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venerdì 25 maggio 2018

Pelle e metallo

Oggi pomeriggio, un post fuori dalla solita programmazione e dal solito orario di Hand of Doom. Giusto per una breve segnalazione: se te lo sei perso, il mio guest post "Pelle e Metallo" è apparso stamattina sul blog del buon The Obsidian Mirror, nell'ambito del suo speciale tematico del mese The Pleasure of Pain - di cui ti avevo già parlato in precedenza.

L'argomento del post? Quello che conosco meglio, ovviamente: l'heavy metal! Ma in questo caso, non parlo della musica in sé, quanto di una questione culturale che va a scavare nella storia profonda del genere - e che a mio avviso può interessare anche chi non è molto avvezzo a questo stile musicale. Mi sbaglio? Leggilo pure e poi dimmi la tua!

giovedì 26 aprile 2018

Segnalazione: "The Pleasure of Pain"

Te ne sarai accorto anche tu: questa è una settimana un po' magra per Hand of Doom. In parte è colpa di questa primavera, che coi suoi sbalzi di temperatura mi sta uccidendo lentamente, tra allergia ed emicranie dovuti agli sbalzi di pressione. In parte è per altri impegni (come avrai letto nell'ultimo post, sto portando a termine proprio in questi giorni un progetto troppo importante da rimandare). E poi ci si sono messe anche le festività (venticinque aprile e il prossimo primo maggio): il risultato è stato che il post di martedì è saltato.

Rischiava di saltare anche quello di oggi, se non fosse stato per il compagno di blogging che forse conosci col nome di The Obsidian Mirror. Quest'anno lo "speciale d'aprile" che ospita ogni anno sul suo blog rischiava di saltare per problemi suoi personali: per questo, ha chiesto ad alcuni colleghi di aiutarlo a realizzare lo stesso uno speciale d'aprile - poi slittato a maggio - intitolato quest'anno "The Pleasure of Pain". E anche io ho voluto dare il mio contributo.

venerdì 7 aprile 2017

Il lavoro e la percezione di sé

Ci sono blog che pubblicano guest post abbastanza spesso, ma Hand of Doom non è mai stato uno di quelli. In parte è perché lo ritengo un luogo esclusivamente mio, personale al cento percento; in parte, perché il mio pubblico è poco, e sono consapevole che questo non attragga molto i guest-blogger. E così, nella storia quasi decennale del blog, ho pubblicato solo un guest post, risalente al 2015.

Questo però non significa che mi dispiaccia pubblicare contenuti altrui. E infatti quando un mio amico - che ha preferito rimanere anonimo - mi ha mandato un suo sfogo, gli ho proposto io stesso di pubblicarlo. Non solo per l'amicizia, ma anche perché contiene idee che condivido sulle storture del mondo del lavoro oggi. E anche se non parlo spesso di argomenti simili qui (anche se su Facebook mi capita spesso di condividere articoli simili), ho deciso di pubblicarlo lo stesso perché credo che sia una testimonianza che tutti dovrebbero leggere. Giudicate voi stessi se è così!

venerdì 17 febbraio 2017

L'empatia del blogger letterario

Per chi vorrebbe essere - o è già - un blogger, oppure uno scrittore, l'empatia è fondamentale. Si tratta di un'idea che ho da parecchio tempo, ma non ci avevo mai scritto un articolo, almeno fino a qualche settimana fa, quando ho buttato giù una specie di flusso di coscienza proprio sull'argomento. Mi è venuto fuori un post un po' contorto ma il cui argomento, secondo me, poteva essere molto interessante.

Così, dopo le solite decine di revisioni, ho deciso di regalare l'articolo in questione a Chiara Solerio del blog Appunti a Margine - che del resto si occupa spesso del lato più emotivo della scrittura. E così l'articolo, intitolato "L'empatia del blogger letterario", ha visto la luce ieri, nel suo abituale aggiornamento del giovedì. Se vi va di dargli un'occhiata, siete ovviamente i benvenuti. Buona lettura!

martedì 4 ottobre 2016

Promozione: le interazioni con gli addetti ai lavori

Altra settimana, altro guest post. Sì, è un periodo strano: ultimamente sto quasi scrivendo più per gli altri che per me stesso. Siccome però mi piace farlo, e soprattutto mi piace che gli altri abbiano voglia di pubblicare i miei interventi - è un attestato di stima, dopotutto - non vedo perché non dovrei. In fondo non dovrebbe essere un gran problema leggere qualcosa di simile a un mio post del martedì solo perché è su un altro blog, no?

