venerdì 20 luglio 2012

Nascita e morte di un dio della guerra

Come ho già detto, in questo periodo sono molto "creativo", ed ecco perciò il mio nuovo racconto. Non è il mio  "capolavoro" già tanto annunciato, per quello ci vorrà ancora tempo (ma forse il mese prossimo riuscirò finalmente a completarlo), ma potrebbe essere un racconto capolavoro, visto che personalmente mi piace moltissimo. Comunque sia, nonostante il titolo, non è un racconto fantasy come si può pensare, bensì un racconto dei miei soliti di fantascienza; il titolo è solo simbolico. Simbolica è anche la data: oggi è il venti luglio, storico anniversario del primo uomo sulla Luna, e nemmeno questa è una scelta casuale: ad ispirarmi questo racconto è stato il bellissimo libro "Luna? Si, ci siamo andati" del giornalista Paolo Attivissimo, che oltre a smentire scientificamente le bufale che girano intorno alle missioni lunare, presenta anche una parte che fa rivivere l'atmosfera della Guerra Fredda e della corsa alla luna, il cui fascino mi ha ispirato per scrivere il mio racconto. Io vi consiglierei di leggerlo (lo potete trovare al sito dell'autore dedicato ai complotti lunari), personalmente mi è piaciuto molto. Detto questo, non mi resta che lasciarvi al racconto, col solito auspicio che vi piaccia.

Nascita e morte di un dio della guerra

Da metà degli anni ’10 del ventunesimo secolo in poi, nel mondo si era venuta a creare una situazione complicata. Dopo la grande crisi economica degli anni ’10, che alla fine si era rivelata anche più distruttiva di quella del 1929, e le varie piccole guerre e rivoluzioni che avevano avuto luogo, a cominciare dalla primavera araba, la prima, fino ad arrivare all’invasione da parte della Corea del Nord dell’intera penisola coreana, l’ultima, il mondo si era diviso spontaneamente in due grandi raggruppamenti. Stati Uniti ed Europa, ma anche diversi stati africani, asiatici e centro-sudamericani erano diventati portabandiera del “modello occidentale”. In tali stati si viveva immersi nel clima intellettuale dell’occidente, anche se molte caratteristiche erano cambiate in quella way of life rispetto al passato: il consumismo e la cultura pervasiva dei media andavano scomparendo quasi ovunque, soppiantate da un risveglio culturale e filosofico eccezionale. Ciò causò grossi benefici alla qualità di vita di quei paesi e alla consapevolezza personale della gente, tanto che, a furor di popolo, in molti di quegli stati si portarono avanti progetti politici per realizzare, ancor di più, la democrazia diretta dei cittadini. Dalla parte opposta c’era un'altra fazione, comandata dalla Cina e formata dai paesi ancora comunisti come il Vietnam o la Cambogia, dalla stragrande maggioranza degli stati di religione islamica e da altri paesi sparsi in Asia, Africa e Centro-Sudamerica; queste nazioni non erano accomunate da una filosofia di vita collettiva, e nemmeno da visioni politiche condivise, ma semplicemente dall’opposizione verso il modello occidentale e verso tutto ciò che ne faceva parte. Anche se all’inizio i due gruppi erano delineati approssimativamente e non c’erano ostilità, col tempo essi si solidificarono, formando due veri e propri blocchi di potere: il blocco est e il blocco ovest. Mentre gli anni passavano, i rapporti tra le due parti diventarono progressivamente sempre meno concilianti e sempre più conflittuali. Non si arrivò mai alla guerra aperta, ma l’attrito era alle stelle, con entrambe le fazioni che ricominciarono, dopo qualche anno di disarmo, a dotarsi di missili atomici a lunga gittata, oltre che di armi chimiche e batteriologiche potenzialmente anche più distruttive. Vista la situazione, molto simile a quanto già visto in passato, alla fine degli anni ’30, già molti storici parlavano di Seconda Guerra Fredda.

