venerdì 11 settembre 2015

L'aura del fallimento

A casa mia, ogni mattina, io mi sveglio e comincio (mentalmente) a correre. So che dovrò correre più veloce dell'aura del fallimento per riuscire a passare un giorno sereno e produttivo.
A casa mia, ogni mattina, l'aura del fallimento si sveglia e si stiracchia, se la prende con calma. Sa che se lo può permettere, riuscirà a raggiungermi in ogni caso.
Perché a casa mia, ogni giorno, non importa cosa faccio: l'aura del fallimento mi becca sempre e comunque.

Non amo molto fare post tristi, anche perché so che ai lettori di norma non piacciono, il che in fondo è anche comprensibile. Tuttavia, Hand of Doom per me è anche una valvola di sfogo da frustrazione e ansie, cosa utile specie in un periodo come quello che sto vivendo. Tra le tante angosce, quella più grande negli ultimi mesi è quella legata ai miei sogni e al futuro.

Anche se non ho parlato per niente su queste pagine - per evitare di finire come quando ero ingenuo e facevo annunci su annunci senza poi riuscire a concludere nulla - in questi mesi sto scrivendo un romanzo. Non sto trovando grandi difficoltà nel procedere; visto anzi che ho gran parte della storia in mente, la prima stesura procede bene. Sono convinto della bontà dell'idea iniziale come quando ho cominciato, e non ho intenzione di smettere di scriverlo finché non l'avrò finito, al contrario dei tanti progetti che ho abbandonato perché crescendo mi accorgevo della banalità e dell'inadeguatezza di quanto già prodotto. Sarò forse anche arrogante, ma secondo me è una bella storia, e chissà che non possa piacere a tante persone.

Cambiando argomento, io seguo tanti blog di altri scrittori: trovo che leggere articoli di gente più esperta di me sia un buon modo, per crescere e imparare ancora. Così facendo, posso vedere anche che alcuni di loro riescono a raggiungere il successo coi propri romanzi, con tanti lettori e una pletora di fan magari non esagerata (dopotutto gli amanti dei libri in Italia sono sempre in diminuzione) ma comunque discreta. Non sono una di quelle persone che sputa veleno, che parla male delle persone per partito preso, anzi: ci tengo a mantenere buoni rapporti con loro, per quanto è possibile, e spesso ho il piacere di leggere anche i loro libri. Purtroppo però, non riesco a non provare invidia (anche se intesa in senso positivo) nei loro confronti, che si mescola con la paura: invidia perché loro ce l'hanno fatta e paura che a me non vada così bene. Per quanto riguarda il libro che sto scrivendo, infatti, il mio timore maggiore non è che non sia buono - o meglio, quello c'è, ma nella misura che tutti gli scrittori credo provino - ma quello che possa non essere apprezzato quanto potrebbe (e potrebbe - se ce l'ha fatta Cinquanta Sfumature di Grigio quasi chiunque può), solo per la mia mancanza di forza, di bravura, o semplicemente perché tendo a stare antipatico alle persone. Questa paura di fallire è fortissima, che a volte mi paralizza e mi fa stare così male che non riesco a combinare niente per interi pomeriggi, passati invece a pensare e ripensare a vuoto.

Vi chiedo scusa, comunque, per questo sfogo, ma avevo bisogno un po' di aprirmi. E' proprio per quest'ultimo motivo che vi chiedo quindi: a voi capita mai di sentirvi così?

8 commenti:

  1. Capita a tutti. A tutti quelli che ancora devono farcela, perché non sanno se riusciranno. A tutti quelli che ce l'hanno fatta, perché mantenersi è assai più complicato che arrivare.
    E tieni presente che le "sfumature" è un pessimo esempio da tenere davanti agli occhi: quello che sembra un lavoro raffazzonato (e lo è, dal punto di vista letterario) è un sublime lavoro di team, marketing, promozione e vendita. La James non lavora alla BBC per caso.
    Ma c'è una soluzione, a tutto questo. Un'acqua benedetta che risolve tutto e che si chiama sudore. Serve tempo. Serve perseveranza. Servono tanti fallimenti, da studiare senza paura per imparare a non ripeterli. Su questa strada, il successo finale è praticamente assicurato. Come diceva M. Jordan: "Ho vinto più di tutti, perché ho sbagliato più di tutti".

