martedì 19 aprile 2016

Un messaggio inaspettato

Ultimamente, ho avuto un po' di tempo per riprendere il mio romanzo, fermo per qualche settimana lo scorso mese, un po' come tutto il resto. Rimettendomi a scrivere, però, mi sono accorto di un fatto allarmante: dopo aver perso l'abitudine di farlo, scrivere era diventato meno naturale. Era come se, in qualche modo, mi fossi un po' arrugginito. Niente di preoccupante, per carità: dopo un po', ho ripreso tranquillamente a farlo con più tranquillità. Tuttavia non è stato piacevole: per questo, ho deciso di prendere provvedimenti. Scrivere più spesso, quindi, anche in piccoli ritagli di tempo, ma non solo: ho sentito la necessità di variare un po', pur rimanendo sempre nell'ambito della narrativa. Negli scorsi mesi, infatti, non ho scritto racconti: un po' per mancanza di ispirazione, un po' perché non hanno un grande successo, se pubblicati qui. A dispetto di questo, però, ho preso la decisione di riattivarmi e di ricominciare a farlo.

Non avevo un piano particolare, in realtà: pensavo di riprendere coi racconti col tempo, quando avrei avuto voglia e ispirazione. Di sicuro non pensavo di farlo la scorsa settimana, in cui tra impegni e anche il mio precario stato di salute ho dovuto saltare persino il post del venerdì. Eppure, nella mattina di sabato mi è venuta un'idea che ho trovato affascinante: e se il primo messaggio di una civiltà extaterrestre che capteremo non fosse quello che ci aspettiamo? Sono partito da qui per sviluppare un racconto di quelli fulminanti: ho cominciato a scrivere e in meno di mezz'ora sono riuscito a completarlo. Qualche giorno di revisione, ed eccolo qui, tutto per voi. Buona lettura!

(Ah, e se i nomi dei personaggi vi sembrano così strani, è per un motivo molto semplice. Ormai i genitori italiani non si accontentano di nomi classici come Marco o Luca, vanno sempre più spesso a trovare nomi astrusi o stranieri. È per questo che immagino spesso il futuro pieno di gente dai nomi bizzarri!)

