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martedì 8 settembre 2020

Testimonial discutibili

Se mi segui da un po' di tempo, saprai anche tu che qui su Hand of Doom ho sempre criticato il mondo del marketing e delle pubblicità. Un mondo che ho studiato, ma i cui meccanismi spesso mi rimangono oscuri: spesso, mi ritrovo a non capire come funzioni. Ammesso che funzioni; io però credo di sì, visto che i soldi spesi dalle grande aziende ritornano con gli interessi, oppure non farebbero pubblicità. 

Per esempio, a lasciarmi molto perplesso di solito è la scelta dei testimonial per gli spot televisivi. Solo di rado capisco perché il vip di turno dovrebbe avere un appeal: succede per personaggi non necessariamente autorevoli, ma almeno con una loro simpatia. Per tutti gli altri, però, il dubbio rimane: perché qualcuno dovrebbe comprare un prodotto consigliato non da qualcuno di ammirevole, ma da uno dei vari personaggi del vasto panorama trash nostrano?

martedì 14 aprile 2020

L'epidemia e il peggioramento delle pubblicità

Pubblicità: un argomento di cui spesso, qui su Hand of Doom, ho parlato in maniera critica, quando non infastidita. Nel corso degli anni, ho sviscerato diversi problemi che ho con questo mezzo espressivo: da quanto le trovi brutte, stupide oppure addirittura offensive a volte, a quanto siano irritanti quelle che spuntano fuori sul cellulare/tablet e ti fanno interrompere ciò che stai facendo.

Sono insomma qualcosa di così fastidioso da sposarsi molto male con un periodo stressante e poco felice come quello che stiamo vivendo. Di fatto, credo che, se avessero un po' di coscienza, le agenzie pubblicitarie sospenderebbero le loro campagne finché la situazione non possa tornare almeno un po' alla normalità. Ma è chiedere troppo, mi sa, visto che da quando è cominciata l'emergenza coronavirus, le pubblicità non sono solo rimaste. Sono anche peggiorate.

martedì 4 febbraio 2020

Pubblicità invasiva

Tra i vari regali che mi hanno fatto (o che mi sono fatto da solo) a Natale, il più apprezzato e utile è stato un nuovo tablet. Era un po' che ne avevo bisogno: quello vecchio era ormai mezzo rotto, oltre che così datato da non consentire il funzionamento di buona parte di ciò che mi sarebbe interessato installare al suo interno. Da qui, il cambiamento.

E così, sono diverse settimane che sto esplorando il mio nuovo tablet, un prodotto di sottomarca economica ma che va alla grande. Mi consente non solo di usare molte app che sul vecchio era impensabile far girare (giusto per dirne una semplice, quella di Instagram), ma anche di portare avanti la mia attività di scrittura quando sono in giro, grazie alla tastiera esterna che ci si può collegare. Ma insieme ai lati positivi, ne ho scoperti anche alcuni negativi: uno su tutti, la fastidiosa sovrabbondanza di pubblicità presente in decine di app.

martedì 1 ottobre 2019

"Dare al pubblico ciò che vuole"

Se ti è mai capitato di studiare marketing anche a un livello base, avrai sicuramente sentito parlare di un concetto come "bisogna dare al pubblico ciò che vuole". È anche ovvio: come materia, il marketing è proprio l'arte di intercettare i desideri delle persone e andar loro incontro. Ma è un principio che funziona anche per le arti propriamente dette? In molti sono pronti a giurare di sì; per quanto mi riguarda, però, la risposta è negativa.

Alcuni sostengono che un'opera per essere valida deve nascere dall'animo dell'artista. Per me non è necessario: credo però che anche nelle espressioni artistiche più "leggere", come per esempio il cinema di massa, ci sia bisogno di focalizzarsi e lavorare bene su un'opera per renderla di qualità. Mentre chi lascia da parte questa cura per concentrarsi solo su dinamiche commerciali molto spesso tende a perdersi.

giovedì 11 ottobre 2018

Pubblicità stupide

Giusto per rimanere in tema "miti negativi che mi piacciono", affrontato nel post di due giorni fa, vorrei fare un'affermazione impopolare: nonostante molti intellettuali la odino, io non sono contrario alla televisione. Ok, non mi piace proprio tutta, anzi: non sopporto reality show e programmi di gossip (e sì, già con questo elimino un buon settanta percento della programmazione). Ma se ci sono programmi di cultura, telefilm o film, li guardo volentieri anche se in televisione.

