venerdì 4 novembre 2016

"Numero Zero" di Umberto Eco

Negli scorsi giorni, il nome di Umberto Eco è tornato alla ribalta con forza. Colpa della notizia diffusa domenica sul suo endorsement per il sì al referendum del quattro ottobre. Notizia ovviamente falsa (se non altro perché Eco è morto lo scorso 19 febbraio, ben prima che il referendum venisse deciso), diffusa allo scopo di mettere alla prova quella parte del popolo del web più credulona. Con risultati ovviamente tragicomici (come potete leggere per esempio qui).

Per una curiosa coincidenza, in quel periodo stavo proprio leggendo un libro di Eco. E non uno qualunque, ma proprio quello che ha come tema la comunicazione, in particolare di tipo giornalistico: sto parlando di Numero Zero. È il suo ultimo romanzo prima della scomparsa, pubblicato appena lo scorso anno, e all'uscita ha ricevuto molti giudizi negativi. Giudizi che non condivido: secondo me è un libro fantastico.

Probabilmente, molte delle critiche partono dal fatto che la trama vera e propria è davvero striminzita,  la si può ridurre in appena una quindicina di pagine. Per farla breve ed evitare gli spoiler, il romanzo racconta le attività di una redazione di uno pseudo-giornale fittizio creato non per informare, ma per diffamare. Lungo le duecento pagine abbondanti del libro, al protagonista capita davvero poco: al centro della narrazione ci sono soprattutto dialoghi - tra i membri della suddetta redazione, ma anche al di fuori.

Ho già letto alcuni romanzi così, e nella maggior parte dei casi non li ho apprezzati molto. Con Numero Zero però è stato diverso: l'arguzia di Eco, che esce fuori a ogni parola, rende il libro brillante, mai noioso e di alto livello intellettuale, senza pregiudicare però la scorrevolezza. Al netto di tutto quello che è successo negli scorsi giorni, infatti, mi è bastata una settimana per finirlo.

Soprattutto, ciò che mi è piaciuto di più è il ritratto che Eco fa del giornalismo. Come sapete se mi seguite da almeno qualche mese, da sempre sono abbastanza critico verso della scarsa professionalità dei giornalisti, che studio con attenzione per denunciare i comportamenti sbagliati (l'ho fatto l'ultima volta neanche un mese fa). In Numero Zero ho trovato la precisa descrizione di ciò che ho già rilevato in questi anni: faziosità, manipolazione della realtà, maniacale ricerca dell'attenzione del lettore, e così via.

In particolare, è chiara la critica alle degenerazioni odierne del giornalismo e in generale della società: pur essendo ambientato nel novantadue, il romanzo è infarcito di citazioni ad argomenti più che attuali - come in fondo è da sempre nello stile dell'autore. Del resto, basta dare un'occhiata a tema a qualunque quotidiano, telegiornale o testata online per capire che le pratiche descritti da Eco vengono applicate tutti i giorni. Da questo punto di vista, questo non è solo un romanzo, ma anche  una sorta di saggio, un vademecum su come il mondo dell'informazione può distorcere la realtà.

Per tutti questi motivi, a me personalmente Numero Zero è piaciuto tantissimo. Non solo l'argomento è più che attuale, ma è scritto con un'intelligenza pungente e acuta, rara da trovare nel mondo della narrativa odierna. E, perché no, può anche essere un libro utile per chi aspira a scrivere: è un bene imparare che a volte rompere le regole della narrativa (in questo caso, quella che troppe divagazioni non fanno bene alla trama) può funzionare, se fatto con cognizione di causa. Insomma, si tratta di un libro splendido sotto ogni punto di vista: peccato che sia stato l'ultimo di Umberto Eco, di narrativa di questo livello ci sarebbe bisogno ora più che mai!

2 commenti:

  1. Non posso dire che Eco sia fra gli autori che preferisco: non ho letto molto delle sue opere (ad eccezione del "Nome della Rosa" e poco altro), ma il suo scrivere mi sa più di esercizio di bravura fine e se stesso che altro.
    Non che lui non se lo potesse permettere: se c'era uno che poteva farlo in tranquillità questo era proprio il signor Umberto!
    Mica tanto di sfuggita devo osservare che Eco era di una maestria insuperabile, anche se non mi piace molto la sua scrittura per il motivo detto poco sopra.
    Detto questo - e detto anche che non credo che leggerò qualcos'altro di Eco, perché è troppo distante dal mio modo di concepire la scrittura ("uomo bianco parli come magna!" - citazione da un film con Giuliano Gemma di cui non ricordo il titolo) - non è un mistero, e se lo è non deve essere motivo di sorpresa, che le testate giornalistiche, dal telegiornale alla carta stampata, obbediscono alle direttive e alle inclinazioni politiche del momento.
    Per cui in certe testate troveremo assenti certe notizie, in certe altre le troveremo addirittura esagerate, in altre ancora troveremo tentativi di spacciare per vere notizie che alla fine sono delle bufale.
    Qui mi fermo: l'argomento meriterebbe un approfondimento non indifferente, da non tenere in un contesto come questo!

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    1. A me invece Eco piace non poco. La sua arguzia è rara da trovare nel mondo nella narrativa, come ho già detto a proposito del libro :) .

      Per il resto, sono d'accordo su quello che dici sui giornali. Anche io ne ho scritto spesso, qui sul blog :) .

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