martedì 2 giugno 2015

Effetto Dunning-Kruger, scrittura e blogging

Effetto Dunning–Kruger: una distorsione cognitiva a causa della quale individui inesperti tendono a sopravvalutarsi, giudicando, a torto, le proprie abilità come superiori alla media. Questa almeno è la definizione che dà Wikipedia, con termini neutri, di ciò che Bertrand Russell ha riassunto come "La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.". Seppur sagace e divertente, la frase del grande matematico è forse un po' riduttiva: anche un "intelligente" può confidare troppo in sé stesso a torto, non avendo la necessaria esperienza: il problema sarebbe insomma che sono gli incompetenti a essere troppo sicuri.

Relativamente alla mia scrittura, è questo un fatto che ho potuto apprezzare in prima persona. Seppur siano passati diversi anni dai miei primissimi esperimenti di racconti, mi ricordo abbastanza bene ciò che provavo all'epoca: pensavo di avere ottime idee e di scrivere bei racconti, di essere insomma un bravo scrittore che avrebbe potuto vivere della propria scrittura senza troppe difficoltà. Non avevo i mezzi per capire che erano tutte pie illusioni, ma non perché fossi stupido (spero): semplicemente mi mancava l'esperienza anche solo per poter capire cosa fosse scrivere decentemente. Rileggendo adesso quei racconti, quasi provo ribrezzo:didascalici, senza una trama degna di questo nome, piene di brutture, di ripetizioni, di frasi arzigogolate e sgradevoli da leggere (e sfido chiunque ad andare indietro nei post di questo blog, leggerli e poi a dire il contrario). Questo però posso dirlo solo ora, che sono diventato uno scrittore decente; o almeno credo di esserlo, se non altro per tutti i dubbi che ho in proposito! A parte gli scherzi, però, è pur vero che mi rendo conto di essere molto cresciuto tecnicamente, e seppur non sappia quale sia il mio livello attuale, sono consapevole di scrivere molto meglio di quando ho iniziato, grazie alle critiche (specialmente negative) e a ciò che ho fatto per maturare e migliorarmi negli ultimi anni.

Allo stesso modo, in ogni caso, questo effetto è visibile anche nell'evoluzione del mio rapporto con il blogging: se quando, nel 2009, ho aperto Hand of Doom (allora si chiamava ancora semplicemente "Blog di un Solitario") pensavo infatti che in poco tempo sarebbe diventato se non famoso almeno noto nella blogosfera italica, che avrei avuto commenti ai miei racconti e ai post che scrivevo di getto, senza pensarci troppo. Ciò non è accaduto, ancor oggi il blog stenta un po' (anche se è cresciuto parecchio nell'ultimo anno, in cui mi sono impegnato per la prima volta sul serio), e leggere blog che invece di successo ne hanno in quantità molto maggiore mi ha fatto capire che non basta scrivere cose un minimo interessanti (peraltro all'inizio io nemmeno questo riuscivo a fare), ma bisogna anche distinguersi e soprattutto sapersi fare pubblicità, se si vuole raggiungere tutto il pubblico che potrebbe essere interessato ai contenuti del proprio blog.

E' probabilmente proprio per questo che se una volta pubblicavo tutto quello che mi passava per la testa, oggi con Hand of Doom ci vado coi piedi di piombo. Un esempio? Mi sono chiesto per giorni se il post di una settimana fa sulla depressione fosse adatto per questo blog o se fosse troppo fuori tema, se insomma sarebbe piaciuto ai fan: la risposta è stata molto positiva, ma sicuramente sono stato molto indeciso se postarlo o meno. Questo succede per tutti i post di questo blog, mentre un po' meglio mi va su Heavy Metal Heaven: essendo un sito metal, mi sento relativamente sicuro a postare recensioni metal, sicuramente il pubblico che ho costruito nel tempo non si aspetta altro che quello. Tuttavia, anche lì la questione non è facile: sono sempre indeciso sul voto finale da dare a un album, e ciò è diventato col tempo sempre più accentuato, visto che la conoscenza più approfondita di questo genere musicale mi ha creato ancora una volta nient'altro che insicurezza. Sono sicuro che i giudizi finali siano più o meno giusti, ma in fase di scrittura è sempre una certa indecisione a governarmi.

Insomma, l'effetto Dunning-Kruger è un'arma terribilmente a doppio taglio: o non si è capaci, ma almeno si è tranquilli, o lo si è ma non si è mai sicuri di esserlo davvero. Forse aveva proprio ragione Russell, che il problema è proprio la sua esistenza, ma non solo per il mondo: anche per il singolo, che vive la maturazione come un'evoluzione verso il dubbio. Triste, ma cosa ci si può fare?

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