martedì 20 marzo 2018

Come gestire il fallimento

Forse lo avrai visto anche tu: una settimana fa qui su Hand of Doom usciva "8 brutture fastidiose nelle opere di fantascienza". Come post, ha ricevuto un numero di visite soddisfacenti, nella media del mio blog, ma pochi commenti: gli unici due sono stati scritti da un unico lettore (grazie, Gabriele!).

Visto che, tra l'altro è un articolo a cui tenevo in particolare, se questo fosse successo fino a qualche mese fa, mi sarei arrabbiato. Magari non l'avrei espresso in pubblico, ma la mia reazione sarebbe stata negativa. Tuttavia, visto che nell'ultimo periodo ho cambiato approccio con la vita in generale, anche la mia reazione a situazioni di questo tipo è cambiata in maniera radicale. Ecco perché ho preso questo "fallimento" con assoluta serenità: vuoi sapere come ci sono riuscito?

... ma in fondo, perché scrivere un papiro del genere, se
Winston Churchill ha sintetizzato l'intero concetto in una
sola frase? (crediti dell'immagine: Pinterest)
In parte, è stata una questione di pura esperienza. Dopo tanti anni, ormai conosco quali post sono più letti e commentati, e quali invece ricevono meno attenzione. Sono arrivato persino al punto da saper valutare già prima di pubblicare se un post avrà più o meno successo della media, e di norma non sbaglio.

Così è stato anche per il post di martedì scorso: so bene che i miei post a tema fantascienza sono meno amati di altri (che mi piaccia o meno, è un fatto e non posso che accettarlo). Di conseguenza, ancor prima di scrivere la prima parola, ero consapevole che non sarebbe stato molto commentato. Tra l'altro, se l'ho scritto lo stesso, è stato solo per il puro piacere di farlo.

Soprattutto, però, la mia calma deriva dal fatto che ora riesco ad analizzare la situazione in maniera lucida,senza la distorsione delle emozioni negative di un tempo. Per esempio,  posso dire che "fallimento" è una parola grossa per descrivere questa situazione. È solo un mio post che non è piaciuto ai miei lettori: non è la prima volta che succede, non sarà l'ultima, e di sicuro questo non è un dramma.

Ma ammettiamo per un attimo che sia davvero un fallimento: con chi dovrei arrabbiarmi? Di sicuro non con te e con gli altri lettori: non è di certo una colpa se non vi è piaciuto, o se non vi è venuta la voglia di commentare. Quindi, dovrei arrabbiarmi con me stesso? E perché? Mi sono divertito a scrivere quell'articolo, e non solo: non sarà piaciuto, ma secondo me rimane valido. Che razza di motivo è per arrabbiarsi?

Di fatto, non credo che ci sia un "colpevole": è successo e basta. Del resto, in generale situazioni negative, errori e in fallimenti fanno parte della vita: succede a ogni singola persona nel mondo e nessuno, nemmeno campioni, celebrità e geni nel loro campo ne sono immuni. Quindi, che senso ha angustiarsi per qualcosa di inevitabile, del tutto normale e che per giunta spesso non ha nemmeno gravi conseguenze negative?

Considerando poi che sono proprio errori e fallimenti a permettere a chiunque di crescere e migliorare, arrabbiarsi quando le cose vanno male è soltanto un'assurdità. Molto meglio è accettare la loro inevitabilità con calma, ed evitare ogni possibile risposta emotiva di carattere negativo, che non serve a nulla se non a farti stare male e a limitare di molto la tua capacità di reagire al fallimento nella maniera più opportuna.

Pensaci: quante volte, sotto l'effetto della rabbia, hai detto e hai fatto cose che non avresti mai voluto dire e fare? Immagino moltissime: io lo so bene, anche a me capitava - e, più di rado, capita tutt'ora. Ma non è solo questo: la rabbia, come il senso di colpa e la vergogna, sono come un muro che ti impediscono di vedere le soluzioni ai problemi e le opportunità che si celano dietro al fallimento. Che invece, con la capacità di analizzare una situazione e uno spirito sereno, diventano molto più chiare e facili da individuare.

Scritta così, può sembrare un metodo quasi banale: dopotutto si tratta soltanto di usare il cervello in maniera razionale e lasciare da parte rabbia e paura. Ma in realtà non lo è per nulla: io ho dovuto impararlo da zero, mi ci sono voluti mesi, e anche ora so che posso ancora fare meglio, da questo punto di vista. In generale, trovare il modo per gestire il fallimento nella maniera giusta è davvero arduo.

Direi che la colpa, come spesso succede, è della società e dell'educazione odierne. Fin da bambini, nessuno ci insegna che gli errori sono una componente impossibile da eliminare nella vita, né che si possono sfruttare per crescere e migliorare. Al contrario, fanno in modo che il fallimento sia solo una colpa di cui vergognarsi; se poi è un caso grave, siamo spinti addirittura ad annullarci, a non pensare più a noi stessi come persone, ma come proprio la personificazione del fallimento stesso.