Negli ultimi tempi, però, mi sto accorgendo sempre più spesso di un fenomeno fastidioso, che riguarda le pubblicità. Non solo sono brutte: a un certo punto, ho cominciato a trovarle addirittura irritanti nel profondo. E non è solo perché i canali spesso alzano il volume a livelli spaccatimpani quando passano, né per il fatto che sono in quantità eccessiva e spezzano troppo i programmi. No, è proprio la loro essenza a darmi fastidio.

giovedì 20 settembre 2018

"La neve se ne frega": un fatto triste e un dribbling fallito

Se mi conosci almeno un po', sono sicuro che non ti stupirà sapere che non sono un grandissimo fan di Luciano Ligabue, per usare un eufemismo. La mia modesta opinione (che vale come quella di chiunque altro, quindi non prenderla sul personale) è che la sua musica sia scontata, ripetitiva e con poca anima, poca sinceri. Di sicuro, è molto lontana da ciò che ascolto di solito.

Visto che però non sono come certi metallari abbastanza fanatici, se uno fa musica che non mi piace non diventa in automatico "il nemico", o uno da disprezzare. E così, quando mi è capitato tra le mani "La neve se ne frega", romanzo scritto proprio da Ligabue, non mi sono fatto problemi a leggerlo. E ho fatto bene.

martedì 17 aprile 2018

L'Italia non sa promuoversi

Uno dei motivi per cui, nel post di giovedì scorso, mi sono schierato contro il do ut des "degenerato" che a volte alcuni blogger mettono in atto, è la sua inutilità. Di sicuro è molto più facile farsi seguire con una voglia autentica di fare rete e di interagire con gli altri, mentre un mero "scambio di like" senza reciproco interesse non porta da nessuna parte.

Insomma, parliamo di un metodo che, se lo scopo è farsi pubblicità, si rivela fallimentare. Del resto, non è l'unico caso: nel corso dei tanti anni da cui frequento la blogosfera, ho potuto assistere a un sacco di errori in questo senso. Ma non sono solo i blogger: in generale, sembra proprio che la maggior parte delle persone qui in Italia non sappiano promuoversi a dovere.

giovedì 12 aprile 2018

Il morbo del do ut des

C'è uno spettro che si aggira per la blogosfera italiana. Uno spettro non solo odioso, ma che secondo me è dannoso quanto un vero e proprio morbo - e anche per questo sono convinto che se ne parli troppo poco. Parlo dello spettro del do ut des nella sua versione degenerata.

Per quanto mi riguarda, il principio del dare per ricevere non è sbagliato in sé, anzi è alla base di ogni società. E anche se applicato a internet non sempre è un problema, anzi può essere una risorsa. Per esempio, se io regalo a un altro un mio guest post, e lui in cambio mi dà un po' di visibilità, è giustissimo. Ma è uno scambio tra due blogger che si conoscono: c'è utilitarismo, sì, ma anche stima reciproca. Che succede invece se si esagera? Se per esempio il do ut des viene richiesto da qualcuno che non ti rispetta? Non so a te, ma per me è solo un fastidio.

venerdì 8 settembre 2017

"Tu" vs "voi"

Forse se segui Hand of Doom da un po' di tempo, da qualche settimana avrai notato un cambiamento. O forse non l'hai notato, perché in fondo è molto piccolo e non si nota se non ci si fa caso. Ma ora che ci ho puntato il dito, lo noterai anche tu: nei miei post, ho abbandonato l'uso del "voi" per rifermi al/ai lettore/i e l'ho sostituito con il "tu".

Per farla breve, negli scorsi mesi ho seguito un corso di marketing per la gelateria. Tra le varie informazioni apprese, una di quelle che in seguito ho fatto più mia è proprio l'uso del secondo pronome singolare al posto della versione plurale. Che anche io, negli ultimi mesi, ho capito essere più efficace.

venerdì 26 maggio 2017

L'inutilità del marketing improvvisato

Vi ricordate quando, alcuni mesi fa, ho parlato di quanto fosse importante un marketing vincente? È un'idea in cui credo profondamente, che si è formata negli anni, con il lavoro sul campo e i vari corsi che ho seguito Per un'azienda come la mia, sapersi promuovere nella maniera più efficace è fondamentale se non si vuole fallire in breve tempo.