Passarono circa trent’anni in questa situazione, e non un colpo venne sparato ufficialmente tra i due blocchi (nonostante le orribili guerre, finanziate da entrambe le fazioni, che dilaniarono i paesi contesi), seppur i momenti di tensione anche altissima non fossero mancati di certo. Eppure, quel contesto portò anche risultati positivi. Infatti, per il prestigio e la gloria della propria fazione, occidentali ed orientali si scontrarono per essere all’avanguardia in ogni campo della scienza e della tecnologia, le quali di conseguenza avanzavano costantemente. Il settore in cui i due blocchi spingevano maggiormente era però quello aerospaziale, che ancora una volta era percepito come il più importante. Questo gigantesco impulso portò occidente ed oriente ad iniziare, ad un certo punto, una gara per arrivare dove nessuno era arrivato mai prima, come per quanto riguardava la Luna nel secolo prima: era cominciata la corsa per Marte! La prima prova di forza in questa competizione fu data dagli orientali: dopo quasi novant’anni dallo sbarco americano, essi furono i primi esseri umani a posare nuovamente il piede sul satellite naturale della Terra, dimostrando se non altro di avere i mezzi per “atterrare” su un altro pianeta. Passata nemmeno una decade, furono di nuovo i cinesi a stupire il mondo, annunciando la partenza della prima missione con equipaggio umano verso Marte, la Shènglì 7. Circa sei mesi dopo, il ventitre settembre 2067, la prima bandiera piantata sul pianeta rosso era rossa anch’essa. Sembrava una disfatta totale della NEU, l’agenzia spaziale che si era formata dalla fusione dell’europea ESA e della statunitense NASA; ma in segreto, gli occidentali stavano preparando una contromossa clamorosa, che avrebbe ribaltato le sorti della guerra per Marte e avrebbe dato una vittoria schiacciante al loro raggruppamento, nonostante la sconfitta nelle prime battaglie. L’agenzia spaziale occidentale infatti era perfettamente consapevole di come il veicolo cinese non fosse altro che una brutta copia di quello che aveva portato l’uomo sulla Luna nel 1969; certo, era ben più grande e decisamente meglio provvisto d’ossigeno, visto che il viaggio durava più di un anno invece dei pochi giorni necessari ad arrivare alla Luna. L’esploratore marziano, tuttavia, era quasi identico al LM, si staccava con tre persone a bordo, toccava il suolo e poi decollava nuovamente, ricongiungendosi al resto della nave, che poi tornava indietro, esattamente come le navicelle Apollo. La NEU invece aveva ideato piani ben più imponenti, sin dal principio: radunando le migliori menti disponibili al mondo in ogni disciplina scientifica, in diversi anni di studi si trovò una complessa soluzione che, con altissime probabilità di successo, avrebbe portato a rendere abitabile all’uomo la superficie marziana in pochi secoli. Innanzitutto si era trovato un espediente per il mantenimento di un’atmosfera densa come quella terrestre sul pianeta, grazie ad alcune scoperte tecnologiche. Nel 2031 un gruppo di fisici finlandesi aveva trovato un modo per catturare e sfruttare l’immane energia oscura costituente circa il settantacinque percento dell’universo, pur senza capirne la natura, la quale rimase ancora a lungo un mistero della fisica. Così, in pochi anni, la Terra si liberò dai combustibili fossili e persino dalle altre forme di energia rinnovabile, l’energia oscura era tanto intensa che bastava sfruttare una piccolissima parte di quella disponibile per alimentare tutto il mondo (anche la parte del blocco orientale, che con le sue spie era riuscita ad impadronirsi nel 2034 della maggior parte di quelle tecnologie, seppur l’efficienza degli impianti