martedì 6 giugno 2017

L'Isis è colpa tua

Non è mia abitudine usare la tecnica del clickbaiting - ossia usare un titolo accattivante o provocatorio per attrarre la gente sul sito e ricevere visualizzazioni. E se pensate che tra un attimo ci sia un "ma", sbagliate: nemmeno stavolta è così. Forse il titolo di questo post è effettivamente provocatorio, ma non in maniera vuota: parlo di un fatto reale e oggettivo, verificabile da chiunque.

Si può accusare chi si vuole per l'esistenza del terrorismo - e di tante altre forme di criminalità: l'immigrazione, l'ignoranza, il fanatismo religioso, l'imperialismo americano, e così via. E non è nemmeno sbagliato, in realtà: alcune di queste - anzi, quasi tutte - sono concause che hanno un contributo non indifferente. Ciò non toglie tuttavia che il principale responsabile è la società.

Magari lui era il tuo vicino di casa, quello che non hai fatto
altro che chiamare "negro" e "africano di merda". E magari se
tu non l'avessi fatto sarebbe ancora iltuo vicino, forse anche
antipatico ma di certo non un pazzo criminale.
È una realtà dura da accettare e difficile da capire: io stesso per lungo tempo non l'ho fatto - o più probabilmente ho rifiutato di farlo a livello conscio. Forse è perché sono stato educato in un certo modo, e fino a poco tempo fa ero convinto che nonostante tutti i loro difetti valesse la pena valorizzare e amare gli esseri umani.

In quest'ultimo periodo invece ho capito cos'è che muove i terroristi, e perché odiano l'umanità e la società. Sapete perché ci sono riuscito? Perché è lo stesso che provo io. Ogni giorno, con le loro azioni decine di persone dimostrano che sono un fallito, che non valgo nulla, che ogni mio sforzo per vivere una vita almeno decente non servono a niente, che se sono vivo o morto non fa differenza. Basterebbe un piccolo gesto, a volte persino una parola per non farmi sentire così, ma evidentemente per me non ne vale la pena nemmeno uno sforzo così piccolo.

Come dovrebbe reagire uno in una situazione così? Incassando ancora, facendo un sospiro e tirando avanti ancora con tranquillità? Non credo proprio. Ognuno ha un limite in fatto di pazienza, e iol'ho superato da tempo. Adesso non faccio altro che passare le giornate con pensieri di odio verso una o l'altra persona, oppure verso l'umanità in generale. E non nego che ci sono persone a cui farei volentieri saltare per aria quella faccia da cazzo con quel sorriso ebete che fanno mentre continuano a darmi implicitamente del fallito.

Tuttavia, io queste cose non le farò davvero. Un po' è per la cultura in cui sono cresciuto, un po' perché non amo la violenza, un po' perché so che razionalmente ammazzare dieci, cento, mille persone, comunque non servirebbe a niente, nemmeno a farmi stare meglio. Ma a subire lo stesso fosse una persona più ignorante, meno razionale e magari con qualche tipo di fanatismo (religioso o politico non importa), cosa succederebbe? Non serve nemmeno che risponda.

Con questo non dico che i terroristi abbiano ragione, né li giustifico: sono convinto che ognuno, a dispetto del suo vissuto, sia responsabile per le proprie azioni. Ma credo che se la società fosse un luogo accogliente per tutti, formata da persone amichevoli, l'Isis non esisterebbe, o almeno non avrebbe nessun seguito qui in Europa. Quindi sì: io do la colpa principale a tutte le persone che si comportano in maniera aggressiva, sadica o poco fraterna col prossimo.

In questo, non ci sono scuse che tengano: come già detto, sono convinto che ognuno abbia la responsabilità di ciò che fa. Non cercate di giustificarvi citando i politici (che sono in tutto e per tutto espressione del popolo che li elegge, tra l'altro), la crisi, i problemi personali, la maleducazione altrui, cattivo umore e tutto quello che vi può venire in mente. Se la società fa schifo ed è invivibile, i primi a cui dovete dare la colpa siete voi stessi, e finché non lo capirete continuerà a far schifo e a essere invivibile. Ma visto quello che penso, sono convinto al cento percento che questo sia pura utopia. 

12 commenti:

  1. Che t'è successo, Mattia?
    Qualunque cosa sia, mi dispiace, perché il tuo sfogo mi ha dato la misura dell'importanza che essa ha avuto per te.

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    1. Mi è successo di tutto. In parte ho raccontato alcune cose nei precedenti post, ma ci sarebbe tanto altro da dire, forse non basterebbe un libro. Diciamo che riassumendo all'osso, sono anni che nonostante tutti i miei sforzi sono senza un reddito, senza una sicurezza, senza un futuro, e anche senza quasi amici che mi aiutino. Ma negli ultimi tempi le cose sono andate a picco verso il basso, e non so più dove andare a sbattere la testa per risolvere la situazione. Tutto qui.

