mercoledì 7 gennaio 2009

La soluzione omicida

Quest è il primo racconto che abbia scritto. Lo so, è abbastanza infantile e ci sono varie influenze da altri autori (1984 di Orwell o Starship Troopers di Heinlein ad esempio), ma a me piace. Spero che piaccia anche a voi pochi lettori di questo blog.

La soluzione omicida

Erano passati molti anni da quando la democrazia era fallita. Si era capito che il sistema democratico non poteva funzionare, che comunque c’era sempre qualcuno che veniva scontentato. Era così stato instaurato un regime nel quale una piccola minoranza di studiosi decideva il meglio per tutti, senza che la gente potesse obiettare. In effetti, non solo il popolo non poteva ribellarsi, ma neanche voleva: la mente di ognuno di loro era condizionata a tal punto da non poter rifiutare nessuna pretesa o ordine dall’alto. Gli scienziati a capo degli stati, i pochi che non avevano ricevuto il condizionamento fin da piccoli, erano contenti di questo risultato: avendo inculcato ogni valore positivo nella gente e tolto tutto ciò che era negativo, la criminalità non esisteva più, e ognuno lavorava senza chiedersi nulla, felice di aiutare la società.

Accadde però che la popolazione saliva troppo di anno in anno, la natalità era piuttosto alta e la mortalità, con i grandi progressi della medicina, ovviamente diminuiva. Gli studiosi tentarono di trovare una soluzione. Pensarono innanzitutto a obbligare la gente all’uso di contraccettivi, ma accantonarono subito l’idea, perché si vide che i soggetti dello studio non si riproducevano per niente, e loro avevano bisogno di una popolazione da sfruttare per mantenere lo status quo. In seguito provarono a mettere dei paletti per quanto riguardava l’attività sessuale consentita, ma accantonarono subito anche questa idea: le cavie condizionate in questo modo finirono per impazzire e ribellarsi, “perché il sesso è la maggiore valvola di sfogo che hanno dallo stress del condizionamento” giustificarono gli psicologi incaricati dello studio. Ma il tempo stava ormai per scadere, il limite di popolazione che la Terra poteva sopportare stava avvicinandosi burrascosamente. Gli scienziati di tutta la Terra, ormai a corto di idee, si riunirono tutti in un convegno, per decidersi il da farsi. Da qualcuno venne l’idea che poi approvarono tutti: si sarebbe condizionata la gente in modo tale che pensasse che fosse giusto uccidere una –e una sola- persona. In questo modo la popolazione si sarebbe dimezzata.

Venne il giorno in cui gli scienziati avevano pianificato il condizionamento, e a mezzogiorno in punto dai ripetitori audio posti ormai in ogni dove sulla Terra, venne il segnale subliminale codificato che attivava le menti della gente e le condizionava. Ora gli studiosi sapevano che ognuno, chi prima chi dopo, avrebbe ucciso un suo simile, così, trionfanti,  quello stesso giorno si riunirono di nuovo in congresso, per congratularsi gli uni con gli altri e tirare tutti insieme un sospiro di sollievo. Ma mentre era in atto il convegno, l’elettricità che illuminava la sala smise di essere erogata. Gli scienziati allora pensarono ad un guasto sulla linea, che sarebbe stato riparato a breve da operai specializzati. Ma passarono tre ore, quattro ore, e alla fine i capi del mondo uscirono all’aperto, sfidando i 50 gradi dell’effetto serra, per capire cosa era successo.

Uno dopo l’altro, chi prima chi dopo, gli studiosi morirono di fame, di sete, di caldo, perché gli erogatori di cibo, di acqua e l’energia elettrica non funzionavano. L’ultimo di loro rimasto in vita, ironia della sorte proprio colui che aveva proposto per primo “la soluzione omicida”, in punto di morte capì cos’era successo: il condizionamento mentale aveva funzionato troppo bene, e ogni uomo ne aveva ucciso un altro. Anche il condizionamento precedente operava, però, e vincolava ognuno al dogma che uccidere un altro era sbagliato. Così, avevano fatto l’unica cosa che rispettava entrambi i condizionamenti, cioè ognuno aveva ammazzato se stesso, e la Terra era ormai disabitata. Lo scienziato, che prima era uno dei più potenti per giunta, morì da solo, tra atroci sofferenze, con l’orribile consapevolezza di essere stato il mandante del più grande genocidio mai messo in atto, e una lacrima gli scese sul viso, mentre il sole del mezzogiorno lo stava ormai disseccando del tutto.

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