costruiti di conseguenza non fosse minimamente paragonabile a quella delle centrali occidentali). Dall’altra parte del mondo, in Nuova Zelanda, un altro team di fisici ed ingegneri era riuscita ad inventare, nel 2036, un macchinario molto particolare. Se si poteva convertire la massa in energia, come accadeva per esempio nelle centrali nucleari che erano esistite in passato, si poteva anche ottenere il passaggio opposto; ed il loro apparecchio sfruttava appunto questo principio, convertendo l’energia in particelle materiali, protoni, neutroni ed elettroni. In qualche anno, riuscirono anche a produrre non solo particelle subatomiche ma anche atomi completi dell’elemento desiderato; e man mano che gli anni passavano, la macchina venne sempre più perfezionata. I team scientifici del NEU furono i primi ad avere l’intuizione di unire le due scoperte: per produrre anche solo pochissima massa ci voleva tantissima energia, vista la legge einsteiniana che regolava il processo; ma l’energia oscura era tanto immane che in qualche secolo (le stime andavano dai tre ai sette) con migliaia di quei macchinari, e sfruttando l’energia oscura disponibile in toto, si sarebbe potuta sommare a Marte tanta massa da raggiungere quella della Terra. Era già stato predisposto tutto: il silicio, elemento più ovvio per l’accrescimento, sarebbe stato immesso da pompe che lavoravano a pressioni altissime nel mantello, gonfiando Marte come un palloncino; la crosta marziana si sarebbe fessurata, con l’effetto positivo che una nuova tettonica a placche avrebbe riattivato la vitalità della parte interna del pianeta. Ci sarebbero stati devastanti “martemoti” ogni giorno, ma la gente sarebbe rimasta al sicuro in orbita in quel periodo, quindi non sarebbe stato un problema. Quando il processo fosse stato completato, sarebbe stato sufficiente convertire l’energia non più in silicio ma in ossigeno, azoto e anidride carbonica, in modo che, dopo qualche anno ancora, Marte avrebbe avuto un’atmosfera simile a quella terrestre. Per la temperatura atmosferica non ci sarebbero stati problemi: sarebbero stati formati gas serra in quantità ben precise, sufficienti da riscaldare il pianeta al punto giusto; ce ne sarebbero voluti in quantità maggiore che sulla Terra, considerando la maggior lontananza del pianeta rosso rispetto a quello azzurro dal Sole, ma secondo i biologi ciò non avrebbe causato alcun tipo di fastidio agli esseri viventi. Neppure l’acqua costituiva una difficoltà: la sostanza più preziosa per la vita era stata rilevata in abbondanza su Marte, ed una volta portata allo stato liquido e liberata dal sottosuolo, avrebbe formato un immenso oceano nell’emisfero settentrionale del pianeta, e creato un ciclo dell’acqua del tutto simile a quello terrestre. L’unico problema a quel punto sarebbe stato il nucleo interno del pianeta, che non ruotava e non generava perciò un campo magnetico atto a proteggere gli uomini dalle radiazioni solari; ma si era pensato anche a questo, inventando un particolare ed innovativissimo macchinario che, influendo sull’elettromagnetismo del nucleo, avrebbe consentito di farlo ripartire nel giro di circa dieci anni. Insomma, ogni particolare era già stato stabilito: Marte sarebbe diventato una nuova casa per l’umanità, e per giunta di proprietà occidentale. A quel punto qualsiasi tentativo degli orientali non avrebbe avuto più importanza, il blocco ovest sarebbe stato senza dubbio il vincitore della corsa a Marte, per giunta beffardamente nei confronti degli avversari, i quali visti i grossi problemi di sovrappopolazione di cui soffrivano (al contrario degli occidentali), avrebbero avuto un bisogno reale dei territori marziani.

