lunedì 13 gennaio 2014

True Norwegian Black Metal

Come vi avevo anticipato qualche settimana fa, ho scritto un nuovo racconto, che ora è finalmente pronto (doveva esserlo qualche giorno fa, ma poco importa). La breve novella che potete leggere di seguito è la solita fantascienza, ma semplicemente viene fuori da un'idea: descrivere ai profani cosa io provo ascoltando quel genere particolare che è il black metal, oltre a creare un piccolo tributo al genere. Più in generale, è un mio piccolo esperimento, che spero però vi piaccia.

True Norwegian Black Metal

La foresta era immobile nelle tenebre e l’unico suono che sentivo era quello della neve che si abbassava sotto i miei passi. Non avevo un luogo dove andare: amavo semplicemente aggirarmi tra gli alberi… ed amavo alla follia il buio, l’oscurità quasi totale che le stelle non riuscivano assolutamente a spezzare pur in quella notte, così tersa e senza nuvole. Il freddo era intensissimo, ed aggrediva qualsiasi forma di vita non fosse da esso protetta, ma era nulla in confronto a come mi sentivo dentro, al meraviglioso gelo che attanagliava la mia anima, facendomi sentire invincibile, un essere onnipotente e malvagio, fatto di pura oscurità, che si aggirava come ombra nell’ombra.

Ad un certo punto, mi imbattei in una radura, che spezzava la continuità del bosco. Proprio in quel momento, una bellissima e spettrale Luna di ghiaccio spuntò da dietro le cime degli alberi più lontani. Che spettacolo meraviglioso! Che bella, la notte! Quello scorcio di cielo era imponente, maestoso, ed io ne rimasi assolutamente estasiato, fermandomi in quella brulla macchia a guardare assorto le stelle. Il brillare di quei puntini luminosi, blu e bianchi come schegge di ghiaccio, o rossi e gialli come minuscole fiammelle congelate, creava uno spettacolo tanto freddo quanto meraviglioso, ed il mio cuore gioiva nell’assaggiare la potente sensazione di infinito che dava. Rimasi incantato con la testa all’insù per non so quanto, forse per intere ore, e venni poi riscosso dalla sorta di trance in cui ero caduto solo quando avvertii un suono alle mie spalle: girandomi, vidi che su un ramo dell’albero più vicino si era posato un corvo, che ora mi guardava con i suoi occhi neri, profondissimi. Per un lungo attimo ci fissammo, ed io sentii come se i nostri cuori potessero comunicare tra loro e le nostre anime fossero unite in uno solo; poi l’uccello spiccò il volo, perdendosi quasi subito nelle tenebre, ed anche io ripresi il mio errare.

Ad un certo punto, presumo molto dopo aver perso nuovamente la concezione del tempo, spuntai in una nuova radura, nella quale notai che la luce della Luna creava delle forme strane, come di qualcosa che si stagliasse in lontananza contro la foresta. Mi mossi in quella direzione, e quando fui più vicino, vidi che davanti a me c’erano le rovine di un piccolo castello. Da un lato vi era una parte del tutto crollata, le grandi pietre sparse a terra, bianche come ossa alla pallida luce lunare; l’altro fianco resisteva però ancora in piedi, e sembrava anche piuttosto solido, un bastione dall’aspetto imponente che pareva ergersi da tempo immemore, ed il cui fascino mi contagiò immediatamente. Continuai a girare per un po’ intorno alla costruzione, finché individuai una specie di portale, seminascosto dietro ad un angolo; e subito, senza pensarci un attimo di più, decisi di entrare, assecondando una forza arcana che sentivo dentro, la cui origine era ignota anche a me, ma che sapevo dover seguire.

La salita fu lunga, e la compii nella più completa oscurità; eppure, non mi persi, né sbagliai mai strada, quell’impulso misterioso ed inesorabile mi guidava con sicurezza. Raggiunsi così la cima della torre più alta del castello, e da lì potei ammirare un nuovo panorama magnificamente ammutolente. La Luna piena era ormai alta nel cielo, ed illuminava una foresta immensa, che si diradava solo molto lontano, dove montagne innevate si ergevano alte e possenti, apparendo tuttavia minuscole ed insignificanti, da dove mi trovavo. Ancora una volta, smarrii la percezione del fluire del tempo, perso com’ero nella silente contemplazione di quel panorama stupendo: poi, notai una piccola luce rossa splendere da qualche parte lontano, in quella landa congelata, e subito realizzai: un fuoco ardeva nella notte. Subito dopo, se ne accese un altro, e poi un altro ancora, ed in pochissimi minuti tutta la foresta brillava di rosso e d’oro, con grandi lingue di fuoco che si alzavano da radure vicine e lontane. Di colpo, mi accorsi che quei fuochi formavano delle linee, ed esse a loro volta creavano una sagoma ben precisa: un enorme pentacolo. Mentre il fumo saliva e velava leggermente la Luna, rendendola ancor più spettrale, in me, proveniente da chissà dove, si formò una consapevolezza: quella sera il male assoluto si stava scatenando sulla Terra, ed io ne ero incosciente spettatore, insieme estasiato e terrorizzato. Mentre ancora una volta il gelo e l’oscurità spazzavano via impetuosi ogni altra emozione nel mio cuore, la visione di colpo scomparve.

Dove pochi secondi prima vi era la musica, ora solo il silenzio regnava sovrano: il disco era finito. Accanto a me, intanto, era appena arrivata la mia ragazza Monica: mi sorrise, ci scambiammo un bacio, e poi si sedette anche lei vicino a me. Mentre la guardavo con la felicità e l’amore che ogni uomo dovrebbe provare per la propria donna, tra me e me pensavo che quel fascino per l’oscurità e per il male non mi rendeva un malvagio, né tantomeno una persona che doveva vergognarsi di qualcosa: dopotutto, ciò che amo di più sono le sensazioni possenti ed intense, da brividi, siano pure così oscure e malvagie come quelle che solo il black metal norvegese riesce a generare. Consapevole di tutto questo, scelsi perciò un nuovo disco, e lo inserii nel lettore: un nuovo potente viaggio attraverso gli angoli più reconditi ed oscuri la mia anima stava per cominciare…

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