martedì 17 marzo 2015

Scrivere: una questione seria

L'Italia è un paese assurdo anche per quanto riguarda la letteratura: nonostante ci siano pochi lettori ed ancor meno lettori "forti", sempre più persone si scoprono invece scrittori, e grazie alla nuova risorsa dell'auto-pubblicazione, fornita per esempio da Amazon, hanno persino la possibilità di vedere il loro romanzo pubblicato. Risultato di ciò è l'uscita di un gran numero di libri davvero scadenti, scritti male e con trame infantili. Questo, all'osso, è il contenuto del bel post pubblicato la scorsa settimana da Lucia Patrizi nel suo blog "Il Giorno degli Zombi". Partendo dalle sue argomentazioni, che condivido assolutamente, le mie riflessioni mi hanno portato alla conclusione che il motivo principale di questa situazione sia la concezione stessa della scrittura nella cultura dell'italiano medio: il pensiero più diffuso è infatti che scrivere un libro in fondo non sia altro che mettere una parola dietro l'altra, senza dover far altro che, appunto, scrivere (la lingua italiana qui purtroppo non è d'aiuto). Questo è, a mio modo di vedere, un fraintendimento atroce: chiunque abbia almeno un po' di abilità nello scrivere, difatti, sa che ogni testo, di qualsiasi tipo esso sia, richiede sempre un impegno forte, specialmente se si parla di narrativa.

Personalmente, credo che per essere tale, uno scrittore di narrativa decente debba possedere almeno cinque caratteristiche fondamentali:
  • Tecnica di scrittura: non si limita solo alla padronanza assoluta della grammatica ed a un lessico il più ampio possibile (cosa che già molti scrittori improvvisati non posseggono, peraltro), ma comprende anche uno stuolo di regole che servono a rendere la scrittura meno ridondante e più piacevole, come per esempio il "mostrare invece che raccontare" oppure la costruzione di frasi il più possibile semplici e scorrevoli, senza termini troppo lunghi o che "suonano male". E' un'abilità che forse giusto qualche genio assoluto possiede di natura, tutti gli altri non possono fare altro che mettersi a studiare fino ad applicare le regole più basilari senza nemmeno pensarci.
  • Senso logico/critico spiccato: non significa nient'altro se non affrontare il proprio testo non come la parola divina scesa in terra, ma come un qualcosa di difettoso, su cui bisogna porsi infinite domande e correggere ogni particolare, fino a rendere il tutto curato nei minimi dettagli. Questo è estremamente utile per moltissime cose, dalla costruzione dei personaggi a quella dei vari passaggi della trama,. Esserne sprovvisti non è possibile per uno scrittore che non vuole essere preso di mira dai lettori più esigenti, visto che la mancanza genera situazioni non realistiche e personaggi assolutamente stereotipati o che fanno scelte altamente illogiche ed assurde, rendendo la trama più degna di una fan-fiction da bambine che sognano gli One Direction che di un libro davvero degno di essere letto. 
  • Conoscenza ampia della materia di cui scrive: è meglio sapere tutto (o quasi) a proposito di ciò che si scrive, o se così non è occorre compiere un lavoro approfondito di documentazione, altrimenti il risultato sono libri che contengono castronerie a dir poco fastidiose. Un esempio può essere l'ambientazione: bisognerebbe sempre sceglierne una che si conosce a occhi chiusi, ma sempre più spesso invece escono titoli di autori italiani hanno personaggi dalla mentalità e dal comportamento tipicamente italiani ma che si chiamano John o Mary, che si muovono in un ambiente dalle caratteristiche italiane (sistema scolastico e sanitario, modi di pensare, ecc) ma che invece vengono spacciati per New York o Los Angeles, il che rende questi libri ancor più scadenti di quanto non siano altrimenti.
  • Cultura ampia nel proprio ambito: questa regola è più o meno un corollario della precedente (o viceversa), e consiste nel conoscere almeno con buon approfondimento il genere letterario di cui si scrive (il che ovviamente significa anche "leggere tanto"). Ogni genere ha infatti sue caratteristiche peculiari, come il ritmo con cui la scrittura procede, e se si vuole intraprenderlo con successo bisogna conoscere questi trucchi del mestiere. Per fare un esempio, io non potrei mai scrivere un romanzo o un racconto giallo, e ciò per il motivo che non amo molto il genere, non lo leggo abitualmente, perciò non saprei proprio come gestirlo; guarda caso, invece, la maggior parte dei miei racconti sono di fantascienza perché amo leggere particolarmente il genere, ed ovviamente nel tempo mi sono fatto una discreta cultura in materia
  • Esperienza: se le altre quattro possono essere più o meno apprese seguendo dei corsi di scrittura creativa, dall'applicarsi poi a scrivere ed a migliorarsi non si scappa, è obbligatorio farlo almeno per qualche anno. Per scrivere bene la gavetta è infatti indispensabile, cominciando magari dai racconti e poi facendoli leggere, preferibilmente anche a persone non amiche. Le critiche positive, ma soprattutto quelle negative, sono infatti un grandissimo aiuto per crescere, ed è molto importante accoglierle senza resistenze, anche a costo di soffrirne. Così ho fatto io, ed ecco che dai primissimi racconti che trovate sul blog, che oggettivamente sono orrendi e che infrangono tutte le regole enunciate sopra, sono arrivato con l'esperienza a scrivere cose che, almeno a mio avviso, sono decenti, seppur io abbia la consapevolezza di poter ancora migliorare, in futuro.
Essere uno scrittore nel campo della narrativa insomma è tutt'altro che un'impresa alla portata di chiunque: oltre ad un pizzico di talento naturale, ci vuole tantissimo tempo e tantissima costanza per imparare a farlo, nonché forza di volontà per poi proseguire: se si arriva infatti ad un livello decente si diventa automaticamente incerti sulle proprie capacità, per la regola psicologica (ha anche un nome, anche se al momento mi sfugge) che la competenza genera il dubbio, mentre l'incompetenza genera sicurezza. Ma, proprio a causa di ciò, lo "imbrattatore di carta/foglio word" italiano non si accorge di quanto lavoro serva per scrivere qualcosa di decente, ed il risultato è appunto l'uscita di tanti libri di infimo livello.

Certo, come sempre accade in questi fenomeni, la colpa dell'esplosione della scarsa letteratura non è solo da addebitare a chi la spazzatura la produce, ma anche a chi, non essendo in grado di riconoscerla e stroncarla, fornisce l'incoraggiamento per produrre altra spazzatura agli autori inconsapevoli della propria mediocrità, ed ai grandi editori a specializzarsi quasi esclusivamente nella pubblicazione di tale spazzatura (tattica che peraltro si sta rivelando suicida, ma questo è un argomento più ampio e ne parleremo magari in un altro post, più avanti). Tuttavia, in questo caso a mio avviso i due atteggiamenti sono facce di una stessa medaglia, quella dell'idea secondo cui la letteratura non è qualcosa di serio, e né leggere né scrivere debbano essere un'impegno, quando la realtà è, come già detto, totalmente opposta. Ma, del resto, è questa solo un'altra espressione della cultura devastata ed infima dell'italiano medio, che ci volete fare?

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