I lavori per realizzare il piano occidentale cominciarono già nei primi mesi del 2060. Un grande cantiere venne allestito direttamente in orbita (far partire la gigantesca astronave progettata con un razzo era improponibile), con piccole navette che facevano la spola quasi ogni giorno tra il suolo e il luogo di fabbricazione, portandovi ogni sorta di materiale. Ivi gli operai specializzati passavano il tempo tra il lavoro in assenza di gravità e il riposo a gravità normale sulla Stazione Spaziale Big Wheel (così chiamata poiché ricordava, nella forma, una gigantesca ruota di bicicletta), che generava artificialmente l’effetto della forza peso girando intorno al proprio asse, e poteva ospitare oltre centomila persone. I lavori andarono avanti per circa otto anni senza alcuna pausa di sorta, si lavorava anche la domenica e i giorni di festa (ovviamente non erano sempre gli stessi operai, c’era alternanza nel compiere quell’impresa altrimenti inumana); quindi l’enorme nave,che era stata battezzata nel frattempo Antares (sia in onore della stella, sia per enfatizzare la “sfida” al pianeta rosso) fu pronta. Nella seconda metà del 2068, furono fatti tutta una serie di collaudi, prima in orbita terrestre, poi sbarcando sulla Luna con le navi ausiliarie (la Antares era in ogni caso troppo grande per atterrare, sarebbe sempre e comunque rimasta in orbita intorno a Marte come stazione spaziale). Tutto andò perfettamente, gli errori tecnici (pochi, peraltro) furono corretti rapidamente e per l’inizio del 2069 la Antares era pronta a partire. Eppure, la partenza fu rimandata di sette mesi, fino al sedici luglio, per due ragioni: la prima era di natura pratica, Marte si sarebbe trovato alla distanza minima con la Terra intorno al ventiquattro novembre di quell’anno, perciò era meglio percorrere lo spazio più breve. Il secondo motivo era invece puramente simbolico: esattamente un secolo prima era partito l’Apollo 11, la navetta che per prima aveva portato l’uomo sulla Luna. Negli oltre sette mesi di pausa, i preparativi ferverono: i membri dell’equipaggio e i passeggeri (quarantamila in tutto ne poteva ospitare la nave, tanto era immensa) vennero scelti definitivamente tra i preselezionati: scienziati, ingegneri, eruditi, pensatori ed in generale i più meritevoli ebbero il privilegio di un posto sulla Antares, grazie alla propria intelligenza; ma furono selezionati anche molti operai e lavoratori di altro tipo. Inoltre, a chi aveva una famiglia, venne concesso di portarsela dietro nel viaggio. Ci furono molte controversie in quegli anni e negli ultimi mesi in particolare, molti polemizzarono sulle scelte della NEU in materia di selezione dei passeggeri, di utilità effettiva della missione e di tanti altri particolari; ma l’agenzia spaziale fu immune alle critiche, e andò avanti imperterrita. Il sedici luglio, così, ultimati tutti i preparativi, la Antares accese i suoi potentissimi motori mentre tutta la popolazione mondiale, anche nel blocco orientale, guardava la partenza con occhi sognanti davanti alla televisione. Dopo poco la nave aveva lasciato definitivamente l’orbita terrestre, e si dirigeva verso il punto preciso dello spazio, momentaneamente vuoto, in cui il ventiquattro novembre si sarebbe trovato Marte.