Proprio per questa mia convinzione, con il trasloco e la conseguente riapertura della gelateria ho voluto puntare forte proprio sul marketing. Ed essendo conscio di non essere un genio in materia, ho contattato un'agenzia di promozione, con la speranza che riuscisse a far conoscere l'azienda e il suo valore in un modo in cui io non avrei mai potuto. Il risultato, a qualche mese di distanza? Un totale fallimento.

martedì 7 marzo 2017

Divertirsi lavorando?

Se mi seguite da un po', lo sapete: non sono il tipo che parla di fatti suoi - o almeno di quelli non connessi strettamente con la scrittura o internet - attraverso il blog. Capita solo ogni tanto, per il resto preferisco tenermi per me le mie gioie, i miei dolori, le mie preoccupazioni e le mie speranze. Del resto, lo sappiamo tutti: il mezzo blog è cambiato, non è più un diario virtuale ma ha assunto un'accezione molto più professionale.

Ci sono però volte in cui sento il bisogno di parlare della mia vita. Di solito è quando accade qualcosa di così brutto che ho bisogno di sfogarmi, anche attraverso queste pagine. Stavolta però è diverso: mi andava di raccontare qualcosa di buono che mi è successa di recente. Qualcosa che ha a che vedere con la mia gelateria.

martedì 15 novembre 2016

La forza di un marketing vincente

Nell'ultima settimana nel mondo non si è fatto altro che parlare dell'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Sicuramente anche voi sarete incappati nella notizia più e più volte, specie sul web, dove si sono visti miliardi - letteralmente - di post, discussioni e articoli in merito. È normale, del resto: parliamo del destino una delle nazioni più importanti del mondo a livello economico e politico, oltre che una delle democrazie più antiche nella storia.

Probabilmente, molti dei contenuti che avete visto in merito erano di tono negativo. In particolare, avrete sicuramente visto che in tanti si chiedevano i motivi dell'elezione di Trump, che in fondo sembra così insensata. Molti di loro hanno trovato la risposta nella scarsa intelligenza dello statunitense medio, una sorta di Homer Simpson non altrettanto simpatico. Sarà vero? Non sono un analista politico, e non conosco bene l'America, ma ho provato comunque a dare la mia modesta  risposta.

martedì 20 settembre 2016

Mai insultare il prossimo (cliente)

Vi ricordate il post di martedì scorso sulle perplessità da concorso e quello del martedì ancora prima sulle competenze di un genere letterario? Forse non ve ne siete accorti - o forse sì - ma tra tutti i post degli ultimi mesi di Hand of Doom sono stati quelli che mi hanno richiesto più tempo, tra scrittura e revisioni successive.

A questo punto, vi potrete anche chiedere il perché, visto che come lunghezza e profondità sono simili - o addirittura inferiori - a tanti altri post del martedì. Eppure, ho fatto molta fatica a scriverli, e nella fase di revisioni ho modificato e riscritto più volte intere frasi. In particolare, a mettermi in difficoltà sono stati alcuni passaggi delicati: li ho riscritti più e più volte, cercando di chiarire al meglio ciò che penso senza scatenare alcuna controversia o polemica.

martedì 13 ottobre 2015

Gli editori e le scelte suicide

Lo scorso venerdì, il blog amico di Michele Scarparo ha ospitato, nell'ambito della sua iniziativa Acchiappami (se ci riesci), un interessante guest post di Marco Amato intitolato Consigli sulla lettera di presentazione. Come dice il nome, l'articolo elencava una serie di indicazioni per impostare al meglio una lettera di presentazione da spedire a un editore, allo scopo di farsi pubblicare. Tra le varie cose, si faceva cenno al fatto che le case editrici ultimamente scelgono i propri autori per il numero di fan sui social network; da questo punto, nei commenti è partita una discussione tra me e Amato, a cui ho contestato (senza toni forti e con rispetto, nella speranza che la mia assenza di qualsiasi ostilità abbia raggiunto anche il mio interlocutore) la tesi secondo cui questa sia una scelta motivata e giustificabile. Secondo me è proprio il contrario: mi pare ovvio, infatti, che scegliere un autore con tanti fan e snobbare chi non ne ha sia un'ingiustizia, si premia non il merito ma semplicemente la capacità di pubblicizzarsi, il che sicuramente non fa bene alla letteratura. In questo post vorrei però lasciar da parte il discorso "morale" per concentrarmi su qualcosa di più pragmatico: ossia, come questa scelta sia suicida dal punto di vista commerciale, dal mio punto di vista di piccolo imprenditore. 

