martedì 26 maggio 2015

8 idee sulla depressione

Girando per la rete in questi ultime settimane, mi sto accorgendo sempre di più che buona parte delle persone ha una concezione abbastanza errata e arretrata a proposito di un male strisciante e spesso frainteso come la depressione; ciò però è a mio avviso qualcosa di assolutamente negativo. Nel mondo esistono infatti circa centoventi milioni di persone che ogni giorno hanno a che fare con questa piaga (fonte), di cui cinque milioni solo nel nostro paese: sono dati allarmanti, che non solo dovrebbero far riflettere, ma anche far prendere la briga alle persone di informarsi un minimo (falsa speranza, lo so).

In ogni caso, la questione mi tocca molto da vicino: anche io purtroppo ho dovuto avere a che fare, almeno nell'ultimo decennio, con la depressione, e ad oggi mi ritengo ancora moderatamente afflitto da essa. La mia non è stata una bella esperienza, come è ovvio, ma comunque anche da questo ho potuto imparare qualcosa: oggi vorrei parlarne infatti in maniera distaccata (non è uno di quei miei post depressi che realizzo di tanto in tanto, quindi). Il mio principale scopo è proprio di condividere le mie vicissitudini per smontare alcuni degli stereotipi falsi o semplicistici che girano su questo male. Ovviamente, non essendo psicologo (e cercando di non improvvisarmi mai tale), non ho la pretesa che le mie risposte siano competenti: questa è da considerarsi semplicemente la mia modesta opinione, seppur suffragata appunto da molta esperienza e anche da un lavoro di documentazione sul web, breve ma (io credo) produttivo.
  • Chi è depresso è sempre infelice: è un cliché molto diffuso ma in realtà non è vero, almeno non in ogni caso, come ho potuto appurare sia di persona, sia nelle mie ricerche in internet. Di fatto, anche nei miei momenti peggiore non sono mai triste ogni singolo momento, posso vivere anzi momenti di gioia, per non parlare poi dei periodi in cui capita che io sia anche mediamente felice e sereno (come ad esempio gli ultimi giorni, peraltro). Ciò che mi differenzia dalla "normalità" però è che un vago velo di tristezza e di malessere è sempre presente in sottofondo, e basta davvero poco per farla esplodere di nuovo con tutta la sua forza. Tuttavia no, non si è costantemente giù di morale, noi depressi non siamo come ci disegnano di solito!
  • Un depresso è una persona chiusa al mondo: la maggior parte della gente ha evidentemente in testa un'immagine quasi hollywoodiana del depresso, che sta sdraiato in una stanza semibuia, piangendo e abbracciando il cuscino. Probabilmente qualche forma di questo male (perché ne esistono varie tipologie, secondo quello che ho potuto apprendere) si presenta in questo modo, ma per la maggior parte delle persone non è così. Vivere la depressione è semplicemente affrontare con sofferenza la propria vita, alla quale però non si rinuncia: prova ne è il fatto che nonostante io ne sia afflitto, continuo da anni il mio lavoro su Heavy Metal Heaven, e anche dai miei post qui poche volte traspare qual è lo stato d'animo che ho per la maggior parte del tempo (a parte nei suddetti "post tristi"). Il depresso chiuso nella sua stanza è insomma un brutto stereotipo.
  • Chi è depresso vuole solo stare da solo: è una visione simile a quella di prima e anche altrettanto sbagliata. Voi non potete capire quanto io patisca infatti la mia scarsità di persone con cui almeno scambiare qualche parola, probabilmente è proprio questa una delle causa principali della mia depressione! A sua volta, questa assenza di amici è causata dalla mia "incapacità sociale", di cui ho parlato varie volte in passato; di sicuro però tra le origini di quest'ultima non c'è di sicuro la depressione. Di fatto, credo che la solitudine è probabilmente una delle ragioni più diffuse all'origine della depressione.
  • La depressione è uno stato d'animo e non una malattia: questo è lo stereotipo che mi fa arrabbiare più di tutti. Al di là del fatto che la depressione è riconosciuta da ogni psicologo, psicanalista e psichiatra del mondo come una malattia anche invalidante, per uno depresso come me sentire una frase come me significa sentirsi sminuire. Paragonare infatti le sofferenze della depressione a qualcosa di passeggero e di fugace è infatti molto fastidioso, tanto quanto lo sarebbe per un amputato sentirsi dire che le gambe che non ha più non sono una gran perdita in fondo (sembra un'esagerazione ma in realtà non lo è, credetemi). E' un concetto molto difficile da capire per chi non ci è passato, ma potete fidarvi: ci sono poche cose dolorose e striscianti come la depressione. Altro che stato d'animo!
  • Basta cominciare a guardare il mondo con positività per uscirne: corollario del punto precedente e idea in qualche modo fastidiosa quasi allo stesso modo. Proprio in quanto malattia nemmeno lieve, non è affatto semplice uscire dalla depressione, forse è addirittura impossibile: la maggior parte delle persone infatti più che altro la tiene sotto controllo, anche se le sfortune della vita possono portare in certi frangenti a ricaderci. E' un po' come la dipendenza, dove la droga in questione è l'auto-infliggersi del dolore: non basta dire "oggi smetto" per farcela, servono tempo, forza di volontà e in alcuni casi anche l'aiuto di un esperto. Tutt'altro che una passeggiata, insomma.