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  2. Condivido l'assunto di base del tuo post, ovvero che la società è un luogo poco accogliente, nonché la più grande fonte di frustrazione per la maggior parte degli uomini. Ciò nonostante continuo a pensare che noi non siamo delle vittime, e siamo al 100% responsabili di ciò che ci accade, di ciò che viviamo. So che è un'idea molto difficile da accettare, perché il Sistema post-moderno si fonda sul vittimismo. è lo stato stesso ad alimentare questo, perché dare la colpa agli altri rende passivi, e un popolo passivo è controllabile. Quindi, vogliamo combattere questa realtà? Bene. Allora dobbiamo riuscire a non farci schiacciare. Se chi ti dice che sei un fallito suscita in te queste reazioni è perché devi ancora lavorare sulla tua autostima. Succedeva pure a me: la mia rabbia nei confronti del capo, o di mio padre, era in parte legata a un'inconscia consapevolezza di meritare tutto quel male, e al senso di colpa per averglielo permesso. Poi, ho reagito. Ho compreso i miei obiettivi, mi sono data da fare. Perché tu non puoi fare altrettanto? Capisco che i problemi sono gravi, ne abbiamo parlato a lungo, ma se continui a crogiolarti nella rabbia dai ragione a quel sistema che ci vuole male. Ora ti è chiesto di reagire, e di saltare dall'altra parte della barricata, là dove ci sono i Jolly, che non vogliono farsi schiacciare. :)

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    1. Anche io come ho detto nel post sono convinto che ognuno è responsabile di ciò che fa.

      Comunque non te la prendere, ma io penso che parlare di autostima, di guardare con lucidità e agli obiettivi e cose del genere sia più facile in una situazione di vita "normale". Ma se sei nella mia situazione, il tuo unico pensiero è non morire di fame. Anche io una volta mi interrogavo su come fosse più giusto vivere, su come cercare la felicità. Adesso invece l'unica cosa su cui mi interrogo è come riuscire a sopravvivere un altro giorno in questa lotta spietata di vita. Si può quasi dire che io sia una persona completamente diversa anche solo rispetto a pochi mesi fa.

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    2. Guarda Mattia, anche io ho vissuto le mie prove, nella vita. Ogni situazione è grave a modo suo, anche se ammetto che non doversi preoccupare della propria sopravvivenza è già un immenso privilegio. Ciò nonostante, il mio pensiero non cambia. Nessuno ha mai detto che è facile conservare la propria autostima e la propria lucidità (con me c'è voluto molto meno per demolire tutto) però è ugualmente importante ritrovare la propria centralità. Sei un ragazzo intelligente, e sicuramente ti rendi conto anche tu che il tuo stato d'animo non aiuta...

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    3. E come farei a ritrovare la mia centralità? Io non ho problemi astratti, che si possono risolvere con la meditazione, o parlandone oppure magari lavorando con uno psicologo. Ho problemi drammaticamente concreti, e finché non si risolveranno non avrò la voglia, né il tempo, né la possibilità di pensare alla mia centralità, all'autostima o qualsiasi altro concetto simile.

      Il mio stato d'animo non mi aiuta? Certo che no, ma qual è l'alternativa? Dovrei essere allegro mentre la mia vita affonda miseramente? Mi aiuterebbe questo? Non credo proprio.

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    4. Guarda. Non ti rispondo nemmeno. Se vuoi provocare chi cerca di darti dei consigli, arrangiati. Ho visto persone che hanno tenuto la centralità pure con un tumore al cervello e senza un tetto sulla testa, è solo questione di scelta.

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    5. Non stavo provocando. Stavo solo dicendo la mia opinione: che è inutile provare a risolvere i miei problemi psicologici e di autostima, finché quelli fisici me lo impediscono. Tutto qui, non me la stavo mica prendendo con te. Anche se ammetto che era fraintendibile: purtroppo, come sai internet appiattisce molto, e non è facile capire il tono di voce altrui semplicemente dalle sue parole.

      E comunque mi hai detto che non mi rispondi ma nel farlo già mi stavi rispondendo :P .

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    6. Non ti ho risposto come avrei voluto. ;)
      Che dire?
      Rimango sempre della mia opinione, cioè che tutto parte sempre dalla testa. Sono i problemi psicologici che ci impediscono di risolvere quelli materiali, non il contrario. E questo vale anche per me.

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    7. E io resto convinto che i problemi sono prima di tutto materiali. O meglio il problema è nella testa, sì, ma in quella degli altri. E non credo esista un modo per cui io possa cambiarla, a parte tagliandogliela - cosa che non nego mi piacerebbe fare :D . Ma visto che alla fine non lo farò, allora c'è poco che posso fare, a parte tirare avanti, continuare a impegnarmi e sperare che la situazione migliori, ma senza grandi aspettative.

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  3. Ed è proprio per questo che ognuno di noi può essere anche responsabile degli attentati che NON ci saranno e dei miglioramenti che POSSONO esserci. Il fatto che tutto sembra remare contro non può essere una giustificazione contro quell'impegno per una società più giusta che è l'unico antidoto alla barbarie.

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    1. Mi piacerebbe essere ottimista quanto te. Ma purtroppo da quello che ho visto l'umanità è irrecuperabile. Ogni volta che pensavo si fosse toccato il fondo, ho dovuto prendere una metaforica pala e cominciare a scavare di nuovo. Poi certo, chiunque può fare cose eccezionali anche nel bene, non solo nel male. Il problema è che a nessuno importa farlo.

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