martedì 8 settembre 2015

Come non fare marketing: un esempio

La mia esperienza con Heavy Metal Heaven è ormai abbastanza lunga: l'ho aperto nell'aprile del 2011, sono quindi ormai quattro anni e mezzo che ci lavoro, senza quasi pause. In tutto questo tempo ho conosciuto situazioni di ogni genere, che mi hanno portato a comprendere molte cose. Tra le tante, ho capito che nel mondo della musica, come del resto in tutti gli altri ambiti, ci sono moltissime persone maleducate e inette nel proprio lavoro, in un numero forse persino superiore a quelle generose e intelligenti (che pure non mancano, per fortuna).

Tra le tante cose che mi chiedo sul conto di questo tipo di persone, quella che torna più spesso (senza trovar risposta) è: come si fa a fare il musicista/agente/PR di casa discografica se di marketing non si capisce niente? Per inciso, io non sono certo un massimo esperto di marketing, specialmente online: tuttavia, una certa infarinatura i corsi che ho dovuto seguire prima di aprire la gelateria me l'hanno data. Posso quindi non sapere come si imposta una complessa strategia di mercato: gli errori più basilari e grossolani perciò riesco a riconoscerli abbastanza bene. Per esperienza, posso quindi dire che moltissimi di quelli che mi contattano fanno degli sbagli macroscopici e da principianti, e proprio non capisco come possano fare quel genere di lavoro.

venerdì 17 luglio 2015

"Il Tao e la Top 100 di Amazon" di Davide Mana

Chiedere una recensione è poco elegante? Io proprio non direi: gran parte delle recensioni che inserisco sulle mie due webzine musicali sono ormai a richiesta, e non trovo nessun problema in ciò. Ma richiederla invece all'interno del proprio prodotto, proprio allo scopo di promuoverlo? Qualcuno forse potrebbe pensare di si, ma a me quando mi sono imbattuto in Il Tao e la Top 100 di Amazon, e-book dello scrittore, paleontologo e blogger Davide Mana (curatore di Strategie Evolutive), la cosa non mi ha dato fastidio, anzi l'ho trovata un'idea pubblicitaria originale e riuscita. E' proprio per questo che ho deciso di accontentare l'autore e scrivere anch'io qualche riga su questo suo lavoro: non sarà una recensione professionale, né tanto meno da esperto, ma voglio dire lo stesso la mia

In breve, il libro parte dai Trentasei Stratagemmi di Wang Jingze, un trattato cinese di strategia risalente al quinto secolo, e prova ad applicare i suoi consigli al moderno marketing online, in particolare alla vendita di e-book. Così, l'obiettivo dalla sconfitta del nemico diventa la conquista del lettore, un campo per cui gli stratagemmi vanno riletti in maniera meno aggressiva e sleale: lo scrittore non ha infatti nemici, al contrario deve avere quanti più sostenitori possibile. Le strategie per raggiungere tutti i propri potenziali fan e per farsi pubblicità sono molte: Mana le espone velocemente ma senza essere superficiale, sviluppando anzi ogni punto con approfondimento non estremo, ma comunque più che sufficiente allo scopo di dare un'infarinatura generale sul marketing on-line. Lo stile con cui lo fa è elementare e veloce; ciò, unito alla brevità del libro, fa sì che si legga in un lampo: pur non avendo avuto che qualche ritaglio di tempo libero nelle scorse settimane, anch'io sono riuscito a terminarlo in giusto una manciata di giorni.