I primi tre mesi di viaggio passarono praticamente senza intoppi, tutto andò come previsto, a parte qualche piccolissimo problema di natura tecnica, peraltro risolto senza difficoltà dagli ingegneri di bordo. Anche l’atmosfera a sulla Antares era ottima, i suoi quarantamila abitanti non ebbero alcun problema, né fisicamente, visto che la nave era per gran parte un cilindro cavo che ruotava su se stesso generando gravità artificiale, né moralmente, visto che pace e tranquillità a bordo regnavano. Non poteva essere altrimenti, del resto, visto che la Antares era come un’enorme città viaggiante, ed aveva dimensioni colossali. Più della metà dell’estensione della nave era dedicata alla produzione di cibo: un Sole artificiale sostentava sia le piante ad uso alimentare che quelle che servivano a sfamare il bestiame di bordo. Era un piccolo ecosistema, messo a punto così bene che poteva praticamente durare all’infinito senza deteriorarsi; del resto era quello che occorreva, dovendo la Antares sopravvivere per dei secoli in orbita marziana. Anche la parte abitativa era molto più grande del normale, le cabine non erano cubicoli ma ampi appartamenti, e le aree comuni erano spaziosissime e comprese di ogni servizio, di base come sfarzoso (tanto che prima della partenza molte critiche erano cadute sulla grandissima spesa che era servita per fornire tutta quell’opulenza, forse anche inutile). C’erano perciò, oltre a grandi negozi in cui si poteva comprare di tutto, anche strutture di lusso: dagli impianti termali artificiali alle palestre, dalle sale giochi per i più piccoli agli strip club per gli adulti, fino ad arrivare persino ad un piccolo stadio atletico multifunzionale che poteva, assurdamente, accogliere il numero esatto delle persone che abitavano la nave. Il tutto era completamente libero e gratuito, non erano richiesti pagamenti di alcun tipo, perciò chiunque poteva avere ciò che poteva desiderare e condurre una vita più che agiata: l’atmosfera a bordo, di conseguenza, ne giovava smisuratamente.

Dopo quasi quattro mesi, però, inaspettatamente, capitò uno strano imprevisto: le solite comunicazioni radio giornaliere dalla Terra smisero di venir captate, e quelle inviate dalla nave al pianeta non ricevettero più risposta. L’equipaggio (l’unico, del resto, a conoscenza di quest’anomalia) pensò subito ad un’avaria del sistema di ricezione; ma agli ingegneri sarebbero occorsi mesi per esaminare le decine di chilometri di cavi principali presenti nell’astronave. Non si sapeva quindi quando il problema si sarebbe risolto; inoltre a quel punto i vertici di comando della Antares decisero di non dar peso alla faccenda. Il guasto sarebbe stato riparato in seguito: tutti quanti i tecnici, gli ingegneri e gli operai, come gli stessi membri dell’equipaggio si dovevano concentrare su qualcosa di molto più importante, dato che la nave era ormai arrivata in vista di Marte.

Bastò giusto una settimana per giungere finalmente alla meta. Dopo quasi quattro mesi di standby, i motori vennero allora riaccesi, e la nave dalla sua traiettoria rettilinea rallentò, entrando quindi in orbita attorno al pianeta rosso. La manovra riuscì perfettamente, e subito la notizia si sparse, come virulenta, dalla cabina di comando in ogni luogo della nave: nel giro di dieci minuti ognuno a bordo ne era a conoscenza. Dentro alla Antares, allora, un naturale clima di allegria si diffuse subito, ma i passeggeri aspettarono ancora un po’ per scatenarsi in una festa: prima si doveva rispettare la procedura, la quale in quel frangente stabiliva di riunirsi allo stadio ed ascoltare lo storico messaggio preregistrato dal presidente degli Stati Uniti, che si sarebbe congratulato con loro per la riuscita dell’impresa e avrebbe elargito consigli, esortazioni, appelli. La gente si radunò, quindi, e quando fu tutta seduta (e dopo un messaggio che invitava tutti al completo silenzio, subito obbedito) venne fatta partire la registrazione audio:
“Signore e signori, passeggeri della Antares: salve! Sono Arthur Porpora, come saprete, il presidente degli Stati Uniti, e parlo a nome di tutti i leader degli stati del cosiddetto blocco ovest. Vi faccio le mie più sentite congratulazioni: finalmente, dopo mesi di viaggio, siete giunti a Marte! Già domani comincerete a render abitabile il pianeta rosso, e i vostri discendenti saranno i primi a colonizzare un mondo diverso dalla Terra. I miei più vivi complimenti, signore e signori, siete ufficialmente nella storia! L’onore e la gloria che ne conseguiranno saranno immensi, e voi, col vostro coraggio, e la vostra intraprendenza, ve li siete assolutamente meritati. Dunque, di nuovo, le mie più vive e sincere congratulazioni!”