Così, questa settimana sono ospitato (di nuovo) da Maria Teresa Steri del blog Anima di Carta con un articolo che si intitola Promozione: le interazioni con gli addetti ai lavori. Come dice il titolo stesso, si tratta di un piccolo compendio di cosa fare e cosa non fare quando si vuole promuovere la propria opera - libro, album musicale o altro - attraverso siti specializzati, che per esempio offrono recensioni, segnalazioni, interviste o altri servizi simili.

venerdì 23 settembre 2016

Ventidue settembre

Come probabilmente avrete saputo, ieri, ventidue settembre, era il Fertility Day, controversa iniziativa del Ministero della Sanità. Di solito qui su Hand of Doom non parlo di questioni come questa, ma per stavolta farò un'eccezione: trovo l'iniziativa sbagliata non solo a livello comunicativo - che comunque è stato disastroso - ma anche alla radice, nei concetti. Per farla breve, penso che fare un figlio per sostenere il welfare, per far crescere l'Italia, per non perdere il treno giusto o per gli altri motivi indicati dagli organizzatori sia atroce. Specie in un mondo drammaticamente sovrappopolato come il nostro.

Tuttavia, vista la natura controversa della questione, probabilmente non avrei mai scritto un post sull'argomento, se non fosse che Monica mi ha fatto una richiesta: scrivere una storia ambientata in un futuro distopico in cui i concetti espressi nei testi di supporto all'iniziativa sono estremizzati. L'idea mi è piaciuta subito: nel giro di un paio di giorni ho scritto un racconto di tremilaseicento parole, che poi è stato editato e preparato in tempo di record.

venerdì 22 aprile 2016

Guest post: istruzioni per l'uso

L'ho già detto nel post precedente: l'articolo di venerdì scorso è saltato del tutto in parte per la mia salute, in parte per altri impegni. Tra questi, il più importante è stato dare gli ultimi aggiustamenti a un lungo post che mi frullava in mente già da alcuni mesi, ma che solo da qualche settimana avevo sviluppato seriamente. Era un articolo lungo, troppo per questo blog: per questo sin dall'inizio l'ho scritto come guest post per Anima di Carta di Maria Teresa Steri. Visto che alla proprietaria del blog è sembrato un contenuto interessante, è stata d'accordo con me: alla fine, lo ha pubblicato questa mattina.

Tema dell'articolo: come scrivere un guest post e come proporsi nel modo giusto per farselo pubblicare. Per buttarlo giù, ho sfruttato la mia esperienza su Heavy Metal Heaven come intervistatore: in fondo, ci sono diverse analogie tra interviste e guest post "generici". Se siete curiosi, trovate il guest post a questo indirizzo. Non mi rimane quindi che auguravi: buona lettura!

martedì 7 luglio 2015

Scrittura e imprenditoria: mondi paralleli

Tra il tanto lavoro, gli impegni di altro genere e anche una giornata di gioia a cui non potevo mancare (il 3 giugno è stato il mio secondo anniversario con Monica, ma stavolta ho preferito non pubblicizzare troppo la cosa), anche questa settimana non ho un articolo pronto per Hand of Doom. Stavolta, tuttavia, la situazione è un po' diversa dal solito, perché in realtà un nuovo post scritto da me lo potete leggere: è uscito appena ieri su Appunti a Margine di Chiara Solerio. Questo ottimo blog parla dei dubbi, delle risorse, delle speranze, delle preoccupazioni dell'aspirante scrittrice che lo gestisce: è proprio per questo che con piacere le ho donato "Scrittura e imprenditoria: mondi paralleli", articolo che parla della mia esperienza di imprenditore e di come essa si possa applicare anche alla scrittura. Che altro dire, se non: leggete l'articolo, lo trovate a questo link!

giovedì 4 giugno 2015

"8 idee sulla depressione": un parere esperto

Anche se non gli avrei dato un'euro, il mio post della scorsa settimana, "8 idee sulla depressione", ha avuto un successo inaspettato. E' arrivato a molti commentatori e amici, tra i quali anche Gabriele di Maio, un amico laureato in psicologia. Dall'alto della sua competenza, Gabriele ha deciso di scrivere una sorta di risposta al mio post: lascio perciò spazio ora a quello che di fatto è il primo guest-post di Hand of Doom. Godetevelo!
Mattia


