martedì 12 settembre 2017

I social e il rispetto del pubblico

"Se non paghi per un servizio, non sei il cliente, bensì la merce": forse qualche volta ti sarà capitato di leggere un aforisma del genere in relazione ai social network. Può sembrare una sparata un po' provocatoria ed esagerata: almeno, a me fino a qualche tempo fa fa sembrava così. Ma ultimamente mi sto rendendo conto che invece non lo è affatto.

Viste alcune esperienze che ho fatto in questi ultimi mesi, posso dire che per i social network noi utenti siamo solo polli da spennare. Polli, peraltro, di non gran qualità: la merce preziosa di solito viene trattata coi guanti, per evitare che si rovini o per presentarla al meglio. Tutto il contrario di quello che fanno i social: negli ultimi tempi, in effetti, quello che vedo al loro interno è una certa mancanza di rispetto dall'alto (i gestori) verso il basso (il pubblico).

E poi, a parte le funzioni, anche il layout! Anche prima non
 era bellissimo, ma così... non mi stupirebbe se nel 2050
 nel vocabolario "anobii" sarà sinonimo di "bruttezza".
A proposito, vorrei raccontarvi un paio di aneddoti. Il primo riguarda Anobii: se non lo conosci - ma io penso di sì - è un social network per lettori, basato sui libri. E penso anche che tu sappia che di recente questo social network ha cambiato del tutto la sua interfaccia e le sue funzioni. Scatenando di conseguenza un putiferio.

Io non sono di quei "conservatori" che si attaccano morbosamente a determinate cose e prova fastidio quando ci sono dei cambiamenti. Per esempio, la nuova interfaccia di Youtube, molto criticata da più parti, a me non dà fastidio: le funzioni principali ci sono tutte, è solo questione di prendere un po' la mano con le novità. Pensò però che i cambiamenti devono anche avere un senso, e quelli di Anobii non ce l'hanno: se non altro, cancellare quasi tutte le mie funzioni preferite è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Una questione di ego, visto che non erano tenuti a conservare le funzioni che piacevano proprio a me? Può essere, ma mi sembra di non essere l'unico a considerare questi cambiamenti come frutto della noncuranza dei gestori: sono tante le persone che si sono lamentate quanto e più di me, come già accennato. E presumo che tanti, come del resto me, hanno deciso di smettere di aggiornare il mio profilo Anobii. Io in particolare sono passato a Goodreads, più completo (se non altro lista anche gli ebook indie, cosa che l'altro ha sempre rifiutato) e con le stesse funzioni che mi piacevano nel vecchio Anobii (questo è il mio profilo, se ti interessa aggiungermi come amico).

Questa è stata una disavventura, ma io la considero abbastanza piccola, almeno in confronto a quello che mi è successo col re dei social: parliamo proprio di Facebook. Come forse sai, al giorno d'oggi per promuovere un'azienda i social sono fondamentali: e così, anche io ho dovuto studiare i metodi migliori per curare a dovere il marketing della gelateria. Tra questi metodi, uno dei fondamentali è la possibilità di mettere dei post a pagamento, e ovviamente anche io a un certo punto ho dovuto cominciare a utilizzarli.

Prima di farlo, ero abbastanza ottimista su questa faccenda: pensavo che fosse un buon metodo per avere qualche risultato sì piccolo, ma spendendo pochissimo rispetto alle altre vie di marketing. E invece dopo qualche mese di distanza posso dirlo: mi sono trovato malissimo. Tra inserzioni che mettevo al pomeriggio ma venivano approvati alle tre di notte (alla faccia dei venti minuti promessi), "target" modificati da quello che volevo io e addirittura post sabotati (dopo averli messi in promozione, smettevano di crescere), ho avuto un mucchio di problemi.

Anche in questo caso, mi sono sentito poco considerato, e stavolta ho tutte le ragioni del mondo. Forse è vero che l'utenza è una merce, quindi Anobii non mi deve nulla: nel momento in cui però pago Facebook divento un cliente. E visto che io in gelateria non posso trattare male un cliente, pena il suo abbandono, mi dà fastidio che il social di Zuckerberg lo faccia. So che se lo può permettere - se perde me come cliente chi se ne frega, ce ne sono altri milioni che gli danno anche più soldi - ma non mi sembra giusto lo stesso.

In generale, sono convinto che i gestori dei social network, visto il potere immenso nelle loro mani, dovrebbero avere un po' più di rispetto per la propria utenza. Noi - e in particolare i nostri dati - saremo pure la merce da rivendere alle aziende, ma anche la merce va trattata in maniera adeguata. Si è mai visto un fruttivendolo sbattere per terra la frutta e renderla invendibile? Perché più o meno è questo che fanno i social. Il problema però è che sono in pochi ad accorgersene, una frazione minuscola di chi li frequenta in realtà: questo purtroppo significa che difficilmente qualcosa cambierà in futuro.

La domanda: cosa ne pensi di queste storie? E in generale, sei d'accordo sul fatto che ci vorrebbe più rispetto da parte dei gestori dei social?

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