Quando il presidente smise di parlare, tutti applaudirono ed esultarono; ma solo per pochi secondi, in quanto tutti si zittirono quando, all’improvviso (ma nemmeno troppo sorprendentemente, vista la più che esigua durata del messaggio ascoltato fino ad allora), la voce del presidente riprese a parlare:
“Tuttavia, vi parlo ora non solo con allegria, bensì anche con una certa rassegnazione. Non so se l’equipaggio della vostra nave vi abbia comunicato o meno il blackout delle comunicazioni tra la Terra e la Antares; ma son assolutamente certo che l’interruzione c’è stata, ed è dovuta ad una motivo ben preciso, che mi appresto ora a raccontarvi. Partirò dal principio: come sapete, circa trent’anni fa, intorno agli anni ’40, la tensione tra noi e gli orientali era ai massimi livelli. Segretamente, in una delle nostre basi militari, pensando ad un’imminente guerra, abbiamo sviluppato una nuova arma basata sull’elettromagnetismo. In breve, questo macchinario creava un campo magnetico che, opportunamente direzionato e convogliato, influiva su quello terrestre, tanto da poter manipolare localmente quest’ultimo a nostro piacimento. Abbiamo fatto qualche prova, facendo dissolvere la copertura magnetica sopra piccole zone, e il risultato è stato quel che ci aspettavamo; quindi, abbiamo usato l’arma per danneggiare i nostri nemici. Ricordate i grandi blackout in Cina del 2041 e del 2042? Le autorità del paese dicevano, in assoluta buonafede, che erano state causate da un sovraccarico di tutto il sistema, ma non conoscevano la realtà: eravamo stati noi, avevamo indebolito il campo magnetico nello spazio sopra la Cina in corrispondenza di alcune tempeste solari, giusto per pochi minuti, ma abbastanza per causare il blackout totale. Perché vi sto dando questa informazione, che dovrebbe essere in teoria top secret? Perché ormai la segretezza non è più una questione così importante. Già dall’episodio del 2042 ci siamo accorti che la nostra arma aveva provocato alcune piccole variazioni del valore del campo magnetico anche a grande distanza dalla Cina. Per comprendere questo fenomeno, abbiamo svolto indagini scientifiche, assoldando i più grandi esperti nell’ambito delle scienze della Terra; il loro lavoro, in pochi mesi, ha consentito di determinare che l’arma aveva perturbato il nucleo interno del nostro pianeta, il generatore dell’intero campo magnetico terrestre. Il nucleo della Terra era perciò altamente instabile, e pur continuando a lavorare quasi normalmente per qualche anno, si sarebbe fermato praticamente di colpo, secondo le previsioni, tra il 2048 e il 2052, azzerando il nostro campo magnetico. Eppure, come tutti sapete, non è successo, ed è merito nostro: sin dalla scoperta, nel 2043, abbiamo tenuto in azione il nostro macchinario, riuscendo a contenere quell’instabilità e guadagnando altri preziosissimi anni; eppure eravamo consapevoli che prima o poi la tragedia sarebbe avvenuta, non si poteva rimandare per sempre. Perciò, sono assolutamente felice di come, grazie al tempo guadagnato, siamo riusciti a portare a termine il nostro piano per la prosecuzione del genere umano in tempo. Si, signore e signori, nel caso ve lo stiate chiedendo: siete proprio voi quel piano! Le polemiche sui criteri per la vostra scelta non erano infondate, poiché è vero che voi non siete stati scelti solo per terraformare Marte: siete stati selezionati come i migliori uomini e donne del nostro pianeta, gli unici che alla fine sopravvivranno e popoleranno il pianeta quando da rosso sarà diventato verde ed azzurro. Sarete gli iniziatori di una nuova umanità, quella marziana, mentre quella terrestre si estinguerà del tutto, anche se le cose buone che essa ha prodotto saranno conservate. Infatti, in segreto, tutta l’arte trasportabile e tutte le conoscenze che abbiamo, scientifiche o umanistiche che siano, sono già state inviati su Marte all’interno di quasi cinquemila titanici involucri ermetici; si trovano ora sulla superficie del pianeta, in punti precisi che potrete trovare consultando il sistema di satelliti GPS che, anch’esso in segreto, è stato fatto orbitare intorno al pianeta rosso. Dentro alcune di quelle gigantesche capsule ci