venerdì 9 ottobre 2015

L'(in)utilità del "fai schifo"

Di recente, mi è capitata una cosa curiosa: sul profilo Facebook di una delle mie webzine musicali è stato postato un messaggio pubblico, sulla timeline. Con il suo post, l'autore intendeva rompere le palle far sapere, a me e alle mie collaboratrici, che insomma, non abbiamo le conoscenze musicali per portare avanti il sito e non possediamo nemmeno la giusta padronanza grammaticale, in buona sostanza voleva portare all'attenzione quanto noi facciamo schifo. Come ho già ripetuto più volte, la mia reazione ai troll non è mai di scatenare un flame, cosa che del resto darebbe loro ciò che vogliono; il mio atteggiamento è invece sarcasticamente gentile, volto a prenderli in giro senza però scadere, cosa che farebbe solo il loro gioco. Così ho agito anche in questa occasione, scusandomi con lui se la webzine gli dava fastidio, e arrivando a promettere scherzosamente di chiudere il sito dopo il suo "prezioso" suggerimento.

Ho trovato però curioso che la sua risposta alla mia ironia sia stata del tipo "non hai argomentazioni per rispondere alle mie critiche e così mi prendi in giro". L'ho già detto altre volte e lo ripeto: trovo le critiche non solo giustissime, ma necessarie per crescere, anche se sono pungenti: tuttavia, un semplice "fai schifo" non solo non aiuta l'esperienza di nessuno, ma non la considero nemmeno una critica, quanto più un giudizio, anche piuttosto forte. C'è una piccola differenza tra le due cose, anche se può non sembrare: se un amico infatti dice che secondo lui un mio lavoro può essere migliorato, posso provare a giustificare le mie scelte, oppure ammettere che avrei potuto far di meglio. Tuttavia, se qualcuno, magari anche sconosciuto, mi dice che gli faccio schifo, che argomentazioni si può trovare per ribattergli?  Sui gusti non si discute, come dicevano già gli antichi romani, e sicuramente non c'è nessuna argomento sicuro per convincere qualcuno che i suoi giudizi sono sbagliati (si può ragionare, ma la spinta per cambiare idea deve venire da una riflessione interna -  e parlando di troll dubito che il verbo "riflettere" sia appropriato!). E' peraltro anche una questione di rispetto e tolleranza: non ci si può arrabbiare oppure mettersi a discutere se non si piace a tutti, bisogna accettare anzi che ci sarà sempre qualcuno a cui il proprio lavoro farà ribrezzo. Certo, anche gli altri in teoria dovrebbero essere rispettosi e semplicemente evitare di leggere un sito che non gli piace, invece di rompere le palle farlo presente: se però a queste persone piace così tanto fare brutte figure e perdere tempo inutilmente (dubito che il messaggio di un troll solitario abbia mai fatto chiudere un blog), ehi, questo è un paese (più o meno) libero!

A voi è mai capitata qualche esperienza del genere? E come avete reagito?

2 commenti:

  1. In queste occasioni mi piacerebbe che il "muro" virtuale svanisse per incanto e la persona così ben disposta si trovasse davanti la persona che si sta affannando a demolire. Bè, è impossibile, ma sognare non costa niente. Sai la figura?

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    1. Se il muro virtuale non ci fosse, dubito che qualcuno arriverebbe anche solo al "fai schifo" :D . E' molto facile lasciarsi andare alla rabbia di tutti i giorni (che io capisco, anche io sono molto frustrato nella mia vita, anche se cerco di non sfogarmi sugli altri) nell'anonimato, se sai che quello a cui dai fastidio non ha modo di rispondere efficacemente, eccetto forse darti fastidio a sua volta (è per questo che prendo in giro i troll!). Dal vivo invece è molto più difficile: a me infatti è capitato solo via internet, dal vivo mai. Probabilmente non solo per paura di figuracce, ma anche per una discreta stazza fisica che probabilmente scoraggia i gradassi :D .

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