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giovedì 1 ottobre 2020

"Il mio nome è rosso" e un Nobel inspiegabile


Dal punto di vista letterario, l'estate che si è conclusa appena un paio di giorni fa non è stata bellissima, ma neppure scadente per me. Al contrario, mi è capitato di leggere diversi buoni libri e un paio addirittura eccezionali. Ma c'è stato anche un libro che mi ha lasciato così perplesso (per usare un eufemismo) che sentivo il bisogno di parlarne, anche se è passato oltre un mese dalla sua (faticosa) lettura. Sto parlando di Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk

Autore turco tra i più famosi della sua nazione (forse il più famoso in assoluto), nel 2006 ha addirittura vinto il premio Nobel per la letteratura. Contando poi che Il mio nome è rosso è un romanzo storico, un genere che come ho già detto altre volte amo se fatto bene, mi ci sono avvicinato con curiosità. Ma già dopo qualche giorno di lettura, il mio entusiasmo era sparito del tutto.

giovedì 4 giugno 2020

Abisso del Passato, Alba Eterna e la storia sbagliata

Tra le tante branche della cultura che mi piacciono, la storia è una di quelle che amo di più. Senza motivi professionali, ma per il puro gusto di farlo, l'ho sempre studiata e col tempo ho raggiunto una buona infarinatura. Non posso dire di essere un esperto, né tantomeno l'equivalente di uno storico, ma posso comunque vantare una buona conoscenza di base dell'argomento. Tanto buona, per esempio, da storcere il naso quando trovo delle inesattezze in un romanzo storico.

Forse è anche per questo che tendo a non leggere spesso questo genere: ho il timore di ritrovarmi davanti qualcosa di realizzato senza che l'autore si sia documentato a dovere prima. Purtroppo, è stato questo il caso di Abisso del Passato di L. Sprague De Camp e di Alba Eterna, seguito ufficiale scritto da David Drake. Sono due romanzi considerabili di fantascienza, visto che trattano (marginalmente) il tema del viaggio del tempo, ma essendo ambientati per gran parte nel passato, si possono considerare anche storici. E, purtroppo, la loro ambientazione lascia molto a desiderare

giovedì 26 marzo 2020

"Il cimitero di Praga": quando è meglio scrivere un saggio che un romanzo

Forse a volte può non sembrare, ma per quanto riguarda gli hobby culturali mi piace variare, e cerco sempre di non fossilizzarmi su qualcosa di fisso. La letteratura non fa eccezione: se qualcuno può pensare che io sia solo un fan "hardcore" della fantascienza e disprezzi tutto il resto, non potrebbe essere più fuori strada. Sì, amo la fantascienza, ma non per questo ignoro tutto il resto: per esempio, ti stupiresti se ti dicessi che apprezzo molto l'opera di Umberto Eco?

Fin'ora, ho letto ogni suo libro (romanzi soprattutto, ma anche alcuni saggi) che mi sia capitato a portata di mano: peraltro, nessuna di queste letture mi è apparsa meno che interessante. O meglio, così è stato finché, nelle scorse settimane, non ho letto Il cimitero di Praga: per la prima volta, mi sono ritrovato a non apprezzare qualcosa scritto dal celebre autore piemontese.

giovedì 5 marzo 2020

"I testamenti": come coniugare commercialità e ispirazione

Nel post della scorsa settimana, se ricordi, ti raccontavo di come (almeno secondo me) un'opera creata con lo scopo esclusivo di vendere non debba essere per forza scadente o senz'anima. Era un post ponderato, sì, ma non è che ci ho pensato giorno e notte: credimi se ti dico che è solo una coincidenza se, in questo periodo, mi sono ritrovato a leggere un romanzo che conferma in pieno quella tesi. Parlo de I testamenti, di Margaret Atwood.