Il Tao e la Top 100 di Amazon è insomma un libro simpatico ma soprattutto molto utile, se si vuole promuovere il proprio lavoro ma anche se, come me, non si è (ancora) pubblicato, ma si vuole semplicemente preparare la strada e far pubblicità, per esempio, il proprio blog. Sicuramente, è una risorsa preziosa, che al momento della pubblicazione leggerò di nuovo, per rinfrescare e applicare ancora meglio tutti i validi concetti che vi sono contenuti!

martedì 24 marzo 2015

Il vero segreto del successo online

E' più di un anno che seguo My Social Web, blog gestito da Riccardo Esposito dedicato al webwriting ed al marketing online, ossia in pratica: come scrivere un buon blog e come farlo arrivare al successo. Grazie ai suoi post giornalieri ho imparato parecchio su come poter dare più visibilità ai miei contenuti online, ed in parte ne ho anche potuto beneficiare, specialmente per quanto riguarda Heavy Metal Heaven, che infatti è un po' cresciuto proprio grazie agli accorgimenti che ho messo in atto. D'altra parte, però, né con questo sito né con altri miei progetti sono mai riuscito, almeno fin'ora, a decollare troppo: i meno di trecento like della mia già citata webzine metal, risultato migliore della mia attività online, la dicono abbastanza lunga in proposito, per non parlare poi di condivisioni sui social e commenti, da quelle parti c'è solo l'iconico cespuglio rotolante del deserto. Com'è possibile quindi che pur applicando tutti quei consigli non sono arrivato praticamente da nessuna parte? Sono così scadenti i suggerimenti di My Social Web?

Secondo me così non è, se non altro perché in qualche sparuto caso essi hanno funzionato, come già detto. Io credo che dal punto di vista tecnico i consigli di Esposito siano anzi ineccepibili; credo tuttavia che seguire tutte le regole del gioco da solo non sia sufficiente, ci vuole qualcos'altro per riuscire ad avere veramente successo, che né lui né tanto meno gli altri blogger che parlano di strategie online, competenti o meno, hanno mai individuato. Si, ma cosa? Dando un'occhiata a tante realtà online, sono giunto a pensare che la cosa fondamentale, forse la più importante di tutti, per un blogger, sia la capacita sociale, ovvero l'abilità nei rapporti con i propri fan e soprattutto la facilità con cui si fanno amicizie. Se i vari consigli sul marketing online non ci ho messo poi molto ad impararli ed a metterli in pratica, come ho già scritto più volte sulle pagine di Hand of Doom non sono mai stato bravo a farmi amici. In parte sarà sicuramente colpa della mia timidezza estrema, in parte è invece causato da qualcosa che mi sfugge. Quali che siano i motivi, però, fatto sta che le persone che ritengo davvero amiche siano giusto un paio; per il resto pur provando a fare amicizia con gli altri, in special modo con blogger che stimo, fin'ora i risultati sono stati piuttosto scarsi, per non dire nulli. E', io credo, proprio questo uno dei motivi principali per cui, nonostante nell'ultimo periodo mi sia applicato moltissimo, non ho avuto un grande ritorno di pubblico, sicuramente meno anche di quei blogger che a mio avviso hanno contenuti molto più scadenti dei miei.

Certo, ci possono essere altri motivi per il mio insuccesso, come per esempio il fatto che, nonostante i miei sforzi, i miei post possono non risultare interessanti per i fan; vista tuttavia la cura che ci metto credo che almeno qualche mio lavoro dovrebbe, se non altro, stuzzicare la fantasia delle persone (cosa peraltro di cui ogni tanto ho avuto alcune conferme indirette). Questo mio difetto si sta rivelando insomma deleterio, ed ho paura che possa pregiudicare seriamente i miei sogni, compreso quello di diventare uno scrittore affermato. Non per questo mi arrenderò, ed anzi spero che una volta pubblicato il mio primo romanzo (che è attualmente in fase relativamente avanzata - ma non voglio dire di più finché non sarà molto più avanti), qualcosa cambierà nella stima degli altri, anche perché ho in mente di affidarmi ad agenzie di marketing che spero riescano a colmare la mia gigantesca lacuna. La speranza rimane sempre, ma io credo che finché non riuscirò a capire dov'è che sbaglio, e finché non riuscirò anch'io a farmi amici nel mondo del blogging, non andrò molto lontano. Oppure no, che ne dite?