martedì 27 ottobre 2015

Quando gli amici sono nemici

Nonostante io non sia stato mai una persona molto socievole, specie in passato (vi ricordo che questo una volta si chiamava "Blog di un solitario"), non sono comunque mai stato del tutto solo. Ho sempre avuto qualche persona che potessi considerare almeno un buon conoscente, quando non un vero amico. Spesso ho preso delle cantonate cocenti, elevando allo status di amici persone che in realtà non lo erano: nonostante i colpi però non ho mai smesso di cercare il contatto altrui. E' del tutto normale: io penso che nessuno, per quanto misantropo si possa dichiarare, desideri davvero la solitudine. L'uomo è un animale sociale, e l'isolamento semplicemente non è nella sua natura.

Chiusa questa breve divagazione, che non c'entra con il tema principale del post, mi è capitato spesso - e capita tutt'ora - di condividere i miei scritti con i suddetti amici. Si è trattato a volte dei racconti pubblicati su queste pagine, in altri casi di brandelli di romanzi poi abortiti per mancanza di convinzione: scritti molto diversi tra loro, ma tutti accomunati dall'essere acerbi e di qualità infima. Basta una lettura superficiale per accorgersene: sono testi molto spigolosi, pieni di brutture, senza un protagonista, scritti come una serie sterile di fatti, e potrei continuare ancora a lungo. Ovviamente, in quei primi anni di scrittura non mi accorgevo di questa scarsità, non avendo ancora le basi per una scrittura più matura: mi sembrava anzi di essere bravo, per il classico effetto Dunning-Kruger - il meccanismo psicologico per cui persone inesperte tendono a sopravvalutare le proprie capacità. Solo adesso, avendo scritto tanto, letto ancor di più, imparato le regole di base della scrittura e raggiunto a un livello di consapevolezza e di maturità decente, riesco a riconoscere i difetti di quei testi e il loro bassissimo livello.

Come ho già sottolineato in più occasioni nel passato, inoltre, a farmi crescere sono stati principalmente le critiche negative che i miei racconti hanno ricevuto: mi hanno spronato a fare di meglio e a capire quali erano i miei errori. Purtroppo però gran parte di questi pareri sono arrivati dopo anni e anni di dilettantismo, da parte di semplici - e quasi sconosciuti - utenti dei forum che per un po' ho frequentato, allo scopo di migliorarmi. E' per questo che la mia crescita come scrittore non è stata lineare: in seguito a quella esperienza, molto limitata nel tempo, c'è stato un vero e proprio strappo tra il mio periodo di assoluta mediocrità e quello (spero) di livello decente che, seppur ancora migliorabile, ho acquisito successivamente. Perché non sono cresciuto in maniera più costante? La colpa è in parte mia, del Dunning-Kruger che mi affliggeva; c'è da dire, però, che anche gli amici di cui parlavo hanno contribuito.

Ricordo bene i (pochi) commenti che mi venivano rivolti qualche anno fa a quei brutti racconti: erano tutti molto positivi, alcuni addirittura estasiati, del tipo "sei un genio" o "racconto splendido". A suo tempo, è ovvio che mi abbia fatto molto piacere essere lodato, ma questo non mi ha permesso di migliorare, anzi. Sono invece andato avanti molto a lungo con la convinzione di essere effettivamente bravo senza che fosse effettivamente così, il che non solo è stato controproducente, ma mi ha reso la scoperta della verità più traumatica. E' vero che gli autori di quei commenti spesso non erano a loro volta scrittori, non mi avrebbero potuto dare dei giudizi approfonditi su ciò che c'era di sbagliato. Tuttavia, anche chi non conosce la tecnica letteraria probabilmente trova quei racconti difettosi, anche se magari non sa spiegare bene quali siano i problemi. E' per questo che i "bel racconto", scritti solo per farmi piacere, in realtà mi hanno fatto molto più male che bene.

Per uno scrittore, insomma, gli amici possono trasformarsi in veri e propri nemici, se non hanno la sufficiente consapevolezza che chi racconta ha più bisogno di critiche che di lodi. Quindi, io credo, è meglio farsi giudicare da sconosciuti, specie se questi sono a loro volta scrittori, Di sicuro, mancando l'effetto "amicizia" ed essendoci una competenza dietro alle critiche, i giudizi saranno più onesti. Non sarà piacevole ricevere commenti negativi, ma non c'è altro modo per farcela. I latini dicevano giustamente che le stelle si raggiungono attraversando le asperità, certo non con facilità; ma se quel che si vuole dalla vita è viaggiare in discesa, la scrittura è uno dei modi peggiori per farlo.

E voi agli esordi avete ricevuto questo tipo di commenti controproducenti? Oppure avete avuto la fortuna di trovare subito persone che vi hanno aiutato a crescere?

4 commenti:

  1. Capita un po' a tutti. Tra l'altro il web è molto ingannatore: chi potrebbe darti consigli non lo fa - magari per gentilezza, magari per non infilarsi in un possibile flame - mentre tutti quelli che trovano che quello che scrivi sia stupendo te lo dicono. Eventualmente sono solo tre contro tremila, ma sono gli unici che si fanno sentire. Il problema, IMHO, è dello strumento che in generale premia i like a scapito di commenti articolati, faticosi da pensare e da scrivere.

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    1. Anche a me è capitato di trattenermi in certe occasioni per evitare flame, tuttavia credo che un buon conoscente mi comporterei diversamente: con gentilezza, magari anche in privato, gli direi dov'è che sbaglia. Ho già fatto una cosa del genere e ho anche cercato la gentilezza, per spiegare che non ce l'avevo con la persona, e un flame non è scoppiato; mi ricordo invece dei flame scoppiati a ruoli avversi, quando qualche personaggio è venuto da queste parti e mi ha criticato in maniera sgarbata e con sprezzo (e io, troppo immaturo, non ho lasciato correre come farei ora). E' vero insomma, che conta anche il modo in cui lo si dice, oltre a ciò che si dice :) . Per il resto, sono completamente d'accordo col tuo commento ^_^ .

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  2. Ti sembrerà strano, ma questo problema non si presenta soltanto con gli amici. Pensa che io spedii (passato remoto, ormai dieci anni fa) il mio primo romanzo al gruppo di lettura incrociata del sito Il Rifugio degli Esordienti, quindi non dei professionisti ma (in teoria) nemmeno dei lettori inconsapevoli. Ne furono entusiasti, e io iniziai a spedire il romanzo in giro. Bè, immagino che stia ancora girando, forse al di fuori dell'atmosfera... ;).

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    1. Eh si, mi sembra strano :D ! Difficile dare un'interpretazione di questa situazione: forse il romanzo era buono ma non è piaciuto agli editori (tanti libri poi diventati best-seller hanno avuto lo stesso iter, peraltro), o forse quei lettori non erano poi così competenti. In ogni caso, mi spiace per questa tua brutta avventura, capisco bene come ci si possa sentire, visto che anche io ho vissuto esperienze non troppo lontane da questa :) .

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