Recente seguito del suo acclamatissimo Il racconto dell'ancella, scritto negli anni ottanta, è un romanzo con un indubbio spirito commerciale. L'autrice canadese avrà avuto pure l'ispirazione dalla sua parte, non lo metto in dubbio; tuttavia, sono sicuro quasi al cento percento che avrà anche subito molte pressioni per scriverlo, visto il recente successo del primo libro e della serie televisiva che ne hanno tratto. Eppure, il risultato non è un libro insulso fatto solo per essere comprato da chi ha amato il primo; per fortuna, è invece tutto il contrario.

giovedì 5 dicembre 2019

H.G. Wells: un autore molto moderno

In questo inizio di dicembre, come forse avrai notato nel widget qui di fianco, sto leggendo una raccolta dei più famosi romanzi di Herbert George Wells. Si tratta di un libro bello lungo, ma che sto divorando piuttosto in fretta: ho già letto La macchina del tempo e L'isola del dottor Moreau, e sono quasi alla fine con L'uomo invisibile, finito il quale attaccherò subito con La guerra dei mondi. E anche quello non credo mi necessiterà molto tempo per essere completato.

Era una lettura che dovevo fare da tempo, visto quanto Wells sia stato influente e fondamentale per la creazione della mia amata fantascienza. Eppure, nonostante lo avessi da anni sul mio Kindle, fin'ora avevo avuto quasi timore di leggerlo. Avevo paura che non fosse all'altezza delle mie aspettative, che la sua narrativa sarebbe stata molto datata, sia per ingenuità sia per stile: ebbene, ora posso dire che sono felice che mi sbagliavo in entrambi queste paure - anzi, in questi veri e propri pregiudizi!

martedì 26 novembre 2019

Originalità vs idee

Per essere bello, un romanzo deve anche essere originale? È una questione su cui, negli scorsi mesi, mi sono ritrovato a leggere più di un'opinione sui blog amici e in generale nel web. Peraltro, lo trovo un argomento interessante, se non altro perché mi è capitato di rifletterci molto in passato. Tuttavia, non in relazione alla letteratura quanto, piuttosto, alla musica.

Come saprai se mi segui da un po', gestisco da anni Heavy Metal Heaven, webzine su cui recensisco almeno un paio di dischi a settimana: lo faccio da molti anni, e ciò mi ha dato modo di conoscere in maniera approfondita il ristretto mondo del metal. Tra i vari insegnamenti che mi ha portato questa esperienza, uno dei più importanti è stato scoprire il valore dell'originalità in questo ambito: per chi la sa usare è un fattore molto positivo, ma non è fondamentale.

giovedì 21 novembre 2019

"Le cronache di Ambra" contro i pregiudizi sul fantasy

Lo raccontavo giusto nello scorso post: tra le varie correnti della letteratura, il fantasy è quella più bistrattata, almeno in Italia. Per sminuirlo, lo si bolla a volte come infantile, e non solo: in generale, viene considerato un genere poco serio, adatto a un ristretto numero di individui strani e forse anche un po' perversi. Ma come spesso succede, la verità è molto lontana dai pregiudizi.

Nel corso degli anni, ho letto tanti libri che lo dimostrano: l'ultimo caso è stato quello del primo ciclo delle Cronache di Ambra (il secondo ancora mi manca), di Roger Zelazny. Scritto negli anni settanta, rivela un'originalità molto più spinta di tante opere derivative degli ultimi anni con gli stessi cliché derivati da Tolkien (l'elfo etereo e saccente, il nano burbero, il mondo pseudo-medioevale, e così via). Ma soprattutto, parliamo di un'opera adulta e profonda.

martedì 15 ottobre 2019

8 film/telefilm più belli dei libri

Come raccontavo nell'ultima lista, quella sui film troppo deludenti rispetto ai libri da cui sono tratti, per i miei gusti un libro è (quasi) sempre meglio del film che ne viene tratto. Non so dire per quale motivo sia così: per me è un dato di fatto da sempre, o almeno lo è in linea generale. Sì, perché qualche volta mi è capitato anche di trovarmi davanti alla situazione opposta: che un film fosse migliore rispetto al libro da cui è tratti.

