martedì 10 ottobre 2017

7 consigli da un batterista a uno scrittore

Tra le passioni che ho, la musica è una delle mie preferite. Non faccio altro che ascoltarne tutto il giorno: anche in questo momento, mentre scrivo il post, ce l'ho in cuffia. Ma non mi accontento di essere solo un fan, cerco anche di partecipare io stesso in prima persona alla musica: per esempio, da molti anni suono la tastiera, seppur da autodidatta. Ma lo strumento che sento più mio - quello per cui ho studiato, ho preso lezioni, e in generale quello con cui me la cavo meglio - è la batteria.

Dopo qualche anno di stop per motivi di salute, da qualche mese ho ricominciato a dedicarmi allo studio della batteria con costanza e serietà. Nel frattempo però anche un'altra mia passione si è molto sviluppata ed è andata avanti: quella per la scrittura. Sarà anche per questo che di recente mi sono reso conto di come applicarsi a uno strumento e scrivere siano due impegni con molti punti di contatto, nonostante la distanza che c'è tra musica e letteratura.

Questa è tipo l'unica foto che ho della mia batteria. La metto
qui lo stesso anche se è super-sfocata!
Pensando ai parallelismi tra scrittura e batteria, ne ho individuati ben sette. Si tratta di principi forse scontati ma importanti per fare almeno un po' di strada in uno dei due campi. Come sempre te li propongo qui sotto, in ordine sparso.
  • La pratica è fondamentale: forse non è molto noto tra chi non suona, ma è questo il principio di tutto. Nessun musicista, nemmeno tra i più importanti, è nato così bravo. Se è vero che il talento può aiutare a realizzarsi, chiunque abbia raggiunto alti livelli ci è riuscito principalmente grazie alla costanza con cui si è applicato ogni giorno sul proprio strumento. Lo stesso vale per chi scrive: si possono studiare tutti i manuali del mondo, ma la differenza la fa l'esperienza nel mettersi sul foglio e riempirlo. È per questo che io cerco di scrivere ogni giorno - e mi ritaglio anche almeno una mezz'ora per esercitarmi sulla batteria. Perché che si suoni uno strumento o si scriva un romanzo, la sostanza non cambia molto: bisogna farlo tutti i giorni e impegnarsi in maniera seria, se si vuole maturare e arrivare a livelli almeno decenti.
  • La tecnica è importante...: come ho detto la pratica è fondamentale, ma bisogna anche farla nella maniera giusta, se no è inutile. Per dire, io per molti anni dopo aver comprato la batteria ho suonato così, come capitava. Risultato: in tutto quel periodo, ho imparato giusto quattro cose, nemmeno il necessario per suonare nel gruppo più sgangherato, e non sapevo nemmeno tenere un tempo senza accelerare. Poi però ho cominciato a studiare con un insegnante, il che mi ha aperto un mondo incredibile. Non che ora io sia un grande batterista, ma almeno ho un piccolo repertorio di cose che so fare, e ne imparo di nuove ogni giorno; ma soprattutto, grazie allo studio col metronomo so andare bene a tempo (anche senza l'aiuto del metronomo, ora). Di sicuro, non sarei arrivato a questo risultato senza l'infarinatura tecnico-musicale di base che il maestro mi ha dato. Per la scrittura, vale esattamente lo stesso: seppur alcuni credano che sia solo allineare le parole, oltre a far pratica bisogna studiarne la tecnica se non si vuole essere scadenti. Io lo so bene, visto che più o meno il mio percorso letterario è stato identico a quello musicale, con una prima fase piena di racconti brutti e uno sviluppo solo successivo. 
  • ... ma da sola non basta: come anche in altre forme d'arte (ma non la scrittura), in musica si può maturare anche ascoltando musicisti più bravi. Io l'ho fatto sia guardando assoli di batteria su Youtube che, soprattutto, concentrandomi sul drumming della musica che ascolto abitualmente. Dall'altro di questa esperienza, posso dire senza dubbio di conoscere tantissimi batteristi con una tecnica mostruosa: sono però molti di meno quelli che riescono a colpirmi davvero. Questo perché nella batteria avere una confidenza sopraffina è utile, ma non basta: ci vuole anche cuore (o per meglio dire "groove", concetto davvero difficile da esprimere a parole), altrimenti non si riesce a spiccare, si suona "freddi". Per quanto riguarda la scrittura è esattamente lo stesso: per quanto la tecnica sia importante, si deve anche avere qualcosa di rilevante da dire, se non si vuole produrre vuoti esercizi di stile. E almeno per quanto mi riguarda, ho letto libri scritti benissimo ma noiosi al quadrato e libri scritti malino ma con una storia interessante: inutile dire quali io abbia preferito. 