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    1. Sono d'accordo con praticamente tutto quello che hai scritto. Il mio problema però è che ho paura di non avere la forza caratteriale necessaria per superare tutti quei fallimenti. Forse è vero, o forse è solo una mia ansia e sono più forte di quanto credo, ma quest'ansia è comunque uno stato d'animo che mi condiziona, e non poco. Questo è quanto: di più non riesco a spiegarmi, ho sempre avuto grandi difficoltà nel parlare di queste cose. Ti ringrazio comunque per le tue belle parole :) .

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  2. Non so quanto possa esserti di conforto, ma io mi sento così in continuazione. L'ansia è anche mia compagna, quindi capisco bene perché hai parlato di una lotta quotidiana. E' proprio questo: una lotta, perché se ti lasci andare e ti convinci che non ce la farai, ti sei già arreso. Ho iniziato qualche giorno fa a scrivere un post proprio su questo argomento, perché lo sento molto.
    Sono di certo la persona meno indicata per darti consigli, però vorrei sottolineare una cosa che hai detto, e cioè che ti sembra "una buona storia". Credere in quello che stai facendo è l'arma più forte che hai in questo momento.

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    1. In realtà mi conforta molto sapere che non sono l'unico a stare male :) .In ogni caso sì, credo fermamente che la mia sia una buona storia; ho paura però di essere incapace nel valorizzarla. So che essere convinti è importante, ma sicuramente non basta: devi anche convincere gli altri, il che è la parte che trovo più difficile. Per ora comunque cerco di non pensarci e di andare avanti, con qualche ansia ma anche tanta determinazione: il futuro si vedrà. In ogni caso, grazie per il commento ^_^ .

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  3. Ciao Mattia! Scrivere intimidisce, questo è certo e vale - credo - per tutti. Se poi pensi a quanto è difficile farsi conoscere e pubblicare, è normale farsi venire l'ansia. Tieni presente, però, che stai correndo una maratona e non i cento metri piani. In fondo l'incertezza accompagna chiunque si dedichi ad attività artistiche. Prendi una persona che si cimenta nella pittura: se si mette a pensare più ai risultati che al piacere di dipingere, probabilmente smetterà presto. Inoltre quello che vedi come "successo" può essere meno dorato di quanto pensi. Si può pubblicare e vendere poco o niente, per esempio, ma anche scrivere sette romanzi e vederne pubblicato solo uno. Succede! Lo so per certo. ;)

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    1. Ciao e benvenuta Grazia! Lo so che dovrei soltanto pensare al romanzo e non al dopo, ma a volte proprio non ci riesco. Probabilmente è che sono un po' egocentrico, e mi piacerebbe essere apprezzato almeno da qualcuno per quello che scrivo: tuttavia, penso che la cosa peggiore che mi possa capitare è non essere letto - non tanto pubblicato ma proprio letto. Mi spaventa molto meno avere mille recensioni negative che non avere nessuna recensione: preferisco l'odio all'indifferenza. La mia paura non è tanto che non mi pubblichino, anche perché potrei sempre andare di self-publishing: ho solo paura di non essere bravo a valorizzare il romanzo e di non uscire dall'anonimato, tutti qui. Comunque sia, grazie per il commento :) .

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    2. La mia non voleva essere una critica, quanto piuttosto un consiglio da parte di una persona che vive la scrittura in modo simile al tuo. Come si può scrivere senza preoccuparsi di essere letti? Scrivere è comunicazione. In dieci anni di scrittura intensiva, non sono affatto guarita da questa preoccupazione. In cambio mi sono accorta che tenere a bada quel genere di ansia è la condizione per continuare a scrivere nel tempo, perché è vero che non è facile raggiungere l'obiettivo, e le frustrazioni sono tante. Per questo cerco di concentrarmi sul piacere di scrivere e migliorare, senza lasciarmi stritolare dal resto. Tolkien ci ha messo dodici anni a scrivere Il Signore degli Anelli, e non era affatto convinto che sarebbe piaciuto. :)

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    3. Tranquilla, non l'ho presa come una critica, tutt'altro :) . Anzi, mi fa molto piacere che anche altri si sentano come mi sento io - o meglio, mi dispiace che altri siano dubbiosi, ma fa piacere non essere il solo ad avere certe ansie.

      Comunque sia sì, anche io la penso come te, e fin'ora sono riuscito a tenere a bada tutte le angosce,continuando a scrivere. So anche che devo avere pazienza (anche se spero non i dodici anni di Tolkien :D ): dopotutto questo blog è aperto dal 2009 e solo da qualche mese finalmente sono arrivati i primi commentatori fissi. Spero che non ci voglia altrettanto per trovare il mio "posto nel mondo", ma anche se fosse cercherò di non pensarci e di continuare a scrivere :) .

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