A dire il vero, sono delle rarità, tanto che per realizzare questo post ho dovuto scavare a fondo nella mia memoria. Ma alla fine sono riuscito a trovare ben otto esempi di film e telefilm che riescono a superare il libro corrispettivo. Opere che nella quasi totalità dei casi sono dei capolavori: non a caso, tre di essi sono anche tra i miei film preferiti di tutti i tempi!

martedì 10 settembre 2019

8 film/telefilm troppo deludenti rispetto ai libri

Non so se anche a te succede lo stesso, ma per quanto mi riguarda "il libro era meglio" è un ritornello fisso dopo la visione di un film o un telefilm tratto da un romanzo. E in quasi tutti i casi, non è una battuta ironica o scherzosa: in generale spesso un prodotto del genere, per quanto ben fatto, mi piace meno del libro da cui è tratto. Sarà che preferisco l'immaginazione della lettura rispetto all'immagine su schermo, o il fatto che amo di più la letteratura rispetto al cinema come forma d'arte: sta di fatto che per me è quasi sempre così.

Nonostante questo, però, posso apprezzare film e telefilm tratti da libri che mi sono piaciuti, o addirittura che ho amato. E non serve che siano fedeli al cento percento rispetto romanzo: basta che siano realizzati a dovere, da una mano abile abbastanza per dar loro un senso e un certo livello. Sarà perché un film o una serie, al contrario di un libro, può portare a perdite economiche milionarie, ma trovo che spesso ciò succede. Spesso ma non sempre, purtroppo.

giovedì 5 settembre 2019

"American Gods": come vanificare dei grandi spunti

Se mi segui già da un po' su questo blog, sai che la narrativa fantasy è tra le mie preferite, quasi alla pari con quella di fantascienza. Si tratta di un genere di cui apprezzo ogni branca, da quelle più classiche alle ultime mode moderne: ovviamente, l'urban fantasy non fa eccezione. È stato anche questo fatto a spingermi a leggere American Gods di Neil Gaiman.

Era molto che volevo farlo: dopotutto, ho sempre sentito parlare di questo romanzo con toni entusiastici, come uno dei più bei libri del sottogenere urban e il picco inarrivabile dell'autore britannico. Visto che di lui mi era piaciuto molto Stardust in passato (nonostante lo stile un po' semplicistico con cui è scritto) quest'estate ho deciso finalmente di provare, convinto che mi sarei trovato davanti a un vero capolavoro. Non l'avessi mai fatto!

giovedì 9 maggio 2019

Fuori la politica dal mondo dei libri!

Anche tu di sicuro avrai sentito parlare della polemica che è scoppiata sul Salone del Libro di Torino, che proprio oggi ha aperto i battenti. Ma se ti è sfuggito, te la riassumo in poche parole: il fatto che sia stata invitata una casa editrice di orientamento di estrema destra (poi rimossa) ha fatto sì che molti nomi, anche importanti (per esempio Zerocalcare) decidessero di boicottare l'evento.

Tuttavia, io oggi non voglio entrare nel merito di questa faccenda. Ovviamente ho le mie idee sull'argomento, ma me le tengo: come sempre, voglio lasciare la politica fuori da Hand of Doom. Del resto, più o meno la mia opinione si può riassumere proprio in questo modo: la vera vergogna di tutta la vicenda è stata proprio di volerla a tutti i costi buttare in politica.

martedì 7 maggio 2019

8 opere che nessuno considera di genere

È una realtà nota a tutti: in Italia la letteratura di genere non tira. Considerata di serie B, viene snobbata da molti lettori più elitari, che le preferiscono quella mainstream e"alta", l'unica che nella loro opinione sarebbe degna di essere letta. Ma alla prova dei fatti è davvero così?

