venerdì 29 aprile 2016

"Veloce come il vento" di Matteo Rovere

Alla faccia di chi denigra il cinema del Bel Paese, negli ultimi anni sono usciti grandi film italiani. E parallelamente a ciò, di recente anche generi prima di nicchia stanno vivendo una rivalutazione, con gran piacere di chi come me non è un gran fan del classico "mainstream". Per esempio, Il racconto dei racconti di Matteo Garrone rende giustizia al genere fantasy, così ingiustamente snobbato alle nostre latitudini, mentre Lo Chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti è un film di supereroi molto più convincente della maggior parte dei blockbuster d'oltroceano sul genere. Peraltro, entrambi questi film hanno fatto incetta di statuette ai David di Donatello: un segnale ancor più incoraggiante, in tal senso.

È a questa "nuova ondata" che può allinearsi anche Veloce come il vento di Matteo Rovere. Seppur rispetto agli altri abbia più contatti con il tipico stile drammatico all'italiana, anch'esso ha elementi inediti nel cinema nostrano. A parte qualche sceneggiato biografico, infatti, qui da noi non si era mai visto un film sportivo incentrato sul mondo dell'automobilismo. C'è però un altro particolare che lo accomuna ai film già sottolineato: l'essere di valore alto!

La trama in breve (come sempre, spoiler da qui): la protagonista del film, la diciassettenne Giulia De Martino, è una  promessa del campionato Gran Turismo italiano. A ostacolarla, però, giunge inaspettata la morte per infarto del padre - nonché capo della sua scuderia. Di conseguenza, la situazione si fa subito disperata: la ragazza sarà abbandonata da quasi tutto il team, e resterà sola a fronteggiare i tanti debiti. Come se non bastasse, è costretta anche a badare al fratello minore Nico, e a gestire il ritorno a casa di Loris, fratello maggiore tossicodipendente. La sua unica speranza per tirarsi fuori dai guai è vincere il campionato, ma sembra un obiettivo irrealizzabile. Eppure, proprio Loris, ex pilota di successo caduto in disgrazia, si rivelerà una risorsa preziosa per lo scopo. Il rapporto con la sorella, inizialmente conflittuale, diventerà proficuo: con l'aiuto del fratello, Giulia imparerà a sfruttare meglio il suo talento. Recuperando, sfiorerà quasi la vittoria del campionato; sarà però costretta a rinunciare all'ultima gara e quindi al trionfo, per colpa di un incidente in motorino, causato dallo stesso Loris. Il fratello saprà però farsi perdonare, e alla fine si riconcilierà con la famiglia. Correndo e vincendo una gara clandestina, mettendo a repentaglio la sua vita, riuscirà alla fine a cancellare i debiti e a risolvere i loro problemi economici.  (fine della parte spoiler)

Veloce come il vento è innanzitutto un film drammatico. Le vite dei due protagonisti, Giulia e Loris, sono infatti sempre in bilico: il fallimento, economico ma anche personale, è un fantasma che aleggia sempre su di loro. Una certa forza d'animo, specialmente per quanto riguarda lei, non viene mai meno: è per questo che è facile immedesimarsi nei protagonisti e tifare per loro, nonostante tutto. Oltre a questo, i personaggi principali sono tutti plausibili e ben delineati, e la recitazione di alto livello è un grande aiuto. In special modo Loris, interpretato dal quasi irriconoscibile Stefano Accorsi, impressiona per intensità, sia nei momenti più leggeri che in quelli più drammatici (ma anche Matilda De Angelis è una splendida Giulia). Peraltro, questi ultimi sono entrambi efficaci: le parti brillanti non sono molte, ma le ho trovate molto divertenti. Quelle invece più intense sanno come colpire al cuore con sofferenza.

Dall'altro lato, un difetto il film ce l'ha. C'è una certa mancanza di realismo in alcuni particolari. Ad esempio, alcuni avvenimenti della gara finale sembrano poco probabili. Questo però in realtà non rovina troppo l'esperienza del film. In fondo è chiaro che Rovere si sia voluto concentrare più sull'aspetto umano dei personaggi, sulle loro tragedie e sulla loro voglia di vivere, che sull'ambiente automobilistico. E poi, rivedere su schermo un circuito come Imola, che ogni amante della Formula Uno come me ricorda con nostalgia, è stato comunque bellissimo. Lo stesso si può dire, peraltro, delle scene di gara: le zoomate nei motori, i particolari delle ruote e tanto altro ancora sono protagonisti di scene spettacolari, tra le migliori dell'intera pellicola.

Insomma, se Veloce come il vento non è il film migliore che ho visto quest'anno (il già citato Lo chiamavano Jeeg Robot si prende la palma), è stata comunque una visione di alto livello, molto piacevole, Forse è un po' tardi per invitarvi ad andare a vederlo al cinema, ma appena potete recuperatelo. E, magari, fatelo anche vedere a chi, senza sapere, pensa che il cinema italiano sia solo di scialbe commediole e film noiosi!

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