martedì 7 febbraio 2017

Gli 8 difetti tipici delle mie prime stesure

Vi ricordate il post di venerdì scorso, quello scritto di getto e senza revisioni - realizzato così per partecipare all'iniziativa #imieiprimipensieri di Chiara Solerio? Come ho scritto, è stato un esperimento fatto per il gusto di farlo. Devo confessare che prima di scriverlo mi aspettavo che fosse qualcosa di divertente ma un po' fine a sé stesso.

Per questo, sono rimasto sorpreso quando quel post si è rivelato utile per sviluppare alcune riflessioni. Soprattutto, mi ha aiutato a pensare ai difetti più comuni che si possono trovare nelle prime stesure di un mio testo qualunque - che sia un articolo, una recensione, un racconto. Visto che mi sembra interessante, mi sono chiesto: perché non scrivere un articolo più sistematico sull'argomento? E così eccoci qui.

Riflettendoci su negli scorsi giorni, sono riuscito a individuare ben otto difetti tipici di una mia prima stesura. Non sono gli unici: oltre a qualche imprecisione meno comune, spesso nei testi scritti di getto si trovano un buon numero di refusi ed errori di battitura. Ho deciso però di non inserirli: capitano a tutti, quindi serve a poco discuterne. E poi vorrei parlare di quelle imperfezioni che rendono il testo meno scorrevole o meno leggibile, ma che non sono errori veri e propri dal punto di vista grammaticale.
  • Avverbi: a volte esagero con i famigerati avverbi che finiscono in "-mente", ma di solito riesco a limitarli. Spesso nei miei testi ce ne sono pochi e non danno troppo fastidio (spero); quelli che invece li affliggono sono quelli come "comunque", "forse" e soprattutto "infatti". Nelle mie prime stesure tendo a piazzarli ovunque, il che appesantisce molto le frasi, ma nelle mie versioni finali questi avverbi sono molto rari. Se durante la fase di revisione gli avverbi in "-mente" vengono spesso solo modificati ("inizialmente" può diventare "all'inizio"), quasi tutti i "comunque" e gli "infatti" spariscono senza lasciare traccia. Sono inutili e le frasi scorrono meglio senza di loro: perché lasciarli?
  • Congiunzioni: tendo ad abusare soprattutto di "anche", "però" e perfino "e". Soprattutto la prima compare spesso nei miei testi, nella forma semplice ("Tizio è gentile e anche simpatico") e in quella lunga e macchinosa "anche se" ("Tizio è gentile, anche se non sembra"). Anche (ops!) il secondo viene fuori in posizioni in cui non dovrebbe; il terzo però fa anche di peggio. A volte finisce dove stona alla grande, per esempio in frasi come "Tizio è una persona solare e che ispira simpatia". Inutile dire che dopo le mie revisioni di tutte queste congiunzioni non resta quasi nulla, se non qualche "anche se" trasformato nel più scorrevole "ma". 
  • Aggettivi e pronomi personali e possessivi: come diceva Marina nei commenti allo scorso post, anche io ho il brutto vizio di infilarne tanti dentro alle mie frasi - in special modo nei dialoghi, ma non solo. Spesso però non servono a nulla, che siano soggetti (perché si capisce a chi ci si sta referendo anche se non scrivo "io" oppure "lui") oppure aggettivi possessivi (se ho già detto di chi è un oggetto, è inutile continuare con "il suo oggetto", meglio parlare de "l'oggetto" e basta). Anche in questo caso, durante la revisione avviene una strage: rimangono solo i pochi che servono a qualcosa, gli altri vengono massacrati senza pietà. 
  • Termini generici: la stesura di getto di un qualsiasi mio testo ne è strapieno. Da "questo" e "quello" a "disse" per i dialoghi, passando per il verbo "fare", per aggettivi come "grande" e avverbi come "molto", se ne trovano a bizzeffe in ciò che scrivo, ma forse la parola più frequente è la più generica di tutte, ossia "cosa". È probabile che li uso perché quando scrivo voglio andare avanti con tranquillità, senza fermarmi a soppesare ogni dettaglio: se un termine più specifico non mi viene, metto la prima parola che capita e passo oltre. Del resto, la revisione serve anche a questo: rendere più preciso ciò che voglio dire e magari dare al tutto un tono meno generico e più focalizzato.
  • Ripetizioni: oltre alla scarsa precisione, le mie prime stesure non brillano nemmeno per la varietà del vocabolario. Spesso i termini che uso in misura maggiore non sono solo generici, ma tendono a presentarsi più volte. Se poi mi fisso con una parola per qualche motivo, la potete trovare nel testo ripetuta fino alla nausea. Per fortuna, con le mie revisioni curo anche questo particolare: sostituisco i termini ridondanti con sinonimi e cerco di rendere il tutto più vario e meno piatto. Ovviamente, allo stesso tempo tento di non indulgere in troppi svolazzi e in generale di mantenere un certo equilibrio tra scorrevolezza e bontà dello stile.
  • Parole inutili: in un qualsiasi mio testo di getto, almeno il dieci percento delle parole può essere tagliato senza modificare (o quasi) il senso generale. È il mio difetto peggiore quando scrivo: tendo a riempire le mie frasi di termini che non servono a nulla, se non ad allungare le frasi e diminuire la leggibilità. Per esempio, tendo a scrivere "Tizio è una persona gentile " invece che "Tizio è gentile": forse la prima può anche andare bene se è un testo argomentativo, ma in un dialogo stona. È per questo che la maggior parte delle mie revisioni servono per asciugare un testo, cancellando le innumerevoli parole inutili presenti. 
  • Costruzioni contorte: è la mia abitudine peggiore insieme alla precedente. Purtroppo quando redigo la prima stesura i concetti finiscono sul foglio uno dietro l'altro senza che io ci pensi troppo, come se stessi parlando, il che spesso si traduce in frasi contorte. Per esempio, di getto scriverei "Questo film l'ho voluto vedere oggi." invece del ben più semplice "Oggi ho voluto vedere questo film", Si tratta per fortuna di un problema che conosco benissimo: in molti casi trasformo la prima frase dell'esempio nella seconda subito dopo averla scritta, ancor prima di passare alla revisione - che elimina le costruzioni contorte residue. 
  • Frasi troppo lunghe: in realtà è un errore che mi sono impegnato a risolvere in maniera speciale negli ultimi anni. Ogni tanto però mi capita di scrivere ancora frasi troppo lunghe, che risultano pesanti anche se non soffrono del difetto precedente. Poco male, in ogni caso: tra tutti i difetti, è quello che correggo con più facilità. Spesso basta rimuovere le troppe parole inutili per accorciare il tutto al punto giusto; in altri casi invece, quando una frase presenta tante parti, basta dividerle tra loro con la punteggiatura. E così, nella versione finale la lettura diventa molto più scorrevole!
La domanda: quali sono i difetti tipici delle prime stesure di ciò che scrivi? Condividi qualcuno dei miei?

