio di tutti i missili atomici che poteva controllare; e lo fece senza un motivo ma quasi per divertimento, come in un gioco malsano. All’epoca i missili erano controllati da computer sotto il diretto comando del presidente, proprio per evitare la follia di qualcuno degli “uomini dei bunker” (visto anche che oramai quelle armi erano solo una precauzione quasi inutile, essendo l’ultima guerra finita da quasi 100 anni). Come spinto da un demone, l’uomo lanciò missili in tutto il globo, ed il risultato, come si può ben immaginare, fu catastrofico: una nube altamente radioattiva si sollevò e contaminò l’intero pianeta, distruggendo quel poco che le esplosioni nucleari non avevano polverizzato. Nulla sopravvisse, nemmeno i batteri, e in pochi mesi, qualche anno dopo la perdita del sonno, il pianeta Terra era un deserto vuoto e brullo, senza più alcuna traccia di vita.

La nave “Sentinella IXX” si trovava nel quadrante M 5 quando arrivò l’avviso che entro tre giorni standard il pianeta abitato n. 287388 avrebbe terminato la Prova. Era un pianeta del quadrante M 6, quindi molto poco distante da lì, poco più di un’ora standard galattica di viaggio iperspaziale. Il capitano, un Baasbiano del pianeta Seqq, avvertì telepaticamente il Centro Scientifico per cui lavorava la missione che sarebbe stata la sua nave ad avvicinarsi al pianeta per vedere gli esiti della Prova, poi inserì nel computer la rotta e lasciò partire i motori, e in breve tempo la nave arrivò nei pressi della Nebulosa di Prova. Spingendo la nave al limite della velocità della luce, il capitano puntò nella nebulosa, dirigendosi al suo interno, mentre per effetto relativistico il tempo interno della navetta rallentava rispetto all’esterno, e la Nebulosa della Prova spariva come programmato, senza lasciare traccia, dopo i tre giorni previsti. In breve tempo (per i passeggeri della navetta) il pianeta abitato fu a portata di telescopio. Lo spettacolo che gli scienziati della “Sentinella IXX” fu sbigottente e assolutamente inaspettato, però: il pianeta era disabitato, completamente, nonché radioattivo. Che ci fosse un errore nei calcoli? Che avessero sbagliato sistema solare? Eppure non sembrava esserci nulla del genere, il pianeta non sembrava quella “Terra”, come i suoi abitanti lo chiamavano, che, circa cinquecento anni standard prima, una delle navi automatiche di ricerca aveva individuato, e che era stato poi analizzato da sociologi e scienziati per anni per comprendere se la sua popolazione era abbastanza avanzata scientificamente e moralmente per poter far parte della Federazione Galattica dei Pianeti. Il responso era stato positivo, la razza terrestre era molto intelligente, anche se ben poco longeva rispetto alla media delle altre razze, e seppur ancora immatura sul campo etico e morale poteva fare dei grandi progressi; così si era deciso di imporre alla Terra la Prova, quella di routine per ogni pianeta, che serviva a vedere se l’aspirante nuovo popolo era adatto in termini psicofisici a stare nella Federazione: se gli umani fossero riusciti a mettersi in contatto telepaticamente con le particelle della nube, imparando tutto ciò che c’era da sapere sulla Federazione da questa, allora il loro ingresso sarebbe stato compiuto; altrimenti, la mancanza di poteri telepatici avrebbe impedito la loro entrata, visto che era impossibile comunicare con gli altri popoli senza poteri telepatici. In quest’ultimo caso, si sarebbe aspettato circa mezzo milione di anni standard, prima di tornare a ripetere la prova, visto che ormai era certo che ogni popolo sviluppava la telepatia, prima o poi; ma erano di più quelli che la sviluppavano presto, visto che tra i quasi 300 mila pianeti che avevano avuto quella Prova in due milioni di anni standard, solo un paio di centinaia non l’avevano superata, e metà di essi l’aveva ripetuta in seguito, passandola senza problemi. Che cosa era successo, quindi, visto che la Terra era il primo pianeta a subire questa sorte? Il gruppo di sociologi e scienziati si collegò telepaticamente alla Nebulosa di Prova che stazionava nell’iperspazio, e apprese tutto ciò che era successo sulla Terra, tutti i tristi fatti che erano successi nella Prova. Ognuno ne fu profondamente turbato, e insieme si sentirono tutti responsabili della fine di quel bellissimo pianeta; ma nessuno poteva sapere che i terrestri erano così vulnerabili alle onde telepatiche, nemmeno gli scienziati che li avevano analizzati lo avevano capito; perciò, con la morte nel cuore, si decise di comune accordo di non incolpare nessuno.

La nave ripartì, diretta a Linadris, il pianeta centrale della galassia, per poter spiegare a tutti cosa era successo. E lì rimase la Terra deserta, orbitante tristemente intorno al suo Sole nel suo sistema solare un tempo così vivo ed ora morto per sempre.

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