martedì 31 gennaio 2017

Per chi si deve scrivere

Per chi si scrive? Dietro a questa domanda, semplice e in apparenza banale, si nasconde un mondo. Penso infatti che chiunque si sia mai cimentato in maniera seria con la scrittura, prima o poi si sia scontrato con questo dilemma, e sa che non c'è una risposta facile. Solo con esperienza e riflessione si può riuscire a trovare una propria posizione sensata.

Come di certo saprete, esistono principalmente due scuole di pensiero rispetto a questa domanda. La prima sostiene che bisogna scrivere soprattutto per sé stessi: se poi si piace anche ad altre persone, sarà stato un processo spontaneo, non cercato. L'altra invece sposa la posizione opposta: bisogna farlo per il pubblico. In fondo scrivere è in primis comunicare: se non lo si fa verso altri, che senso ha?

Personalmente, sono convinto che siano entrambe opzioni valide per risolvere il dilemma. Potrei quasi dire che le sposo entrambe - o nessuna delle due, se volete. Penso che la soluzione più giusta stia a metà: uno scrittore dovrebbe scrivere per sé stesso e per il pubblico, senza dare priorità a nessuno dei due.

Può sembrare una soluzione contraddittoria, ma in realtà non lo è. Quando scrivo una storia, cerco di fare il meglio che posso. Curo la tecnica, il linguaggio, la trama, i personaggi e la coerenza dei contenuti proprio per apparire al meglio nei confronti di chi li leggerà. Lo faccio non solo perché è quello che voglio, ma anche allo scopo di essere apprezzato da più persone possibile. 

Al tempo stesso, però, la storia deve piacere a me per primo. Questo vale per quanto riguarda ogni dettaglio della storia: non scriverei mai né un racconto rosa, perché non è nelle mie corde, né uno di qualche genere che amo, ma la cui trama traballa troppo per piacermi. È per questo che scarto buona parte delle storie che mi frullano in mente ogni giorno: magari partono da buone idee, ma il loro sviluppo non mi convince.

In generale credo che scrivere pensando  a sé stessi e al pubblico sia la via più giusta per fare qualcosa di rilevante e che possa piacere. Forse è solo una mia bizzarra convinzione personale, ma io credo di no: si possono trovare un mucchio di esempi che questo modo di procedere può portare ottimi frutti. Uno su tutti? Il magico mondo della blogosfera.

Quali sono i blog che funzionano meglio, al giorno d'oggi? Limitandomi solo alla parte di blogosfera che seguo maggiormente, quella concentrata sul mondo della letteratura, a funzionare meglio in fatto di commenti e letture sono i siti portati avanti con più professionalità. Siti che pubblicano post in giorni stabiliti seguendo un calendario editoriale ben fissato, i cui proprietari cercano argomenti sempre nuovi per fornire un servizio al proprio pubblico, a volte anche con una particolare spinta verso l'approfondimento - è il caso dei blog tecnici.

Al tempo stesso, sono blog gestiti con passione: non si parla di scrittura e argomenti a essi collegati solo perché da queste parti va di moda. Coi loro articoli, i blogger in questione mostrano che l'argomento scrittura sta loro a cuore, e cercano di trasmettere questo loro amore anche agli altri. E nel farlo, ovviamente, scrivono quel che vogliono, non parlano di quello che fa tendenza.  È questo il segreto, almeno per me, del seguito (e della bontà) di siti come Anima di Carta, Appunti a Margine oppure il blog di Salvatore Anfuso, giusto per citare alcuni di quelli che leggo con più piacere.

È invece molto più difficile raggiungere gli stessi risultati se si seguono altri sentieri. Per quanto riguarda chi scrive soltanto per sé stesso, funzionava una volta, quando il mondo del blogging era ancora "adolescente" e i blog non erano che una sorta di diari pubblici online (da cui come sapete viene il nome originale, derivante proprio dall'inglese "web log"). Oggi però questo tipo di blog non ha più un gran successo - a parte quei rari casi in cui a tenerli è un personaggio già famoso.