  • Non ha senso essere depressi senza una ragione importante: in fondo questa non è propriamente una falsità, anzi, è un ragionamento che razionalmente non fa una piega. Perché vedere sempre tutto nero se magari non si possiede nemmeno una causa vera e propria a monte? Purtroppo però nessuno è veramente razionale al cento percento, ed è proprio per questo che chiunque può ammalarsi di depressione, anche se non sembra averne alcun motivo. Una buona dimostrazione sono i tanti depressi famosi della storia da Abraham Lincoln a Robin Williams, passando per Winston Churchill ed Ernest Hemingway: tutti personaggi che hanno avuto soldi, successo e ammirazione, ma che nonostante ciò si sono ammalati di depressione. Da fuori, razionalmente, chiunque può dire che avevano molti più motivi per essere felici che per essere tristi; tuttavia, per esperienza personale so che viverla dall'interno, in prima persona, è una cosa completamente diversa.
  • Non ha senso suicidarsi solo per la depressione: ragionamento analogo a quello precedente, che razionalmente ha una sua logica: perché suicidarsi per un male in fondo solo psicologico? Anche stavolta però il punto è che la depressione non è razionale, e soprattutto che per quanto possa sembrare "irreale" (e in fondo lo è davvero, volendo essere proprio materialisti), per chi la vive è una sofferenza assolutamente reale, che in alcuni casi diventa così atroce da non essere più sopportabile, portando la persona a suicidarsi o addirittura a far del male agli altri per sfogare tutto il male che si prova (come per esempio il pilota Andreas Lubitz, salito qualche mese fa alle cronache per lo schianto dell'Airbus sulle Alpi). Da questo punto di vista, un depresso può essere visto come, ad esempio, un malato di SLA che vorrebbe l'eutanasia per porre fine ai propri dolori, paragone forte ma che è in qualche modo calzante: in effetti questo male non è degenerativo né mortale, ma in fondo un sintomo di chi ne è afflitto è il non vedere nessun futuro e nessuna speranza davanti a sé, perciò la sua percezione è di essere effettivamente terminale. Purtroppo però, come già detto, la depressione non viene percepita come malattia, e questo fa nascere il pregiudizio che sia insensato e finanche stupido uccidersi solo a causa sua.
  • La depressione si cura con le pillole: ho lasciato per ultimo questo punto perché potrebbe essere il più "controverso", ma io personalmente ho pochi dubbi. Per quanto riguarda i disturbi psicologi (parliamo quindi non di gravi malattie mentali come la schizofrenia ma di semplici disturbi), gli psicofarmaci servono a poco o a niente. La mia esperienza parla chiaro in tal senso: sono stato per qualche anno in cura presso uno psichiatra che non mi ha mai "fatto sfogare", ha preferito sempre e solo darmi farmaci su farmaci, cambiandoli di volta in volta visto che erano totalmente inefficaci. Evidentemente poi sarò anche io che ne avrò trovato uno particolarmente incapace, visto che dopo un po' ha deciso chissà perché che ero schizofrenico e ha cominciato a darmi anti-psicotici ancora più inutili, se non a farmi stare davvero di merda (ma questa è un'altra storia). Di fatto, io credo, l'unico modo "terapeutico" per uscire dalla depressione è parlare fino a individuarne le cause e poi cercare di risolverle. Se poi serve, in qualche caso particolarmente grave e patologico si possono usare anche dei farmaci, io non sono radicalmente contrario al loro uso: dico semplicemente che da soli non servano a nulla, se non supportati da qualcos'altro. 
E voi? Avete mai sperimentato la depressione, o conosciuto qualche persona depressa?

4 commenti:

  1. Sì: ho conosciuto di persona persone depresse e devo dire che non è stato facile stare loro vicino. E, sempre per restare in tema, ne romanzo che sto rieditando uno dei personaggi, a causa di un trauma, entra in depressione e si avvita nella spirale fino a tentare il suicidio.

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    1. Eh si, anche per chi aiuta non è facile: immagino che per la mia ragazza non sia per niente facile starmi accanto, anche se lei comunque non me lo fa pesare e cerca di aiutarmi come può. In ogni caso, se potrò leggerò volentieri il tuo romanzo (oppure ho capito male e lo stai editando per conto di qualcun'altro?), una volta che sarà uscito :) .

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    2. No, è mio. Non so se riuscirò a farlo uscire: se succederà, vorrà dire che è davvero un buon testo.

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    3. Beh, ti auguro di riuscire a farcela davvero, anche se capisco molto bene "l'insicurezza dello scrittore" (che tra l'altro, curiosa coincidenza, sarà il tema del prossimo post qui :D )

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