sono anche immensi database con il campionamento di centinaia di individui di praticamente ogni specie vivente presente sulla Terra, in modo che possiate ricreare un ambiente praticamente identico a quello del nostro pianeta. Marte sarà la nuova Terra, mentre la Terra sarà il nuovo Venere. Ebbene si, sarà proprio così: nel giro di qualche mese dalla vostra partenza per il nostro pianeta sarà la fine. Il nucleo interno ad un certo punto decadrà, cominciando a rallentare rapidamente, e il campo magnetico si affievolirà, lasciando passare sempre più radiazioni cosmiche. Dopo pochissimi giorni, esso si fermerà completamente e il campo magnetico scomparirà: a quel punto, se ci sarà qualcuno ancora vivo, sarà per lui un inferno, le microonde provenienti dal Sole faranno evaporare nel giro di qualche settimana gran parte degli oceani. Tutto il vapore acqueo, potente gas serra, insieme all’anidride carbonica non più sciolta nell’acqua, creerà allora un devastante effetto serra, che riscalderà il pianeta a temperature fino a trecento gradi celsius. La vita in ogni sua forma sarà a quel punto completamente annientata ovunque, neanche i batteri potranno rimanere in vita. E’ inevitabile, e non c’è nulla che possiamo fare, l’apparecchiatura che avete a bordo per far ripartire il nucleo di Marte, peraltro derivata, ironicamente, dall’arma che ci ha condannati, necessiterebbe di una decina d’anni per far tornare le cose come prima, tempo che non abbiamo. Per giunta dovremmo aspettare che il nucleo si fermi del tutto, se esso è instabile adoperare quel macchinario contribuirebbe a rendere solo il suo equilibrio più precario. In teoria, sarebbe possibile allungare un po’ i tempi, forse un anno o due; tuttavia abbiamo deciso, subito dopo la vostra partenza, di staccare la spina e spegnere l’apparecchio elettromagnetico, perciò ci restano massimo quattro mesi, secondo gli esperti più ottimisti. Penso infatti che, apprendendo questa nostra sorte, la maggior parte di voi si farebbe prendere da umanissimi e giustificabilissimi tormenti di coscienza, e presto si deciderebbe di tornare sulla Terra a prendere altra gente, il che potrebbe essere la fine anche per voi; e visto che noi non possiamo assolutamente permettercelo, abbiamo deciso di compiere un gesto umano, sacrificandoci per consentire almeno a voi di sopravvivere. Certo, siamo riusciti a salvare solo quarantamila persone, e questa è una grande, vera, ingiustizia; ma non è di certo la prima, purtroppo. Fin dall’antichità infatti gli uomini hanno fatto la guerra, si sono uccisi, hanno fatto del male gratuitamente al prossimo, si sono odiati senza motivo. Folli erano, e folli siamo stati noi, loro discendenti, a continuare sulla linea da loro tracciata. La Seconda Guerra Fredda è stata un orrore gigantesco, che ha creato una serie di immani tragedie e migliaia di morti, fino a causare addirittura la fine del nostro pianeta. Mandare via voi e condannare miliardi di altri non è stata quindi la prima iniquità dell’uomo, ma io spero con tutto il cuore che sarà stata almeno l’ultima. Esorto perciò tutti voi a non commettere i nostri stessi errori, a vivere in pace ed in armonia, a non cadere nell’odio: vi prego, siate giusti e generosi, ed imparate dalla storia a non commettere più gli errori del passato. Ho quasi finito, ma prima della conclusione vorrei fare un appello: un giorno dopo il vostro arrivo, guadagnerà l’orbita marziana anche la Shènglì 8, con una ventina di astronauti a bordo. Non considerateli come cinesi, né come orientali: considerateli come uomini, vostri simili, e accoglieteli tra voi, vivendo in pace. Ora ho detto davvero tutto, perciò non mi resta che concludere. Di nuovo congratulazioni, signori miei, per la vostra impresa! E, mi raccomando, fatevi valere: per noi è finita, ma per voi la storia è appena cominciata. Fate sì che Marte, il dio della guerra, sia morto per sempre insieme alla Terra, e fate che il pianeta omonimo di conseguenza nasca e viva! Marte ora vi appartiene: abbiate cura di esso, della sua natura, di voi e degli altri uomini, vostri fratelli. E’ tutto, perciò non mi resta che salutarvi: auguri di gran cuore, signore e signori! Addio!”