Questo tra l'altro è alla radice di un sacco di nevrosi e di problematiche che affliggono oggi il nostro mondo. Che dire di quelli che si sentono dei falliti o addirittura si suicidano perché non sono riusciti a trovare un lavoro (come se fosse colpa loro)? Per non parlare poi di chi soffre per "errori" che poi nemmeno sono tali, ma sono solo percepiti: per esempio, è così per l'omosessualità, eppure molti vivono male o addirittura come sbagliata quella che è solo un'inclinazione naturale.

Ecco perché, come detto, oggi non è affatto facile imparare a gestire al meglio il fallimento. Ed ecco perché, secondo me, nonostante la difficoltà è importante impegnarsi con tutte le proprie forze per farlo. Perché non si può fare altrimenti se si vuole vivere davvero, invece che limitarsi a respirare e sopravvivere, dominato da sensi di colpa, paura di sbagliare e vergogna - e manipolato da chi sa come usare queste emozioni a proprio favore e non ha scrupoli a farlo.

Quindi, ecco cosa devi fare: non avere paura degli errori, e se capiteranno affrontali con serenità e la lucidità di sapere che difficilmente sono davvero irreparabili. Ma soprattutto, con la consapevolezza che se sbagli, non diventi tu stesso lo sbaglio: al contrario, se l'errore può cambiare la bella persona che sei e il suo valore, può farlo solo in meglio, con l'esperienza che puoi ricavarne. E se poi si tratta di errori e di fallimenti di entità minuscola, come un post poco commentato, beh... davvero non c'è altra risposta logica!

La domanda: tu come gestisci errori e fallimenti? E che ne pensi del mio metodo?

18 commenti:

  1. Spesso vedo nei tuoi post quasi delle autogiustificazioni e/o training mentali. In realtà credo che le cose siano più semplici di quanto le nostre seghe mentali vogliano farci credere: fallimenti? insuccessi?
    Io ad esempio non ti commenterò mai, o quasi mai, un post sulla fantascienza, che aborro. Idem vampiri, zombie.
    Quindi eccoti spiegato perché con me hai fallito.

    Io stesso noto "fallimenti" o stranezze nei miei post.
    Ad esempio retrospettive molto corpose e faticose da scrivere... ricevono molto più successo sui social, con gente che nemmeno mi legge abitualmente o forse proprio manco sa che posto ogni giorno.
    Ed è successo anche che le visite si dimezzassero, idem i commenti.
    Succede.
    Io, semplicemente, non ci penso: non è un'azienda, e comunque poi tutto torna normale. Certo, se la cosa è reiterata inizierei a pensare a quale potrebbe essere la causa, ma non è il caso :)

    Moz-

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    1. Ma che auto-giustificazioni XD . Semplicemente, in questo post racconto del perché una volta avrei vissuto come un fallimento che il mio post non sia stato commentato e che ora non lo vivo come tale, ma anzi sono più che sereno. Tutto qui :) .

      Quindi so benissimo che fallimenti e insuccessi spesso sono solo seghe mentali, come dico anche nel post. Ed è anche per questo che penso che la serenità sia la reazione più logica, in caso di "fallimento".

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    2. Sì, la serenità sempre e comunque, perché non si può fallire per sempre (vedi? Non hai parlato di zozza fantascienza in questo post e pare che abbia avuto più successo del precedente, no? XD)

      Moz-

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    3. Per la verità, visto quanto è stato frainteso ritengo questo post un fallimento vero, molto più che il post sulla fantascienza. Ma anche in questo caso, la cosa in fondo mi dà fastidio solo relativamente, e la prendo con tranquillità. E' capitato già in passato, e capiterà di sicuro ancora in futuro: l'unico modo per fare che non succeda più è chiudere il blog. Ma di sicuro, non ho la minima intenzione di farlo :D .

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  2. A volte secondo me alcuni post non necessitano di commenti, si apprezzano e basta. :-)

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    1. Niente da dire: sono d'accordo al 100% ^^ .

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  3. Il mondo in cui viviamo ci dice che dobbiamo essere sempre persone di successo e di conseguenza il fallimento si vive con un grosso carico di negatività. Però ci si dovrebbe forse anche chiedere se quello che percepiamo come un fallimento, sia tale. Nel caso specifico hai detto di avere avuto delle visite, quindi magari il post è stato letto e apprezzato ma nessuno ha sentito di dover aggiungere altro. Capita a volte proprio con i post a cui teniamo di più, lo dicevo ieri da me.
    E poi c'è da tener conto che la fantascienza è un argomento di nicchia, non interessa a tutti, forse i tuoi lettori semplicemente leggono altro (io per esempio!).

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    1. Mi sa che non sono stato molto chiaro nello scrivere questo post - anche leggendo i commenti sopra al tuo. Perché è proprio questo che intendevo: una volta avrei percepito la mancanza di commenti come un fallimento, ma ora ho imparato a gestire meglio queste situazioni e non lo considero più tale :) .

      Comunque, non considero nemmeno questo post (quello su cui stiamo discutendo) un fallimento, pure se è stato frainteso: anche queste sono situazioni che capitano, dopotutto ^_^ .