Perché si tende a pensare che chi è depresso è sempre infelice? E’ questa una delle prime domande, nonché associazioni, a cui si è soggetti quando si parla di Depressione.
Depressione e infelicità; infelicità come segno e sintomo di depressione, e viceversa. Perché queste associazioni sembrano così inossidabili?
Perché si è portati a identificare la persona con la patologia: la persona afflitta da depressione, quindi, diventa “il depresso”, perdendo la sua individualità agli occhi degli altri, quindi anche agli occhi di se stesso. Come si fa a non alimentare una sempre più profonda infelicità se allo specchio si vede una patologia e non più una persona?
Guardarsi attraverso lo specchio e non vedere null’altro che un insieme di sintomi può portare, il più delle volte, a volersi coprire il volto e barricarsi in se stessi, per scheggiarsi il meno possibile con quei pezzi di vetro sempre più odiati. Ecco uno dei motivi per cui una condizione di depressione porta la persona a chiudere le porte al mondo.
Chiudersi, perciò, non è una inevitabile conseguenza della depressione, anzi, tante, tantissime persone “depresse” in realtà cercano contatti con  gli altri. Ne è prova il fatto che sono spesso deluse dalle amicizie e dai rapporti in genere: ciò accade proprio perché sono alla ricerca di amicizie e relazioni sincere, e non possono fare a meno, quindi, di accusare malumore e delusione quando queste vanno a monte.
Malumori, tristezza, tono dell’umore basso…stati d’animo.
Ma è sempre un bene considerare la depressione uno stato d’animo e non una “malattia”?
Può sembrare una cosa positiva quella di “depatologizzare” la depressione per non vederla come una malattia. Parlare di malattia e patologia porta con sé la stigma sociale: la persona afflitta da depressione, se identificata come “malata”, si macchia di patologia e verrà vista dagli altri, e vedrà se stessa, come irrimediabilmente tale. In realtà, però, vi è un’altra faccia della medaglia che spesso resta nascosta, ed è quella del pericolo che comporta il fatto di depatologizzare ogni cosa, appiccicando ad ogni condizione una etichetta di relativismo: non esistono patologie, non c’è malattia, la persona non è segnata, non è marchiata, è “come noi altri”.
Ma se non c’è patologia..non c’è neanche una cura!
Forse un intervento di ristrutturazione di significato andrebbe fatto sul concetto in sé di condizione patologica: bisognerebbe comprendere che non vi è assolutamente nulla di male, né di sbagliato, nell’essere “malati” di qualcosa. Nessuno colpevolizza un altro per un raffreddore, o per una discopatia. Spogliamo dalla colpa anche le condizioni che riguardano la psiche !
Il concetto di malattia ci porta, immediatamente, a fare mentalmente riferimento a sintomi fisici ed organici. In effetti, ciò che molte persone non sanno, è che la depressione, come altre condizioni (ad esempio, le fobie) è una reazione “positiva” della mente e del corpo. La risposta psichica – e fisica – è il segno che il nostro organismo, come macchina complessa e perfetta, reagisce agli stimoli ambientali e personali, esterni ed interni. Ed ecco che la depressione può essere vista come “un meccanismo di sopravvivenza”, un messaggio di speranza che il nostro organismo ci invia.
Tra l’altro, non bisogna dimenticare i correlati fisici, e neurobiologici, della depressione: molte condizioni che vengono considerate solo ed esclusivamente “mentali”, o meglio, “psicologiche”, hanno in realtà delle corrispondenze anche nel corpo.
Il lato “fisico” non vuole essere una giustificazione ed una autorizzazione ad esistere delle condizioni psichiche, anzi, sia ben inteso che uno stato mentale ha piena ragione di esserci anche se non ha alcuna corrispondenza nel corpo; il fulcro del discorso risiede nella necessità di vedere l’essere umano nella sua globalità: non solo mente, non solo corpo, ma un sistema dinamico, composto di parti tra loro comunicanti e che, continuamente nel corso della vita, si influenzano. Ed è qui che può trovare un posto –ed un senso- anche la terapia farmacologica che, in parallelo ad una psicoterapia e quindi ad un percorso psicologico, può massimizzare i suoi effetti.

Il blog del dottor Gabriele di Maio