La voce infine tacque, e per un secondo sullo stadio scese un silenzio di tomba: subito dopo però scoppiò il putiferio. Gli abitanti della Antares erano rimasti tutti sconvolti, e se molti rimasero zitti, troppo shockati per parlare, la maggioranza non riusciva a farsi una ragione di quanto aveva appena sentito, e parlava cercando di appigliarsi a qualsiasi cosa pur di non accettare l’inaccettabile verità, in un cacofonico brusio. Dopo un minuto venne dato l’ordine tassativo di rientrare nelle cabine e di restarci fino a nuovo ordine: il capitano della nave era infatti riuscito a restare freddo e razionale, nonostante anche lui fosse pieno di potentissime emozioni negative; riprendendo, dopo un momento di smarrimento, il comando fu così in grado di diramare la disposizione.

La grande festa prevista non ci fu, al suo posto vi furono invece ben dieci giorni di assoluto cordoglio: praticamente nessuno aveva il cuore di cominciare i primi lavori per la terraformazione di Marte, tanto lo scoramento e l’abbattimento erano grandi. Il lutto però non impedì all’equipaggio di assumersi le proprie responsabilità: come aveva chiesto Porpora, venne contattata la Shènglì 8. Fortunatamente a bordo un membro dell’equipaggio parlava un inglese quasi perfetto, così si poté stabilire un dialogo. L’equipaggio dell’Antares spiegò ai cinesi il destino della Terra e narrò quanto detto dal presidente degli Stati Uniti: ed alla fine del racconto, all’unanimità, l’equipaggio orientale decise di ascoltare l’invito, e di lasciar perdere ogni precedente scontro tra le due civiltà, venendo perciò accolti, qualche giorno dopo, a bordo dell’astronave occidentale. Passati i dieci giorni stabiliti, finalmente gli uomini si misero al lavoro.

Le giornate divennero settimane e poi mesi, i mesi anni, gli anni decenni e i decenni quattro interi secoli: ma alla fine, i successori dei terrestri che erano partiti dal loro pianeta madre per conquistare il pianeta rosso poterono tornare ad abitare nuovamente sopra ad un terreno solido. Marte era allora diventato un pianeta bellissimo, pieno di verde, di foreste vergini abitate dagli animali ricreati in natura, e di acqua, che rifletteva l’azzurro del cielo, forse anche più limpido e bello di quello terrestre, mentre il deserto rosso di tanto tempo prima era solo un ricordo lontanissimo. La memoria della tragedia che aveva colpito la Terra non scomparve mai ma rimase per sempre impressa nei cuori dei marziani, e mai più, di conseguenza una qualunque guerra ebbe luogo tra gli esseri umani, che fino alla fine dei tempi vissero, da allora, sul paradiso marziano, come fratelli.

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