venerdì 4 marzo 2016

"Lo chiamavano Jeeg Robot" di Gabriele Mainetti

Io non sono un gran fan del genere supereroistico. Ho visto alcuni film di questo tipo (a volte anche al cinema, trascinato da Monica che ama il genere molto più di me) trovandoli quasi sempre piacevoli. A volte mi sono piaciuti parecchio, come è accaduto per la trilogia di Batman di Christopher Nolan. Tuttavia, non sono tra quelli che collezionano anche gadget e fumetti. Rispetto molto chi lo fa (non sono tra quelli che bollano queste come "cose da bambini", anzi), ma semplicemente non fa per me. Nonostante questo, sono andato a vedere Lo Chiamavano Jeeg Robot con convinzione: mi hanno spinto i tanti giudizi positivi letti online. Volevo capire la causa dell'entusiasmo generale, che lo ha reso un piccolo caso del momento. E alla fine, andando al cinema mercoledì scorso, l'ho effettivamente capito.

La trama in breve (spoiler alert): il protagonista, Enzo Ceccotti, è un ladruncolo della periferia romana. Dopo un incidente con dei barili di materiale radioattivo acquisisce dei super-poteri: una forza sovrumana, una resistenza altrettanto spiccata e una relativa capacità di resistere ai proiettili. Scoperte le sue facoltà in un'occasione drammatica, in cui morirà il suo compagno d'affari Sergio, Enzo li utilizzerà inizialmente per continuare la sua carriera criminale. Spinto però da Alessia, la figlia di Sergio, che nel frattempo si avvicina a lui, l'uomo cambierà pian piano mentalità. La ragazza, che probabilmente ha subito abusi qualche anno prima, è infatti mentalmente instabile, ed è convinta che Enzo sia Hiroshi Shiba, il protagonista dell'anime Jeeg Robot D'Acciaio. Le vicende dei due si incroceranno con quella di Fabio "Zingaro" Cannizzaro", un piccolo boss di periferia nei guai per aver gestito male un affare con un clan di camorra. "Zingaro" è un personaggio molto egocentrico: gli piace il lusso e desidera a tutti i costi lasciare il segno nel mondo, diventare famoso. È disposto a tutto per coronare questo sogno, tanto che alla fine, scoperto Enzo, lo costringerà a rivelargli l'origine dei suoi poteri. Il protagonista, che intanto ha perso l'amata Alessia, decide di passare dal menefreghismo all'impegnarsi per gli altri. Combatterà "Zingaro" in un epico scontro, finché non avrà la meglio, sventando il suo piano criminale (fine della parte spoiler).

Devo essere onesto: mi aspettavo che Lo chiamavano Jeeg Robot fosse qualcosa di diverso rispetto a quel che effettivamente è. Mi aspettavo un film più leggero, con parecchia azione ma anche tanto divertimento; una pellicola magari non comica, ma facile e ironica. Il film di Gabriele Mainetti però non lo è: se non mancano battute e momenti divertenti, l'atmosfera generale è però tutt'altro che lieve. Al contrario, vengono trattate tante tematiche serie, e il taglio per farlo è davvero crudo: è un'opera violenta, a tratti angosciante e dolorosa, che riesce a dare emozioni davvero forti. È proprio per questo che, nonostante avessi ben altre aspettative, non solo non mi ha deluso, ma anzi è stata una sorpresa veramente piacevole!

In ogni caso, ci sono almeno tre dettagli che rendono il film speciale. In primis, il suo realismo: a parte qualche momento, tutto il contesto del film sembra assolutamente plausibile, a dispetto anche dei super-poteri. Un po' spiazzante ma ottimo, per esempio, è stato che il duello tra l'eroe e il super-cattivo non sia stato spettacolare come in tutti i film americani. È invece una semplice scazzottata tra criminali di periferia, il che la rende molto più vicino alla realtà che non le elaborate coreografie che si vedono di solito. Contribuiscono a questa caratteristica anche gli effetti speciali, semplici ma molto efficaci: nonostante il budget ridotto rispetto alle grandi produzioni internazionali, il film non stenta da questo punto di vista.

Secondo punto di forza di Lo chiamavano Jeeg Robot sono la trama e la caratterizzazione dei personaggi. Tutti, sia i protagonisti che i comprimari, sono personaggi a tuttotondo, mai stereotipi o macchiette, e agiscono quasi sempre coerentemente al proprio carattere e ai propri obiettivi. In particolare, funziona il  personaggio del villain interpretato da Luca Marinelli, così ben scritto da togliere scena persino al vero protagonista del film (oltre a essere mille volte più credibile del novanta percento dei cattivi da film supereroistico americano). Questo ci porta al terzo elemento vincente del film, le interpretazioni: anche un non esperto di cinema come me si accorge infatti della prestazione grandiosa in questo film. Brillano in particolare il già citato Marinelli e Ilenia Pastorelli, attrice sconosciuta ma che come co-protagonista è davvero perfetta; tuttavia, anche Claudio Santamaria funziona bene nel ruolo dell'eroe "scazzato" che gli è affidato.

Non che Lo chiamavano Jeeg Robot sia perfetto sotto tutti i punti di vista. Per esempio, in alcuni momenti l'ho trovato un po' lento, il che  è comprensibile, essendo Mainetti al primo lungometraggio. Quel che è sicuro però è che i pregi superano di gran lunga i difetti: il risultato è infatti un gran film. Sicuramente è molto al di sopra de  Il Ragazzo Invisibile di Salvatores, che pure non mi è dispiaciuto, oltre a essere più maturo. Insomma, questa è un lavoro da andare a vedere, che si sia fan del genere supereroistico ma anche semplicemente del fantastico o del noir all'italiana. Fidatevi, è davvero bello, anche più di quel che vi può sembrare!

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