martedì 16 febbraio 2016

Le emozioni nella narrativa

Cosa distingue un libro bello da uno brutto? È una domanda molto semplice, ma che di sicuro non ha una risposta altrettanto banale. Anzi, ponendola in giro sono sicuro che si riceverebbero risposte molto diverse. C'è chi direbbe che un libro è bello o brutto "perché si e basta", altri che tirerebbero in gioco la scorrevolezza e lo stile, altri ancora si concentrerebbero sulla bellezza della trama o sull'originalità. Il fatto è che hanno ragione tutti (o se preferite non ce l'ha nessuno): ognuno ha il suo modo personale per giudicare un libro, e nessuno di essi è migliore degli altri. È il bello del campo delle opinioni: non esiste una Verità assoluta, semmai solo verità personali.

Fine dei giochi, vista l'impossibilità di raggiungere una conclusione? In realtà no, perché si può trovare un fattore comune a ogni lettore, quale che sia il suo metro di giudizio. Questo elemento è sicuramente l'emozione: è quello a cui la narrativa punta, secondo me. Anche chi cerca qualcosa di meno immediato e più razionale, come uno stile particolarmente eclettico e originale, quando troverà il libro che cerca ne sarà coinvolto a livello sentimentale, non lo leggerà in maniera fredda e distaccata. Quindi, in ultima analisi, si può dire che la differenza tra un libro bello e uno brutto sia che il primo è emozionante, il secondo non lo è (o almeno, non nel modo giusto).

Ovviamente, le emozioni sono quanto di più soggettivo ci possa essere. Un libro che mi coinvolge e che ho amato potrebbe non avere lo stesso effetto su qualcun'altro, anche se magari non è troppo distante dai miei gusti. Ci sono poi romanzi che amano quasi tutti, e altri invece che riescono a penetrare solo una cerchia ristretta di lettori. Tutto ciò dipende da tantissimi fattori diversi, alcuni dei quali difficili, se non impossibili, da razionalizzare. Nella mia carriera di lettore in effetti ho trovato libri che mi hanno emozionato tantissimo, seppur poco originali, o stilisticamente lontani dalla semplicità che mi piace di solito. Di fatto non credo esisterà mai un metodo certo che, preso un romanzo, possa trovare in anticipo a quante persone piacerà, se saprà emozionare tanto o poco, e così via. Ogni libro, e più in generale ogni opera artistica, è un capitolo a sé stante, che si può valutare solo soggettivamente e solo "col cuore" (si, ci sono anche valutazioni "di testa", che però a volte cozzano con quelle più legate alla sfera emotiva).

Perché parlo di questo? Ho riflettuto molto a lungo su questo argomento negli scorsi mesi, in relazione al romanzo che sto scrivendo. Insicuro come sono, mi sono chiesto spesso: riuscirà a emozionare i lettori? Ci sono momenti in cui penso di si, altri in cui né dubito, ma di fatto non posso esserne sicuro. Posso impegnarmi a dare il meglio sul lato più razionale della scrittura, per esempio curando lo stile, la grammatica, la sintassi, il suono e la scorrevolezza delle frasi; tuttavia, questo non è comunque una garanzia che il mio libro sarà buono. Per fare il solito paragone musicale, per Heavy Metal Heaven mi è capitato spesso di ascoltare musicisti tecnicamente impeccabili, ma molto noiosi. Lo stesso vale per la scrittura: le regole "da manuale" sicuramente aiutano, ma da sole non sono sufficienti per creare un buon libro. Serve anche quel qualcosa di impalpabile che distingue un grande romanzo da uno mediocre, impossibile da definire, se non come magia. E impossibile, forse, anche da percepire mentre si scrive: almeno, io non ci riesco.

Per ora, posso dire solo che la mia storia emoziona me. Nonostante la ripassi da mesi e mesi, non mi ha ancora annoiato, come succedeva prima. E' vero, a volte penso che non sia granché, che non sono all'altezza di scrivere un libro: credo sia più per i miei tipici attacchi di pessimismo che per la storia in sé. Per il resto invece penso che il romanzo abbia i suoi momenti, alcuni dei quali veramente penetranti. O almeno, lo sono dal mio punto di vista; non ho assolutamente idea se altri saranno coinvolti allo stesso modo. E così, non posso che ritornare alla domanda centrale di questo post: riuscirà ciò che scrivo a emozionare le persone?

La domanda: da lettore, quali sono gli elementi che ti emozionano di più in un libro? E se anche tu scrivi, rifletti mai sulle emozioni dei tuoi lettori?

4 commenti:

  1. «Nessuna lacrima nello scrittore,
    nessuna lacrima nel lettore.»
    Robert Lee Frost

    A parte la facile citazione, è doveroso ragionarne. Capire che alcune tecniche possono aiutare a scrivere per emozionare, e capire che le tecniche arrivano solo fino a un certo punto. Poi è l'istinto dell'artista, a completare l'opera.
    Tutti noi che proviamo a scrivere abbiamo dubbi. Li hanno persino quelli che lo fanno di mestiere :)

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    1. Sono perfettamente d'accordo con tutto. Forse (e dico forse) però io ho più dubbi rispetto alla media. Non c'entra probabilmente col mio essere scrittore, quanto più col mio essere una persona molto insicura in ogni ambito della vita :) .

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  2. Ci si emoziona se ci si identifica con il protagonista. Non credo ci siano altri aspetti da tener presente. Se manca questa empatia tra chi legge e chi vive la storia, manca completamente l'emotività, ci si sente estranei e ci si annoia. Com'è il tuo protagonista? E' possibile identificarsi in lui? Se sì, vai tranquillo. Poi è chiaro che ci sono scrittori che sanno far scattare meglio questo processo e altri che ti mantengono più distante... e questo dipende da tutti gli altri fattori che hai elencato, dallo stile, la voce, ecc.

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    1. Non saprei dire se l'unica fonte di emozioni sia l'identificazione con il protagonista. Sono riusciti a piacermi anche romanzi con protagonisti abbastanza lontani dalle mie idee, ma con buone storie. Ma magari su questo potrei anche sbagliarmi :) .

      Non sono molto sicuro che sia possibile identificarsi col mio protagonista, comunque. E' un personaggio complesso ma diciamo che di base è un antieroe abbastanza negativo, per certi versi. A volte fa cose abbastanza repellenti, anche se mai per cattiveria, ma perché spinto dagli eventi. Non so dire se un lettore si potrebbe immedesimare in lui, ma di sicuro non posso renderlo più "politicamente corretto": la dura storia che sto scrivendo poi perderebbe molto in realismo :) .

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