martedì 28 marzo 2017

Revisione: un metodo personale

Non sono solito dare consigli per scrivere. All'interno della blogosfera ci sono tantissimi scrittori che già fanno lo stesso meglio di quanto io potrei mai fare. E dopotutto se mi mettessi a parlare di questioni come lo "show, don't tell" o il viaggio dell'eroe, non aggiungerei nulla: ci sono decine di articoli che già ne parlano.

Ogni tanto però mi piace condividere le esperienze positive che mi capitano mentre svolgo questo "mestiere". Per esempio, da qualche mese sto sperimentando un metodo di revisione dei miei testi in cui mi trovo molto bene. È un processo che mi consente di rendere le mie storie più soddisfacenti, per me ma forse anche per gli altri: i miei due racconti selezionati per due antologie di recente sono stati rivisti proprio con questo metodo, e in altri casi ho ricevuto commenti molto positivi sullo stile.

La versione cartacea de "Il ragno", l'ultimo
racconto che vi ho fatto leggere.
Il procedimento che seguo in realtà è elementare: quando ho terminato un racconto al computer, gli do un'occhiata veloce, giusto per correggere gli errori più evidenti di battitura, poi lo stampo. Dopo aver incassato il solito parere di Monica, la maggior parte delle revisioni successive le faccio a penna sulla carta, e solo alla fine modifico il file nel computer con le correzioni.

Può sembrare qualcosa di scontato, anzi: sono sicuro che lo è. Tuttavia, è un sistema in cui mi trovo olto a mio agio. Ma soprattutto, in questi mesi ho scoperto che ha moltissimi vantaggi, e mi consente di svolgere un lavoro migliore che con tutti gli altri procedimenti sperimentati in passato.

Per esempio, al contrario della correzione sul computer, il foglio conserva una memoria di quello che era il testo precedente. Così, quando succede di essere troppo zelanti, o semplicemente di fare una correzione che in realtà stona più dell'originale - e a me capita relativamente spesso - non è un problema come sul foglio di Word, dove ogni cancellazione rappresenta qualcosa di perso per sempre.

In questo modo, inoltre, riesco a concentrarmi meglio sulle parole, che essendo scritte su carta assumono una dimensione più concreta e palpabile. Come concreta è del resto la revisione: non batto più sui tasti, qualcosa che faccio tutti i giorni, ma agisco direttamente con la penna sul foglio, il che dà alla stessa azione un'importanza in più. È una questione filosofica? Forse, sta di fatto che riesco a interagire meglio col mio testo se scritto, rispetto a come lo faccio sul computer.

Soprattutto però, è un metodo comodo perché toglie ogni distrazione. Senza più Facebook né internet, solo con un foglio e una penna, è più facile focalizzarsi di più solo sulla scrittura, specie per uno come me che si distrae con gran facilità. In effetti, riesco a divagare anche in questo modo: in tutti i manoscritti dei miei racconti si possono trovare disegnini vari, fatti quasi senza volerlo. Ma riesco comunque a concentrarmi meglio che al computer, e la qualità ne risente in positivo.

Come già detto, questo è un metodo che ha innumerevoli vantaggi . Ed è per questo che non solo continuerò a usarlo: mi sento anche di consigliarvelo, se volete sperimentare qualcosa di nuovo. Poi ovviamente non sono nessuno per dirvi che è la via migliore: non mi ritengo un esperto di editing, né tantomeno voglio essere uno di quelli osannati come guru o #massimoesperto della scrittura. Semplicemente, è qualcosa che con me funziona: chissà che non succeda lo stesso anche con voi!

La domanda: ti capita mai di revisionare i tuoi testi in questa maniera? E in generale, qual è il tuo metodo?

10 commenti:

  1. Quando ho scritto il primo libro, avevo fatto la prima stesura a penna, di conseguenza anche la prima revisione e poi ho trasferito tutto a computer. Poi ho smesso. Troppo lungo. E ora faccio sempre tutto a computer.

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    1. Anche io facevo tutto al computer, ma ho visto che la revisione su carta è migliore.

      Certo, non scriverei mai la prima stesura a penna (o con una macchina da scrivere), anche perché capisco che sia un lavoro davvero pesante riportare tutto in digitale. Tuttavia, fare in questo solo la revisione non lo è molto. In fondo basta scorrere il testo e cambiare solo i punti da correggere il file nel computer. Anche per i miei racconti più lunghi, non ci ho messo mai più di un'oretta :) .

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  2. Credo che tu faccia una cosa molto saggia a revisionare su carta. Ho sperimentato anche io che è tutt'altra cosa rispetto alla lettura a monitor. Purtroppo al momento sono senza stampante, quindi ho dovuto ripiegare sull'e-reader, che è un po' un surrogato rispetto alla carta ma comunque più adatto rispetto al computer. Per me è importante soprattutto la percezione del testo come qualcosa a cui dedicare tutta l'attenzione, senza distrazioni, come hai sottolineato tu.

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    1. In realtà anche io al momento non ho la stampante: infatti vado dal tabaccaio del mio paese e mi faccio stampare i racconti che mi servono :D . E' vero che si spende un po' - ma nemmeno tanto: di solito è meno di un euro alla volta -, però penso di averne bisogno. Come dici tu, revisionare su carta è saggio e molto utile, e se lo scopo è partecipare a un concorso o proporsi una rivista, fare tutto il possibile è quasi un obbligo ;) .

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  3. quando scrivo post, li scrivo decisamente di pancia, e molto molto poco con la testa, come servirebbe fare... sono troppo poco brava, diciamocelo!

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    1. Dici quindi che non li rivedi, i tuoi post? Io invece sì, ogni singolo post di questo blog. Ma per i racconti ci metto molto più impegno :) !

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  4. Io scrivo di getto, poi la lascio riposare e anch'io stampo, sia per gli scritti sia per i post del blog. Considerando che durante la prima stesura non cambio nemmeno una parola, posso stampare anche due o tre volte prima di arrivare alla versione definitiva. Concordo con tutto ciò che dici sull'utilità di questo metodo. :-)

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    1. Io invece stampo una volta sola. La versione definitiva esce fuori dalla stampa, su cui apporto tutti i cambiamenti delle varie revisioni, non mi serve farlo di nuovo.

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    2. Sì, perché a quanto ho capito tu ti rivedi già mentre scrivi, cosa che io non faccio. Quindi quella che stampo è una bozza, e ne sono consapevole. :)

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    3. Anche quella che stampo io è una bozza: del resto la versione finale è quella che riporto nel computer. Mi sa che non ci stiamo capendo.

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