  • Adeguarsi sempre al contesto: tra gli addetti ai lavori, molti indicano in Ringo Starr un esempio di cattivo batterista, vista la sua tecnica abbastanza approssimativa. Da un certo punto di vista è la verità, ma c'è  da dire che era un batterista perfetto per i Beatles: la semplicità delle sue parti di batteria si adatta meglio di qualsiasi altra cosa alla linearità delle loro canzoni. In generale, un batterista davvero grande non è chi fa dieci rullate al secondo o mostra in ogni momento la sua tecnica sopraffina. Un grande batterista (o musicista in generale) è chi riesce a mettersi al servizio della musica, facendo cose semplici se la canzone lo richiede ed esprimendo qualcosa di più difficile solo nel momento giusto per farlo. Questo vale anche per la scrittura? Assolutamente sì! Uno scrittore deve adeguarsi ai vari linguaggi e ai vari ritmi in maniera quasi fluida, se vuole fare bene. Mentre uno che mette in bocca paroloni forbiti a gente "di strada" oppure si profonde in lunghe descrizioni nel mezzo di scene d'azione non è bravo, anzi: queste cose stonano e basta. 
  • Mai fermarsi: per chi ha un orecchio allenato, è un fatto banale che sul palco le stecche capitino anche ai migliori musicisti. Ma gli ascoltatori comuni non se ne accorgono, e sai perché? Perché la bravura di questi musicisti risiede anche nel non fermarsi davanti a un errore, di continuare con nonchalance a suonare come nulla fosse. Anche perché se si fermassero appena presa una stecca se ne accorgerebbero tutti, no? Anche nella scrittura avviene la stessa situazione: se alcune storie escono bene, altre sono un po' meno valide, tanto da poterle considerare una sorta di "stecche". Ma l'importante è non pensarci, imparare dall'errore e poi andare avanti, combattendo se necessario anche contro l'istinto di fermarsi, normale per uno scrittore quanto per un musicista (ne so qualcosa, specialmente nel primo caso).  
  • La varietà è potere: a me generi come la bossa nova o il reggae non sono mai piaciuti, e continuo anche oggi a non ascoltarli; eppure, ne ho studiato le basi sulla batteria. Sai perché? Perché anche il genere più lontano dai tuoi gusti può darti qualcosa che poi potrà servirti, per esempio in fatto di tecnica, di coordinazione, di velocità, di tocco. Giusto per fare un esempio classico, c'è un fatto contro-intuitivo nella batteria: se suoni rock e devi quindi pestare ad alto volume su piatti e tamburi, dovresti imparare a suonare a basso volume se non vuoi apparire sgraziato, più zappatore che musicista. E per la scrittura? Anche lì sarebbe meglio variare, per esempio provando a scrivere - anche solo per esercizio - le trame dei tipi più diversi. Visto però che uno scrittore è in primis un lettore, credo che dovrebbe soprattutto variare almeno un po' i libri letti e non fossilizzarsi su un solo genere preferito: potrà così imparare cose che magari in futuro potranno tornargli utili in una maniera che nemmeno immagina. 
  • Il valore del relax: sai qual è il modo più facile per non riuscire in un esercizio sulla batteria? Affrontarlo coi muscoli tesi e l'angoscia di non riuscire a farlo. Il modo giusto di suonarla è invece coi muscoli rilassati per riuscire a fare movimenti in maniera fluida, e la mente serena e sgombra da ansie, specie da prestazione. Con la scrittura è esattamente lo stesso: magari si può anche scrivere in preda a un'emozione forte, come la tristezza, ma farlo con l'ansia addosso è quanto di più controproducente possa esserci. So per esperienza che nella maggior parte dei casi ci si blocca, e quando non succede comunque il testo che viene fuori non è granché. Meglio allora essere rilassati, senza angosce, e anche la scrittura come la prestazione musicale ne beneficerà. 
La domanda: segui anche tu questi principi per scrivere (se scrivi) e/o per suonare (se sei un musicista)?