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  4. Ciao Mattia, io sono una lettrice silente del tuo blog, a parte uno sporadico commento di qualche tempo fa. Perché? forse perché non sempre un lettore ha voglia di dire la sua, su un argomento poi su cui si sente poco ferrato. Inoltre se non si ha una rapporto condiviso, e quando dico condiviso mi riferisco a una reciproca voglia di saperne di più uno dell'altra, in fondo non è davvero il parere che si cerca, ma solo far sapere delle cose agli altri. Io la vedo così

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    1. Come ho già detto sopra, chiunque può avere qualsiasi motivo per non commentarmi: a me la cosa non dà fastidio, né lo incolpo, né tanto meno ritengo un fallimento un post che non riceva neanche un commento. E comunque, non era proprio questo l'argomento del post :) .

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  5. Prego Mattia, non c'è di che! :-)
    Ma...se il fallimento dell'articolo o del blog si dovesse misurare dal numero di commenti...AAAARRRGGHHH!!! allora il livello di gradimento dei miei articoli dovrebbe tendere a meno infinito! :-D

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    1. Ah, io ogni tanto commento da te :D . E comunque, come ho già sottolineato nel post e nelle risposte agli commenti, so benissimo che un post non commentato non è un fallimento, anzi.

      Del resto, come ho detto trovo molto più fallimentare questo post - che forse è addirittura il più commentato della storia di Hand of Doom - che quello della settimana scorsa. Visto il risultato, però, è un bel fallimento :D !

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  6. Il tuo metodo è quello giusto per affrontare i fatti spiacevoli della vita rendendoli opportunità di crescita... per poi scoprire magari che non sono così spiacevoli. ;) Quanto al post sulla fantascienza, avrai certo messo in conto che il genere non interessa a tutti.

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    1. Mi fa piacere che almeno a te il mio metodo sia piaciuto ^_^ .

      Comunque sì, lo dicevo già nel post: ormai ho un certo fiuto su quali post ricevono più commenti e quali no. E non sbaglio quasi mai :D .

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  7. Il fatto che non ci siano commenti non è indice di fallimento.
    Che poi, trovo sia una parola "grossa" e un po' fuori luogo.
    E ti spiego perché.
    1) Il blog è tuo e scrivi quello che ti pare. Si spera che sia quello che ti piace, altrimenti chi te lo fa fare?
    2) Commentare non è sempre necessario. Meglio farlo quando si ha qualcosa di reale e possibilmente di costruttivo da dire. I commenti con bravo, bello, sono d'accordo sono inutili.
    3) Gli argomenti che trattiamo (nel tuo caso era il post sulla fantascienza) non è che interessino molto alla maggior parte del cosiddetto popolo del web. Se poi aggiungiamo che la lunghezza supera la soglia media di attenzione delle nuove generazioni, allora il dado è tratto.
    Facciamocene una ragione. Oltre le 50 righe (sono ottimista) il calo di lettori è esponenziale.

    Detto questo, come gestisco il fallimento?
    Bene, dopo aver appurato che di fallimento si tratta, devo prima superare la fase di autocommiserazione che può durare da qualche ora a qualche giorno. Dopodiché analizzo se ci sono stati errori da parte mia in modo da non ripeterli. Se la causa è "esterna" ci posso fare ben poco. Valuto inoltre se è il caso di perseverare o di passare a cose che non mi facciano travasare bile.
    Ma se una cosa mi piace e mi fa stare bene non ho bisogno del consenso altrui. Questo è già un successo.

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    1. Non ti offendere (la cosa non mi fa arrabbiare, la prendo anzi con assoluta tranquillità), ma proprio non capisco perché tu e anche altri commentatori state cercando di convincermi che un post senza commenti non sia un fallimento. E' esattamente quello che ho affermato io nella prima parte del post, con tanto di spiegazione :D ! Il post di settimana scorsa era giusto un pretesto per spiegare che una volta avrei vissuto questa situazione come un fallimento; adesso però non è più così :) .

      Per la tua gestione del fallimento, una volta anche io più o meno facevo come te. Ma il metodo nuovo che ho trovato è molto meglio (per quanto riguarda la mia modesta opinione, ovvio): se non altro, mi risparmio sia l'autocommiserazione che la bile, e non è poco :) .

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    2. Ma non mi offendo, per carità, perché dovrei? Ma sembrava che il post in questione fosse la causa scatenante della riflessione sul fallimento. Anche perché nell'incipit, anche se virgolettato, lo chiami proprio così. Poi, nessuno cerca di convincerti, sono opinioni: per me non è un fallimento, ma per qualche blogger è una mezza tragedia. :-)

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    3. Sì, era virgolettato appunto perché non lo intendo in nessun caso come un fallimento, come spiego nei paragrafi subito sotto. E la riflessione sul fallimento era al centro dell'articolo, mentre in fondo quello della settimana scorsa era soltanto un aggancio con cui cominciare. Mi spiace che così in pochi lo abbiano capito :/ .

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