Sono sicuro, infatti, che anche chi nega a prescindere di poter amare la letteratura di genere in realtà ha letto - e probabilmente apprezzato - molte sue opere. Se non altro, il mainstream "puro" è una corrente molto minoritaria dell'intera letteratura: tutti gli altri romanzi appartengono a questa o quella categoria che noi chiamiamo "generi", anche se in molti casi si tende a non pensarci. Vuoi un esempio? Te ne posso dare addirittura otto!

martedì 2 aprile 2019

I libri più adatti agli adolescenti

Qualche giorno fa, sull'ottimo blog Strategie evolutive di Davide Mana, mi è capitato di leggere "Tre libri, forse quattro". Si tratta di un post in cui l'autore parla di quali romanzi, secondo lui, sarebbe fondamentale far leggere a un adolescente (l'opera completa di Sherlock Holmes, Le mille e una notte, Il conte di Montecristo, Il circolo Pickwick, secondo lui). Non una novità, visto che ho letto diversi articoli simili in altri blog, negli ultimi mesi.

Spesso, le mie opinioni sono in linea con quelle che esprime lui sul suo blog, anche parlando degli argomenti più disparati. Stavolta però mi trova in disaccordo, come del resto molti dei post analoghi. Se non altro, a livello personale non sono sicuro che da adolescente avrei apprezzato quei romanzi: può darsi anzi che se li avessi letti in quel periodo, addirittura non sarei diventato il lettore forte che sono oggi.

giovedì 14 marzo 2019

Vecchi Urania: odi et amo

Urania: un marchio che chiunque conosca almeno un po' il mondo della letteratura riconosce come la più longeva e importante collana di letteratura di fantascienza in lingua italiana. Nonché una manna dal cielo per chi, come me, ama il genere e non ha la capacità di poterlo fruire in lingua originale.

Tuttavia, non posso dire di avere un rapporto del tutto positivo con la collana Urania. O meglio: sui libri più recenti (e parlo quelli degli almeno ultimi vent'anni, forse anche di più) non ho nulla da ridire; sono quelli più vecchi a non lasciarmi del tutto soddisfatto. Ma non sono i romanzi in sé il problema - alcuni buoni, altri meno, come capita in tutte le collane, specie se dalla storia così lunga - quanto il loro formato.

giovedì 21 febbraio 2019

"La ragazza del treno": un best seller inspiegabile

Personalmente, ho un rapporto neutro coi casi letterari che scoppiano ogni tanto - che vengano dall'estero o dall'Italia. Spesso non smanio per scoprirli, ma al tempo stesso non sono tra i loro detrattori a prescindere, e se capita di leggerne uno non mi tiro indietro. Così facendo, ne ho trovati alcuni belli in maniera inaspettata; altri però non mi hanno fatto impazzire, come l'ultimo che ho letto, La ragazza del treno di Paula Hawkins.

In realtà, non direi nemmeno che non l'ho apprezzato: è stata una lettura piacevole e avvincente, che ho completato in pochi giorni. Si tratta di un libro carino, che scorre bene: solo, mi lascia un po' perplesso il suo grande successo. Perché, per quanto godibile, per quanto mi riguarda è un romanzo molto nella media, uguale a tanti altri già letti.

giovedì 31 gennaio 2019

"Tra l'ombra e l'anima" e l'eleganza della disperazione

Ti è mai capitato di trovarti in una situazione in cui dovevi fare qualcosa, ma anche se non fossi stato obbligato l'avresti fatta comunque? Ecco, questo post è proprio una di quelle. L'avevo promesso a Maria Teresa Steri - era una delle condizioni in cambio di cui mi avrebbe inviato in omaggio il suo Tra l'ombra e l'anima. Ma, leggendolo, mi sono ritrovato davanti a un romanzo così interessante che avrebbe meritato una delle mie non-recensioni anche se così non fosse stato. Ed eccoci qui.