Dal lato opposto, esistono blog creati solo per rivolgersi al pubblico, magari su argomenti alla moda? Di sicuro sì, ma non mi vengono in mente grandi esempi del genere - il che forse è indicativo dello scarso successo di questa strada. Posso dire però che non aprirei mai un blog simile. Che senso avrebbe? Parlare di un argomento di tendenza di cui non mi importa sarebbe solo controproducente: potrei incappare o in errori clamorosi, visto che non amo il campo in cui mi muovo, quindi non lo conosco. Più probabilmente, mi annoierei dopo poco e lascerei perdere. In generale, non credo che terrei mai un blog senza un minimo di passione che mi dia la spinta per farlo.

Insomma, io credo che sia per quanto riguarda il proprio blog sia per la scrittura nell'ambito della narrativa o di altro tipo, l'ideale è non trascurare né il proprio sentire né il pubblico a cui si rivolge il proprio messaggio. O almeno, questa è la via secondo me più produttiva per scrivere qualcosa di valido. Ma come dico sempre, questa è solo la mia umile opinione.

La domanda: secondo te per chi si deve scrivere, per il pubblico o per sé stessi? E tu per chi scrivi?

8 commenti:

  1. Wow, grazie Mattia per la citazione! :)
    Vero che i tempi sono cambiati e i blog del genere "diario" non hanno più senso, direi che in un'epoca di condivisione si cerca uno scambio più che delle informazioni o degli sfoghi personali.
    Per rispondere alla tua domanda, si dovrebbe trovare il giusto equilibrio tra l'essere se stessi, scrivendo quello che ci sta a cuore, e l'andare incontro ai lettori. E' una sfida che mi sembra di portare avanti ogni giorno, non solo nel decidere che post scrivere ma anche nel come impostarlo. L'importante è, come hai sottolineato tu, non perdere mai la passione.

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    1. Per la citazione, non c'è di che ;) . Per il resto, sono molto d'accordo con quello che scrivi: l'equilibrio è la cosa più importante, questo è certo. Anche io cerco di mantenerlo, per esempio qui sul blog, ma non sempre ci riesco - vedi qualche post un po' "sfogo" che ogni tanto compare qui, che invece dovrei evitare. Ma in fondo nessuno è perfetto, no :D ?

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    2. Ma no, fai bene a sfogarti ogni tanto, non c'è nulla di male. Dietro un blog ci sono delle persone vere, è giusto che ogni tanto venga fuori anche questo.

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    3. In teoria, ti do ragione. In pratica però ho constatato più volte che i post-sfogo non piacciono a nessuno, e spesso anche gli articoli successivi vengono un po' snobbati dopo che ho messo un post-sfogo. Non so perché, visto che anche quando mi sfogo sono civile e non insulto nessuno - o almeno questa è la mia intenzione. Sta di fatto però che si tratta di post inutili se non dannosi, e quindi sarebbe meglio evitarli per me :) .

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  2. Mh, bella domanda.
    Scrivo per me perché non voglio perdere (o rischiare di perdere) i ricordi.
    Ma è ovvio che scrivo anche per un pubblico, essendo appunto il mio blog pubblico.
    So che mi sto rivolgendo a qualcuno, fosse anche un solo lettore. E quindi curo bene il tutto, con rispetto. Perché ho rispetto per chi spende cinque minuti della sua giornata per leggere ciò che scrivo.

    Moz-

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    1. Fai benissimo così. E ti posso confermare che trovo il tuo blog molto curato. Lo leggo sempre, infatti (anche se non commento molto spesso, mea culpa ^_^').

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    2. Non preoccuparti, ricorda solo che sei sempre il benvenuto! :)
      Grazie :)

      Moz-

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    3. Non c'è di che, grazie a te ^_^ .

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