martedì 14 luglio 2015

Barriera

Sto riflettendo molto, nelle ultime settimane, a come sia facile creare fraintendimenti quando si comunica, e in special modo quando lo si fa a distanza, per esempio nel web. E' proprio sulla base di questi pensieri che qualche giorno fa mi è venuta in mente una possibile storia sul tema: l'ho buttata giù quasi di getto e il risultato è il racconto breve che vedete qui sotto, il primo dopo qualche mese di pausa. E' uno dei miei tipici racconti di fantascienza, di quelli rapidissimi e fulminanti; detto questo, vi invito a leggerlo (e magari anche a dirmi la vostra opinione nei commenti), con la speranza che vi piaccia!

Barriera

Il dottor Andrey Permyakov continuò a giocherellare con le dita anche mentre faceva il suo ingresso in scena nella grande sala gremita di telecamere e di giornalisti: non poteva farne a meno quando era nervoso. Con passo lento raggiunse il suo podio; aspettò che il brusio si fosse calmato, quindi si schiarì la voce e prese con calma a parlare.
«Buonasera a tutti. Purtroppo sono qui davanti a voi per darvi una pessima notizia. La missione che la comunità mondiale ha affidato al team internazionale Contact, di cui sono a capo è fallita: non siamo stati in grado di stabilire una comunicazione efficace con la flotta di astronavi extra-terrestri, che infatti ha abbandonato l’orbita del nostro pianeta.»
Lo scienziato fece una pausa, per attendere che il lieve mormorio causato dall’annuncio si calmasse, poi proseguì:
«Come sapete, le diciannove navi aliene sono comparse dal nulla due settimane fa; si presume abbiano viaggiato sfruttando conoscenze scientifiche e tecnologiche a noi sconosciute. Il mio team di ricerca, comprendente decine di linguisti, matematici, esobiologi ed esperti in ogni settore scientifico, è stato approntato in fretta e furia per trovare una via di comunicazione, per consentire, insomma, che per il “primo contatto” andasse tutto liscio. Dopo molti giorni di lavoro siamo giunti alla conclusione che una particolare serie di numeri in sistema binario potesse essere il più adatto alla situazione. Non scenderò nei dettagli di come abbiamo elaborato questo messaggio: sappiate soltanto che dopo molte discussioni abbiamo deciso, due giorni fa, di inviarlo alla formazione di astronavi tramite i più potenti ripetitori radio, sparsi in tutto il mondo. Nel frattempo, peraltro, gli extra-terrestri non avevano provato a comunicare con noi, anzi: l’unico loro segno di vita delle era stata la lievissima luminosità della superficie delle loro astronavi.
«In ogni caso, dopo la nostra comunicazione la situazione è rimasta statica. Infine, cinque ore fa, come detto la flotta è improvvisamente sparita. E’ per questo che, a nome di tutto il team Contact, mi vorrei scusare con tutti voi… anzi, con tutta l’umanità, per questo atroce fallimento. Grazie dell’attenzione e ancora buonasera.»
Mentre la folla di giornalisti impazziva e lo speaker della sala conferenze cercava di sovrastare il caos, urlando che il dottor Permyakov non avrebbe risposto a domande, lo scienziato aveva già abbandonato la sua postazione diretto verso l’uscita.
“Che brutta cosa l’incomunicabilità” pensò dando un’ultima occhiata a quel tumulto, per poi voltarsi e uscire dalla sala.

Il dottor Yehamm Kentharrod bussò rapido alla cabina di pilotaggio: ad aprirgli la porta fu proprio il comandante Novem Obythar, che lo aveva convocato lì.
“Qual è la conta stavolta, dottore?” pensò quest’ultimo coi suoi soliti modi bruschi, rivolgendosi a lui telepaticamente.
“Finalmente, signore, abbiamo arginato le perdite. Ne sono morti altri venticinque, ma i medici credono che gli altri se la caveranno, al massimo potrebbe esserci giusto una manciata di decessi in più. Ormai il peggio è passato.”
“Sarà, ma non riesco a trovare gioia in questo. Penso più che altro al fatto che abbiamo perso quasi metà della popolazione: morti in quel modo atroce, poi. Chissà che razza di tecnologia possiedono quelli del pianeta azzurro, per creare un arma che attacca il cervello telepaticamente e lo distrugge dall’interno.”
“Non ne ho idea, ma è evidente che abbiano conoscenze scientifiche molto più profonde delle nostre.”
“Ma se sono così avanzati, perché ci hanno attaccati? E perché l’hanno fatto dopo così tanto tempo, perché non ci hanno distrutti subito, al nostro arrivo? Cosa dice il suo team scientifico, a proposito?”
“Ci sono idee contrastanti, signore. Alcuni pensano che abbiano frainteso i nostri messaggi luminosi, altri più semplicemente che erano malvagi.”
“E lei, dottor Kentharrod? Cosa pensa?”
Lo scienziato rifletté per qualche momento, nella zona del suo cervello interna, protetta dalla telepatia, poi rispose:
“Secondo me, non volevano affatto danneggiarci.”
“Come sarebbe a dire?” chiese il comandante, corrucciandosi.
“La mia idea personale è che il loro non fosse un tentativo di massacrarci, ma di comunicare. Probabilmente la loro biologia è molto diversa dalla nostra, e magari per loro le onde telepatiche di quella intensità sono sopportabili. Allo stesso modo, forse loro non sono stati capaci di raccogliere o di interpretare i messaggi luminosi.”
Stavolta fu il comandante a chiudersi nei suoi pensieri per qualche attimo, prima di riprendere:
“Quindi, lei dice che potrebbe essere stato solo un enorme fraintendimento? Non un atto di sterminio?”
“Si, lo penso, ma è una mia opinione, non è detto che sia quella corretta. Probabilmente l’unico modo per scoprire la verità è tornare indietro, verso il pianeta azzurro.”
“Se lo scordi, dottore. La flotta è sotto il mio controllo, e reagirò con forza a ogni intento di tornare in quel sistema.”
“Non era mia intenzione suggerirlo. Mi piacerebbe giusto sapere come stanno realmente le cose, tutto qui.“
“D’accordo, ma eviti in futuro di proporre l’idea, altrimenti vedrò di prendere provvedimenti nei suoi confronti. Comunque tra poco la flotta uscirà dallo wormhole, quindi ci sarà bisogno di me. Buonasera, dottor Kentharrod.”
“Arrivederci, signor Obythar.” concluse rapido lo scienziato, ma il comandante era già sparito nella cabina di comando.
“Che brutta cosa l’incomunicabilità” pensò nel suo cervello interno guardando la porta chiusa, prima di incamminarsi di nuovo verso la zona dell’astronave dedicata al personale scientifico.

2 commenti:

  1. Non è proprio il mio genere perché non mi piace la fantascienza, però è scritto bene, su questo non ci piove. :)

    RispondiElimina