In teoria sarebbe il terzo romanzo della proprietaria del blog Anima di Carta, ma in pratica non è altro che una versione del tutto riscritta del primo pubblicato anni fa, I custodi del destino. Questo non significa però che si tratti di un'opera immatura: al contrario, rispetto a Bagliori nel buio e Come un dio immortale, ho trovato il suo approccio decisamente migliorato.

giovedì 29 novembre 2018

L'odore della carta

Se mi leggi da un po', sai bene che io sono da sempre favorevole ai libri in formato digitale. Ma, al tempo stesso, non sono un fanatico, né amo solo gli ebook: sono convinto anzi che entrambi i formati abbiano i loro punti deboli e i loro punti di forza. Non per nulla, subisco ancora il fascino di un libro cartaceo, con tutti i suoi crismi: non ultimo, il famoso odore della carta, che tanti detrattori del digitale sbandierano come ragione principale per la loro avversione.

Ma non è solo quello dei libri. Ti confesserò un mio piccolo segreto, forse anche un po' perverso: ogni volta che arriva un CD per arricchire la mia collezione (che conta più di seicento titoli, al momento), tra le prime cose non riesco a fare a meno di odorarne il libretto. È un rituale davvero piacevole: tuttavia, non è fondamentale per l'ascolto della musica in sé. E posso farne a meno senza tanti problemi.

giovedì 25 ottobre 2018

Il racconto dell'ancella: quando il finale è insoddisfacente

Se mi segui da almeno un po', sono sicuro che non ti stupirà sapere che amo i romanzi distopici. Nel corso degli anni ne ho letti parecchi: è per questo che di recente mi sono ritrovato a leggere Il racconto dell'ancella, romanzo di Margaret Atwood uscito nel 1985 ma che oggi vive una seconda giovinezza grazie alla serie TV di successo che ne è stata tratta. 

Leggendolo, ho anche capito le ragioni di questo successo. In un periodo in cui le donne vedono i propri diritti negati, la teocrazia maschilista e radicale descritta al suo interno colpisce con forza. Come colpisce lo stile dell'autrice canadese, spigoloso e quasi stridente, ma che ben si sposa con l'atmosfera cupa e inquietante del romanzo. C'è però un particolare che mi ha lasciato molto insoddisfatto: sto parlando del finale

giovedì 20 settembre 2018

"La neve se ne frega": un fatto triste e un dribbling fallito

Se mi conosci almeno un po', sono sicuro che non ti stupirà sapere che non sono un grandissimo fan di Luciano Ligabue, per usare un eufemismo. La mia modesta opinione (che vale come quella di chiunque altro, quindi non prenderla sul personale) è che la sua musica sia scontata, ripetitiva e con poca anima, poca sinceri. Di sicuro, è molto lontana da ciò che ascolto di solito.

Visto che però non sono come certi metallari abbastanza fanatici, se uno fa musica che non mi piace non diventa in automatico "il nemico", o uno da disprezzare. E così, quando mi è capitato tra le mani "La neve se ne frega", romanzo scritto proprio da Ligabue, non mi sono fatto problemi a leggerlo. E ho fatto bene.

giovedì 6 settembre 2018

"Nicolas Eymerich" e i miei pregiudizi

Nella mia vita, cerco di non avere pregiudizi di alcun tipo, verso nulla e nessuno. In molti casi è semplice: per esempio tutti i preconcetti razziali che moltissimi italiani hanno sono lontani mille miglia dal mio sentire. A volte però mi capita anche, in maniera involontaria, di cadere in pregiudizi (e di pentirmene, visto che nella maggior parte dei casi sono sbagliati). Pregiudizi che non pensavo nemmeno di avere, ma che scopro quando accadono determinati fatti.

È successo per esempio quest'estate, quando, tra i tanti libri che ho letto, mi è capitato di leggere Nicola Eymerich, inquisitore di Valerio Evangelisti. Conoscevo la fama di questo personaggio e dello scrittore, come il fatto che fosse uno dei pochi casi - anzi, forse l'unico - di autore italiano divenuto famoso con un'opera almeno in parte di fantascienza. A parte questo, però, non avevo grandi aspettative su questo romanzo: e invece, ne sono rimasto molto stupito in positivo.