martedì 21 giugno 2016

Calvino, la scuola e il fantasy

Qualche settimana fa, mi è capitato di leggere I nostri antenati  di Italo Calvino, una raccolta di tre racconti lunghi: Il visconte dimezzato, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente. Si tratta di storie molto famose: si studiano alle superiori, e in generale sono tra i racconti più noti della produzione di Calvino, anche tra il grande pubblico (che spesso però li conosce più solo di nome).

Per quanto mi riguarda, è stata una tra le letture più piacevoli di quest'ultimo periodo. Ho subito pensato di postarne la recensione qui, come faccio spesso per i libri che mi hanno dato qualcosa in più. Man mano che il tempo passava, però, ho cambiato idea: in parte perché non ho avuto molto tempo nelle scorse settimane, quindi la recensione è saltata più volte, lasciando spazio a post già meglio abbozzati. Dall'altro lato, partendo da I nostri antenati si possono sviluppare almeno un paio di riflessioni interessanti, che forse troverebbero meno spazio in una delle mie non-recensioni.

In particolare, appena ho finito il libro, il pensiero che mi ha attraversato è stato relativo alla scuola e all'istruzione. Come già detto, Calvino è nei programmi scolastici delle superiori: ricordo di averlo studiato al liceo, probabilmente l'ultimo anno. Eppure, a parte questo e i titoli dei suddetti racconti - e di qualche altra sua opera, come Marcovaldo - non mi ricordo nulla di quanto imparato in quel periodo. Come per tanti altri scrittori, quello che ho studiato dell'autore sanremese non mi ha colpito e non ha lasciato una traccia duratura.

Eppure, ora che l'ho letto posso dire che I nostri antenati è un bellissimo libro. E non credo di averlo apprezzato perché sono più maturo: sono convinto che possa piacere benissimo anche agli adolescenti. In particolare, Il visconte dimezzato e il cavaliere inesistente sono storie comiche molto divertenti e facili da leggere, che sicuramente possono piacere a tutti - specialmente la prima. Il barone rampante, è un po' più serioso e profondo: si ride di meno, è più la malinconia ad avvolgere il lettore. Non mancano però situazioni divertenti - la vicenda volgarotta de "l'albero delle cinque passere" mi ha fatto sghignazzare, lo ammetto. E poi, in generale può essere considerata una storia di formazione, che chiunque può apprezzare, giovanissimi compresi.

Eppure, finché non ho avuto la possibilità di leggere quest'opera, non ho mai pensato che potesse essere così bella. Purtroppo, come ho già detto in un altro articolo, la scuola italiana non riesce a trasmettere la passione e l'entusiasmo per la letteratura. Nonostante, come già affermato nello stesso post, io avessi un'ottima insegnante - senza di lei non sarei neanche qui - non ho sentito il bisogno di approfondire autori come Calvino fino all'età adulta. Non so perché questo accada: so solo che trovo atroce il fatto che la scuola non riesca a comunicare un minimo di amore per i libri. C'è bisogno di un bel cambiamento culturale, per mostrare che la letteratura di ogni tipo, anche quella considerata "vecchia", può dare tanto. 

Un'altra riflessione mi è venuta dal genere letterario de I nostri antenati. Si sente dire, a volte, che l'Italia non ha una tradizione nell'ambito di letteratura fantastica. Eppure, non è affatto vero: sin dall'inizio, l'elemento d'invenzione è stato presente. Già la Commedia di Dante, si potrebbe considerare vicino alla letteratura fantastica. Per quanto riguarda Calvino, poi, l'etichetta fantasy è più che appropriata. Sia l'uomo diviso a metà de Il visconte dimezzato, sia l'armatura vuota protagonista de Il cavaliere inesistente rientrano appieno nel filone fantastico. Il secondo, poi, ha anche quell'ambientazione medioevale che spesso, nell'immaginario è legata proprio a questo genere. Fa eccezione, di nuovo, Il barone rampante, una storia più realistica e anche di ambientazione più moderna. Anche qui, però, la storia ha un suo alone di vaga magia, che non lo allontana troppo dal fantasy vero e proprio.

Più in generale, la storia che la cosiddetta "speculative fiction" e la letteratura "alta" siano due mondi distinti è una balla. Lo dimostra il fatto che autori come Calvino, di norma considerato all'interno della seconda categoria, si siano cimentati spesso con la prima. Da grande fan di tutti i generi di letteratura fantastica, anche in questo caso mi auguro un cambiamento culturale. Se la mentalità corrente sparisse e non si pensasse più alle classificazioni, se non si distinguessero libri in "di genere intellettuale" o "di semplice intrattenimento", ma solo in "buoni" e "cattivi", la letteratura non potrebbe che guadagnarne. Ma questo è un argomento molto più ampio di così: penso che gli dedicherò un altro post, in futuro. 

Insomma, affrontare I nostri antenati di  Calvino è stato positivo non solo per la lettura in sé, ma anche perché mi ha dato argomenti su cui riflettere. Del resto, è questo ciò che accomuna la maggior parte dei libri che ho amato: la capacità non solo di intrattenere, ma di farmi venire la voglia di approfondire. Si, è anche questo il motivo per cui I nostri antenati è stata una delle mie migliori letture di questo periodo. 

La domanda: sei d'accordo con queste due riflessioni?

2 commenti:

  1. Piaciuto il cavaliere inesistente, lasciato a metà il barone rampante. Mai letto il visconte dimezzato. Devo dire che Calvino non fa particolarmente per me, o forse lo dovevo leggere alle medie.

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    1. Ciao, benvenuto su questo blog :) .
      A me, come ho già detto, "I nostri antenati" è piaciuto molto, ma è vero che per certi versi può risultare ostico. Credo che dipenda, comunque, da una questione di gusti :) .

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