mercoledì 20 gennaio 2010

Mutua distruzione cosmica

Come promesso, eccomi qui con l'ultima delle mie produzioni dei giorni "d'esilio", come li ho soprannominati. Magari questo racconto non sarà proprio tra i più riusciti, sarà anche banale, ma comunque ci tenevo a metterlo qui. Classico racconto di fantascienza apocalittica come ne ho fatti tanti; il titolo è una storpiatura di "Distruzione mutua assicurata", un termine che indica l'annientamento di entrambi i contendenti di una ipotetica guerra atomica. Spero proprio che sia di vostro gradimento.

Mutua distruzione cosmica

Da quasi un millennio ormai che l’umanità si ponevano la stessa domanda, da ancor prima che le tesi che erano state la fine per Giordano Bruno erano state confermate con la scoperta dei primi pianeti all’esterno del sistema solare. Ancora la domanda era irrisolta: esisteva la vita nell’universo, al di fuori della terra? Poi quell’anno, il 2955, successe. Nei cieli di tutto il mondo apparvero delle grandiose ed enormi navi spaziali dall’aspetto certo strano ma paragonabili a quelle con cui i terrestri viaggiavano attraverso il loro sistema come aspetto, non certo a quei “dischi volanti” che tanto erano radicati oramai da secoli nella cultura e nell’immaginario collettivo. La sorpresa fu tantissima sulla Terra, e ancor di più fu sorprendente quando gli alieni, utilizzando probabilmente un traduttore molto sofisticato, in un inglese perfetto comunicarono di voler parlare con i capi della Federazione Solare, che sarebbero dovuti salire sulla nave per discutere di importantissimi processi in corso, che avrebbero deciso il destino della Terra.

Il presidente della Terra e quelli delle colonie sparpagliate sui vari pianeti, satelliti e asteroidi, si presentarono all’incontro scortati da un piccolo esercito di guardie dell’Esercito Federale, ma nonostante queste misure di sicurezza la loro preoccupazione era visibile a tutti, anche alla stragrande maggioranza della popolazione del sistema solare che li guardava in olovisione, mentre essi salivano sulla nave madre extraterrestre, un’astronave grande quanto una città dipinta quasi totalmente di un bianco intonso e quasi innaturale. Dopo tre giorni, nei quali non si ebbe nemmeno la più piccola notizia, i capi della Federazione Solare ridiscesero distesi e quasi gioiosi, Spiegarono al mondo, in una conferenza stampa a reti unificate nell’olovisione (un evento senza precedenti), che gli alieni avevano in mente di far entrare la Terra e la sua federazione di colonie nella Confederazione della Galassia Unita, l’ente che teneva insieme praticamente tutti i pianeti abitati da esseri abbastanza intelligenti. Questa confederazione aveva trovato il Sistema Solare quando un segnale terrestre (per la precisione quello inviato dal progetto SETI) era stato captato fortuitamente dai radiotelescopi di Ba’haran, uno dei pianeti che ne facevano parte. Dopo una ricerca durata qualche anno, si era finalmente individuata la fonte, e dopo altri anni di osservazione, con le navi confederate che, travestite da asteroidi, ospitavano i sociologi e gli psicologi che avrebbero dovuto valutare se gli abitanti di quel sistema fossero abbastanza avanzati moralmente e scientificamente. Il responso era stato infine positivo, e così la Terra sarebbe stata il pianeta numero 626688 ad entrare nella confederazione galattica.

Gli ospiti delle navi, una rappresentanza di centinaia di razze diverse, aveva consegnato all’umanità i progetti per il viaggio interstellare istantaneo; le basi teoriche e tecnologiche per costruire navi iperspaziali c’erano già, sulla Terra, ma mancava solo la chiave di volta per far funzionare il tutto. I fisici alieni che erano arrivati spiegarono a quelli umani che l’iperspazio non esisteva naturalmente nel cosmo, ma veniva generato sfruttando l’incredibile energia del centro galattico, e avvolgeva tutta la Via Lattea. Ciò che all’uomo mancava, l’indirizzamento per accedere a questo particolare iperspazio, venne rivelato, e così l’uomo ebbe la possibilità, tanto sognata e tanto agognata di volare nello spazio libero, e per questo di far parte della confederazione galattica.