Un messaggio inaspettato

«Buonasera, gentili telespettatori, e benvenuti a questa nuova edizione del nostro telegiornale» stava dicendo il mezzobusto nello schermo. Artemisia prese il telecomando e alzò il volume. Conosceva già la notizia principale, ed era emozionata.
« In apertura: oggi, la nostra concezione del cosmo è definitivamente rovesciata.» continuò il giornalista, «Il segnale di origine aliena captato due anni fa dalle antenne di tutta la Terra è stato infine decodificato: è un messaggio di pace e di speranza.  Per giunta, il merito di un team italiano, che ha reso un grande onore alla nostra nazione. Tutti i dettagli nel primo servizio, curato da Tristania Grandi.»
Il mezzobusto scomparve, sostituito da una serie di immagini in movimento; nel frattempo, una voce femminile cominciò a parlare.
«”Ci siamo anche noi – gioia e pace a voi”. Sono queste semplici parole, forse anche un po’ banali, il contenuto di un’immagine che una sconosciuta razza aliena ha inviato via radio alla Terra. Proveniente da una piccola stella nella costellazione dei Pesci, distante circa venticinque anni luce, il suo contenuto è rimasto un mistero per due interi anni. Ma ora, un gruppo di ricerca formato da linguisti, esobiologi, fisici, informatici e psicologi, provenienti da varie università italiane e anche dall’estero, è riuscita a decodificare finalmente i caratteri di questo messaggio. Per farlo, negli scorsi mesi è stato costruito un grande computer, votato al solo scopo di decriptare le varie parti dell’immagine. Finalmente, dopo mesi di lavoro, l’impresa ha avuto successo: in una conferenza stampa, oggi pomeriggio, il capo del team di ricerca, il professor Brian Verdi, ha infine rivelato il contenuto del messaggio»
Nel frattempo, in televisione apparve la grande sala stampa dell’università di Bologna. Artemisia ebbe un brivido. Era la prima volta che vedeva suo marito in televisione, e il fatto che lo fosse per una scoperta così fondamentale la riempiva d’orgoglio.
«… e dopo tanto lavoro, finalmente la macchina ci ha restituito questo risultato.» stava dicendo Brian, indicando il muro alle sue spalle. C’era la proiezione di un rettangolo , i cui margini erano pieni di una scrittura fitta, illeggibile da lontano; al centro, a lettere cubitali, spiccava invece il pacifico messaggio degli alieni, scritto in inglese.
«Abbiamo verificato più volte, e non ci sono dubbi: è proprio questo il significato, con piccolissimi margini d’errore.» ribadì suo marito in televisione. La sua espressione, come il tono della voce, avevano però qualcosa di strano, qualcosa che Artemisia non sapeva come interpretare. Qualcosa non andava.
«Insomma, quella di oggi è una giornata che dire storica è poco. È un risultato eccezionale, che cambia per sempre la nostra concezione dell’universo.» concluse la giornalista. Il servizio terminò, e le telecamere inquadrarono di nuovo il mezzobusto.
«Questa grande scoperta ha avuto echi in tutto il mondo.», riprese. Mentre introduceva il servizio sulle reazioni alla notizia, Artemisia sentì la porta aprirsi: finalmente Brian erano tornato.
«Tesoro! Ti ho appena visto in TV!» esclamò lei con entusiasmo, girandosi verso il marito. Alla vista del suo volto stravolto, l’eccitazione scemò, mentre la strana sensazione si faceva strada di nuovo. Qualcosa non andava.
«Che succede? Come mai stai così?» gli chiese.
«Si vede così tanto, eh?» rispose lui, abbozzando un sorriso stanco.
«Che cosa? Oh cielo, qualcosa di grave?»
«Uhm. Non dovrei dirtelo, ma visto che sei tu, lo faccio lo stesso. Sono stanco, e non riesco più a tenermi tutto dentro. Vieni.»
A passo lento, la condusse sul divano. Si sedettero, poi lui riprese.
«Sono infelice per il mio lavoro.»
«Ma come? Hai fatto una scoperta eccezionale, perché allora non sei felice? Il tuo nome entrerà in ogni libro di storia, credo proprio dovresti esserlo. Cosa può essere successo di così grave da mettere in ombra il tuo trionfo?»
«Entrerò nei libri di storia, ma come un bugiardo, un mistificatore.»
«Come scusa?»
«Ecco, ti devo confessare una verità scomoda. Quello che abbiamo comunicato al mondo… non era il vero e proprio messaggio degli alieni.»
Artemisia spalancò gli occhi e la bocca. Non se lo sarebbe mai aspettato.
«E… perché no?»
«Avremmo potuto, ma non me la sono sentita. Non sapevo come avrebbe reagito la gente. Di sicuro per me e per gli altri del team è stato devastante, leggere queste parole. Per mascherare la faccenda, ho proposto di divulgare la notizia che il traduttore non funzionava. Però non potevamo: troppi soldi sono stati investiti nel progetto. Così abbiamo deciso di inventare un finto messaggio, da rivelare al mondo. E io spero che quello vero mai venga alla luce»
«Ma cosa c’era scritto di così orribile? Gli alieni ci annunciano una catastrofe interplanetaria imminente?»
«No, proprio no»
«Allora cosa? Ci dichiarano guerra, addirittura?» continuò a incalzarlo Artemisia. Quell’atteggiamento del marito la spaventava molto.
«Neanche. Se possibile, è anche peggio.»
«Ma allora cosa c’era scritto? Dimmelo, ti prego!»
«Il messaggio diceva… no, non ce la faccio. Scusami. È che questo doveva essere il progetto che mi avrebbe dato gloria, e invece si è risolto in una pagliacciata. Scusami.», disse Brian. Aveva gli occhi lucidi, sembrava quasi sul punto di piangere. In venti anni che lo conosceva, tra fidanzamento e matrimonio, Artemisia non l’aveva mai visto così.
«In ogni caso», proseguì il marito, tirando fuori dalla tasca della giacca un foglio ripiegato e porgendoglielo «Questo è il vero risultato che la macchina ha restituito. Leggilo pure, io intanto me ne vado a letto. Ancora scusa, mia cara.»
Le diede un bacio frettoloso, poi si alzò e si diresse verso la camera. Artemisia lo guardò sparire nel corridoio, poi la sua attenzione tornò al pezzo di carta che aveva in mano. Le parole di Brian le avevano messo addosso un fortissimo timore: per un momento, si chiese se fosse bene leggere. Poi però la curiosità ebbe il sopravvento, e lentamente spiegò il foglio.
Quando fu del tutto aperto, Artemisia riconobbe il rettangolo colorato che aveva visto in televisione. Ai lati, le scritte illeggibili di prima erano piccole stringhe di testo, composte di numeri e lettere. Dovevano essere brandelli di informazione che gli alieni avevano incluso per permettere la decodifica del loro linguaggio.
Ad attirare l’attenzione, però, era la scritta al centro. Niente messaggi di pace, niente dichiarazioni di guerra: solo tre parole, vergate a caratteri cubitali. Artemisia le lesse più volte, incredula, e le parole di suo marito assunsero un nuovo significato. Tante emozioni si affollarono dentro di lei. Una parte della sua menta era spaventata, un’altra inorridita; un’altra ancora ridacchiava stupidamente.

Si sarebbe aspettata qualsiasi cosa, ma non che il primo messaggio mai mandato da una civiltà aliena all’umanità sarebbe stato “Scemo chi legge”.

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