6 commenti:

  1. Hai fatto una bella auto analisi con questo post, non è per nulla scontato essere consapevoli dei propri difetti nella scrittura. Mi hai fatto venir voglia di seguire il tuo esempio... vedremo :)
    Comunque, in linea generale i punti che hai evidenziato sono anche i miei, tranne l'ultimo, perché per quanto mi riguarda a volte scrivo frasi troppo brevi, altre troppo lunghe. Peggio è tutto quello che invece si annida nel testo e non sono ancora in grado di scovare. Non parlo tanto di refusi, quanto di difetti che ignoro, che mi sono del tutto invisibili, ma che magari a un lettore esterno e disincantato non sfuggono.

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    1. Se vuoi riprendila pure sul tuo blog. Non lancio più meme perché di solito non li segue nessuno, ma se vuoi farlo lo stesso sei liberissima :D .

      Comunque anche io spesso non sono sicuro di quello che scrivo e ho paura di errori che non vedo. Per questo mi sento molto fortunato del fatto di avere una moglie che mi sostiene e mi aiuta in tutti i modi, specie nel rivedere tutto quello che scrivo. Se non noto io un errore, lei lo farà ^_^ .

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  2. Hai fatto un bel riassunto, Mattia e lo sposo tutto: i tuoi difetti sono o sono stati anche i miei. Adesso curo molto la lunghezza dei periodi, l'abuso di avverbi e aggettivi, ma quei pronomi... mannaggia, spuntano come funghi! Il piacere di falciarli, però, dopo la revisione, è immenso.

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    1. Beh, in fondo se li falci in revisione non sono comunque un problema. In generale a me importa poco di non commettere gli errori di cui parlo nell'articolo già nelle prime stesure. Se scrivo di getto preferisco farlo nella maniera più naturale possibile, anche se questo vuol dire sbagliare. In fondo quelle prime stesure sono destinate a non vedere mai la luce, quindi perché angosciarmi se non sono scritti a dovere ;) ?

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  3. Io ho un'idiosincrasia per la "cosa". :-D
    Come ho scritto nel commento della volta precedente, anch'io abbondo di "questo" e di "quello", mentre ho notevolmente ridotto gli avverbi in "mente". Una mia abitudine è quella di incominciare le frasi con "e" e con "ma". Un tempo questo era considerato un errore, adesso non più. Si tratta di una caratteristica distintiva del mio stile, e non voglio cambiarla, solo evitare di esagerare. Infine, un tempo anch'io avevo il problema della lunghezza, che ora ho ridotto.

    La tua risposta a Marina secondo me riassume alla perfezione ciò che ho cercato di trasmettere in tutti i miei post sull'argomento, in particolare quello di ieri: una prima stesura non deve essere perfetta ma aiutare l'autore a sciogliere le idee e i contenuti sulla pagina. :)

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    1. Lo so, mi sono accorto che non sopporti "cosa" :D . Per il resto, anche io spesso inizio frasi con "e" e "ma": come dici tu stessa, solo abusarne è un errore :) .

      Ti ringrazio per aver lodato la mia risposta a Marina. In effetti mi sono accorto anche mentre lo scrivevo che era un commento ben riuscito - una sensazione che non mi capita molto spesso :) .

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