12 commenti:

  1. Mi sono piaciuti molto, specie il penultimo.
    Se l'ultimo lo condivido, ma è comunque soggettivo (c'è gente che scrive -disegna -suona ecc bene sotto stress e tristezza), il penultimo è insindacabilmente vero: la varietà è potere perché ti permette di avere quel quid in più anche nel tuo solo genere.

    Moz-

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    1. Attenzione: io non parlavo di stress e di tristezza, che ci possono stare se scrivi. Se non altro perché se no io non potrei mai farlo, visto che non mi ricordo un solo giorno senza depressione :D .

      Quando citavo le ansie, intendevo quelle da prestazione, che ti bloccano oppure ti fanno riscrivere quaranta volta la stessa frase. Queste le devi lasciare da parte quando scrivi, se no viene fuori una schifezza :) .

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  2. Punto 3, che è poi la differenza fra Bill Bruford e Phil Collins: mostruosamente bravo e mostruosamente freddo il primo...mostruosamente bravo il secondo. Vedere suonare Collins è una goduria. Ho visto di persona anche Carl Palmer, e lui ci mette l'anima in quello che fa: alla fine del concerto avevo la lingua penzoloni (pant pant... puff puff...).
    Però il massimo l'ho visto nel 2004 a Milano con i Rush: Neil Peart è un mito assoluto.
    Detto da un ex batterista in erba...ora scrittore in erba!

    ciao

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    1. Ti do ragione su Neil Peart: piace tantissimo anche a me. Sugli altri invece non saprei dire, visto che non ascolto granché i loro rispettivi gruppi. Sono più un tipo da Ian Paice e John Bonham :D . E poi mi piacciono anche batteristi più estremi ma che ci mettono il cuore, tipo Dave Lombardo o Nick Menza - non so se conosci :) .

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    2. No, mai sentiti, anche perché suonano un genere che non ascolto da tempo (Deep Purple e Led Zeppelin li ascoltavo un BEL PO' di tempo fa) e io sono più dedito al prog.

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    3. Comprensibile, dopotutto i gusti sono gusti. Però io nei batteristi cerco più il groove che il tocco: per questo mi piacciono batteristi anche pesanti - e del resto anche io pesto parecchio forte :) .

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  3. Bel post, e consigli validissimi ;-)

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  4. Ottimi parallelismi, tutti molti veri, anche se per l'ultimo ho qualche dubbio. A volte sotto stress o in situazioni particolari si hanno dei picchi di creatività che non si avrebbero in totale relax. E penso che questo sia vero sia per chi crea musica che per chi scrive.

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    1. Come ho detto anche a Moz, non intendevo che uno deve essere rilassato e tranquillo in generale per scrivere. Volevo semplicemente dire che uno quando scrive deve sgomberare il cervello dalle ansie, specie da prestazione. Se poi uno è stressato e scrive per sfogarsi, ben venga: ma appunto, uno lo fa per sfogarsi, non è che scrivere è uno stress in sé.

      Per fare un esempio, quando io scrivo di solito mi dimentico tutto il resto, mi concentro solo su quello che sto facendo. Di solito, in questi casi scrivo in maniera che trovo soddisfacente. Se però ho ansie legate alla scrittura - ogni tanto capita - allora il risultato è scadente, sempre ammesso che non mi blocco del tutto :) .

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  5. Ottimo questo parallelo tra scrittura e musica; penso sia valido per le arti in generale. Da parte mia cerco di applicare questi criteri al mio scrivere, ma ci riesco a fasi alterne, come credo sia normale per tutti. La tensione in pratica è un danno in gran parte delle occasioni, a parte forse quelle in cui deve esprimersi il nostro riflesso combatti-o-fuggi, quasi assente dalla nostra vita "molle". ;)

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    1. Sono d'accordo su tutto, specie sulla tensione. Che sia fisica (per la batteria) o mentale (per la scrittura), è sempre dannosa :) .

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