Purtroppo, però, gli scienziati che avevano analizzato la razza umana avevano sottovalutato un punto: la loro incredibile avidità, che seppur veniva nascosta in quei tempi di “vacche magre” che aveva preceduto l’entrata nella Confederazione, era pur sempre presente. Certo, nei primi anni di appartenenza all’ente galattico, l’atteggiamento degli uomini era stato sincero, ma più si rendevano conto degli immensi orizzonti che si erano loro aperti con quella nuova prospettiva, più in loro nasceva un’incredibile brama. Cominciarono allora, in gran segreto, la produzione di armamenti in enormi quantità, e nel mentre l’ostilità immotivata e xenofoba nei confronti delle altre pacifiche e tolleranti razze aumentava, anche se i rappresentanti della Federazione Solare non lo davano certo a vedere, anzi tentavano di mantenere sempre dei buonissimi rapporti con gli altri pianeti. La tensione umana aumentò fino a quando, a metà dell’anno galattico 2.611.257, corrispondente all’anno terrestre 2990, il Sistema Solare dichiarò di volersi espandere e di voler intraprendere delle conquiste nella galassia. Nei cieli di un migliaglia di pianeti apparvero allora, tutte contemporaneamente, delle flotte di astronavi, costruite con le risorse che la stessa confederazione aveva fornito ai terrestri. Ne discesero intere legioni di robot, programmati per uccidere chiunque tranne che quei pochi umani che erano in trasferta su quei pianeti. Presi alla sprovvista, i governi planetari si dovettero arrendere senza quasi colpo ferire, senza nemmeno cercare di difendersi, sperando così di salvare almeno la vita, ma invano; vennero ugualmente sterminati. In pochi giorni, tutti i pianeti attaccati furono conquistati; allora tutte le fabbriche lì presenti furono riconvertite dai robot alla produzione di robot e armi sfruttando le risorse planetarie. Ed infine i robot ripartirono ancor più numerosi, alla volta di altri pianeti da conquistare.

In pochi anni, la galassia era caduta sotto il controllo dei robot mentre gli uomini, ancora quasi confinati al solo Sistema Solare, attendevano lo sterminio di tutte le altre razze con grande attesa e con grande gioia, insensibile all’eliminazione di miliardi di vite ogni giorno, prima di occupare tutto ciò che era stato conquistato. Avvenne allora che, mentre tutte le legioni robotiche convergevano su Haroth Waxin, il pianeta capitale della Confederazione della Galassia Unitam i rappresentanti superstiti del Parlamento Galattico decisero di mettere da parte, per la prima volta da quasi due milioni di anni, la tanto radicata ed inviolabile dottrina pacifista. Con le tecnologie avanzatissime e segrete di cui disponevano riuscirono, invando una singola nave spaziale radiocomandata nel Sistema Solare, a trasformare il sole in una supernova, distruggendo ogni forma di vita del sistema. Purtroppo, fu una vittoria inutile, visto che gli abitanti di Haroth Waxin vennero tutti sterminati mentre la supernova Sole esplodeva, e il pianeta veniva annientato, per ultimo in tutta la galassia. Insieme ad esso, fu distrutto anche il mega-computer lì presente che gestiva l’iperspazio, e come risultato il viaggio interstellare non poté più esistere, condannando gli equipaggi delle navi che viaggiavano in quel momento ad una morte orribile, per fame o per sete, in mezzo al nulla cosmico. Nella galassia, oramai non c’era più vita: i “vincitori erano stati spazzati via, e così i vinti. Solo i robot rimanevano, ma senza ordini da parte degli umani non potevano agire, e una volta concluso l’ultimo loro compito rimasero immobili, per l’eternità, come disattivati. E dove prima c’era vita, ora solo silenzio, un silenzio eterno e impenetrabile, in tutta la Via Lattea...

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